Sunday 06 July 2014 07:46:34

Provvedimenti Regionali  Contratti, Servizi Pubblici e Concorrenza

Appalti: la responsabilità precontrattuale della stazione appaltante in caso di revoca degli atti di gara

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Lazio Roma Sez. III bis del 26.6.2014

Per giurisprudenza consolidata è astrattamente configurabile una responsabilità precontrattuale in capo alla stazione appaltante che proceda legittimamente alla revoca degli atti di gara, allorquando la determinazione in autotutela abbia inciso su di un affidamento ingenerato nella parte privata alla stipula del contratto di appalto e la condotta precedente alla revoca si palesi non rispettosa dei principi di buona fede e correttezza, in quanto l’amministrazione abbia proseguito l’iter di affidamento dell’appalto nonostante, ad esempio, ricorressero condizioni normative, economiche o finanziarie per interromperlo. In sintesi, ad avviso della giurisprudenza, si palesa scorretta la condotta dell’amministrazione che revochi con ritardo gli atti di gara, ingenerando per tale via legittimi affidamenti in capo all’aggiudicatario, quando avrebbe potuto (e dovuto) procedere con largo anticipo al ritiro in autotutela (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 20 febbraio 2014, n. 790). Traslando i superiori principi alla controversia in esame non possono essere ravvisati gli estremi costitutivi di una fattispecie rilevante ai sensi dell’art. 1337 c.c. Ed invero, la condotta tenuta nella specie dall’Ente resistente si palesa pienamente conforme ai canoni di buona fede e correttezza, in quanto – a fronte di una rilevante sopravvenienza legislativa – l’Ente ha senza indugio provveduto ad intervenire in autotutela sul provvedimento di aggiudicazione, a poche settimane dalla sua adozione e senza pertanto ingenerare affidamenti di sorta nei confronti dell’aggiudicatario. In altri termini, non emerge nei fatti, come accertati nell’odierno giudizio, alcuna condotta, attiva o omissiva, suscettibile di essere qualificata come scorretta e quindi lesiva di affidamenti ingenerati nella controparte privata (cfr. Ad. Pl. n. 6 del 2005). Pertanto, la domanda di risarcimento proposta ai sensi dell’art. 1337 c.c. deve essere respinta. Deve essere del pari respinta la domanda di liquidazione dell’indennizzo ai sensi dell’art. 21-quinquies della legge n. 241 del 1990. Tale indennizzo presuppone la legittimità del provvedimento di revoca adottato dall’amministrazione, ma non integra, come sembra dedurre la ricorrente, un effetto automatico della disposta autotutela. Difatti, l’art. 21-quinquies, comma 1, della legge n. 241 del 1990 stabilisce sul punto che “Se la revoca comporta pregiudizi in danno dei soggetti direttamente interessati, l’amministrazione ha l’obbligo di provvedere al loro indennizzo”. Il successivo comma 1-bis aggiunge che nell’ipotesi in cui la revoca “incida su rapporti negoziali” l’indennizzo liquidato agli interessati “è parametrato al solo danno emergente e tiene conto si dell’eventuale conoscenza o conoscibilità da parte dei contraenti della contrarietà dell’atto amministrativo oggetto di revoca all’interesse pubblico, sia dell’eventuale concorso dei contraenti o di altri soggetti all’erronea valutazione della compatibilità di tale atto con l’interesse pubblico”. Ne discende che non può che gravare sull’interessato l’onere di provare: a) che la disposta revoca abbia prodotto pregiudizi in suo danno; b) la quantificazione di tale pregiudizi, in ossequio alla previsione del citato comma 1-bis (cfr. Cons. Stato, sez. V, 6 ottobre 2010, n. 7334). Nel caso di specie, la ricorrente si è limitata ad invocare l’indennizzo ai sensi della disposizione citata, senza allegare, né tanto meno documentare, l’esistenza di un effettivo pregiudizio e gli elementi necessari per la sua quantificazione. Poiché l’indennizzo può essere commisurato al solo danno emergente (cfr. Cons. Stato, sez. VI, n. 5993 del 2012), la ricorrente avrebbe dovuto documentare nel dettaglio le voci patrimoniali a tal fine rilevanti, e non limitarsi a chiedere al Giudice la quantificazione “in misura non inferiore al 50% del risarcimento per equivalente richiesto in caso di illegittimità dei provvedimenti impugnati” (v. memoria difensiva per l’udienza pubblica).

 

Testo del Provvedimento (Contenuto Riservato)

 

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