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mercoledì 25 giugno 2014 21:50

INPS: autismo, linee guida medico-legali

segnalazione del Prof. Stefano Olivieri Pennesi del messaggio Inps n. 5544/2014,

L´Istituto Previdenziale ha inteso chiarire, con il messaggio 5544/2014, le linee guida circa la fattispecie comprendente i malati cronici affetti da "autismo". Con tale iniziativa di semplificazione l´Ente di previdenza ha inteso cessare una procedura che prevedeva l´effettuazione di visite mediche definibili "fotocopia" a distanza di pochi anni l´una dall´altra, per confermare lo stato di malattia cronica, non regredibile, per le patologie riconducibili appunto all´autismo, nella sua definizione di "grave disabilità sociale a carattere cronico evolutivo". Al fine di evitare ricorrenti disagi ai bambini e ragazzi, nonchè alle loro famiglie, i medici legali dell´Istituto dovranno attenersi nel non prevedere il requisito della rivedibilità fino al compiersi del diciottesimo anno, ai fini del riconoscimento della invalidità civile e dell´handicap. Per tale patologia, al contempo, è prevista, in alternativa, a valutazione discrezionale effettuata dai medici delle strutture specializzate del servizio sanitario nazionale ovvero accreditate, l´attestazione di un "disturbo dello spettro autistico di tipo lieve o border line con ritardo mentale lieve o assente". Da tale patologia medica purtroppo non si guarisce, per tale ragione il discrimine, sul quale l´Istituto previdenziale per mezzo dei propri medici tenta di cimentarsi, potrebbe rappresentare un terreno scivoloso e a rischio di errore, circa la scientificità ed inoppugnabilità di valutazioni di natura eminentemente discrezionale. Per scaricare il messaggio Inps cliccare su "Accedi al Provvedimento".

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martedì 14 ottobre 2014 18:42

Condono edilizio: il silenzio sulla richiesta di rilascio del parere di cui all’art. 32 della legge n. 47/85 necessario per la definizione della pratica di condono edilizio equivale a silenzio-diniego

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. VI del 9.10.2014

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Nel giudizio in esame il Consiglio di Stato ha annullato la sentenza del TAR che ha ritenuto sussistente l'obbligo dell'Ente Parco di concludere il procedimento di rilascio del richiesto parere, assumendo una motivata determinazione di segno positivo o negativo, nel rilievo che il silenzio serbato dalla stessa Amministrazione sull’atto di diffida ad essa notificato costituisce silenzio inadempimento. In particolare nella vicenda in esame il Tribunale amministrativo regionale ha accolto il ricorso proposto dalla società ricorrente per l’accertamento dell’obbligo dell’Ente Parco Nazionale del Circeo di provvedere sulla diffida volta al rilascio del parere di cui all’art. 32 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, necessario per la definizione della pratica di condono edilizio pendente presso il Comune di Sabaudia, relativa a due fabbricati abusivamente realizzati. I giudici di prima istanza hanno ravvisato l’obbligo dell’Ente Parco Nazionale del Circeo di concludere il procedimento di rilascio del richiesto parere, assumendo una motivata determinazione di segno positivo o negativo, nel rilievo che il silenzio serbato dalla stessa Amministrazione sull’atto di diffida ad essa notificato sia illegittimo per violazione del predetto art. 32, comma 1, e in contrasto al principio generale codificato dall’art. 2 della legge 7 agosto 1990, n. 241 del 1990. Con l’appello in esame l’Ente ricorrente ha criticato la sentenza con un’unica e articolata censura, concludendo per la sua riforma e pronuncia di improcedibilità del ricorso di primo grado, avendo l’amministrazione appellante da tempo richiesto alla società interessata elementi sostanziali di valutazione, che sarebbero stati trasmessi soltanto il mese dopo la sentenza stessa ed in modo peraltro non esaustivo. La società appellata, costituitasi in giudizio per resistere, con la memoria depositata il 16 aprile 2014 ha chiesto in linea preliminare lo stralcio dei documenti nn. 3, 4 e 5 prodotti in questa sede dall’amministrazione appellante (contumace in primo grado), deducendo altresì che, nonostante il notevole tempo decorso, nessun provvedimento di accettazione o diniego espresso sia stato adottato dall’Ente Parco, che continuerebbe a tenere con pervicacia un atteggiamento oltremodo dilatorio. Il Consiglio di Stato ha ritenuto fondato l'appello alla luce del richiamato art. 32, comma primo, secondo periodo, alla stregua del quale “Qualora tale parere non venga reso dalle suddette amministrazioni entro centoventi giorni dalla domanda, si intende reso in senso negativo”. Nella fattispecie sostanziale e processuale in esame non si versa, dunque, in tema di silenzio inadempimento, bensì in materia di silenzio diniego, che comporta di per sé l’accoglimento dell’appello e la riforma della sentenza impugnata, con la conseguente dichiarazione di inammissibilità del ricorso in primo grado. Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. VI del 9.10.2014

 
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Nel giudizio in esame il Consiglio di Stato ha annullato la sentenza del TAR che ha ritenuto sussistente l'obbligo dell'Ente Parco di concludere il procedimento di rilascio del richiesto parere, assumendo una motivata determinazione di segno positivo o negativo, nel rilievo che il silenzio serbato ... Continua a leggere

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domenica 8 giugno 2014 09:10

Condono edilizio: il termine annuale previsto dalla l. n. 47 del 1985 per la formazione del silenzio sulla domanda di sanatoria, per le ipotesi in cui andava acquisito il parere dall’autorità preposta alla tutela del vincolo paesaggistico, decorre dalla data di adozione del parere

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 27.5.2014

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La Quinta Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza in esame ha, tra l'altro, esaminato la questione della valenza giuridica del silenzio serbato dall’autorità preposta alla tutela del vincolo sull’istanza di sanatoria. L’art. 32 della l. n. 47/85 (Opere costruite su aree sottoposte a vincolo), nella formulazione antecedente l’art. 39, comma 7, della l. n. 724/94, prevedeva che “Fatte salve le fattispecie previste dall'articolo 33, il rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria per opere eseguite su immobili sottoposti a vincolo è subordinato al parere favorevole delle amministrazioni preposte alla tutela del vincolo stesso. Qualora tale parere non venga formulato dalle suddette amministrazioni entro centottanta giorni dalla data di ricevimento della richiesta di parere, il richiedente può impugnare il silenzio-rifiuto…”. La legge 28 dicembre 1994, n. 724 (art. 39, comma 7), in deroga alla disposizione dell’art. 32 della l. n. 47/85, attribuì al silenzio dell’amministrazione tenuta ad esprimere il parere sul vincolo, ove il silenzio si fosse protratto per 120 giorni dalla presentazione dell’istanza di condono, la valenza di silenzio – assenso. Immediatamente dopo la promulgazione della suddetta legge, a far data dal decreto legge 26 gennaio 1995, n.24 fino al decreto legge 24 settembre 1996, n. 495, si susseguirono una serie di decreti legge reiterati con disposizioni sostanzialmente identiche, nessuno dei quali convertito in legge, che attribuirono al silenzio dell’autorità tenuta ad esprimersi sul vincolo, la valenza di silenzio – rifiuto, con onere per l’interessato di impugnazione, ove il silenzio si fosse protratto per 180 giorni. Infine, la legge 23 dicembre 1996, n. 662 (Misure di Razionalizzazione della Finanza Pubblica) stabilì, – confermando le disposizioni dei decreti legge non convertiti - che il parere della commissione edilizia integrata, relativamente alle concessioni edilizie in sanatoria di immobili soggetti a vincoli, avrebbe dovuto essere espresso nel termine di 180 giorni dalla richiesta e che altrimenti si sarebbe formato il silenzio – rifiuto (art. 44 della l. n. 662/1996). La suddetta legge n. 662/1996 stabilì, altresì, all’art. 61, che gli effetti dei decreti legge non convertiti erano fatti salvi (“Restano validi gli atti e i provvedimenti adottati e sono fatti salvi gli effetti prodottisi e i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti legge..”). In tale contesto normativo, sulla domanda di condono presentata dalla società ricorrente in data 8 febbraio 1995, non si formò il silenzio - assenso previsto dall’art. 39, comma 7 della l. n. 724 del 1994, ma il silenzio – rifiuto di cui ai decreti legge non convertiti. Infatti, la domanda di condono fu presentata allorché era in vigore l’art. 7 comma 15 del d.l. n. 26 gennaio 1995, n.24 che, a modifica dell’art. 39, comma 7, della l. n. 724/1994, aveva introdotto il silenzio – rifiuto decorsi 180 giorni dalla presentazione dell’istanza di condono e alla data di adozione del provvedimento sfavorevole della commissione edilizia integrata, ovvero in data 29 dicembre 1995, era decorso solo il termine di 30 giorni dalla decadenza per mancata conversione dell’ultimo decreto legge, il d.l. 24 settembre 1996, n. 495 e non già il termine di 120 giorni di cui all’art. 39, comma 7, l. n. 724/94. Peraltro, l’art. 61 della l. n. 662/1996 avendo fatti salvi gli effetti dei decreti legge non convertiti, non consentì, diversamente da quanto assume l’appellante, che riprendesse vigore ex tunc la disposizione dell’art. 39, comma 7 della l. n. 724/1994 sulla formazione del silenzio - assenso. Ne consegue che la commissione edilizia integrata del Comune di Siena, allorché rese il proprio parere (sfavorevole) non era decaduta dal relativo potere. Quanto al termine annuale previsto dalla l. n. 47 del 1985 per la formazione del silenzio sulla domanda di condono edilizio, esso, per le ipotesi qual è quella in esame, in cui andava acquisito il parere dall’autorità preposta alla tutela del vincolo paesaggistico, decorreva dalla data di adozione del parere. Ne consegue, come correttamente evidenziato in sentenza, che il diniego di sanatoria del Sindaco di Siena del 17 ottobre 1996, è legittimo perché intervenuto prima che fosse decorso il termine di 12 mesi dal rilascio del parere della commissione edilizia integrata, adottato il 29 dicembre 1995. Non ha pregio, peraltro, la prospettazione della società ricorrente, secondo la quale, la sanatoria straordinaria di cui all’art. 39, comma 4 della l. n. 724 del 1994, prescinderebbe dall’adozione del parere sulla compatibilità del vincolo, mancando nel testo della norma ogni riferimento alla parallela vicenda dell’autorizzazione o parere dell’autorità preposta alla tutela del vincolo, sicché il termine di 12 mesi per la formazione del silenzio - assenso sulla domanda di condono decorrerebbe dal deposito dell’istanza di condono corredata dalla prova di pagamento dell’oblazione e degli oneri di concessione o al più dal 1° marzo 1995, termine ultimo fissato dalla l. n. 724/1994 per la presentazione della domanda di condono. Quanto alla data del 1° marzo 1995, detto termine per effetto dei decreti legge non convertiti di cui si è già detto sopra, slittò a date successive. Ma soprattutto è infondata l’asserita innovazione che – a detta della ricorrente - la legge 724/94 avrebbe introdotto rispetto alla disciplina del condono edilizio di cui alla l. n. 47/85, non avendo riprodotto quanto previsto dall’articolo 35, comma 13 della l. n. 47/85, che statuiva espressamente, per le ipotesi in cui era necessario acquisire il parere delle autorità preposte alla tutela del vincolo esistente sulle aree interessate dalle opere abusive oggetto di condono, che il termine decorresse dall’emissione del parere. Come già detto sopra, la legge n. 724/94 non ha inteso sostituire la legge n. 47/85 in materia di condono edilizio, ma solo modificare tale normativa nelle parti espressamente richiamate, sicché laddove non esiste deroga, la disciplina si integra. Tanto è stato sancito dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 137 del 29 aprile 1996, che ha riconosciuto che nessuna innovazione è stata introdotta nella nuova disciplina del condono edilizio del 1994 per quanto attiene agli effetti della presentazione della domanda e del pagamento dell’oblazione e che non v’è nessuna disposizione specifica o innovativa rispetto al precedente condono sanatoria. Ed ancor prima, con interpretazione ministeriale (Circolare ministeriale del 17 giugno 1995 n. 2241/U- L-) era stato precisato che nel caso in cui l’opera abusiva fosse stata realizzata su area sottoposta a vincolo, il rilascio della sanatoria sarebbe stato subordinato all’emissione di parere favorevole dell’autorità preposta alla tutela del vincolo e il termine per la formazione del silenzio – assenso sarebbe decorso dalla data in cui detta autorità avesse comunicato il proprio parere. In conclusione, deve ritenersi, come già rilevato dal giudice di primo grado, che i termini di pronuncia sono stati rispettati perché il diniego di condono edilizio è intervenuto entro l’anno dal parere della commissione edilizia integrata. Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".

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La Quinta Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza in esame ha, tra l'altro, esaminato la questione della valenza giuridica del silenzio serbato dall’autorità preposta alla tutela del vincolo sull’istanza di sanatoria. L’art. 32 della l. n. 47/85 (Opere costruite su aree sottoposte a vincolo) ... Continua a leggere

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lunedì 7 aprile 2014 20:17

Niente silenzio-accoglimento sulla domanda di sanatoria se l'Amministrazione ha invitato l’interessato a presentare documentazione integrativa

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV del 24.3.2014

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Nel giudizio in esame la quaestio iuris sottoposta al Consiglio di Stato e' la seguente: secondo parte appellante sulla domanda di sanatoria dell’ulteriore superficie di mq 1354,50 si sarebbe formato, ai sensi dell’art.35 della legge n.47/85 il silenzio-assenso. Così non è. La norma in questione, rileva il Collegio, com’è noto, ha previsto il meccanismo del silenzio-accoglimento una volta decorsi 24 mesi dalla presentazione della istanza di sanatoria e tale termine può essere interrotto qualora l’amministrazione comunale a fronte della domanda di sanatoria , abbia invitato l’interessato a presentare documentazione integrativa di quella già prodotta ( Cons. Stato sez. IV 23/7/2010 n.4671; idem sentenza n.578/2012 ). Ebbene, il meccanismo del silenzio-assenso, secondo un consolidato orientamento giurisprudenziale può ritenersi applicabile solo in presenza di una domanda di condono completa e validamente presentata, circostanza di fatto e di diritto quest’ultima, non presente nel caso de quo, laddove si è in presenza di una supposta domanda di sanatoria ( sia pure integrativa) che tale non è in quanto non contiene i requisiti minimi per potere essere qualificata come domanda di sanatoria , sicchè manca il substrato minimo per poter invocare un istituto, quello del silenzio -assenso ex art.35 citato che in quanto derogatorio all’ordinario procedimento di definizione e rilascio della concessione in sanatoria, postula ben altri presupposti.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV del 24.3.2014

 
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Nel giudizio in esame la quaestio iuris sottoposta al Consiglio di Stato e' la seguente: secondo parte appellante sulla domanda di sanatoria dell’ulteriore superficie di mq 1354,50 si sarebbe formato, ai sensi dell’art.35 della legge n.47/85 il silenzio-assenso. Così non è. La norma in questione, ... Continua a leggere

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martedì 7 febbraio 2012 08:48

Istanza di condono in sanatoria: la richiesta del Comune di integrazione documentamentale interrompe il termine biennale per la formazione del silenzio-assenso e il termine triennale di prescrizione delle somme dovute per oblazione e oneri concessori

Consiglio di Stato

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Il Consiglio di Stato nella controversia in esame ha ritenuto non meritevole di censura la sentenza impugnata che ha ritenuto non formatosi il silenzio – accoglimento sull’istanza di condono, né spirato il termine triennale di prescrizione: ciò con riguardo sia alle somme dovute a titolo di conguaglio dell’oblazione sia a quelle relative agli oneri concessori. In particolare ad avviso del Consiglio di Stato secondo un consolidato indirizzo giurisprudenziale il decorso dei termini fissati dal diciottesimo comma dell’articolo 35 della legge 28 febbraio 1985, n. 47 (ventiquattro mesi per la formazione del silenzio – accoglimento sulla istanza di condono edilizio e trentasei mesi per la prescrizione dell’eventuale diritto al conguaglio delle somme dovute) presuppone in ogni caso la completezza della domanda di sanatoria (accompagnata in particolare dall’integrale pagamento di quanto dovuto a titolo di oblazione per quanto attiene la formazione del silenzio – accoglimento) (C.d.S., sez. IV, 16 febbraio 2001, n. 1012; 7 luglio 2009, n. 4350; 19 febbraio 2008, n. 554; sez. V, 19 aprile 2007, n. 1809; 21 settembre 2005, n. 4946). E’ stato ulteriormente affermato che “la mancata allegazione della documentazione prevista dall’art. 35, comma 3, della legge 28 febbraio 1985, n. 47, ha come effetto la preclusione per l’istante di ottenere la concessione in sanatoria per silenzio prevista dal successivo comma 18 e non di far considerare inesistente la domanda stessa” (C.d.S., sez. V, 25 giugno 2002, n. 3441; 14 ottobre 1998, n. 1468; 17 ottobre 1995, n. 14401) e che qualora l’amministrazione comunale, a fronte di un’istanza di sanatoria, abbia invitato l’interessato a presentare documentazione integrativa di quella già prodotta “…interviene l’interruzione del termine biennale necessario al formarsi del silenzio assenso della p.a. previsto dall’art. 35 comma 17 della stessa legge, e l’inizio di un nuovo termine dalla data di deposito di quanto richiesto” (C.d.S., sez. V, 1° ottobre 2001, n. 5190). Tali arresti costituiscono peraltro puntuale applicazione del principio di cui all’art. 2935 C.C., secondo cui la prescrizione non può decorrere se non dal giorno in cui il diritto possa essere fatto valere.

Consiglio di Stato

 
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martedì 11 giugno 2013 17:07

Amministrazione trasparente: risposta del direttore al quesito sull'interpretazione degli art 26 e 27 dlgs n. 33/2013

Gazzetta Amministrativa

Online la risposta del Prof. Avv. Enrico Michetti al quesito formulato dal comune di Salsomaggiore Terme sulla corretta pubblicazione dei dati afferenti concessioni e attribuzioni di importo superiore aad euro mille. Per accedere al parere cliccare sul titolo sopra linciato.

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giovedì 6 febbraio 2014 21:52

Azione contro il Silenzio rifiuto della Pubblica Amministrazione: il provvedimento motivato sulle istanze presentate dai cittadini deve essere adottato anche quando l'amministrazione ritenga di respingere la domanda presentata

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 5.2.2014

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L'azione promossa contro il silenzio rifiuto dell'amministrazione tende all'accertamento dell'illegittimità del comportamento omissivo della stessa quale violazione dell'obbligo di pronunciarsi in modo espresso sull'accoglibilità o meno di una domanda che ad essa è stata avanzata.L'Amministrazione è, infatti, tenuta ad adottare un provvedimento motivato sulle istanze volte ad ottenere l'esercizio di un potere che l'ordinamento le ha attribuito e ciò anche quando eventualmente ritenga di dover respingere le domande presentate (fatto salvo il caso di domande manifestamente prive di fondamento o sulle quali ha già provveduto), anche al fine di consentire agli interessati di poter utilizzare tutti gli strumenti che l'ordinamento ha previsto per la tutela delle loro ragioni.Il giudizio sul silenzio rifiuto, ora disciplinato dagli artt. 117 e 31 del Codice del processo amministrativo (e prima dall'art. 21 bis della legge TAR), ha pertanto per oggetto l'accertamento dell'illegittimità del silenzio serbato dall'Amministrazione sull'istanza che le è stata presentata e sulla quale doveva provvedere. Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 5.2.2014

 
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L'azione promossa contro il silenzio rifiuto dell'amministrazione tende all'accertamento dell'illegittimità del comportamento omissivo della stessa quale violazione dell'obbligo di pronunciarsi in modo espresso sull'accoglibilità o meno di una domanda che ad essa è stata avanzata.L'Amministrazione ... Continua a leggere

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domenica 8 marzo 2015 08:02

Silenzio-inadempimento dell'Amministrazione: l'inerzia deve essere contestata entro il termine massimo di un anno (dal termine assegnato all’Amministrazione per la conclusione del procedimento)

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 3.3.2015

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L’azione promossa contro il silenzio “inadempimento” dell’Amministrazione tende all’accertamento dell’illegittimità del comportamento omissivo della stessa, quale violazione dell’obbligo di pronunciarsi in modo espresso sull’accoglibilità o meno di una domanda che ad essa è stata avanzata.L’Amministrazione è, infatti, tenuta ad adottare un provvedimento motivato sulle istanze volte ad ottenere l’esercizio di un potere che l’ordinamento le ha attribuito (quando al silenzio non è attribuito dalla legge un significato di assenso o di diniego sulla richiesta presentata), e ciò anche quando eventualmente ritenga di dover respingere le domande presentate (fatto salvo il caso di domande manifestamente prive di fondamento o sulle quali ha già provveduto), anche al fine di consentire agli interessati di poter utilizzare tutti gli strumenti che l’ordinamento ha previsto per la tutela delle loro ragioni.Il giudizio sul silenzio inadempimento (o rifiuto), ora disciplinato dagli artt. 117 e 31 del Codice del processo amministrativo (e prima dall’art. 21 bis della legge T.A.R.), ha pertanto per oggetto l’accertamento dell’illegittimità del silenzio serbato dall’Amministrazione sull’istanza che le è stata presentata e sulla quale doveva provvedere.Il primo comma dell’art. 31 prevede quindi che «decorsi i termini per la conclusione del procedimento amministrativo, chi vi ha interesse può chiedere l’accertamento dell’obbligo dell’amministrazione di provvedere». Il secondo comma della citata norma prevede poi che «l’azione può essere proposta fintanto che perdura l’inadempimento e, comunque, non oltre un anno dalla scadenza del termine di conclusione del procedimento. È fatta salva la riproponibilità dell’istanza di avvio del procedimento ove ne ricorrano i presupposti».La suddetta disposizione stabilisce che l’azione contro il silenzio dell’Amministrazione può essere proposta fintanto che perdura l’inadempimento e cioè fino a quando l’Amministrazione non ha (anche se tardivamente) provveduto, non avendo la legge assegnato al silenzio il significato di accoglimento o di rigetto della domanda.Ciò conferma la natura non perentoria del termine di conclusione del procedimento, fatte salve le possibili conseguenze per il ritardo a provvedere, non essendo stata prevista la consumazione del potere amministrativo allo scadere del termine assegnato per la conclusione del procedimento. Tuttavia, per evitare una indefinita protrazione della possibilità di proporre la relativa azione davanti al giudice amministrativo, è stato previsto il termine massimo di un anno entro il quale deve essere contestata l’inerzia illegittima dell’amministrazione.Il legislatore, infatti, al fine di attenuare il rischio che, eliminato l’onere della diffida, il silenzio inadempimento potesse divenire inoppugnabile dopo il decorso del termine (normalmente) più breve previsto per proposizione dei ricorsi davanti al giudice amministrativo, ha ritenuto congruo assegnare alla parte istante il termine di un anno (dal termine assegnato all’Amministrazione per la conclusione del procedimento) per esercitare l’azione tendente ad accertare l’illegittimità dell’inerzia.Decorso tale termine la parte, se ha ancora interesse ad ottenere una pronuncia dall’Amministrazione, può rivolgere alla stessa una nuova istanza ed eventualmente, se l’Amministrazione non provvede nel termine procedimentale assegnato, può impugnare tempestivamente il nuovo silenzio inadempimento formatosi.Per scaricare gratuitamente la sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 3.3.2015

 
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domenica 15 dicembre 2013 06:51

Silenzio-inadempimento della Pubblica Amministrazione: l’obbligo di provvedere non si può considerare assolto per il solo fatto che siano state emesse pronunce meramente elusive o interlocutorie

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III

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La Terza Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza in esame ricorda innanzi tutto che in materia di silenzio della p.a. è nozione elementare che l’obbligo di provvedere non si può considerare assolto, e il silenzio-inadempimento non si può considerare venuto meno, per il solo fatto che siano state emesse pronunce meramente elusive, ovvero soprassessorie o interlocutorie (salvo beninteso che queste ultime siano legittima manifestazione di esigenze istruttorie). Nel caso in esame, la nota del 30 ottobre 2012 della Prefettura è stata erroneamente interpretata dal T.A.R. come una risposta conclusiva di diniego, per di più motivata. Al contrario, si tratta di un caso tipico di atto meramente elusivo dell’obbligo di provvedere, o comunque di una interlocutoria non risolutiva.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III

 
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La Terza Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza in esame ricorda innanzi tutto che in materia di silenzio della p.a. è nozione elementare che l’obbligo di provvedere non si può considerare assolto, e il silenzio-inadempimento non si può considerare venuto meno, per il solo fatto che siano st ... Continua a leggere

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martedì 24 luglio 2012 09:09

Per le opere abusive realizzate in aree sottoposte a vincolo, il silenzio assenso sull'istanza di sanatoria per decorso del termine di ventiquattro mesi dall'emissione del parere dell'autorità preposta alla tutela del vincolo si forma solo nel caso di parere favorevole, e non anche di parere contrario

Consiglio di Stato

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Costituisce costante approdo della giurisprudenza amministrativa quello per cui dal combinato disposto degli art. 35 comma 19 e 32 comma 1 della l. 28/2/1985 n. 47 si evince che, in caso di istanza di sanatoria edilizia per opere abusive realizzate in aree sottoposte a vincolo, il silenzio assenso per decorso del termine di ventiquattro mesi dall'emissione del parere dell'autorità preposta alla tutela del vincolo si forma solo nel caso di parere favorevole, e non anche di parere contrario, poiché il rilascio della concessione in sanatoria per abusi in zone vincolate presuppone necessariamente il parere favorevole, e non il parere "sic et simpliciter" della predetta autorità. Si è detto peraltro, ancora di recente, che “il parere dell'Amministrazione preposta alla tutela del vincolo, di cui all'art. 32 l. n. 47 del 1985, è pregiudiziale ad ogni altra valutazione e, se sfavorevole, rende impossibile la sanatoria dell'opera. Conseguentemente, nel caso in cui l'espressione del parere e l'adozione del provvedimento sull'istanza di sanatoria siano di competenza della medesima Amministrazione (nella specie, il Comune), è ben possibile che l'esito negativo dell'esame sulla compatibilità con il vincolo consenta all'Amministrazione di adottare uno actu la determinazione negativa sul complesso procedimento di cui al citato art. 32.” (Consiglio Stato , sez. VI, 24 febbraio 2011 , n. 1156). Tale principio appare sovrapponibile a quello espresso dalla giurisprudenza penale di legittimità, secondo cui “a seguito delle modifiche introdotte dall'art. 32 d.l. 30 settembre 2003 n. 269 (conv., con mod. in l. 24 novembre 2003 n. 326) all'art. 32, comma 1, della l. 28 febbraio 1985 n. 47, non opera più, anche per le istanze di sanatoria già presentate, la procedura del silenzio - assenso per gli interventi di ampliamento eseguiti su immobili sottoposti a vincolo paesaggistico. (In motivazione la Corte ha precisato che il rilascio della sanatoria è subordinato al parere dell'amministrazione preposta alla tutela del vincolo da rilasciarsi nel termine di 180 gg. dall'istanza conseguendo, in caso di inerzia, l'impugnabilità del silenzio - rifiuto).” (Cassazione penale , sez. III, 16 marzo 2010 , n. 14312). In ordine alla problematica relativa alla epoca di apposizione del vincolo, dopo qualche iniziale incertezza, la giurisprudenza si è ormai stabilmente orientata verso l’affermazione della rilevanza di quest’ultimo, purchè sussistente al momento della richiesta di sanatoria, a nulla rilevando che esso non preesistesse al momento della esecuzione dell’intervento abusivo. Si è quindi condivisibilmente affermato, che “ai sensi dell'art. 32, l. 28 febbraio 1985 n. 47 l'esistenza di un vincolo paesaggistico esclude la possibilità della formazione del silenzio assenso sulle domande di rilascio di concessione edilizia in sanatoria.”(Consiglio Stato , sez. IV, 31 marzo 2009 , n. 2024) e si è soprattutto, puntualizzato, che “è irrilevante che il vincolo paesaggistico sia sopravvenuto rispetto alla commissione dell'abuso e alla data di presentazione della domanda di condono, perché secondo il consolidato orientamento della giustizia amministrativa sono rilevanti i vincoli paesaggistici sopravvenuti ed esistenti al momento dell'adozione del provvedimento sulla domanda di condono edilizio (nel caso di specie, il provvedimento di condono non aveva valutato adeguatamente la compatibilità paesaggistica dell'opera e pertanto risultava affetto dal vizio del difetto di motivazione, rilevato dalla Soprintendenza). (Consiglio Stato , sez. VI, 23 febbraio 2011 , n. 1127, ma anche, in passato, Consiglio Stato , sez. VI, 22 gennaio 2001 , n. 181. “l'art. 32 l. n. 47 del 1985, laddove impone una congrua valutazione da parte dell'autorità preposta alla tutela del vincolo in merito alla compatibilità del mantenimento dell'"opus" con le ragioni poste a fondamento del regime vincolistico, si applica anche in caso di vincolo sopravvenuto rispetto all'esecuzione ma vigente al momento della domanda.”).

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Costituisce costante approdo della giurisprudenza amministrativa quello per cui dal combinato disposto degli art. 35 comma 19 e 32 comma 1 della l. 28/2/1985 n. 47 si evince che, in caso di istanza di sanatoria edilizia per opere abusive realizzate in aree sottoposte a vincolo, il silenzio assenso ... Continua a leggere

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domenica 6 ottobre 2013 23:43

Il mero decorso del termine previsto per la conclusione del procedimento non rileva ai fini della proponibilità dell’azione avverso il silenzio della Pubblica Amministrazione

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato

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L’azione avverso il silenzio prevista dagli artt. 31 e 117 cod. proc. amm. costituisce strumento di tutela avverso l’inerzia della P.A. che presuppone, oltre all’esistenza di un obbligo di provvedere in capo alla P.A. medesima puntualmente identificato dall’ordinamento, anche un suo comportamento silente. In dipendenza di ciò, quindi, l’azione mediante la quale si intende far dichiarare dal giudice amministrativo l’obbligo di provvedere può essere proposta fintanto che perdura tale situazione di inadempienza, con la conseguenza che il mero decorso del termine previsto per la conclusione del procedimento non rileva ai fini della proponibilità dell’azione medesima qualora sopravvenga un qualsivoglia provvedimento espresso da parte della P.A.: qualora ciò fosse, il ricorso proposto avverso il silenzio non potrebbe, ragionevolmente, essere portato a una decisione del giudice che dichiari il silenzio e la sua conseguente illegittimità proprio perché il comportamento silente della P.A. risulterebbe oggettivamente venuto meno. A tale conclusione la giurisprudenza è pervenuta già nella vigenza della disciplina antecedente a quella attuale, contenuta nell’art. 21-bis della L. 6 dicembre 1971 n. 1034 introdotto per effetto dell’art. della L. 21 luglio 2000 n. 205, affermando – per quanto qui segnatamente interessa – che nel caso in cui, dopo la proposizione di un ricorso avverso il silenzio, quest'ultima eserciti la propria funzione con un atto espresso , viene meno l’esigenza di certezza sottesa alla ratio del predetto art. 21 bis della L. 1034 del 1971, sicché il giudice, prima di ogni ulteriore valutazione, dovrà limitarsi a prenderne atto, con le consequenziali statuizioni processuali a seconda del contenuto del provvedimento esplicito, essendo precluso l’esame circa la fondatezza della pretesa sostanziale fatta valere con la procedura del silenzio e la conseguente adeguatezza o sufficienza o legittimità del provvedimento in concreto adottato dalla P.A. (così, ad es., Cons. Stato, Sez. IV, 24 maggio 2010 n. 3270). A fortiori, sussiste un’inammissibilità ab origine dell’azione se l’esistenza di un atto dell’Amministrazione comunque rilevante per la sfera giuridica del destinatario dell’azione amministrativa viene a determinarsi ancor prima della presentazione del relativo ricorso. In entrambi i casi, infatti, l’azione giudiziale del silenzio, proprio perché deputata ad ovviare all’inadempimento dei pubblici poteri, perde la propria utilità se l’Amministrazione, adottando un proprio atto del procedimento, pone spontaneamente fine alla propria situazione di inadempienza.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato

 
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martedì 23 ottobre 2012 09:05

È inammissibile il giudizio avverso il silenzio dell’amministrazione, allorquando l’istanza a provvedere attiene a materia controversa oggetto di contenzioso giudiziario pendente

Consiglio di Stato

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La questione sollevata dai ricorrenti è l’ammissibilità del giudizio avverso il silenzio dell’amministrazione, allorquando l’istanza a provvedere attiene a materia controversa oggetto di contenzioso giudiziario pendente. Come osservato dai giudici di primo grado, il procedimento volto alla formazione del silenzio rifiuto, impugnabile ai fini della declaratoria dell’obbligo di provvedere, non è esperibile laddove non sussiste obbligo dell’amministrazione a provvedere. Tale situazione ricorre nel caso in cui sia pendente un giudizio avente ad oggetto la legittimità di atti cui è correlata la domanda degli interessati. L’obbligo di provvedere si risolverebbe, infatti, ove adempiuto, in un atto meramente soprassessorio, nel mentre il silenzio consentirebbe all’interessato di promuovere un giudizio analogo per contenuto a quello già pendente. Tale situazione è ravvisabile nel caso in esame, in cui in pendenza del giudizio sulla legittimità del provvedimento di acquisizione gratuita di un suolo abusivamente edificato, i ricorrenti con la procedura del silenzio – rifiuto chiedevano all’amministrazione una espressa pronuncia sull’istanza di restituzione. L’amministrazione non aveva, invero, alcun obbligo di provvedere sull’istanza, essendo in attesa dell’esito del giudizio sulla legittimità dell’acquisizione, che costituiva il presupposto della retrocessione. Sotto altro profilo, va poi considerato che il procedimento del silenzio – rifiuto, comunque, non è idoneo a rimettere nei termini l’interessato che abbia trascurato di impugnare tempestivamente atti a sé lesivi, i cui effetti sono divenuti irreversibili.

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sabato 15 febbraio 2014 09:03

S.C.I.A.: l’azione contro il silenzio ex art. 31 c.p.a. può essere esercitata solo dopo aver sollecitato “l’esercizio delle verifiche spettanti all’amministrazione” ed in caso di inerzia di quest’ultima

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV

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La Quarta Sezione del Consiglio di Stato precisa nella sentenza in esame che l’odierno comma 6-bis dell’art. 19 della legge nr. 241 del 1990, nell’escludere che la S.C.I.A. integri un provvedimento tacito e nell’individuare i rimedi esperibili dai terzi i quali intendano dolersi dell’iniziativa intrapresa dal dichiarante, precisa che costoro possono esercitare l’azione avverso il silenzio di cui all’art. 31 cod. proc. amm. solo dopo aver sollecitato “l’esercizio delle verifiche spettanti all’amministrazione”, e in caso di inerzia di quest’ultima; tale inciso, con tutta evidenza, richiama i poteri inibitori e di autotutela esecutiva disciplinati dal precedente comma 3 dello stesso art. 19, che dunque i terzi che si assumono lesi devono aver vanamente “stimolato” prima di poter adire l’organo giurisdizionale. Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV

 
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giovedì 5 dicembre 2013 19:15

Interventi per il contenimento della spesa pubblica: il vostro contributo alla spending review con la diffusione degli applicativi gratuiti del Governo "Amministrazione Trasparente" ed "Albo Pretorio on line"

segnalazione a cura del Prof. Avv. Enrico Michetti

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nell'incontro tenutosi presso il MEF in data 04/12/2013 tra il Commissario Straordinario per la spending review Dott. Carlo Cottarelli ed il Prof. Avv. Enrico Michetti, sono stati presentati i risultati conseguiti nell'anno in corso in termini di riduzione della spesa pubblica dal progetto Gazzetta Amministrativa della Repubblica Italiana. Da un punto di vista squisitamente economico, a seguito di un indagine di mercato, si e' peraltro evidenziato con riferimento ai soli costi minimi un risparmio per la spesa pubblica, per il 2013, pari a 56 milioni di euro. Una diffusione capillare, poi, sull'intero territorio nazionale, determinerebbe, sempre con riferimento ai soli costi minimi, un risparmio annuo a regime di circa 455 milioni di euro ai quali andranno aggiunti i risparmi derivanti dall'abbattimento dei costi del contenzioso amministrativo, contabile e tributario. Un ruolo rilevante in termini di contenimento della spesa pubblica è stato determinato dagli applicativi gratuiti (Albo Pretorio on line ed Amministrazione Trasparente) messi a disposizione dal Governo Italiano per il tramite della Gazzetta Amministrativa della Repubblica Italiana a tutti gli Enti gravati dalla vigente normativa. Gli applicativi di cui sopra potranno essere facilmente scaricati visitando la sezione Albo e Trasparenza. Gli applicativi MIPA peraltro, sono gli unici aggiornati in tempo reale con le modifiche normative e giurisprudenziali. Lo staff è a disposizione delle P.A. per l'immediata attivazione del servizio ai n. Tel. 06.3242351- 06.3242354 o mail servizi@gazzettaamministrativa.it, info@gazzettaamministrativa.it Invitiamo tutti i nostri utenti a contribuire all'abbattimento della spesa pubblica diffondendo e comunicando a tutte le Pubbliche Amministrazioni l'opportunità di poter usufruire gratuitamente dell'Amministrazione Trasparente e dell'Albo Pretorio on line.

segnalazione a cura del Prof. Avv. Enrico Michetti

 
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sabato 20 febbraio 2016 08:46

Silenzio inadempimento della P.A.: nei giudizi sul silenzio il giudice non può andare oltre la declaratoria di illegittimità dell’inerzia e l’ordine di provvedere

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV del 18.2.2016 n. 653

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La controversia all’esame della Quarta Sezione del Consiglio di Stato è stata introdotta quanto al regime giuridico sostanziale e processuale, ai sensi dell’art.31 del codice del processo amministrativo che disciplina l’azione avverso il silenzio-rifiuto (rectius silenzio- inadempimento ), istituto finalizzato a porre un rimedio alle ipotesi di comportamento inerte della pubblica amministrazione. Nella sentenza del 18 febbraio 2016 n. 653 il Supremo Consesso rileva come "Il legislatore, già con il previgente art.21 bis della legge 6 dicembre 1971 n.1034 ha configurato in favore del soggetto interessato un’azione articolata su due domande: una , di tipo dichiarativo , volta ad ottenere l’accertamento dell’obbligo dell’Amministrazione destinataria di un’apposita istanza ad essa rivolta a definire il procedimento nei termini previsti; l’altra, di condanna, con cui si impone alla P.A. l’adozione di una determinazione esplicita in ordine a quanto alla medesima viene chiesto. Sempre in linea di massima, va pure osservato che nei giudizi sul silenzio il giudice non può andare oltre la declaratoria di illegittimità dell’inerzia e l’ordine di provvedere , essendogli precluso il potere di accertare la fondatezza sostanziale sottesa alla richiesta avanzata dal soggetto, giacchè se così non fosse si andrebbe a sostituire indebitamente alla stessa P.A. ( cfr Cons Stato Sez. IV 25/9/2012 n.5088; idem 24/572010 n. 3270 ). Inoltre perché si configuri un silenzio- inadempimento è necessario che l’Amministrazione contravvenga ad un preciso obbligo di provvedere e tanto sia in base ad espresse previsioni di legge sia nelle ipotesi che discendono dai principi generali o dalla peculiarità del caso.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV del 18.2.2016 n. 653

 
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martedì 19 giugno 2012 09:13

Il giudizio di accertamento dell’illegittimità del silenzio-rifiuto ex art 117 c.p.a. presuppone che in capo all’amministrazione sussista un obbligo giuridico di provvedere sull’istanza del privato

TAR Lazio

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Nella sentenza in esame il Giudice capitolino rileva come il giudizio di accertamento dell’illegittimità del silenzio-rifiuto ex art 117 c.p.a. presuppone che in capo all’amministrazione sussista un obbligo giuridico di provvedere sull’istanza del privato (art. 2, comma 1, l. n. 241/90), cioè “di esercitare una pubblica funzione attribuita normativamente alla competenza dell’organo amministrativo destinatario della richiesta, mediante avvio di un procedimento amministrativo volto all’adozione di un atto tipizzato nella sfera autoritativa del diritto pubblico” (così Cons. Stato, sez. VI, 22 maggio 2008, n. 2458). In assenza di tale obbligo non è configurabile la fattispecie del silenzio rifiuto, non potendo tale istituto essere invocato al fine di provocare una presa di posizione da parte dell’amministrazione, indipendentemente dall’esistenza di un dovere di provvedere derivante dalla legge e, correlativamente, di una pretesa del privato avente consistenza giuridica (quanto meno sub specie di interesse differenziato e qualificato). Né vale invocare l’orientamento secondo cui l’obbligo ex art. 2 l. n. 241/90 sussisterebbe “in tutte quelle fattispecie particolari nelle quali ragioni di giustizia e di equità impongano l’adozione di un provvedimento e quindi, tutte quelle volte in cui, in relazione al dovere di correttezza e di buona amministrazione della parte pubblica, sorga per il privato una legittima aspettativa a conoscere il contenuto e le ragioni delle determinazioni (qualunque esse siano) dell’Amministrazione” (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 27 marzo 2012, n. 2468).

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domenica 20 ottobre 2013 08:52

Azione contro il silenzio della Pubblica Amministrazione: il giudice può pronunciarsi sulla fondatezza della pretesa solo quando si tratta di attività vincolata, o se non residuano ulteriori margini di esercizio della discrezionalità e non sono necessari adempimenti istruttori

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato

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Osserva il Consiglio di Stato nella sentenza in esame che, secondo l’art. 31, comma 3, del c.p.a., il Giudice, con riguardo alla azione avverso il silenzio, può pronunciare sulla fondatezza della pretesa dedotta in giudizio solo quando si tratta di attività vincolata, o quando risulta che non residuano ulteriori margini di esercizio della discrezionalità e non sono necessari adempimenti istruttori che debbano essere compiuti dall’Amministrazione.Il G.A., non potendo sostituirsi all'Amministrazione negli accertamenti e nelle scelte ad essa riservati, non può infatti, in nessun caso, "pronunciare con riferimento a poteri amministrativi non ancora esercitati", come dispone il comma 2 dell'art. 34 del c.p.a. (Consiglio di Stato, Sezione VI, 16 febbraio 2011, n. 996).

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato

 
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lunedì 3 giugno 2013 17:53

Nei giudizi sul silenzio dell’Amministrazione, il giudice amministrativo non può andare oltre la declaratoria di illegittimità dell'inerzia e l'ordine di provvedere

Consiglio di Stato

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In linea di massima, nei giudizi sul silenzio dell’Amministrazione, il giudice amministrativo non può andare oltre la declaratoria di illegittimità dell'inerzia e l'ordine di provvedere; gli resta precluso il potere di accertare direttamente la fondatezza della pretesa fatta valere dal richiedente, sostituendosi all'Amministrazione stessa. Le disposizioni relative, ove interpretate diversamente, attribuirebbero illegittimamente, in modo indiscriminato, una giurisdizione di merito (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 24 maggio 2010, n. 3270). Pertanto, nell'ambito del giudizio sul silenzio, il giudice potrà conoscere della accoglibilità dell'istanza: a) nelle ipotesi di manifesta fondatezza, allorché siano richiesti provvedimenti amministrativi dovuti o vincolati in cui non c'è da compiere alcuna scelta discrezionale che potrebbe sfociare in diverse soluzioni e fermo restando il limite della impossibilità di sostituirsi all'Amministrazione; b) nell'ipotesi in cui l'istanza sia manifestamente infondata, sicché risulti del tutto diseconomico obbligare l’Amministrazione a provvedere laddove l'atto espresso non potrebbe che essere di rigetto (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 12 marzo 2010, n. 1468).

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sabato 5 aprile 2014 10:24

Abusi edilizi: la richiesta di concessione in sanatoria di un'opera edilizia non inficia la legittimità dell'ordine di demolizione solo se la sanatoria sia stata poi respinta

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V

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Secondo la giurisprudenza del Consiglio di Stato (Cons. St., Sez. V, 31 marzo 2010, n. 1875; Sez. II, 12 maggio 2004, n. 1056), ribadita nella sentenza in esame la richiesta di concessione in sanatoria di un'opera edilizia non inficia la legittimità dell'ordine di demolizione impartito in precedenza, quando la domanda di sanatoria sia stata poi respinta. L’ordine di demolizione risulta illegittimo soltanto se viene adottato all’indomani della domanda di sanatoria, ciò in ragione del fatto che l’istanza di sanatoria impedisce che l’amministrazione prima del suo esame si attivi per eliminare un abuso che potrebbe essere sanato. L’ordine di demolizione è infatti, un atto vincolato che poggia sull’atto presupposto che accerta la presenza di un abuso edilizio, conseguentemente l’efficacia dell’ordine di demolizione resta sospesa all’indomani della presentazione della domanda di sanatoria, ma al momento in cui la stessa venga respinta, l’ordine di demolizione torna a spiegare i suoi effetti, né appare necessario che l’amministrazione adotti un ulteriore ordine di demolizione, poiché la domanda di sanatoria non caduca l’ordine di demolizione, ma ne sospende gli effetti, che ricominciano a decorrere a far data dall’adozione del diniego di sanatoria. Per approfondire cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V

 
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sabato 17 novembre 2012 21:00

Il silenzio della pubblica amministrazione sull'istanza del privato diretta a richiedere la realizzazione di opere di urbanizzazione non può essere impugnato con il rito speciale del silenzio previsto dall’art. 117 d.lgs. n. 104/2010

TAR Puglia

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Nella controversia in esame il ricorrente con il ricorso ha chiesto che fosse dichiarata la illegittimità del silenzio-inadempimento del Comune in ordine alle istanze avanzate per la realizzazione delle opere di urbanizzazione nella zona in cui erano stati dalla stessa edificati uffici e capannoni commerciali in virtù di concessione edilizia rilasciata dallo stesso Comune. Il TAR ha dichiarato inammissibile il ricorso. Il silenzio della pubblica amministrazione oggetto dello speciale rito previsto dall’art. 117 d.lgs. 104/2010, costituisce la violazione dell’obbligo di concludere il procedimento con un provvedimento espresso, contenuto nell’art. 2 dalla legge n. 241/90, come modificato dalle leggi nn. 15/2005 e 69/2009; a tale disciplina fa riferimento la stessa ricorrente nella parte in “diritto” del ricorso (pag. 3). Oggetto del giudizio risulta quindi un’attività provvedimentale dell’amministrazione, che non ha emesso l’atto conclusivo del procedimento iniziato su istanza della parte o d’ufficio. Viceversa non rientra in tale ipotesi la lamentata omissione di un’attività materiale, come nel caso di specie: la ricorrente ha infatti contestato la mancata materiale esecuzione delle opere di urbanizzazione, evidenziando le precarie condizioni igieniche della zona, a nulla rilevando, a fronte di tale situazione, l’eventuale emissione o meno da parte del Comune dei necessari provvedimenti formali, rispetto all’inattività mantenuta con riferimento alla concreta realizzazione delle opere in questione. Per completezza deve anche evidenziarsi che le opere di urbanizzazione non costituiscono corrispettivo rispetto al pagamento dei relativi oneri con il rilascio della concessione edilizia, non sussistendo alcun sinallagma tra le somme versate dal privato e la condotta che l’amministrazione deve tenere nell’interesse della salute pubblica e dell’ordinato ed igienico sviluppo del territorio.

TAR Puglia

 
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Nella controversia in esame il ricorrente con il ricorso ha chiesto che fosse dichiarata la illegittimità del silenzio-inadempimento del Comune in ordine alle istanze avanzate per la realizzazione delle opere di urbanizzazione nella zona in cui erano stati dalla stessa edificati uffici e capannoni ... Continua a leggere

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domenica 28 aprile 2013 13:25

E' irricevibile l'appello avverso il silenzio rifiuto della P.A. qualora la notificazione non venga effettuata nel termine dimezzato di tre mesi dal deposito della sentenza

Consiglio di Stato

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Il Consiglio di Stato ha dichiarato nel caso di specie l'appello irricevibile rilevando come il dimezzamento dei termini prevista dal codice del processo amministrativo si applica, ai sensi dell’art. 117, anche al giudizio in materia di silenzio rifiuto. Ai sensi del citato art. 117 c.p.a., la notifica dell’atto di appello sarebbe dovuta avvenire entro il 31 marzo 2012, nei tre mesi dal deposito della sentenza di primo grado avvenuta il 31 gennaio 2012, mentre l’atto di appello risulta notificato il 27 luglio 2012, oltre il suddetto termine di tre mesi.

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Il Consiglio di Stato ha dichiarato nel caso di specie l'appello irricevibile rilevando come il dimezzamento dei termini prevista dal codice del processo amministrativo si applica, ai sensi dell’art. 117, anche al giudizio in materia di silenzio rifiuto. Ai sensi del citato art. 117 c.p.a., la noti ... Continua a leggere

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giovedì 28 luglio 2016 15:44

Abusi edilizi: con il rigetto dell'istanza di sanatoria, il provvedimento di demolizione riacquista efficacia

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. VI del 28.7.2016 n. 3407

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La proposizione di un’istanza di sanatoria ordinaria non comporta la radicale e definitiva inefficacia dell’ordine di demolizione, (cfr. Cons. di Stato, n. 1546/2014 e 4818/2013), ma fa conseguire all’atto uno stato di temporanea quiescenza, fino alla definizione del procedimento, espressa o tacita, all'evidente fine di evitare, in caso di accoglimento dell'istanza, la demolizione di un’opera che, benché realizzata in assenza o difformità dal titolo edilizio, si accerti tuttavia essere conforme alla strumentazione urbanistica. Una volta rigettata l’istanza di sanatoria, il provvedimento di demolizione riacquista la sua efficacia, determinando, così, la permanenza dell’interesse all’impugnazione dello stesso.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. VI del 28.7.2016 n. 3407

 
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La proposizione di un’istanza di sanatoria ordinaria non comporta la radicale e definitiva inefficacia dell’ordine di demolizione, (cfr. Cons. di Stato, n. 1546/2014 e 4818/2013), ma fa conseguire all’atto uno stato di temporanea quiescenza, fino alla definizione del procedimento, espressa o tacita ... Continua a leggere

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