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sabato 3 maggio 2014 14:14

Riforma Penale: depenalizzazioni e messa in prova nella legge n. 67/2014

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della legge n. 67/2014 pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 100 del 2.5.2014,

Entra in vigore il 17 maggio 2014 la legge n. 67/2014, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 190 del 2.5.2014 scaricabile cliccando su "Accedi al Provvedimento", che si compone di 16 articoli dei quali i primi contengono la delega al Governo ad adottare entro 18 mesi dal 17 maggio decreti legislativi per la riforma della disciplina sanzionatoria dei reati e la contestuale introduzione di sanzioni amministrative e civili, mentre coni restanti articoli si introduce la possibilità per l´imputato di chiedere la sospensione del processo con la messa in prova e si disciplina la sospensione del procedimento nei confronti degli irreperibili. La riforma, in particolare, e´ diretta a trasformare in illeciti amministrativi tutti i reati per i quali e´ prevista la sola pena della multa o dell´ammenda, ad eccezione delle seguenti materie: 1) edilizia e urbanistica; 2) ambiente, territorio e paesaggio; 3) alimenti e bevande; 4) salute e sicurezza nei luoghi di lavoro; 5) sicurezza pubblica; 6) giochi d´azzardo e scommesse; 7) armi ed esplosivi; 8) elezioni e finanziamento ai partiti; 9) proprieta´ intellettuale e industriale; Inoltre la riforma investe anche il reato di atti osceni (art. 527 c.p.) e pubblicazione e spettacoli osceni (art. 528) che dovranno essere trasformati in illeciti amministrativi limitatamente alle ipotesi di cui al primo e al secondo comma, nonché alcune contravvenzioni e riguarderà anche la coltivazione di sostanze ovvero coloro che non osservano le prescrizioni e le garanzie cui l´autorizzazione è subordinata previsto dall´28, comma 2, del testo unico in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cuial decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309. In particolare il Governo dovrà prevedere, per i reati trasformati in illeciti amministrativi, sanzioni adeguate e proporzionate alla gravita´ della violazione, alla reiterazione dell´illecito, all´opera svolta dall´agente per l´eliminazione o attenuazione delle sue conseguenze, nonche´ alla personalita´ dello stesso e alle sue condizioni economiche. Come sanzione principale dovrà essere previsto il pagamento di una somma compresa tra un minimo di euro 5.000 ed un massimo di euro 50.000. Inoltre potranno essere previste, per i casi in cui venga irrogata la sola sanzione pecuniaria, la possibilita´ di estinguere il procedimento mediante il pagamento, anche rateizzato, di un importo pari alla meta´ della stessa. La riforma della disciplina sanzionatoria dovrà dirigersi all´abrogazione dei reati reati previsti dal codice penale quali: 1) la "Falsità in atti" limitatamente alle condotte relative a scritture private, ad esclusione delle fattispecie previste all´articolo 491; 2) l´Ingiuria prevista dall´articolo 594; 3) la sottrazioni di cose comuni (articolo 627) 4) l´usurpazione, deviazioni di acque, invasioni di terreni articoli Ed ancora il danneggiamento (art.635 co 1 cp.), l´appropriazione di cosa smarrita (art. 647). L´abrogazione, con trasformazione in illecito amministrativo, e´ prevista anche per il reato di "lngresso e il soggiorno illegale nel territorio dello Stato " previsto dall´articolo 10-bis del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell´immigrazione e norme sulla condizione dello straniero. Per quanto attiene le modalità la legge precisa che i decreti legislativi sono adottati entro il termine di diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della legge su proposta del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell´economia e delle finanze. Gli schemi dei decreti legislativi sono trasmessi alle Camere, corredati di relazione tecnica, ai fini dell´espressione dei pareri da parte delle Commissioni competenti per materia e per i profili finanziari, che sono resi entro il termine di trenta giorni dalla data di trasmissione, decorso il quale i decreti sono emanati anche in mancanza dei predetti pareri. Qualora tale termine venga a scadere nei trenta giorni antecedenti allo spirare del termine previsto dal primo periodo o successivamente, la scadenza di quest´ultimo e´ prorogata di sessanta giorni. Nella predisposizione dei decreti legislativi il Governo tiene conto delle eventuali modificazioni della normativa vigente comunque intervenute fino al momento dell´esercizio della delega. I decreti legislativi di cui al comma 1 contengono, altresi´, le disposizioni necessarie al coordinamento con le altre norme legislative vigenti nella stessa materia. Infine entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore dell´ultimo dei decreti legislativi, potranno essere emanati uno o piu´ decreti correttivi ed integrativi. Inoltre viene modificato il codice penale in materia di sospensione del procedimento con messa in prova attraverso l´introduzione del nuovo art. 168-bis che consente all´imputato di chiedere la sospensione del processo con la messa in prova in tutti quei procedimenti per reati puniti con la sola pena edittale pecuniaria o con la pena edittale detentiva non superiore nel massimo a quattro anni, sola, congiunta o alternativa alla pena pecuniaria, nonche´ per i delitti indicati dal comma 2 dell´art. 550 del codice di procedura penale. La messa alla prova comporta la prestazione di condotte volte all´eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose derivanti dal reato, nonche´, ove possibile, il risarcimento del danno dallo stesso cagionato. Comporta altresi´ l´affidamento dell´imputato al servizio sociale, per lo svolgimento di un programma che puo´ implicare, tra l´altro, attivita´ di volontariato di rilievo sociale, ovvero l´osservanza di prescrizioni relative ai rapporti con il servizio sociale o con una struttura sanitaria, alla dimora, alla liberta´ di movimento, al divieto di frequentare determinati locali. La concessione della messa alla prova e´ inoltre subordinata alla prestazione di lavoro di pubblica utilita´. Il lavoro di pubblica utilita´ consiste in una prestazione non retribuita, affidata tenendo conto anche delle specifiche professionalita´ ed attitudini lavorative dell´imputato, di durata non inferiore a dieci giorni, anche non continuativi, in favore della collettivita´, da svolgere presso lo Stato, le regioni, le province, i comuni, le aziende sanitarie o presso enti o organizzazioni, anche internazionali, che operano in Italia, di assistenza sociale, sanitaria e di volontariato. La prestazione e´ svolta con modalita´ che non pregiudichino le esigenze di lavoro, di studio, di famiglia e di salute dell´imputato e la sua durata giornaliera non puo´ superare le otto ore. La sospensione del procedimento con messa alla prova dell´imputato non puo´ essere concessa piu´ di una volta. La sospensione del procedimento con messa alla prova e´ revocata: 1) in caso di grave o reiterata trasgressione al programma di trattamento o alle prescrizioni imposte, ovvero di rifiuto alla prestazione del lavoro di pubblica utilita´; 2) in caso di commissione, durante il periodo di prova, di un nuovo delitto non colposo ovvero di un reato della stessa indole rispetto a quello per cui si procede». La legge da ultimo nel Capo III disciplina la sospensione del procedimento nei confronti degli irreperibili. Per scaricare la legge cliccare su "Accedi al Provvedimento".

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domenica 13 gennaio 2013 19:39

Pensione del dipendente pubblico: sulle controversie relative all’an ovvero al quantum del trattamento di pensione decide la Corte dei Conti

TAR Calabria

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Nel caso di specie il giudice rileva come trattandosi di pensione di dipendente pubblico, la controversie relative all’an ovvero al quantum del trattamento di pensione, sono di stretta competenza e giurisdizione della Corte dei Conti. La giurisdizione della Corte dei conti, infatti, si esercita nella materia delle pensioni dei dipendenti pubblici secondo il combinato disposto degli artt. 13 e 62 del R.D. 12 luglio 1934, n. 1214. La giurisdizione speciale si fonda non tanto sul carattere pubblico o privato del rapporto d'impiego, quanto sul rilievo che il trattamento pensionistico dei soggetti che si trovano nelle condizioni prima indicate continua a gravare, in tutto o in parte, sul bilancio pubblico se le amministrazioni pubbliche sono tenute a riversare le contribuzioni previste dalla legge. La giurisdizione della Corte dei conti ora indicata non è venuta meno per effetto dell'art. 68 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, che ha devoluto alla giurisdizione del giudice ordinario, in funzione di giudice del lavoro, tutte le controversie relative ai rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni, fatta eccezione delle controversie specificamente indicate.

TAR Calabria

 
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domenica 26 ottobre 2014 08:13

Pensione: in Gazzetta Ufficiale la legge che modifica la disciplina dei requisiti per la fruizione delle deroghe riguardanti l'accesso al trattamento pensionistico

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della legge n. 147/2014 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 246 del 22.10.2014

Entra in vigore il 6 novembre 2014 la legge 10 ottobre 2014, n. 147 recante "Modifiche alla disciplina dei requisiti per la fruizione delle deroghe riguardanti l'accesso al trattamento pensionistico". Per scaricare la legge cliccare su "Accedi al provvedimento".

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venerdì 27 gennaio 2012 15:23

Riconoscimento del trattamento pensionistico privilegiato e dell'equo indennizzo per infermità dipendente da causa di servizio

Consiglio di Stato

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Il procedimento per l’attribuzione dell'equo indennizzo e quello per la concessione del trattamento pensionistico privilegiato, pur avendo autonomia funzionale, hanno a presupposto l’unicità dell'accertamento, relativo al medesimo fatto patogenetico ed alla sussistenza di un nesso eziologico tra il fatto di servizio e l'infermità del dipendente; di conseguenza è illegittimo il provvedimento che neghi l'equo indennizzo, in forza di una valutazione dell'infermità diversa da quella posta a base del provvedimento di liquidazione di pensione privilegiata.

Consiglio di Stato

 
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domenica 9 giugno 2013 09:47

La giurisdizione esclusiva in materia di pensioni dei pubblici dipendenti si estende alle controversie relative ad atti di recupero di ratei di pensione erogati e non dovuti

Consiglio di Stato

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Le Sezioni unite della Corte di cassazione hanno più volte affermato che spettano alla giurisdizione esclusiva della Corte dei conti tutte le controversie concernenti la sussistenza del diritto, la misura e la decorrenza del diritto a pensione dei dipendenti pubblici nonché quelle che involgono la soluzione di questioni comunque incidenti sul contenuto del diritto e sull’ammontare del trattamento e che prevale, ai fini della giurisdizione, il contenuto oggettivo del rapporto, ossia la sussistenza del diritto ad una pensione di un certo ammontare; è, dunque, il contenuto pubblicistico del rapporto dedotto in giudizio l’elemento di discrimine della giurisdizione, anche se la vicenda specifica riguardi non già il pagamento della pensione ma la restituzione di somme percepite allo stesso titolo e la regola non soffre deroga neppure, ad esempio, nel caso in cui si contesti l’esperibilità, ai fini del recupero, del procedimento di riscossione adottato (v., per tutte: 23 giugno 1993, n. 6952; 16 novembre 2007, n. 23731; 18 giugno 2008, n. 16530). Il Consiglio di Stato, in più occasioni, ha affermato che ogni contestazione in ordine alla legittimità o meno del discusso recupero di ratei di pensione deve avvenire a mezzo del rimedio devoluto alla giurisdizione esclusiva della Corte dei conti e che la giurisdizione esclusiva in materia di pensioni dei pubblici dipendenti si estende alle controversie relative ad atti di recupero di ratei di pensione erogati e non dovuti, venendo in discussione l’an o il quantum del trattamento pensionistico (cfr. IV 25 giugno 2010, n. 4108; V, 23 novembre 2010, n. 8156; in tema di demarcazione tra la giurisdizione amministrativa e quella contabile cfr. ad esempio, recentemente, Cons. Stato, VI, 21 dicembre 2012, n. 6641 e IV, 15 febbraio 2013, n. 923).

Consiglio di Stato

 
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lunedì 16 gennaio 2012 08:55

Effetti della sentenza penale di patteggiamento nel giudizio innanzi alla Corte dei Conti

Corte dei Conti

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Il giudice contabile nella sentenza in esame procede ad una ampia disamina del quadro normativo e giurisprudenziale afferente la valenza nel giudizio contabile della sentenza penale di patteggiamento giungendo ad affermare che non solo la sentenza penale emessa a seguito di patteggiamento può essere oggetto di autonoma valutazione da parte del Giudice contabile che, nell’esercizio del suo prudente apprezzamento, può ritenerla atta fondare il proprio convincimento, ma anzi la giurisprudenza ha riconosciuto a tale pronuncia di condanna un particolare valore probatorio vincibile solo attraverso specifiche prove contrarie.

Corte dei Conti

 
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venerdì 14 novembre 2014 13:41

Legge Delrio: registrato alla Corte dei Conti il primo DPCM

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del comunicato del Dipartimento Affari Regionali del 13.11.2014

In attuazione dell'art. 1, comma 92 della legge Delrio n. 56/2014 è stato registrato alla Corte dei Conti il 24 ottobre 2014 il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. Per scaricare il DPCM cliccare su "Accedi al Provvedimento".

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domenica 21 dicembre 2014 17:36

Corte dei Conti: il computo del termine di prescrizione

segnalzione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza della Corte dei Conti Sezione giurisdizionale per la Regione Veneto del 16.12.2014

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La Corte dei Conti nella sentenza in esame dopo aver escluso l’occultamento doloso del danno, ha precisato che il dies a quo della prescrizione va individuato nel momento in cui si è verificato il fatto dannoso.La regola codicistica di cui all’art. 2935 c.c. è declinata, nel processo amministrativo contabile, nella norma espressa dall’art. 1, co. 2, della legge 14 gennaio 1994, n. 20, come sostituito dall'art. 3, del decreto legge 23 ottobre 1996, n. 543, convertito nella legge 20 dicembre 1996, n. 63, secondo cui, fuori dei casi di occultamento doloso del danno, il termine di prescrizione deve essere computato “dalla data in cui si è verificato il fatto dannoso”.La giurisprudenza prevalente di questa Corte, recentemente ribadita dalle Sezioni Riunite con sentenze n. 5/2007/QM del 19 luglio 2007 e n. 14/2011/QM, ha, da tempo, chiarito che non è sufficiente, a dare inizio al periodo prescrizionale, il semplice compimento di una condotta trasgressiva degli obblighi di servizio, ma occorre anche la verificazione dell’effetto lesivo di detta condotta, in particolar modo nelle ipotesi in cui gli elementi costitutivi del fatto dannoso, e cioè l’azione/omissione e l’effetto lesivo, siano temporalmente ascrivibili a periodi diversi.Il “fatto dannoso”, infatti, è costituito dal binomio “condotta ed evento” e si perfeziona con il verificarsi di quest’ultimo.Tale assunto discende in maniera evidente dalla lettura sistematica dell'art. 1 L. n. 20/1994, coordinata con il fondamentale principio dell'art. 2935 del c.c., secondo cui "la prescrizione inizia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere".La giurisprudenza di questa Corte - anche sulla scorta di quanto affermato dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione (Cass. SS.UU., sent. n. 23763 del 14.11.2011; Cass. Sez. III, sent. n. 5831 del 13.3.2007), secondo la quale il concetto di fatto, da cui decorre il termine di prescrizione, non deve considerarsi ristretto all'azione od omissione, ma deve essere esteso all'evento - ha dunque individuato il termine iniziale di prescrizione nel momento dell'esborso della somma costituente danno, ovvero quello della definitiva perdita dell'utilità considerata. E’ in tale momento, infatti, che il danno acquisisce il carattere della concretezza e dell'attualità e può considerarsi verificato il fatto dannoso, nel senso inteso appunto dall’art. 1, c. 2, L. n. 20/1994. Come chiarito dalla giurisprudenza di questa Corte, Sez. I d’Appello, nella sent. n. 700 del 21.5.2014: “… ai sensi dell'art. 1 comma 2 della legge 14.1.1994 n. 20 (come successivamente modificata dalla legge 20.12.1996 n. 639), il diritto al risarcimento del danno si prescrive in ogni caso in cinque anni, decorrenti dalla data in cui si è verificato il fatto dannoso, ovvero, in caso di occultamento doloso del danno, dalla data della sua scoperta.La prescrizione, dunque, decorre dalla data in cui si è verificato il “fatto dannoso“ e tale data deve essere identificata in quella in cui si è verificato il danno quale componente del fatto stesso (giurisprudenza pacifica: v., ex plurimis, Corte dei conti, SS.RR., 29 gennaio 1997, n. 12; Sezione I app., 18 novembre 2010, n. 634, 25.11.2008, n. 508 e 4.12.2007, n. 497; Sezione II app., 20.9.2007, n. 296; cfr., inoltre, Cassazione civile, Sez. III, 12 agosto 1995, n. 8845). Tale posizione (…) è stata ribadita proprio di recente dalle Sezioni riunite di questa Corte dei conti con la sentenza 5.9.2011, n. 14/QM, con riferimento all’ipotesi del danno c.d. indiretto.Detto altrimenti, il concetto di "commissione del fatto", ai fini della decorrenza del termine prescrizionale dell'azione di responsabilità richiede “… la realizzazione della fattispecie dannosa completa nei suoi due elementi costitutivi: la condotta illecita dell'agente e l'evento dannoso, inteso come effettivo depauperamento delle finanze erariali, elementi che possono anche non esservi coevi, bensì distanziati nel tempo” (Corte dei conti, Sezione II app., 13.7.2007, n. 241).”.In altri termini, “In effetti, la sentenza delle Sezioni Riunite n. 5/QM/2007 ha escluso, richiamando anche la “regola generale recata dall’art. 2935 cod. civ., secondo cui la prescrizione inizia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere”, “che - ai fini della decorrenza della prescrizione - sia sufficiente il compimento della condotta illecita” e ha ritenuto invece che “di decorrenza della prescrizione possa parlarsi solo nel momento in cui la condotta contra ius abbia prodotto l’evento dannoso avente i caratteri della concretezza e dell’attualità”, ovverosia il dannoso pagamento (cfr. anche SS.RR. n. 14/QM/2011).” (Corte dei Conti, Sez. II d’Appello, sent. n. 600 del 9.10.2013). Per approfondire scaricare la sentenza cliccando su "Accedi al Provvedimento".

segnalzione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza della Corte dei Conti Sezione giurisdizionale per la Regione Veneto del 16.12.2014

 
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lunedì 25 novembre 2013 14:34

Danno erariale: la Corte dei Conti può condannare anche i soggetti privati che ricevono indebitamente finanziamenti pubblici per la loro attività privata

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza della Corte dei Conti

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Nella sentenza in esame la Corte dei Conti ha rigettato l'eccezione di difetto di giurisdizione formulata da un privato cittadino citato innanzi alla Corte dei Conti per risarcire al Ministero per le Politiche Agricole e Forestali (MIPAF) il danno derivante dall'indebita percezione di contributi comunitari. La Corte ha richiamato a tal fine la sentenza 1° marzo 2006, n.4511, delle Sezioni Unite della Corte di cassazione che hanno chiarito come la Corte dei conti può condannare anche i soggetti privati che ricevono indebitamente finanziamenti pubblici per la loro attività (pure privata). Più in particolare, ha osservato la Suprema Corte che, in tema di riparto di giurisdizione tra Giudice ordinario e Giudice contabile, "… il baricentro si è spostato dalla qualità del soggetto (privato o pubblico) alla natura del danno e degli scopi perseguiti, cosicché ove il privato, per sue scelte, incida negativamente sul modo d’essere del programma imposto dalla pubblica amministrazione, alla cui realizzazione egli è chiamato a partecipare con l’atto di concessione del contributo, e l’incidenza sia tale da potere determinare uno sviamento dalle finalità perseguite, egli realizza un danno per l’ente pubblico (anche sotto il mero profilo di sottrarre ad altre imprese il finanziamento che avrebbe potuto portare alla realizzazione del piano così come concretizzato ed approvato dall’ente pubblico con il concorso dello stesso imprenditore), di cui deve rispondere dinanzi al giudice contabile". Analoghi concetti sono stati espressi dalle medesime SS.UU. nelle successive pronunzie, 20 ottobre 2006, n.22513 (sempre in fattispecie di erogazione di contributi pubblici a privati), 20 novembre 2007, n.24002, 18 luglio 2008, n.19815 e, da ultimo, ord. n.10062 del 9 maggio 2011, mentre la giurisprudenza contabile è ormai pacifica sul punto (cfr. per tutte Corte dei conti, Sez. I Appello, 25 gennaio 2011, n.20 e 13 giugno 2011, n.256).

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza della Corte dei Conti

 
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mercoledì 20 novembre 2013 14:00

Responsabilità contabile: la costituzione di parte civile nel processo penale della Pubblica Amministrazione nei confronti dei propri dipendenti non preclude la possibilità di proporre e proseguire l'azione di responsabilità amministrativa del P.M. generale o regionale della Corte dei Conti

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza della Corte dei Conti

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La costituzione di parte civile nel processo penale della Pubblica Amministrazione nei confronti dei propri dipendenti non preclude la possibilità di proporre e proseguire l'azione di responsabilità amministrativa da parte del P.M. generale o regionale della Corte dei Conti, trattandosi di azione pubblica irrinunciabile ed irretrattabile (cfr. Sez. II Centrale n. 394/2001).

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza della Corte dei Conti

 
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martedì 11 novembre 2014 13:15

Trasmissione da parte del TAR degli atti alla Procura della Repubblica ed alla Corte dei Conti: non possono essere sindacati in appello gli effetti dell’invio degli atti

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 5.11.2014

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La Quinta Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza in esame ha, tra l'altro, dichiarato inammissibile la doglianza con la quale si contesta la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica ed alla Corte dei Conti. Il Collegio sul punto ha precisato che gli effetti dell’invio degli atti (anche ai sensi del comma 4, dell’art. 331 c.p.c.) sono irretrattabili e non possono essere oggetto di sindacato in sede di gravame, in quanto rappresentano attività svolta solo in occasione dell’esercizio della funzione giurisdizionale (Cfr. Cons. St., Ad. Plen., n. 10/2011; Sez. IV, n. 1789/2006).

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 5.11.2014

 
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La Quinta Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza in esame ha, tra l'altro, dichiarato inammissibile la doglianza con la quale si contesta la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica ed alla Corte dei Conti. Il Collegio sul punto ha precisato che gli effetti dell’invio degli atti ... Continua a leggere

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sabato 20 dicembre 2014 11:45

Corte dei Conti: in Gazzetta Ufficiale le Linee Guida per il referto annuale sul funzionamento dei controlli interni per l'esercizio 2014

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della delibera della Corte dei Conti Sezione Autonomie n. 28/2014 in Gazzetta Ufficiale n. 293 del 18.12.2014

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È stata pubblicate sulla G.U. n. 293 la delibera della Corte dei Conti, Sezione Autonomie n. 28/SEZAUT/2014/INPR contenente le "Linee guida per il referto annuale del sindaco per i comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti e del presidente della provincia sul funzionamento dei controlli interni (art. 148 TUEL) per l'esercizio 2014."La relazione annuale dovrà essere trasmessa alle sezioni regionali di controllo della Corte dei Conti, competenti per territorio, nonché alla Sezione autonomie, entro il 30 aprile 2015.Per scaricare la delibera cliccare su "Accedi al Provvedimento"

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della delibera della Corte dei Conti Sezione Autonomie n. 28/2014 in Gazzetta Ufficiale n. 293 del 18.12.2014

 
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È stata pubblicate sulla G.U. n. 293 la delibera della Corte dei Conti, Sezione Autonomie n. 28/SEZAUT/2014/INPR contenente le "Linee guida per il referto annuale del sindaco per i comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti e del presidente della provincia sul funzionamento dei controlli i ... Continua a leggere

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lunedì 31 ottobre 2011 20:39

La Corte dei Conti avvia il dissesto comunale

Corte dei Conti

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Con deliberazione n. 211 del 18.10.2011 la Corte dei Conti ha dato attuazione all'art. 6 del D.lgs n. 149 del 26.9.2011 entrato in vigore il 5 ottobre 2011 che legittima la stessa ad avviare la procedura di dissesto degli enti locali qualora, emergendo comportamenti difformi dalla sana gestione finanziaria, violazione degli obiettivi di finanza, irregolarità contabili o squilibri strutturali, il Comune non abbia adottato nel termine assegnato dalla Corte le necessarie misure correttive.

Corte dei Conti

 
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lunedì 15 settembre 2014 11:55

Corte dei Conti: quando l'utilizzazione dei buoni pasto integra un danno erariale

segnalazione della Dott.ssa Eleonora Finizio della sentenza della Corte dei Conti Sez. II giurisdizionale centrale di appello del 5.9.2014

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La vicenda giunta davanti alla Corte dei Conti Sezione Giurisdizione centrale di appello prende le mosse da una ispezione amministrativa effettuata dal 24 al 27 febbraio 1999 dal Dipartimento Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia, presso il Centro per la Giustizia Minorile di Napoli. Dall'ispezione emergeva che il citato centro di giustizia minorile erogava illegittimamente a favore di alcuni dei suoi dipendenti buoni-pasto per un controvale complessivo di € 85.700,00 (all’epoca 165.933.000 Lire), somma pari quasi alla metà dei buoni erogati da tutte le Amministrazioni italiane. L’illegittimità di tali buoni pasto - accertata prima dalla Sezione Giurisdizionale per la Regione Campania con sentenza n. 1521/2008 - é stata confermata in secondo grado dalla seconda sezione centrale di appello della Corte dei Conti con sentenza del 5 settembre 2014, nella quale si evidenzia come la loro erogazione sia avvenuta in violazione della normativa di settore disciplinante le modalità di concessione di tale beneficio nei confronti del personale delle P.A., contrattualizzato e non. Difatti, mentre la normativa subordina l’erogazione del beneficio in questione all’effettuazione da parte del dipendente della pausa pranzo, prevedendo espressamente che il buono-pasto spetta di norma solo se l’orario di lavoro viene prolungato di una pausa per il pranzo di 30 minuti almeno, nel Centro di Giustizia minorile di Napoli il buono-pasto veniva concesso senza che la pausa pranzo fosse effettuata e dunque, in mancanza di uno dei presupposti fondamentali per la sua erogazione. Sulla base di tali considerazioni, la Corte dei Conti ha affermato la sussistenza della responsabilità amministrativa in capo ad alcuni Responsabili e Dirigenti del citato centro, respingendo le doglianze proposte da questi in merito alla pretesa mancanza, da parte degli stessi, di quelle specifiche competenze concernenti la gestione della spesa per la liquidazione dei buoni-pasto, per cui non potrebbe loro imputarsi né una violazione di obblighi di servizio, né un nesso causale fra la condotta e il danno erariale determinato dall’erogazione “a pioggia” dei detti buoni, elementi che costituiscono presupposti indefettibili per rinvenire una responsabilità amministrativa dei citati soggetti. Difatti la Corte dei Conti ha affermato la colpevole violazione dei doveri d’ufficio relativi all’accertamento delle condizioni per la concessione dei buoni-pasto (e quindi il citato nesso causale tra condotta e danno erariale) tanto dei Responsabili del Centro di Giustizia Minorile di Napoli, poiché essi avevano specifiche competenze gestorie come funzionari delegati (agenti contabili), di cui non si potevano spogliare semplicemente delegando a terzi la verifica in concreto della spettanza del beneficio (soprattutto perché negli elenchi e negli atti redatti da terzi risultava che la pausa pranzo non veniva effettuata); quanto dei Dirigenti dei singoli servizi che, pur essendo subordinati al Centro di Giustizia Minorile, avevano sia competenze proprie sull’attività svolta dai dipendenti del proprio ufficio (potendo quindi disporre sulla effettuazione o meno della pausa-pranzo), sia la competenza affidata dai Responsabili Del citato centro di disporre gli elenchi degli aventi diritto ai buoni. In conclusione, la seconda sezione centrale di appello della Corte dei Conti ha confermato la sussistenza di tutti i presupposti della responsabilità amministrativa dei funzionari parti in causa, affermando che gli stessi, pur essendo ben a conoscenza della mancanza delle condizioni necessarie per la concessione dei buoni-pasto, hanno ciononostante consentito l’erogazione degli stessi a vario titolo, commettendo così una cosciente violazione dei rispettivi obblighi di servizio. Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione della Dott.ssa Eleonora Finizio della sentenza della Corte dei Conti Sez. II giurisdizionale centrale di appello del 5.9.2014

 
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giovedì 13 agosto 2015 11:18

Corte dei Conti: è nulla la costituzione in giudizio se i convenuti in conflitto d'interessi hanno dato mandato allo stesso avvocato

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza della Corte dei Conti Sezione Giurisdizionale della Regione Lombardia del 4.8.2015 n. 142

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Secondo consolidata giurisprudenza, la colpevolezza degli Organi politici, che hanno posto in essere provvedimenti ritenuti forieri di danno, può non assurgere a gravità perseguibile, nel caso in cui gli stessi abbiano adottato le contestate decisioni sulla base del parere di un organo tecnico. Sulla base di tale principio la Corte dei Conti in Comune lombardo ha analizzato d'ufficio la posizione del Sindaco, del Vice Sindaco, dell'Assessore ed del Responsabile del Servizio Finanziario che -citati in giudizio dalla Procura per il danno erariale conseguente ad una delibera di conferimento di un incarico adottata sulla base del parere favorevole del Responsabile del Servizio Finanziario in ordine alla regolarità contabile della proposta di deliberazione - si sono costituiti in giudizio con il medesimo avvocato. In particolare, la Corte dei Conti Sezione Giurisdizionale della Regione Lombardia nella sentenza del 4.8.2015 n. 142 ha esaminato la questione dell’esistenza di un reciproco conflitto di interessi tra i convenuti proprio in considerazione della costituzione in giudizio con il medesimo difensore. A tal fine la Corte ha richiamato la giurisprudenza della Suprema Corte secondo la quale “la costituzione in giudizio di più parti per mezzo di uno stesso procuratore, cui sia stato conferito il mandato con un unico atto da tutte sottoscritto, è valida solo quando fra le medesime parti non vi sia un conflitto di interessi” (Cass. Civ. Sez. III°, sentenza n. 8842/04). Pertanto, la sussistenza di un siffatto conflitto costituisce un limite intrinseco al conferimento della procura, da parte di più soggetti allo stesso Avvocato che, in tale situazione, è impossibilitato “a svolgere contemporaneamente attività difensive per conto di portatori di pretese collidenti” (Cass. Civ. Sez. II°, n. 21350/05). Ancor più recentemente la Suprema Corte ha affermato che “… nel caso in cui tra due o più parti sussista conflitto di interessi (tanto attuale, quanto virtuale), è inammissibile la loro costituzione in giudizio a mezzo di uno stesso procuratore, al quale sia stato conferito mandato con un unico atto, e ciò anche in ipotesi di “simultaneus processus”, dato che il difensore non può svolgere contemporaneamente attività difensiva in favore di soggetti portatori di istanze confliggenti, investendo siffatta violazione il diritto di difesa ed il principio del contraddittorio, valori costituzionalmente garantiti” (Cass. Civ. Sez. III°, n. 15884/13). In materia, la giurisprudenza contabile è in linea con l’orientamento della Corte di Cassazione (cfr. su tutte Sezione III° n. 156 del 28 febbraio 2012; n. 798 del 6 dicembre 2012 e n. 605 del 20 settembre 2013). Sulla base di tale copiosa giurisprudenza, la Corte dei Conti ha rilevato - tenuto conto che la Responsabile del Settore Finanziario, si è costituita congiuntamente ai Membri della Giunta Comunale, con unica memoria del medesimo difensore - il conflitto di interessi tra i convenuti statuendo che ciò comporta, per pacifica e risalente giurisprudenza, la nullità della costituzione in giudizio e la conseguente dichiarazione di contumacia dei convenuti (cfr. in proposito Cass. Sez. III° n. 2779/68). La sentenza nel merito si occupa inoltre del danno erariale derivante dal conferimento di incarichi esterni. Per approfondire leggi il testo integrale.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza della Corte dei Conti Sezione Giurisdizionale della Regione Lombardia del 4.8.2015 n. 142

 
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Secondo consolidata giurisprudenza, la colpevolezza degli Organi politici, che hanno posto in essere provvedimenti ritenuti forieri di danno, può non assurgere a gravità perseguibile, nel caso in cui gli stessi abbiano adottato le contestate decisioni sulla base del parere di un organo tecnico. Su ... Continua a leggere

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venerdì 11 ottobre 2013 22:08

La Corte dei Conti accerta irregolarità delle gestioni e dei conti della Unicredit Banca S.p.A. in qualità di Tesoriere comunale

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza della Corte dei Conti

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Nessuna condanna, solo l'accertamento delle irregolarità, ma nessun discarico dell'agente contabile, questo l'esito del giudizio in esame nel quale si controverte innanzi alla Corte dei Conti dei conti giudiziali resi dall’Istituto di Credito Unicredit Banca S.p.A., Tesoriere del Comune di Borgo Valsugana, per gli esercizi 2008, 2009 e 2010, ritenuti appunto non regolari con la conseguente impossibilità l’agente contabile di essere discaricato. Le peculiarità della fattispecie risiede nella circostanza che la Unicredit Banca S.p.A, dopo l'addebito, rifondeva l'ammanco al Comune di guisa che il Collegio, ai fini della decisione richiama nella sentenza in esame la giurisprudenza della Sezione Giurisdizionale Regionale Piemonte (sentenza n. 10 del 17 gennaio 2008) con la quale interrogandosi sulla possibilità, in esito ad un giudizio di conto, di una dichiarazione di “irregolarità” della gestione contabile senza contestuale condanna a carico dell’agente interessato, “laddove le irregolarità contabili, anche gravi, non abbiano comunque comportato un “ammanco” o l’ammanco sia di importo trascurabile o, ancora, la natura delle irregolarità stesse non consenta di accertare l’esistenza o meno di un debito del contabile”, ed analizzando il disposto degli artt. 29 del Regolamento di Procedura per i giudizi innanzi alla Corte dei conti, approvato con regio decreto 13 agosto 1933, n. 1038, e 48 del Testo unico delle leggi sulla Corte dei conti, approvato con regio decreto con 12 luglio 1934, n. 1214, ha rilevato che dalla originaria formulazione delle due norme, nel loro combinato disposto, sembrerebbe che il giudice contabile si trovi di fronte alla alternativa di approvare il conto, discaricando il contabile, o di dichiararlo irregolare, condannando il contabile medesimo. Tuttavia, argomentando dal disposto dell’art. 47 del T.U. 12 luglio 1934, n. 1214 – che prevede il discarico del contabile allorché non vengano ravvisate irregolarità a suo carico - e dell’art. 30 del R. D. 13 agosto 1933, n. 1038 – che prevede l’adozione di provvedimenti interlocutori o definitivi nei confronti del contabile stesso - dal quadro normativo attualmente vigente e dalla nozione di regolarità alla luce dei principi contabili, quel giudice ha condivisibilmente ritenuto che il riscontro della irregolarità della gestione non ne precluda l’autonoma declaratoria, pur in mancanza di una contestuale pronuncia di condanna a carico del contabile stesso. Anche nel caso che qui occupa, l’anomalia riscontrata nelle gestioni contabili, pur se improduttiva di danno attuale poiché il tesoriere ha provveduto a risarcirlo prima della sottoposizione all’esame collegiale, corrispondendo all’amministrazione le competenze ad essa spettanti, osta all’approvazione dei conti ed al discarico del contabile; d’altro canto e per gli stessi motivi, è preclusa una pronuncia di condanna del Tesoriere. Tuttavia, aderendo all’orientamento giurisprudenziale indicato, e non potendo procedere al discarico dell’agente contabile pur in mancanza di elementi per una sua condanna, questa Sezione Giurisdizionale ritiene di pronunciarsi sulla questione in esame dichiarando unicamente la irregolarità delle gestioni e dei conti.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza della Corte dei Conti

 
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giovedì 15 novembre 2012 17:36

Pensionati: rateizzazione del canone RAI

Inps

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Scade oggi 15.11.2012 il termine per presentare la domanda di rateizzazione del canone RAI per l'anno 2013. Possono usufruire della rateizzazione i pensionati, titolari di un reddito complessivo da pensione di importo lordo pari o inferiore a € 18.000. La richiesta del pensionato va presentata alla Sede Inps gestione ex Inpdap di competenza e ha validità annuale.

Inps

 
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martedì 18 febbraio 2014 10:36

Rendicontazione delle spese dei gruppi consiliari: condanna della Corte dei Conti in Friuli Venezia Giulia

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza della Corte dei Conti Sez. giur. Friuli Venezia Giulia del 17.2.2014

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E' stato condannato il Presidente del gruppo consigliare del popolo delle Libertà per euro 36.234,09 di danno erariale in favore della Regione Friuli Venezia Giulia. La Corte ha, tra l'altro, rilevato nella parte motiva della sentenza che per quanto attiene alle “spese di rappresentanza” l’allegazione di un’adeguata motivazione doveva ritenersi una condizione necessaria, alla stregua dei comuni principi di rendicontazione contabile, per giustificare il diretto collegamento del rimborso della spesa con l’attività istituzionale svolta dal gruppo consiliare. L’allegazione di specifici elementi giustificativi costituiva, in definitiva, l’irrinunciabile presupposto di legittimità per il conseguimento del rimborso, e dunque un onere che andava assolto in sede di rendicontazione mediante specifici riferimenti alle finalità di rappresentanza istituzionale perseguite. Non è superfluo ricordare come all’epoca dei fatti, la giurisprudenza della Corte dei conti offrisse agli amministratori pubblici indicazioni chiare su quelli che dovevano ritenersi i limiti e le condizioni per l’utilizzo del denaro pubblico per finalità di rappresentanza istituzionale. Costituiva, dunque, un dato pacificamente acquisito, e dunque noto a chi operava in ambiti istituzionali di assoluta rilevanza, che le spese di rappresentanza, per essere giustificate, dovessero porsi in relazione ad eventi connotati da “eccezionalità” e “ufficialità”, atti a promuovere all’esterno all’immagine dell’Ente, e che tali connotazioni non potessero ricorrere nell’ambito di normali occasioni di incontro con soggetti che non fossero rappresentativi degli organi di appartenenza (C.d.C., Sez. Friuli Venezia Giulia n. 216/2010). Doveva ritenersi altrettanto noto, in considerazione dell’eco mediatica suscitata da casi eclatanti di mala gestio dei fondi destinati a spese di rappresentanza, che la giurisprudenza della Corte dei conti considerasse fonte di inammissibile sperpero di denaro pubblico e, dunque, di responsabilità per danno erariale, le spese effettuate per omaggi e pranzi offerti dall’ Amministrazione ai propri dipendenti, gli incontri conviviali non occasionati da manifestazioni ufficiali ovvero quelli afferenti ai “normali rapporti istituzionali”, gli esborsi sostenuti in favore di soggetti non rappresentativi degli organi di appartenenza, gli omaggi di confezioni di cioccolatini, le strenne natalizie, le erogazioni liberali disposte in favore di associazioni (cfr. tra le innumerevoli sentenze della Corte dei conti in materia di spese di rappresentanza, C.d.C, Sez. Friuli Venezia Giulia n. 216/2010; id. Sez. Umbria n. 178/2004; id. Sez. II n. 106/2002; id. Sez. III n. 158/2000; id. Sez. Basilicata n. 129/2000). Appare, altresì, utile ricordare che la giurisprudenza del Giudice contabile ha sempre considerato un onere imprescindibile a carico del soggetto che dispone la spesa, l’allegazione di “un’adeguata esternazione delle circostanze e dei motivi che hanno giustificato l’esborso in relazione all’esigenza dell’ente di manifestarsi all’esterno, nonché una puntuale dimostrazione documentale degli aspetti soggettivi, temporali e modali della spesa stessa, tale da consentire una valutazione della rispondenza ai fini pubblici, non potendosi pertanto ritenere sufficiente una mera esposizione della spesa in forma generica o globale” (C.d.C., Sez. Veneto n. 456/1996). Da ultimo osserva altresì la Corte che l’esistenza di una “prassi” perpetrata da anni, invocata quale esimente dalla difesa, secondo cui il Presidente del gruppo consiliare doveva limitarsi ad attestare l’effettività delle spese sostenute e la custodia delle relative ricevute presso la segreteria del gruppo, senza effettuare un sindacato sulle spese disposte dai singoli consiglieri e' argomentazione poco convincente, tenuto conto che l’obbligo di vigilanza sulle spese di funzionamento dei gruppi consiliari doveva ritenersi cogente in virtù del quadro normativo che disciplinava la materia in esame (leggi regionali nn. 54/1973 e 52/1980 e Regolamento adottato con delibera n. 196/1996). Nessuna prassi, infatti, per quanto radicata nel tempo, può ad avviso del Collegio giustificare il perpetrarsi della violazione degli obblighi inerenti alla corretta rendicontazione dell’impiego di denaro pubblico. In disparte, peraltro, il rilievo che il mantenimento di una prassi illegittima può addirittura costituire un elemento di aggravio della responsabilità erariale, ove la posizione di particolare rilievo del soggetto agente avrebbe potuto consentire di porre rimedio o comunque modificare una situazione foriera di pregiudizio per le finanze pubbliche (cfr. C.d.C., Sez. II, n. 539/2013; id. Sez. Lazio n. 1096/2012; id. Sez. III n. 177/2006; id. Sez. III n. 56/2005). Per la lettura integrale della sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza della Corte dei Conti Sez. giur. Friuli Venezia Giulia del 17.2.2014

 
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E' stato condannato il Presidente del gruppo consigliare del popolo delle Libertà per euro 36.234,09 di danno erariale in favore della Regione Friuli Venezia Giulia. La Corte ha, tra l'altro, rilevato nella parte motiva della sentenza che per quanto attiene alle “spese di rappresentanza” l’allegazi ... Continua a leggere

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lunedì 2 novembre 2015 21:48

Via libera della Corte dei Conti alle spese di pubblicità per la promozione turistica con i fondi provenienti dall’imposta di soggiorno

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della deliberazione della Corte dei Conti Sezione Regionale di Controllo per la Puglia n. 210/PAR/2015 del 15.10.2015

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Il Sindaco del Comune di Monopoli (BA) ha posto alla Corte dei Conti due quesiti in materia di imposta di soggiorno. Il Comune di Monopoli, incluso nell’elenco regionale delle località ad economia turistica e delle città d’arte, in sintesi, chiede se è consentito utilizzare le risorse derivanti dall’imposta di soggiorno per finanziare spese di pubblicità finalizzata alla promozione turistica della città e se, in tal caso, è possibile derogare ai limiti di spesa per la pubblicità previsti dall’art.6, co.8, del D.L. n.78/2010, trattandosi di spesa finanziata con entrata a destinazione vincolata. La Corte dei Conti, Sezione Regionale di Controllo per la Puglia con deliberazione n. 210/PAR/2015 del 15.10.2015 ha rilevato come la Sezione si è già occupata in passato, in sede consultiva, delle questioni poste dal Comune di Monopoli (deliberazione n.54/PAR/2013). La questione posta dal Comune di Monopoli, inoltre, è stata affrontata recentemente, sempre in sede consultiva, anche da altre Sezioni regionali di controllo della Corte dei conti (Sez. Emilia Romagna, deliberazione n.228/2014/PAR; Sez. Veneto, deliberazione n.172/2015/PAR).Come già indicato in passato (deliberazione n.54/PAR/2013), questa Sezione ritiene che il D.Lgs. n.23/2011 impone per l’imposta di soggiorno uno specifico vincolo di destinazione rappresentato dal finanziamento di interventi in materia di turismo e, quindi, che “la destinazione del gettito dell’imposta di soggiorno può essere rivolta ad ogni intervento inerente i servizi turistici”, ivi compresi “la promozione della ricettività locale o di sportelli per il turismo”. Nella medesima occasione, questa Sezione ha anche precisato che i vincoli imposti dall’art.6, co.8, del D.L. n.78/2010 e il divieto di sponsorizzazioni di cui al successivo comma 9 “non possono sic et simpliciter ritenersi sovrapponibili ai vincoli di destinazione previsti per l’imposta di soggiorno”. Tale conclusione è motivata dalla considerazione che “mentre il vincolo di destinazione dell’entrata per imposta di soggiorno è limitato agli interventi comunali in materia di turismo ed agli interventi volti alla manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali ed ambientali locali, i vincoli di contenimento della spesa dettati dall’art.6, comma 8, del D.L. n.78/2010 presentano un ambito ben più ampio e ricomprendono ogni spesa inerente relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità e rappresentanza e nel novero di tali spese devono necessariamente ricomprendersi anche le eventuali spese aventi finalità di turismo o di valorizzazione dei beni culturali ed ambientali se realizzate mediante il ricorso alle su menzionate relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità e rappresentanza”.Le spese per pubblicità, convegni, ecc. aventi finalità di turismo o di valorizzazione dei beni culturali ed ambientali finanziate con l’imposta di soggiorno rientrano tra le spese sottoposte ai limiti previsti dall’art.6, co.8, del D.L. n.78/2010. “Detto orientamento, infatti, non vanifica la ragione del ricorso all’imposta di scopo, che consiste nell’ottenere un maggior gettito finalizzato a permettere di finanziare una specifica spesa pubblica. Il novero delle spese effettuabili mediante l’imposta di soggiorno … ricomprende un ampio “ventaglio” di interventi, che vanno ben oltre quelli oggetto del vincolo introdotto dal più volte richiamato art.6, comma 8, del d.l. 78/2010 … ne consegue che gli enti locali impossibilitati a impiegare i proventi dell’imposta di soggiorno per le voci indicate dall’art. 6, comma 8, hanno comunque la possibilità di operare altri interventi in materia di turismo, incrementando spese di diversa tipologia “ (Sez. Emilia Romagna, deliberazione n.228/2014/PAR). Ad analoghe conclusioni è pervenuta la Sezione regionale di controllo per il Veneto (deliberazione n.172/2015/PAR).In definitiva, per quanto indicato, in specifica risposta ai quesiti posti dal Comune di Monopoli, il Collegio ritiene che è consentito sostenere spese di pubblicità per la promozione turistica con fondi provenienti dall’imposta di soggiorno, nei limiti stabiliti dall’art.6, co.8, del D.L. n.78/2010, così come individuati dalla Corte costituzionale con sentenza n.139/2012."

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della deliberazione della Corte dei Conti Sezione Regionale di Controllo per la Puglia n. 210/PAR/2015 del 15.10.2015

 
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Il Sindaco del Comune di Monopoli (BA) ha posto alla Corte dei Conti due quesiti in materia di imposta di soggiorno. Il Comune di Monopoli, incluso nell’elenco regionale delle località ad economia turistica e delle città d’arte, in sintesi, chiede se è consentito utilizzare le risorse derivanti dal ... Continua a leggere

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giovedì 19 gennaio 2012 14:07

Sindacabilità della Corte dei Conti degli accordi riguardanti la risoluzione anticipata dei rapporti di lavoro

Corte dei Conti

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L’insindacabilità nel merito delle scelte discrezionali disposta dall’art. 1, comma 1, della legge n. 20 del 1994 (come modificato dall’art. 3, comma 1, del decreto legge n. 543/1996 convertito in legge n. 639/1996) non priva la Corte dei conti della possibilità di controllare la conformità alla legge dell'attività amministrativa; verifica da compiersi anche sotto l’aspetto funzionale, ossia in relazione alla congruenza dei singoli atti compiuti (o correlativamente dell’omessa adozione di atti doverosi), rispetto ai fini imposti in modo specifico dal legislatore, anche attraverso un sindacato indiretto quale quello classico dell’eccesso di potere. In sostanza questo Giudice, rispetto agli atti e alle attività discrezionali, può non solo verificare la compatibilità delle scelte amministrative con i fini pubblici dell’amministrazione interessata, ma altresì sindacare che le concrete iniziative dei soggetti sottoposti al suo giudizio non siano palesemente irrazionali, ovvero manifestazione di assoluta e incontrovertibile estraneità rispetto ai fini del soggetto pubblico. L’esercizio in concreto del potere discrezionale dei pubblici amministratori costituisce espressione di una sfera di autonomia che il legislatore con il citato art. 1 comma 1 della legge n. 20/1994 ha inteso salvaguardare dal sindacato della Corte dei conti; ma detta disposizione va oggi correlata anche con l’art. 1, comma 1, della legge n. 241 del 1990 il quale stabilisce, in via generale, che l'esercizio dell'attività amministrativa deve ispirarsi a criteri di "economicità" e di "efficacia". Detti criteri, specificazione del generale principio contenuto nell’art. 97, primo comma, della Costituzione, hanno così acquisito rilievo normativo sotto il profilo della legittimità dell’azione amministrativa dei soggetti sottoposti alla giurisdizione della Corte dei conti. Ne consegue che la verifica della legittimità dell'attività amministrativa (oltre al suddetto sindacato sulla palese irrazionalità delle scelte) non può più ormai prescindere da una valutazione del rapporto tra gli obiettivi conseguiti e i costi sostenuti; con l’ulteriore effetto che la violazione dei criteri di economicità e di efficacia assume specifico rilievo anche nel presente giudizio di responsabilità, considerato che l'antigiuridicità dell'atto amministrativo ed in generale dei comportamenti dei soggetti sottoposti al giudizio di questa Corte, costituisce presupposto necessario (ancorché non sufficiente) della "colpevolezza" di colui che lo ha posto in essere (cfr., Cass. SS.UU. n. 14488/2003; n. 7024/2006; n. 8096/2007; n. 8097/2007; Corte conti, cfr. da ultimo, Sez. I App. n. 526/10 e Sezione Lazio n. 2379/10).”

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L’insindacabilità nel merito delle scelte discrezionali disposta dall’art. 1, comma 1, della legge n. 20 del 1994 (come modificato dall’art. 3, comma 1, del decreto legge n. 543/1996 convertito in legge n. 639/1996) non priva la Corte dei conti della possibilità di controllare la conformità alla le ... Continua a leggere

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lunedì 30 dicembre 2013 22:31

Regione Lazio: Lusi confessa la propria responsabilità per danno erariale pari ad Euro 16.555.776,00, ma la Corte dei Conti lo condanna a risarcire € 22.810.200,00

segnalzione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza della Corte dei Conti Sezione Giurisdizionale per il Lazio del 30.12.2013

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E' stata depositata in data odierna 30.12.2013 la sentenza della Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale per il Lazio che ha condannato il Dott. Luigi Lusi per un danno erariale di euro 22.810.200,00 per illecita gestione, in qualità di tesoriere, dei fondi ricevuti dal partito politico “Democrazia è Libertà-La Margherita” a titolo di rimborso per le spese elettorali dei partiti politici (l.n. 515/1993 e s.m.i.). In particolare il Collegio ha preso atto dell'assunzione da parte del Lusi della propria assunzione di responsabilità amministrativa che ha costituito il presupposto dell’adozione dell’ordinanza ex art. 186-bis c.p.c. Tale affermazione – confermata all’udienza dibattimentale - per la Corte dei Conti assume il valore probatorio di confessione ai sensi dell’art. 115 c.p.c. e dell’art. 2733 cod. civ. esimendo la parte pubblica attrice dall’onere probatorio ed il giudice dalla valutazione della fondatezza della responsabilità erariale in base agli elementi di prova anteriormente forniti dalla Procura contestualmente al deposito dell’atto introduttivo del giudizio. Sulla quantificazione del danno, precisa il Collegio che la somma non contestata è di euro 16.555.776,00 (già oggetto dell’ordinanza n. 173/13 adottata ai sensi dell’art. 186-bis c.p.c.), mentre la richiesta risarcitoria della Procura è di euro 22.810.200,000: la differenza, secondo il convenuto, non sarebbe dovuta in quanto corrispondente all’ammontare delle imposte da lui pagate sui beni e sui valori che ha dichiarato di voler trasferire allo Stato e che andrebbero defalcate dalla quantificazione del danno erariale in quanto il nuovo pagamento costituirebbe un bis in idem produttivo di ingiustificato arricchimento da parte dell’amministrazione. Tale tesi non e' stata condivisa dalla Corte dei Conti. In primo luogo perché i beni oggetto di regolazione di imposta sono intestati alle società TTT s.r.l. e Paradiso Immobiliare s.r.l. per cui il rapporto tributario e ogni eventuale ipotesi di compensazione/riduzione vedrebbe come titolare dell’eventuale diritto la società e non il Lusi; in secondo luogo, perché l’obbligo tributario è afferito a beni di cui il Lusi ha avuto la disponibilità ed utilizzato a fini personali, per cui il pagamento di somme al fisco si pone in stretta correlazione con un beneficio già goduto nel quale il rapporto debito-credito tributario è sorto e nello stesso tempo esaurito. Perché possa essere valutato positivamente dal giudice, ai fini della determinazione dell’entità del danno, l’esborso tributario deve porsi in stretta correlazione con il danno stesso. L’unico caso finora individuato dalla giurisprudenza della Corte dei conti (peraltro non univoca) è quello dell’illegittimo percepimento da parte del soggetto convenuto di retribuzioni, compensi o emolumenti sui quali abbia regolarmente assolto la relativa imposta reddituale. Quando, cioè, la richiesta di risarcimento del danno consista nella restituzione di somme (al netto degli interessi legali) sottoposte ad imposizione tributaria che, ove non calcolata nel quantum risarcitorio, costituirebbe un ingiustificato arricchimento per l’amministrazione creditrice. Tale presupposto giuridico – sussumibile nella determinazione della misura del danno reale – non sussiste nei casi in cui (come nella specie) il risarcimento del danno non avviene attraverso la restituzione delle somme illegittimamente percepite (e tributariamente onerate) ma con una dazione di denaro che è solo la modalità del soddisfacimento del credito erariale a fronte di un danno che ha avuto origine diversa da quella della acquisizione di somme non dovute. Nella fattispecie di causa, la cessione di beni e/o valori (o la monetizzazione derivante dalla loro vendita) è solo una modalità con la quale il dott. Luigi Lusi propone di dare copertura al risarcimento del danno, che non è derivato da illegittimo percepimento di finanziamenti pubblici (rimborsi elettorali) ma dallo sviamento del loro utilizzo dai fini istituzionali. L’assolvimento dell’onere tributario sui beni che con il contributo pubblico sono stati illecitamente acquistati è un adempimento estraneo al rapporto condotta dannosa-risarcimento e, non configurando alcun ingiustificato arricchimento da parte dell’amministrazione danneggiata, non può essere valutato ai fini della determinazione del quantum risarcitorio. Per la lettura integrale della sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalzione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza della Corte dei Conti Sezione Giurisdizionale per il Lazio del 30.12.2013

 
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E' stata depositata in data odierna 30.12.2013 la sentenza della Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale per il Lazio che ha condannato il Dott. Luigi Lusi per un danno erariale di euro 22.810.200,00 per illecita gestione, in qualità di tesoriere, dei fondi ricevuti dal partito politico “Democrazi ... Continua a leggere

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giovedì 13 febbraio 2014 16:47

Corte dei Conti: condannato Fiorito a risarcire euro 1.200.784,31, oltre rivalutazione e interessi in favore della Regione Lazio

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza della Corte dei Conti Sez. Giur. Regione Lazio del 11.2.2014 n. 154

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La Corte dei Conti nella sentenza in esame ha confermato il proprio orientamento secondo il quale le somme erogate ai partiti, gruppi o movimenti politici - nella loro rappresentanza nazionale o regionale - e destinate ad una finalità istituzionale vincolata, hanno natura pubblica per cui la loro utilizzazione per uno scopo diverso da quello previsto dalla legge costituisce uno sviamento illegale generatore di responsabilità e di danno erariale la cui valutazione è soggetta alla giurisdizione della Corte dei conti (Sez. Lazio n. 914/13). Superata l’eccezione di difetto di giurisdizione della Corte dei conti, il Collegio ritiene, prima di esaminare il merito della contestazione mossa al Sig. Franco Fiorito dalla Procura regionale con l’atto di citazione in epigrafe, di analizzare la natura e l’operatività nell’ambito del giudizio contabile dell’ordinanza n. 155/2013 emessa nel procedimento di cui all’art. 186-bis del cod. proc. civ. che si è concluso con l’accoglimento dell’istanza presentata dal Fiorito. Nel giudizio civile costituiscono principi generalmente condivisi quelli secondo i quali: a) l’ordinanza di pagamento delle somme non contestate prevista dall’art. 186-bis non ha natura cautelare, ma semplicemente anticipatoria della pronuncia di merito (Trib. Milano, ord. 28.02.1994); b) l’ordinanza di condanna al pagamento di somme non contestate è, inoltre, un provvedimento endoprocessuale, privo di decisorietà in quanto revocabile e modificabile sia in corso di causa, da parte dello stesso giudice che lo ha emesso, sia in sentenza, da parte del giudice che decide la causa; c) detta ordinanza non è vincolante in ordine alla debenza delle somme delle quali viene ordinato il pagamento, poiché solo la sentenza che definisce il giudizio determina l’ammontare del debito (Cass. n. 11023/2005). La non contestazione di somme quale presupposto per l’emissione dell’ordinanza di cui all’art. 186-bis non si identifica con il concetto di “ammissione” o “riconoscimento del diritto” e non è esclusa da una contestazione assolutamente generica o dalla mancata “presa di posizione” sui fatti allegati dall’avversario (Trib. Trani, ord. 30.09.1996). Pertanto, secondo la giurisprudenza e la prevalente dottrina, la revoca (o la modifica) dell’ordinanza ex art. 186-bis c.p.c. è disponibile dallo stesso giudice che l’ha emessa, sia su istanza di parte che d’ufficio, sia in conseguenza di una rivalutazione degli elementi di fatto, sia a seguito della emersione di impedimenti di rito sollevati dal convenuto - ma con i limiti derivanti dal regime delle preclusioni - o rilevati d’ufficio. Nel giudizio contabile - nel quale il predetto istituto giuridico può trovare ingresso in virtù del rinvio dinamico alle norme del processo civile contenuto nell’art. 26 del r.d. n. 1038/1933 – la non contestazione di somme dovute acquista sul piano probatorio una valenza più pregnante che nel processo civile, in stretta correlazione con il comportamento processuale tenuto dalla parte convenuta e dal contenuto delle sue ammissioni. Diversamente dal processo civile, nel processo contabile, in cui la non contestazione di somme coincide con il riconoscimento in tutto o in parte della richiesta risarcitoria del danno erariale formulata dalla Procura regionale nell’atto introduttivo del giudizio, l’ammissione della debenza di somme equivale al riconoscimento della responsabilità erariale escludendo l’obbligo del giudice di valutare gli elementi probatori addotti dal Pubblico Ministero a sostegno della propria domanda risarcitoria. L’influenza sul sistema probatorio del giudizio contabile della non contestazione di somme, poi, è tanto più determinante a seconda del contenuto delle affermazioni e delle ammissioni che accompagnano la manifestazione di volontà della parte che presenta l’istanza ex art. 186-bis cod. proc. civ.. Anche nel caso, sempre possibile, che il convenuto ritratti, prima che la causa passi in decisione, la precedente affermazione di non contestazione, il giudice, pur indotto a revocare l’ordinanza emessa ex art. 186-bis o, comunque, a rivalutare il merito del giudizio, potrà sempre trarre elementi di convincimento per la propria decisione dal comportamento processuale del convenuto e dal tenore delle affermazioni fatte nel corso del processo stesso (ex art. 116 c.p.c.). Nella fattispecie che ne occupa, l’ordinanza n. 155/2013, emessa ex art. 186-bis c.p.c., non ha tenuto solo in considerazione la non contestazione di somme ma anche il riconoscimento di responsabilità erariale sottesa a tale riconoscimento e l’esplicita affermazione del convenuto della propria responsabilità amministrativa – ai sensi e per gli effetti degli artt. 115 cod. proc. civ. e artt. 2730-2733 cod. civ. - che ha costituito il presupposto dell’adozione dell’ordinanza stessa. Tale affermazione assume il contenuto ed il valore probatorio di confessione che esime il giudice dalla valutazione della fondatezza della responsabilità erariale in base agli elementi di prova forniti dalla Procura, essendo sufficiente ai fini decisori la formale dichiarazione del Sig. Franco Fiorito; e ciò sia per la non ritrattabilità della confessione se non nei casi eccezionali previsti dall’art. 2732 c.c., sia perché il Fiorito ha confermato la propria responsabilità anche all’udienza di discussione del 16.01.2014, contestando solo la giurisdizione contabile. Nondimeno, il Collegio ritiene, anche per l’assenza di precedenti in termini (se non il caso deciso con la richiamata sent. n. 914/13, ove, peraltro, la giurisdizione della Corte non era stata contestata), di valutare la responsabilità amministrativa del convenuto alla luce dei principi che governano tale tipologia di illecito. I contributi erogati al Gruppo consiliare PDL dalla Regione Lazio ai sensi degli artt. 3 e 3-bis della l.r. n. 6/1973 sono affluiti esclusivamente sul c/c bancario IT89D0300205105000401372093-Unicredit e nel periodo giugno 2010 – giugno 2012 sono stati calcolati in euro 6.059.371,08. Di tale rapporto di conto corrente il Presidente p.t. del Gruppo, Sig. Franco Fiorito, aveva diretta, immediata e personale disponibilità, come dimostrano gli ordinativi di pagamento tratti a valere sulle disponibilità del predetto conto e ordinati a firma del medesimo, che in definitiva ne ha avuto la concreta possibilità di destinarli ed erogarli in conformità alle prescrizioni di legge. Così, invece, non è stato in quanto il Fiorito ha utilizzato detti contributi per fini diversi da quelli istituzionali - “alterando dolosamente la connessione funzionale impressa dalla legge tra provvista finanziaria pubblica e spese pubbliche di funzionamento dei Gruppi consiliari” - come accertato dalla Guardia di Finanza, e dalla stessa riferito, sia nell’ambito del procedimento penale n. 44714/12 della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma che presso la Procura regionale della Corte dei conti presso la Sezione Lazio, con le informative pervenute in data 10.10.2010 e 15.04.2013 (con allegati documenti), ove sono specificatamente indicati le operazioni bancarie, i pagamenti, i riferimenti monetari in cui l’attività illecita del Fiorito si è concretizzata e ai quali il Collegio integralmente si riporta. La distrazione dai fini istituzionali dei contributi regionali erogati al Gruppo consiliare di cui il Fiorito era Presidente pro-tempore nel periodo giugno 2010 – giugno 2012, secondo quanto accertato dalla Guardia di Finanza, è stata fatta propria anche dal Gip del Tribunale penale di Roma nella citata sentenza n. 1290/13, per cui sul piano probatorio le risultanze investigative sono fatte proprie dal Collegio e del resto, per quanto riguarda la responsabilità produttiva del danno per cui è causa, non sono state nemmeno contestate e anzi hanno fatto oggetto da parte dello stesso Fiorito della istanza di condanna di cui all’art. 186-bis c.p.c. (e confermate all’udienza odierna in subordine all’eccezione pregiudiziale di difetto di giurisdizione). Peraltro, in ordine all’entità del danno generato dalla condotta illecita del convenuto, Il P.M., con la memoria depositata in data 20.11.2013 e poi con specificazione fatta nell’intervento orale, ha modificato, incrementandola rispetto alla cifra di euro 1.090.944,00 “concordata” appunto ex art. 186-bis c.p.c., la domanda risarcitoria portandola ad euro 1.200.784,31 e allegando a riprova copia del seguito della annotazione di polizia giudiziaria n. 134660/12 del 24.09.2012 della GdF-Nucleo Speciale Polizia Valutaria, trasmesso con nota prot. n. 0137566 del 28.09.2012 alla Procura della Repubblica di Roma. La Procura ha spiegato, depositando per maggiore chiarezza un prospetto riepilogativo, quali sarebbero le spese “non inerenti” all’attività consiliare produttive di danno erariale la cui definitiva misura risulta essere (dedotte le spese “inerenti” all’attività del Gruppo consiliare) pari ad euro 1.200.784,31. Le voci di spesa indicate nel prospetto dal Requirente ineriscono, infatti, a spese non rientranti fra quelle che ne giustificano l’erogazione ai sensi degli artt. 3 e 3-bis della l.n. 6/73, ma piuttosto a quelle che potrebbero avere copertura nel più ampio quadro delle spese (elettorali) ammesse a rimborso ai sensi della l.n. 515/93 e s.m.i. e leggi collaterali. Poiché il Collegio ritiene incontestabili le risultanze fattuali emerse dalle indagini della Guardia di Finanza e la qualificazione di non inerenza alle finalità della legge regionale n. 6/73 delle spese effettuate dal Sig. Fiorito a valere sulle somme erogate al Gruppo consiliare, per i fini di cui agli artt. 3 e 3-bis, non contestate dal convenuto nella maggiore entità indicata all’udienza odierna dalla Procura - il medesimo deve essere condannato al risarcimento del danno a favore della Regione Lazio nella misura di euro 1.200.784,31.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza della Corte dei Conti Sez. Giur. Regione Lazio del 11.2.2014 n. 154

 
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