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ORGANI
GAZZETTA AMMINISTRATIVA
2016

Direttore:
Enrico Michetti
 
Presidente Onorario:
Pasquale de Lise
PRESIDENTE EMERITO DEL CONSIGLIO DI STATO
 
Pres. Consiglio Scientifico:
Alberto Romano
 
Vice Pres. Vicario del Consiglio Scientifico:
Amedeo Speranza
 
Comitato dei Saggi:
Ignazio Francesco Caramazza
AVVOCATO GENERALE EMERITO DELLO STATO
 
Antonio Fazio
GOVERNATORE EMERITO DELLA BANCA D'ITALIA
 
Luigi Giampaolino
PRESIDENTE EMERITO DELLA CORTE DEI CONTI
 
Andrea Monorchio
RAGIONIERE GENERALE DELLO STATO EMERITO
 
Antonio Naddeo
CAPO DIPARTIMENTO AFFARI REGIONALI
 
Filippo Patroni Griffi
PRESIDENTE DI SEZIONE DEL CONSIGLIO DI STATO
 
Sergio Santoro
PRESIDENTE DI SEZIONE DEL CONSIGLIO DI STATO
 
Alberto Stancanelli
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
 
Direttore Generale:
Valentina Romani
 
Vice Direttore Generale:
Angelo Domini
 
Responsabile Coordinamento Attività:
Emanuele Riccardi
 
Responsabile Media e Social Media:
Paolo Romani
 
Responsabile Organizzazione:
Filippo Gai
 
Responsabile Relazioni Esterne:
Angelo Miele
 
Responsabile Osservatorio Enti Locali:
Franco Bianchi
 
Responsabile Osservatorio Anticorruzione:
Giovanni Tartaglia Polcini
 
Responsabile Osservatorio Penale:
Luca Petrucci
 
Resp. Osservatorio di Diritto Pubblico dell'Economia:
Roberto Miccu
 
Resp. Osservatorio Società Pubbliche:
Roberto Diacetti
 
Vice Direttori Rivista:
Paolo Pittori, Rodolfo Murra, Domenico Tomassetti, Federico Mazzella, Stefano Olivieri Pennesi, Salvatore Napolitano, Anna Cinzia Bartoccioni, Antonio Cordasco
 
Segretari Consiglio Scientifico:
Fulvio Pastore, Massimo Mari, Elisa Scotti
 
Consiglio Scientifico:
PROFESSORI ORDINARI DI DIRITTO AMMINISTRATIVO E PUBBLICO
Vicente Alvarez Garcìa
Enzo Baldini
Rodolfo Carlos Barra
Antonio Bartolini
Salvatore Bellomia
Raffaele Bifulco
Andrea Biondi
Roberto Caranta
Agatino Cariola
Paola Chirulli
Alfredo Contieri
Guido Corso
Francesco De Leonardis
Enrico Follieri
Fabio Francario
Carlo Emanuele Gallo
Alejo Hernandez Lavado
Vincenzo Caputi Iambrenghi
Giovanni Leone
Fiorenzo Liguori
Emanuele Lobina
Stelio Mangiameli
Bernardo Giorgio Mattarella
Fabio Merusi
Roberto Miccù
Nino Paolantonio
Roberto Cavallo Perin
Paola Piras
Aristide Police
Emilio Paolo Salvia
Salvatore Raimondi
Filippo Satta
Antonio Romano Tassone
Dimitris Xenos
 
 
Senato della Repubblica - Area Riservata
Monopoli di Stato - Area Riservata
Autorità Portuali - Area Riservata
  • 14.01.2015: AVVISO IMPORTANTE Pubblicata nell'area di gestione di "Amministrazione Trasparente" la Circolare N. 1/2015/AT/GA/ANAC contenente le indicazioni per le modalità operative relative all'anno 2015 per gli adempimenti Legge 190/2012 art. 1, comma 32 - Appalti. Vai alla tua area per visualizzarla. 02.12.2014:Da oggi puoi inserire sul sito del tuo Ente, sul tuo sito o sul tuo blog, gratuitamente, le ultime notizie pubblicate dal Quotidiano della P.A., l’interfaccia è semplice e immediata, clicca qui per visualizzarla.
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LA RASSEGNA DEL DIRETTORE

 
domenica 1 maggio 2016 14:34

Concorsi: pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 3° bando di reclutamento 2016 di 3.500 volontari in ferma prefissata di un anno nell'Esercito

segnalazione del concorso del Ministero della Difesa pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 34 del 29.4.2916

È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 4a Serie Speciale - Concorsi ed Esami n.34 del 29-4-2016 il 3° bando di reclutamento, per il 2016, di 3.500 volontari in ferma prefissata di un anno nell'Esercito. Scarica il bando

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domenica 1 maggio 2016 14:25

Esclusione dalla gara: la mancata allegazione della dichiarazione attestante l'assenza di procedimenti o condanne penali

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 29.4.2016 n. 1641

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Una società, collocatasi provvisoriamente al primo posto nella graduatoria della gara per l’affidamento della progettazione esecutiva e dei lavori della nuova sede in Trento dell’Associazione provinciale dei minori, ha impugnato il provvedimento di Patrimonio del Trentino s.p.a., stazione appaltante, di annullamento dell’aggiudicazione provvisoria, esclusione dalla gara, incameramento della cauzione, con contestuale segnalazione all’Autorità di vigilanza.Atto adottato in conseguenza dell’accertamento della non veridicità di quanto dichiarato nell’offerta della società ricorrente da parte del progettista, a carico del quale veniva riscontrata la sussistenza di sentenza penale non dichiarata in sede di autodichiarazione.Il Consiglio di Stato Sez. V nella sentenza del 29.4.2016 n. 1641 ha affermato come sia dirimente la prescrizione del bando, sul dovere, sanzionato a pena d’esclusione, di dichiarare le sentenze di condanna in precedenza riportate.Dovere espressamente esteso (allegato A1 avvertenze NB1) anche al progettista esterno di cui l’impresa offerente si intende avvalere per l’esecuzione delle prestazioni dedotte nel contratto oggetto di gara.La valutazione sulla gravità della condanna e l’effettiva incidenza sulla moralità professionale, contrariamente a quanto afferma la società appellante, esulano dalle ragioni che possono giustifiare la mancata dichiarazione da parte dell’impresa, e sono riservate all’amministrazione appaltante.La completezza e la veridicità della dichiarazione sostitutiva di notorietà sui requisiti per la partecipazione all’evidenza pubblica sono posti a tutela dell’interesse pubblico alla trasparenza e, al tempo stesso, alla semplificazione della procedura di gara (cfr. Cons. Stato, VI, 2 luglio 204 n. 3336).Non è poi incompatibile con i principi comunitari la previsione dell’esclusione.È univoco e consolidato l’orientamento giurisprudenziale, da cui non sussistono giustificati motivi per qui discostarsi, a mente del quale l’esclusione di un'impresa dalla procedura di aggiudicazione di un appalto pubblico per mancata allegazione della dichiarazione attestante l'assenza di procedimenti o condanne penali a carico del direttore tecnico, prevista dall'art. 38 d.lgs. n. 163 del 2006 è legittima e compatibile con la direttiva appalti n. 2004/18/CE, rilevante ratione temporis in questo giudizio (cfr., Cons. Stato,. V, 28 settembre 2015 n. 4511). inoltre, l'esclusione non può essere evitata con la produzione della documentazione in un momento successivo (cfr. Corte di Giustizia UE, sez. X, 6 novembre 2014, n. 42-2013). Il principio di parità di trattamento e l'obbligo di trasparenza, invero, obbligano l'Amministrazione ad escludere un operatore che non abbia comunicato un documento o un’informazione la cui produzione era prevista dalla lex specialis a pena di esclusione, e non vi è possibilità, contrariamente a quanto dal afferma l’appellante, d’invocare il soccorso istruttorio né il c.d. falso innocuo (Cons. Stato, sez. IV, 22 dicembre 2014 n. 6336). Ciò vale tanto più nel caso – come quello in esame – in cui il dichiarante abbia scientemente cancellato l’avvertenza contenuta nel modello della dichiarazione relativa alla causa d’esclusione per cui si discute.Venendo agli altri motivi d’appello, l’incameramento della cauzione è, ai sensi dell’art. 75 d.lgs. n. 163 del 2006, atto dovuto (cfr. Cons. Stato, III, 29 luglio 2015 n. 3749).Invece la declaratoria (in data 1 settembre 2015) d’estinzione del reato, non dichiarato, che ha dato luogo alla condanna del progettista, è successiva all’adozione dei provvedimenti impugnati, e come tale ininfluente ai fini della partecipazione alla procedura concorrenziale.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 29.4.2016 n. 1641

 
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Una società, collocatasi provvisoriamente al primo posto nella graduatoria della gara per l’affidamento della progettazione esecutiva e dei lavori della nuova sede in Trento dell’Associazione provinciale dei minori, ha impugnato il provvedimento di Patrimonio del Trentino s.p.a., stazione appaltant ... Continua a leggere

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domenica 1 maggio 2016 14:11

Procedure di gara e Durc: non sono consentite regolarizzazioni postume di posizioni previdenziali

segnalazione della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 29.4.2016 n. 1650

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Per l’art. 38, comma 1, lett. i), d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163, sono esclusi dalle procedure di gara per i contratti pubblici quanti «hanno commesso violazioni gravi, definitivamente accertate, alle norme in materia di contributi previdenziali e assistenziali, secondo la legislazione italiana o dello Stato in cui sono stabiliti».La regolarità contributiva deve sussistere fin dalla presentazione dell’offerta e permanere per tutta la durata della procedura di aggiudicazione e del rapporto con la stazione appaltante, restando irrilevante un eventuale adempimento tardivo dell’obbligazione contributiva (cfr. da ultimo, Cons. Stato, III, 9 marzo 2016, n. 955).Tale principio, già chiaramente espresso da Con. Stato, Ad. plen., 4 maggio 2012, n. 8, non è superato dall’articolo 31 (Semplificazioni in materia di DURC), comma 8, d.l. 21 giugno 2013, n. 69 (Disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia), convertito con modificazioni dalla l. 9 agosto 2013 n. 98sull’invito alla regolarizzazione,a norma del quale ai fini della verifica per il rilascio del DURC, «in caso di mancanza dei requisiti per il rilascio di tale documento gli Enti preposti al rilascio, prima dell'emissione del DURC o dell'annullamento del documento già rilasciato, invitano l'interessato […] a regolarizzare la propria posizione entro un termine non superiore a quindici giorni, indicando analiticamente le cause della irregolarità». Cio è stato recentemente ribadito da Cons. Stato, Ad. plen., 29 febbraio 2016, n. 5 e 6, che hanno chiarito che anche dopo detto art. 31 non sono consentite regolarizzazioni postume di posizioni previdenziali, perché l’impresa dev’essere in regola con l’assolvimento degli obblighi previdenziali e assistenziali fin dalla presentazione dell’offerta e conservare tale stato per la durata della procedura di aggiudicazione e del rapporto con la stazione appaltante: sicché rimane irrilevante l’eventuale adempimento tardivo dell’obbligazione contributiva, posto che l’invito alla regolarizzazione (il c.d. preavviso di DURC negativo), già previsto dall’art. 7 comma 3 d.m. 24 ottobre 2007 e ora recepito dall’art. 31 predetto opera solo nei rapporti tra impresa ed ente previdenziale, ossia con riferimento al DURC chiesto dall’impresa e non anche al DURC richiesto dalla stazione appaltante per la verifica della veridicità dell’autodichiarazione resa ai sensi dell’art. 38, comma 1, lett. i) del Codice dei contratti pubblici ai fini della partecipazione alla gara d’appalto. Nemmeno in senso contrario è sufficiente a deporre la normativa regolamentare invocata dall’appellante.A parte infatti che la successiva norma di legge del 2013, da interpretare negli anzidetti risolutivi sensi, assorbe ogni questione circa l’eventuale confligente portata di una precedente diposizione regolamentare del 2010, vale rilevare che l’art 4, comma 2, d.P.R. 5 ottobre 2010, n. 207, dispone: “Nelle ipotesi previste dall'articolo 6, commi 3 e 4, in caso di ottenimento da parte del responsabile del procedimento del documento unico di regolarità contributiva che segnali un'inadempienza contributiva relativa a uno o più soggetti impiegati nell'esecuzione del contratto, il medesimo trattiene dal certificato di pagamento l'importo corrispondente all'inadempienza. Il pagamento di quanto dovuto per le inadempienze accertate mediante il documento unico di regolarità contributiva è disposto dai soggetti di cui all'articolo 3, comma 1, lettera b), direttamente agli enti previdenziali e assicurativi, compresa, nei lavori, la cassa edile”.La funzione della norma è solo di garanzia dei lavoratori: evitare che il personale impiegato dai soggetti esecutori di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, possa subire pregiudizi derivanti dall’omesso pagamento degli oneri contributivi e assicurativi da parte del proprio datore di lavoro.Questa ratio della disposizione impedisce di interpretarla nel senso proposto dalla appellante, vale a dire come sostituzione finalizzata a sanare, ai fini della gara, la posizione del datore di lavoro inadempiente agli obblighi in questione.Contrariamente, quindi, a quanto quest’ultima assume, l’eventuale sostituzione dell’amministrazione committente nel versamento “agli enti previdenziali e assicurativi, compresa, nei lavori, la cassa edile”, di quanto dovuto dall’appaltatore per i relativi oneri, non sana il suo inadempimento, al fine di costituirne, ai fini di gara, un’artificiale e surrogata regolarità contributiva. La posizione dell’impresa a quel riguardo pertanto permane comunque negativa, anche in caso di pagamento dei detti oneri da parte dall’amministrazione. Alla luce delle esposte considerazioni:a) ai fini del requisito di gara sono irrilevanti le eventuali inadempienze del Comune nella sostituzione richiamata: sia nel versare, in luogo della Avvenire s.r.l., gli oneri contributivi e assicurativi da questa non corrisposti, sia nel pagare gli importi reclamati dall’appellante a titolo di revisione del canone d’appalto;b) non è fondata la censura secondo cui l’interpretazione dell’art. 4, comma 2, d.P.R. n. 207 del 2010, fatta propria dal giudice di prime cure, si porrebbe in contrasto con gli artt. 3 e 41 Cost..Altrettanto irrilevante è che la parte appellante abbia autocertificato la sussistenza del requisito di che trattasi sulla base di DURC regolari, in corso di validità al momento dell’autodichiarazione.Invero, l'irregolarità contributiva sussistente al momento della domanda di partecipazione non solo non può essere sanata da una regolarizzazione postuma, ma non può nemmeno essere giustificata dal fatto che l'impresa sia in possesso di precedenti DURC che attestino (con riferimento ad una data precedente rispetto a quella di presentazione della domanda) la sussistenza della correntezza contributiva (Cons. Stato, Ad. plen., 29 febbraio 2016, n. 5, secondo cui non giova “invocare il termine trimestrale di validità del DURC precedentemente rilasciato, atteso che l'art. 7, comma 2, del d.m. 24 ottobre 2007, riferisce tale termine di validità al solo settore degli appalti privati, ai fini dei quanto previsto a carico del committente o del responsabile dei lavori dall'art. 3, comma 8, del D.Lgs. 14 agosto 1996, n. 496 (che prevede fra l'altro la sospensione del titolo abilitativo edilizio nel caso in cui non venga trasmesso all'Amministrazione concedente un DURC in corso di validità dell'impresa esecutrice dei lavori).Il termine di validità del DURC non può, quindi, essere strumentalmente utilizzato per legittimare la partecipazione alla gara di imprese che al momento della presentazione della domanda non siano comunque più in regola con gli obblighi contributivi.Né può invocarsi la lesione dell'affidamento riposto sulle risultanze del precedente DURC, atteso che, come si è precedentemente rilevato, in base al già richiamato principio di autoresponsabilità (in forza del quale ciascuno risponde degli errori commessi) non si può pretendere di superare l'inadempimento storicamente verificatosi in nome dell'apparenza ingenerata dal precedente rilascio di un documento unico di regolarità contributiva che va a "fotografare" una situazione di regolarità non più attuale al momento della partecipazione alla gara”.Nel descritto contesto, correttamente la stazione appaltante, in sede di verifica postuma dei requisiti autocertificati effettuata ai sensi dell’art. 48 d. lgs. n. 163 del 2006, ha disposto l’esclusione dalla gara dell’odierna appellante, tenuto conto che era risultata priva del requisito della regolarità contributiva.

segnalazione della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 29.4.2016 n. 1650

 
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Per l’art. 38, comma 1, lett. i), d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163, sono esclusi dalle procedure di gara per i contratti pubblici quanti «hanno commesso violazioni gravi, definitivamente accertate, alle norme in materia di contributi previdenziali e assistenziali, secondo la legislazione italiana o de ... Continua a leggere

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sabato 30 aprile 2016 08:56

Giustizia: in Gazzetta Ufficiale la legge per la riforma della magistratura onoraria

segnalazione della legge n.57/2016 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 99 del 29.4.2016

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Entra in vigore il 14 maggio 2016 la legge 28 aprile 2016 n. 57 che delega il Governo per la riforma organica della magistratura onoraria e altre disposizioni sui giudici di pace. Con questa legge - pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.99 del 29-4-2016 - che si compone di 9 articoli, il Governo e' delegato ad adottare, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, con l'osservanza dei principi e dei criteri direttivi stabiliti all'articolo 2, uno o piu' decreti legislativi diretti a: a) prevedere un'unica figura di giudice onorario, inserito in un solo ufficio giudiziario; b) prevedere la figura del magistrato requirente onorario, inserito nell'ufficio della procura della Repubblica; c) disciplinare i requisiti e le modalita' di accesso alla magistratura onoraria, il procedimento di nomina ed il tirocinio; d) operare la ricognizione e il riordino della disciplina relativa alle incompatibilita' all'esercizio delle funzioni di magistrato onorario; e) disciplinare le modalita' di impiego dei magistrati onorari all'interno del tribunale e della procura della Repubblica; f) disciplinare il procedimento di conferma del magistrato onorario e la durata massima dell'incarico; g) regolamentare il procedimento di trasferimento ad altro ufficio; h) individuare i doveri e i casi di astensione del magistrato onorario; i) regolamentare i casi di decadenza dall'incarico, revoca e dispensa dal servizio; l) regolamentare la responsabilita' disciplinare e quindi individuare le fattispecie di illecito disciplinare, le relative sanzioni e la procedura per la loro applicazione; m) prevedere e regolamentare il potere del presidente del tribunale di coordinare i giudici onorari; n) prevedere i criteri di liquidazione dell'indennita'; o) operare la ricognizione e il riordino della disciplina in materia di formazione professionale; p) ampliare, nel settore penale, la competenza dell'ufficio del giudice di pace, nonche' ampliare, nel settore civile, la competenza del medesimo ufficio, per materia e per valore, ed estendere, per le cause il cui valore non ecceda euro 2.500, i casi di decisione secondo equita'; q) prevedere una sezione autonoma del Consiglio giudiziario con la partecipazione di magistrati onorari elettivi; r) prevedere il regime transitorio per i magistrati onorari in servizio alla data di entrata in vigore del decreto legislativo ovvero dell'ultimo dei decreti legislativi emanati in attuazione della delega di cui al presente comma; s) prevedere specifiche norme di coordinamento delle nuove disposizioni con le altre disposizioni di legge e per l'abrogazione delle norme divenute incompatibili. Per saperne di più scarica la legge

segnalazione della legge n.57/2016 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 99 del 29.4.2016

 
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Entra in vigore il 14 maggio 2016 la legge 28 aprile 2016 n. 57 che delega il Governo per la riforma organica della magistratura onoraria e altre disposizioni sui giudici di pace. Con questa legge - pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.99 del 29-4-2016 - che si compone di 9 articoli ... Continua a leggere

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sabato 30 aprile 2016 08:46

Comuni istituiti a seguito di fusioni: il Decreto sulle modalità e termini per l’attribuzione

segnalazione del comunicato del Ministero dell'Interno del 29.4.2016

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E’ in corso di pubblicazione il decreto del Ministro dell’interno del 26 aprile 2016 concernente le modalità e i termini per l’attribuzione, a decorrere dall’anno 2016, ai comuni istituiti a seguito di fusione. In attesa della pubblicazione del richiamato decreto sulla Gazzetta Ufficiale, il Ministero dell'Interno ha anticipato la diffusione dello stesso. Scarica il decreto.

segnalazione del comunicato del Ministero dell'Interno del 29.4.2016

 
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E’ in corso di pubblicazione il decreto del Ministro dell’interno del 26 aprile 2016 concernente le modalità e i termini per l’attribuzione, a decorrere dall’anno 2016, ai comuni istituiti a seguito di fusione. In attesa della pubblicazione del richiamato decreto sulla Gazzetta Ufficiale, il M ... Continua a leggere

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sabato 30 aprile 2016 08:39

Nuovo Codice degli Appalti e delle Concessioni: al via le consultazioni on line sulle Linee guida attuative

segnalazione del Comunicato ANAC del 28.4.2016

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Il nuovo «Codice dei contratti pubblici» disegna un sistema di attuazione delle disposizioni in esso contenute che supera il Regolamento di esecuzione e attuazione in favore di un sistema basato sulla soft-regulation. L’attuazione delle disposizioni codicistiche è demandata, infatti, all’emanazione di atti di indirizzo e di linee guida di carattere generale, da approvarsi con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti su proposta dell’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) e previo parere delle competenti commissioni parlamentari. Il Codice, inoltre, all’art. 213, comma 2, demanda all’ANAC l’autonoma adozione di ulteriori atti a carattere generale finalizzati a offrire indicazioni interpretative e operative agli operatori del settore (stazioni appaltanti, imprese esecutrici, organismi di attestazione) nell’ottica di perseguire gli obiettivi di semplificazione e standardizzazione delle procedure, trasparenza ed efficienza dell’azione amministrativa, apertura della concorrenza, garanzia dell’affidabilità degli esecutori, riduzione del contenzioso. Sulla base delle citate previsioni e considerate le disposizioni transitorie di cui agli artt. 216 e 217 del Codice, l’Autorità intende sottoporre a consultazione, ai sensi del Regolamento dell’08/04/2015 recante la disciplina della partecipazione ai procedimenti di regolazione e del Regolamento del 27/11/2013 recante la disciplina dell’analisi di impatto della regolamentazione (AIR) e della verifica dell’impatto della regolamentazione (VIR), i primi sette documenti di consultazione preliminari alla predisposizione degli atti normativi previsti dal Codice. Si tratta di: - Il Direttore dei Lavori: modalità di svolgimento delle funzioni di direzione e controllo tecnico, contabile e amministrativo dell’esecuzione del contratto (art. 111, comma 1, del Codice); - Il Direttore dell’esecuzione: modalità di svolgimento delle funzioni di coordinamento, direzione e controllo tecnico-contabile dell’esecuzione del contratto (art. 111, comma 2, del Codice); - Nomina, ruolo e compiti del responsabile unico del procedimento per l’affidamento di appalti e concessioni (art. 31 del Codice); - Procedure per l’affidamento dei contratti pubblici di importo inferiore alle soglie di rilevanza comunitaria, indagini di mercato e formazione e gestione degli elenchi di operatori economici (art. 36 del Codice); - Offerta economicamente più vantaggiosa (art. 95 del Codice); - Criteri di scelta dei commissari di gara e di iscrizione degli esperti nell’Albo nazionale obbligatorio dei componenti delle commissioni giudicatrici (art. 78 del Codice); - Servizi di ingegneria e architettura (artt. 23, 24 e 157 del Codice). Avviso: i moduli per l’invio delle osservazioni saranno messi a disposizione a partire da lunedì 2 maggio pv. Con riferimento ai documenti relativi al direttore dei lavori e al direttore dell’esecuzione, il Codice prescrive l’adozione di un’unica linea guida, pertanto, il documento finale di proposta al Ministero delle Infrastrutture sarà unitario. Si evidenzia che, attesi i tempi ristretti per l’approvazione degli atti definitivi, è concesso un termine ridotto per la presentazione dei contributi, fissato in quindici giorni dalla pubblicazione del documento. Pertanto, il termine per la presentazione delle osservazioni è fissato alle ore 12 del 16 maggio 2016, mediante compilazione dell’apposito modello. Attraverso la consultazione, anche in ossequio a quanto previsto dal Consiglio di Stato che nel parere n. 855 del 1° aprile 2016 richiede una preventiva fase di consultazione che costituisce ormai una forma necessaria, strutturata e trasparente di partecipazione al decision making process dei soggetti interessati, l’Autorità intende acquisire il punto di vista di tutti i soggetti interessati, su tutti gli argomenti indicati nei documenti presentati, che costituiscono le bozze delle linee guida finali. Si chiede, in altri termini, di inviare osservazioni sulle proposte ivi contenute, indicare ulteriori elementi che si ritiene opportuno approfondire nelle linee guida, apportare integrazioni su aspetti quali, ad esempio: - modalità di semplificazione delle procedure operative del direttore dei lavori, del direttore dell’esecuzione e del responsabile del procedimento; - nuovi criteri per l’individuazione dell’offerta più vantaggiosa che siano in grado di premiare anche innovazione e ricerca; - ulteriori sistemi di semplificazione per le procedure sotto-soglia nonché che garantiscano adeguati livelli di trasparenza, senza inutili oneri aggiuntivi, per gli operatori economici.

segnalazione del Comunicato ANAC del 28.4.2016

 
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Il nuovo «Codice dei contratti pubblici» disegna un sistema di attuazione delle disposizioni in esso contenute che supera il Regolamento di esecuzione e attuazione in favore di un sistema basato sulla soft-regulation. L’attuazione delle disposizioni codicistiche è demandata, infatti, all’emanazione ... Continua a leggere

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sabato 30 aprile 2016 08:30

Anticorruzione e Trasparenza: le Linee guida Anac per le Istituzioni scolastiche

segnalazione della Delibera dell'Autorità Nazionale Anticorruzione n. 430/2016

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L’Autorità Nazionale Anticorruzione ha definitivamente approvato, nell’adunanza del 13 aprile 2016, le “Linee guida sull’applicazione alle istituzioni scolastiche delle disposizioni di cui alla legge 6 novembre 2012, n. 190 e al decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33”, poste in consultazione pubblica dal 22 febbraio all’8 marzo 2016. Le Linee guida tengono conto del lavoro condotto in un tavolo tecnico tra ANAC e MIUR. Obiettivo delle "Linee guida" è orientare le istituzioni scolastiche nell’applicazione della normativa in materia di prevenzione della corruzione e trasparenza, tenuto conto delle caratteristiche organizzative e dimensionali del settore dell’istruzione scolastica e delle singole istituzioni, della specificità e peculiarità delle funzioni, nonché della disciplina di settore che caratterizza queste amministrazioni. Le linee guida tengono conto del lavoro condotto in un tavolo tecnico fra ANAC e MIUR in considerazione delle caratteristiche organizzative e dimensionali del settore dell’istruzione scolastica e delle singole istituzioni, della specificità e peculiarità delle funzioni, nonché della disciplina di settore che caratterizza queste amministrazioni. In particolare, è stata valutata l’entrata in vigore della normativa sulla cd. “buona scuola” per calibrare l’intervento regolatorio rispetto all’impatto sull’intero sistema scolastico già in fase di adeguamento alla suddetta normativa. Lo schema di Linee guida, approvato in via preliminare il 10 febbraio 2016, è stato posto in consultazione pubblica al fine di consentire la presentazione di osservazioni, prima dell’approvazione definitiva. La determinazione dà indicazioni per la predisposizione del PTPC che deve essere elaborato a livello regionale da parte del Responsabile per la prevenzione della corruzione individuato nel Dirigente dell’ufficio scolastico regionale e dai referenti, dirigenti di ambito territoriale. Il Dirigente scolastico è Responsabile della trasparenza a livello di istituzione scolastica e predispone il Programma triennale per la trasparenza, sentito il Consiglio di Istituto. I Piani devono essere predisposti entro il 30 maggio 2016, mentre il termine per l’attuazione delle misure previste nei PTPC e nei PTTI decorre dal 1° settembre 2016. Al fine di consentire la piena attuazione delle misure, il primo aggiornamento ordinario del PTPC e del PTTI potrà essere effettuato entro il 31 gennaio 2018. In una logica di semplificazione e sostegno nei confronti delle istituzioni scolastiche e dei RPC, le linee guida contengono un elenco esemplificativo dei processi a maggior rischio corruttivo, con l’indicazione di possibili eventi rischiosi e misure per prevenirli nonché l’elenco degli obblighi di pubblicazione, di cui al dlgs. n. 33/2013, applicabili alle istituzioni scolastiche.

segnalazione della Delibera dell'Autorità Nazionale Anticorruzione n. 430/2016

 
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L’Autorità Nazionale Anticorruzione ha definitivamente approvato, nell’adunanza del 13 aprile 2016, le “Linee guida sull’applicazione alle istituzioni scolastiche delle disposizioni di cui alla legge 6 novembre 2012, n. 190 e al decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33”, poste in consultazione pubb ... Continua a leggere

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mercoledì 27 aprile 2016 23:07

Canone TV: il parere del Consiglio di Stato

segnalazione del parere del Consiglio di Stato Sezione Consultiva del 27.4.2016 n. 1010

È stato pubblicato sul sito istituzionale della Giustizia Amministrativa il parere del 27.4.2016 n. 1010 Scarica il parere

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domenica 24 aprile 2016 10:32

Associazioni culturali: in Gazzetta Ufficiale i criteri per la destinazione del due per mille

segnalazione del DPCM 21.3.2106 in Gazzetta Ufficiale n. 95 del 23.4.2016

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È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 95 del 23.4.2016 il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 21.3.2016 recante "Disciplina dei criteri per la destinazione del due per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, a favore di associazioni culturali, ai sensi dell'articolo 1, comma 985, della legge 28 dicembre 2015, n. 208".

segnalazione del DPCM 21.3.2106 in Gazzetta Ufficiale n. 95 del 23.4.2016

 
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mercoledì 20 aprile 2016 16:58

Il Nuovo Codice degli Appalti pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale

segnalazione del decreto legislativo 18.4.2016 n. 50 in G.U. n. 91 del 19.4.2016

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È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 91 del 19.4.2016 Supplemento Ordinario n. 10 il decreto legislativo 18.4.2016 n. 50 recante "Attuazione delle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE sull'aggiudicazione dei contratti di concessione, sugli appalti pubblici e sulle procedure d'appalto degli enti erogatori nei settori dell'acqua, dell'energia, dei trasporti e dei servizi postali, nonche' per il riordino della disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture". Entrata in vigore 19.4.2016Scarica il nuovo Codice

segnalazione del decreto legislativo 18.4.2016 n. 50 in G.U. n. 91 del 19.4.2016

 
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domenica 17 aprile 2016 19:06

Appalto pubblico e preavviso di Durc negativo: nessun obbligo per la stazione appaltante di invitare alla regolarizzazione contributiva

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 13.4.2016 n. 1471

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"Premesso che, in via generale, l’esclusione da una gara, disposta in esito al riscontro negativo circa il possesso di un requisito di partecipazione, non postula la previa comunicazione di avvio del procedimento, attenendo ad un segmento necessario di un procedimento della cui pendenza l’interessato è già necessariamente a conoscenza (cfr. ex multis Cons. St., sez. VI, 21 dicembre 2010, n. 9324), la violazione delle garanzie partecipative sostanzialmente dedotta dalla ricorrente coincide, nella fattispecie, con la disamina della questione principale (come di seguito risolta in senso contrario alla tesi dell’appellante), vale a dire con l’asserita inosservanza, da parte della stazione appaltante, dell’art. 31, comma 8, d.l. n. 69 del 2013 che, là dove impone l’invito alla regolarizzazione, prima della formalizzazione di un DURC negativo, finisce per assicurare proprio quel contraddittorio procedimentale della cui mancata attivazione si duole l’appellante. Con una seconda argomentazione, si insiste, infatti, proprio nel sostenere la doverosità, in applicazione della disposizione normativa citata, dell’invito alla regolarizzazione contributiva e, quindi, l’illegittimità dell’esclusione dalla gara della ricorrente, siccome disposta in difetto di quella sollecitazione e nonostante lo spontaneo (e asseritamente tempestivo) pagamento dei contributi del cui mancato versamento era stato dato atto nel DURC in data 24 settembre 2014. Il problema si risolve nell’esegesi dell’art. 31, comma 8, d.l. cit. e, in particolare, nella sua interpretazione quanto ai rapporti tra la stazione appaltante e i concorrenti in una procedura di aggiudicazione di un appalto pubblico e, quindi, come impositivo dell’obbligo della prima di assegnare alle candidate inadempienti un termine per la regolarizzazione contributiva. La questione ermeneutica appena riassunta è stata recentemente risolta dall’Adunanza Plenaria che, con la sentenza n. 6 del 29 febbraio 2016, ha affermato il seguente principio di diritto: «Anche dopo l’entrata in vigore dell’art. 31, comma 8, del decreto legge 21 giugno 2013 n. 69, (Disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia), convertito con modificazioni dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, non sono consentite regolarizzazioni postume della posizione previdenziale, dovendo l’impresa essere in regola con l’assolvimento degli obblighi previdenziali ed assistenziali fin dalla presentazione dell’offerta e conservare tale stato per tutta la durata della procedura di aggiudicazione e del rapporto con la stazione appaltante, restando dunque irrilevante, un eventuale adempimento tardivo dell’obbligazione contributiva. L’istituto dell’invito alla regolarizzazione (il c.d. preavviso di DURC negativo), già previsto dall’art. 7, comma 3, del decreto ministeriale 24 ottobre 2007 e ora recepito a livello legislativo dall’art. 31, comma 8, del decreto legge 21 giugno 2013, n. 69 ,può operare solo nei rapporti tra impresa ed Ente previdenziale, ossia con riferimento al DURC chiesto dall’impresa e non anche al DURC richiesto dalla stazione appaltante per la verifica della veridicità dell’autodichiarazione resa ai sensi dell’art. 38, comma 1, lettera i) ai fini della partecipazione alla gara d’appalto». L’applicazione del principio di diritto, dal quale non si ravvisano ragioni per discostarsi, alla fattispecie controversa comporta la reiezione della censura di violazione dell’art.31, comma 8, d.l. cit., che, secondo l’esegesi preferita dall’Adunanza Plenaria, non implicava alcun obbligo, in capo alla stazione appaltante, di invitare alla regolarizzazione contributiva la concorrente risultata inadempiente (con la conseguente inconfigurabilità del vizio dedotto con il motivo in esame) e la conferma della legittimità del provvedimento di esclusione del R.T.I. ricorrente, siccome emanato in conformità al combinato disposto degli artt. 38 e 48 del d.lgs. n.163 del 2006. Né vale obiettare che il principio di diritto enunciato dall’Adunanza Plenaria (con la citata sentenza n. 6 del 2016) non si applica alla presente fattispecie, siccome riferito alle sole ipotesi in cui il requisito della regolarità contributiva difetta al momento della presentazione della domanda, e non al caso, quale quello in esame, in cui il medesimo requisito sia venuto meno in una fase successiva. Per disattendere tale assunto, va richiamato il principio relativo alla continuità del possesso dei requisiti, per come recentemente ribadito dall’Adunanza Plenaria (con la sentenza n. 8 in data 20 luglio 2015) nei seguenti termini: “Nelle gare di appalto per l’aggiudicazione di contratti pubblici, i requisiti generali e speciali devono essere posseduti dai candidati non solo alla data di scadenza del termine per la presentazione della richiesta di partecipazione alla procedura di affidamento, ma anche per tutta la durata della procedura stessa fino all’aggiudicazione definitiva ed alla stipula del contratto, nonché per tutto il periodo dell’esecuzione dello stesso, senza soluzione di continuità”. Ne consegue che, ai fini dello scrutinio della legittimità dell’esclusione controversa, resta ininfluente il momento in cui il R.T.I. ricorrente ha perduto il requisito relativo alla regolarità contributiva, risultando sufficiente, per giustificare la misura espulsiva, che lo stesso, quand’anche posseduto al momento della presentazione della domanda, sia venuto meno (ancorchè temporaneamente) durante lo svolgimento della procedura (come nella fattispecie in esame). Per approfondire leggi il testo integrale della sentenza.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 13.4.2016 n. 1471

 
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"Premesso che, in via generale, l’esclusione da una gara, disposta in esito al riscontro negativo circa il possesso di un requisito di partecipazione, non postula la previa comunicazione di avvio del procedimento, attenendo ad un segmento necessario di un procedimento della cui pendenza l’interessa ... Continua a leggere

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domenica 17 aprile 2016 19:00

Incameramento della cauzione provvisoria in caso di perdita di un requisito di ordine generale

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 13.4.2016 n. 1471

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Nella controversia giunta all'attenzione della Terza Sezione del Consiglio di Stato si critica, tra l'altro, la statuizione reiettiva della censura con cui si era contestata la legittimità dell’atto di incameramento della cauzione provvisoria, in quanto disposta in difetto dei presupposti che la autorizzano e, in particolare, la riscontrata mancanza dei requisiti di capacità economico-finanziaria e tecnico-organizzativa previsti dall’art.48 d.lgs. n.163 del 2006. Il Consiglio di Stato con sentenza del 13.4.2016 n. 1471 ha ritenuto infondata tale doglianza affermando che: "E’ stato, al riguardo chiarito che «La possibilità di incamerare la cauzione provvisoria discende dall'art. 75, comma 6, d.lgs. n. 163 del 2006 e riguarda tutte le ipotesi di mancata sottoscrizione del contratto per fatto dell'affidatario, intendendosi per fatto dell'affidatario qualunque ostacolo alla stipulazione a lui riconducibile, dunque non solo il rifiuto di stipulare o il difetto di requisiti speciali, ma anche il difetto di requisiti generali di cui all'art. 38 citato» (Adunanza Plenaria n. 8 in data 4 maggio 2012). In coerenza con la menzionata esegesi dell’art. 75, comma 6, d.lgs. n. 163 del 2006, che assegna alla disposizione la più ampia latitudine applicativa consentita dalla lettera della disposizione, occorre, quindi, ritenere la perdita di un requisito di ordine generale, che implica, a sua volta, l’esclusione dell’impresa concorrente inadempiente e, quindi, l’impossibilità di stipulare con essa il contratto d’appalto, come un presupposto che impone l’incameramento della cauzione provvisoria, quale situazione, ascrivibile alla responsabilità del concorrente che si è rivelato sprovvisto di un requisito di partecipazione, che impedisce l’aggiudicazione definitiva del contratto.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 13.4.2016 n. 1471

 
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Nella controversia giunta all'attenzione della Terza Sezione del Consiglio di Stato si critica, tra l'altro, la statuizione reiettiva della censura con cui si era contestata la legittimità dell’atto di incameramento della cauzione provvisoria, in quanto disposta in difetto dei presupposti che la au ... Continua a leggere

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domenica 17 aprile 2016 18:41

Vigili del Fuoco: "sì" del Consiglio di Stato a requisiti più restrittivi per l'accesso ai ruoli del Corpo Nazionale rispetto a quanto previsto per i volontari

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 13.4.2016 n. 1476

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Nel giudizio in esame, la Terza Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza del 13.4.2016 n. 1476 nell'esaminare il motivo di ricorso con il quale si deduce l'illegittimità del D.M. n. 78/2008 laddove prevede, per l’accesso ai ruoli del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, requisiti psicofisici ed attitudinali, in particolare avuto riguardo al requisito auditivo, diversi e più restrittivi rispetto a quanto previsto per i Vigili del fuoco volontari, ha ritenuto il motivo di impugnazione manifestamente infondato alla stregua dello specifico precedente della Sezione n. 2055 del 24 aprile 2015, relativo all’accertamento proprio del possesso dello stesso requisito da parte di altro candidato nella stessa procedura, che ha ritenuto “non … illogico che si richiedano siffatti, più rigorosi requisiti” ed alla cui esaustiva motivazione si fa rinvio, ex art. 74 c.p.a., anche in ordine alla specificità del diverso requisito dell'altezza, la cui diversificazione è stata invece ritenuta non giustificata dalla insufficiente diversità delle mansioni del vigile di ruolo rispetto a quelle del volontario con riguardo specifico a quel requisito ( cfr. Cons. St., sez. III, 19 febbraio 2014, n. 768 ). Questo comporta che non trova alcuna fondatezza neppure l’evocato profilo di contraddittorietà dell’attività amministrativa articolato sul presupposto dell'asserita idoneità riscontrata al ricorrente nel periodo in cui egli ha svolto il vigile su base volontaria, apparendo in ogni caso più che ragionevole il più alto grado di severità selettiva del personale adottato dall'Amministrazione per l'assunzione del vigile del fuoco in servizio permanente, attesa anche la valenza specifica e più impegnativa delle funzioni che quest'ultimo è chiamato ad espletare in via continuativa ( Cons. St., III, 13 novembre 2015, n. 5196 ). Per approfondire scarica la sentenza.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 13.4.2016 n. 1476

 
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Nel giudizio in esame, la Terza Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza del 13.4.2016 n. 1476 nell'esaminare il motivo di ricorso con il quale si deduce l'illegittimità del D.M. n. 78/2008 laddove prevede, per l’accesso ai ruoli del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, requisiti psicofisici ... Continua a leggere

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domenica 17 aprile 2016 18:31

Elezioni nei comuni fino a 15mila abitanti: la validità del voto con cui l'elettore indichi il candidato sindaco prescelto ed il di lui contrassegno anche con preferenza per un candidato consigliere appartenente ad una lista non collegata

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 13.4.2016 n. 1477

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Nella sentenza del 14.4.2016 n. 1477 la Quinta SeIone del Consiglio di Stato ha richiamato quanto già precisato con la sentenza del 9 settembre 2013, n. 4474, che nei comuni fino a quindicimila abitanti, l'art. 71, comma 5, del d. lgs. n. 267/2000 (che consente a ciascun elettore di votare per un candidato alla carica di Sindaco segnando il relativo contrassegno) ha introdotto un nuovo sistema elettorale maggioritario che, più che in passato, è finalizzato alla attribuzione di stabilità di governo all'ente locale e induce l'elettore a ponderare la scelta della forza politica cui affidare l'amministrazione dell'ente stesso. Pertanto, è, in detti comuni, da ritenere sempre valido il voto con cui l'elettore indichi senza dubbio il candidato sindaco prescelto ed il di lui contrassegno, perché ciò inequivocabilmente lascia individuare la forza politica cui esso si riferisce, anche nel caso in cui l'elettore, dopo aver votato per il candidato sindaco e per la lista a lui collegata, esprima pure una preferenza per un candidato consigliere appartenente ad una lista non collegata, mentre il voto a quest'ultimo è nullo, per l'evidente ragione di non poter legittimamente considerare sullo stesso piano giuridico i due tipi di voto (Consiglio di Stato, Sez. V, 9 febbraio 1996, n. 158); invero il voto accordato alla lista ha maggiore e determinante spessore politico nella formazione delle maggioranze consiliari (Consiglio di Stato, Sez. V, 26 settembre 2006, n. 5643). Il principio, d'altro canto, è in linea con la giurisprudenza secondo la quale il mero sospetto del c.d. inquinamento delle consultazioni, in mancanza di qualsivoglia riscontro probatorio e nella pacifica impossibilità di ricostruire dall'esterno il processo psicologico formativo della volontà dell'elettore, non consente la caducazione del risultato elettorale, ma impone la conservazione degli atti del procedimento elettorale non direttamente colpiti dall'invalidità (Consiglio di Stato, Sez. V, 2 maggio 2002, n. 2333). Ciò che conta, in definitiva, è stabilire se sia possibile ricostruire in modo plausibile la volontà dell'elettore di esprimere, nell'ordine, il voto in favore di una determinata lista e di un determinato candidato. Argomentando dal disposto dell'art. 57, comma 7, del d.P.R. n. 570/60, che conferma, implicitamente, la validità del voto di lista, è stato reiteratamente affermato il principio della preminenza del voto di lista su quello di preferenza (Consiglio di Stato, Sez. V, 31 dicembre 1998, n. 2002, 27 settembre 1996, n. 1176 e 2 maggio 1996, n. 503), che resta, così, inefficace (Consiglio di Stato, Sez. V, sentenza 2 maggio 2002 n. 2333). In definitiva, la fattispecie concreta rientra nell'ipotesi disciplinata dal citato art. 57, comma 7, del d.P.R. n. 570/1960, per cui, in applicazione del principio del “favor voti”, allorché l'elettore voti per una lista, ma poi indichi preferenze per candidati appartenenti ad una lista differente, vanno annullate le preferenze, ma fatto salvo il voto di lista (Consiglio di Stato, Sez. V, 28 febbraio 2006, n. 903) che presenta un maggiore spessore politico nella formazione delle maggioranze consiliari (Consiglio di Stato, Sez. V, 28 febbraio 2006, n. 903, 31 ottobre 2001, n. 5692, 24 maggio 2004, n. 3360 e 21 giugno 2005, n. 3280). Peraltro, quando la preferenza espressa con le modalità di cui trattasi trovi, come nel caso che occupa, una sua ragionevole spiegazione nella ipotetica mancata conoscenza della impossibilità di attribuzione del “voto disgiunto” nei comuni come quello di specie, non può comunque la ulteriore preferenza per il candidato consigliere di un’altra lista essere equiparata ad un oggettivo ed inoppugnabile segno di riconoscimento idoneo a produrre la nullità del voto espresso (Consiglio di Stato, Sez. V, 3 agosto 2011, n. 4607). In particolare non ritiene la Sezione che la disposizione di cui all’art. 71, comma 5, del d. lgs. n. 267/2000, per il suo carattere di specialità, possa prevalere sulla disposizione di cui all'art. 57, comma 7, del d.P.R. n. 570/1960, anche se questo è stato emanato in epoca antecedente alla intervenuta distinzione della normativa applicabile ai comuni in materia elettorale a seconda del numero della loro popolazione, atteso che detto decreto legislativo non afferma esplicitamente il venir meno della applicabilità della precedente disposizione a carattere generale, né questa è incompatibile con la nuova normativa, solo perché ha introdotto la possibilità del c.d. “voto disgiunto” nei comuni con popolazione superiore ai quindicimila abitanti. Ciò in quanto l’aver introdotto la possibilità che il voto espresso per il candidato consigliere di una lista diversa da quella per la quale è stato espresso il voto per il candidato sindaco sia valido non esclude che nei comuni, con popolazione inferiore, in cui ciò non è possibile, sia consentito, in applicazione del principio della conservazione degli atti giuridici, continuare ad applicare la risalente normativa per la quale in tali casi è inefficace il voto di preferenza e salvo il voto di lista.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 13.4.2016 n. 1477

 
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domenica 17 aprile 2016 18:09

Procedure di gara: indicare costi di sicurezza pari a zero si traduce nella formulazione dell’offerta priva di un elemento essenziale per la sua valutazione

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 14.4.2016 n. 1481

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La pronuncia dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 3/2015 ha affermato il principio di diritto secondo il quale l’obbligo di indicare i costi per la sicurezza in sede di offerta vale non soltanto per gli appalti di forniture e di servizi, ma anche per quelli di lavori. La successiva giurisprudenza ha poi indagato la portata dell’affermazione del principio in questione per le gare bandite prima della pubblicazione della citata sentenza (cfr. Cons. St., Ad. Plen., n. 9/2015) e l’operatività del suddetto principio, quando la lex specialis non contenga l’espressa previsione di un simile onere con la correlata sanzione espulsiva. Nella fattispecie in esame, però, il bando di gara prevedeva sia l’obbligo di indicare espressamente i suddetti costi, che la conseguenza dell’esclusione dell’offerta in caso di loro mancata indicazione. L’odierno appellante ha indicato costi pari a zero, sostenendo nelle successive giustificazioni di averli già sostenuti e, quindi, di non doverli imputare anche in relazione all’appalto in questione. Una simile affermazione, però, non è corretta, non potendo sostenersi che gli stessi non vadano imputati anche ad una prestazione contrattuale ricadente nel periodo per il quale gli stessi si prevede che vengano sopportati. Pertanto, sebbene l’importo degli oneri sia irrisorio rispetto all’ammontare complessivo dell’offerta, un’indicazione di quest’ultimi pari a zero si traduce nella formulazione dell’offerta stessa come priva di un elemento essenziale per la sua valutazione, ossia la concreta indicazione dei costi per la sicurezza, che risulta, quindi, essere stata omessa. Da ciò deriva che l’offerta dell’odierno appellante doveva essere esclusa, perché violativa di quanto disposto dalla lex specialis e della disciplina contenuta negli art. 46, 86 e 87, d.lgs. 163/2006. Per approfondire accedi alla sentenza.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 14.4.2016 n. 1481

 
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La pronuncia dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 3/2015 ha affermato il principio di diritto secondo il quale l’obbligo di indicare i costi per la sicurezza in sede di offerta vale non soltanto per gli appalti di forniture e di servizi, ma anche per quelli di lavori. La successiva giu ... Continua a leggere

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domenica 17 aprile 2016 18:00

Controversia elettorale: la discordanza tra i dati contenuti nelle tabelle di sezione e quelli riportati nel verbale sezionale

segnalazione del Prof. Avv. enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 14.4.2016 n. 1484

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La controversia giunta all'attenzione della Quinta Sezione del Consiglio di Stato concerne la discordanza tra i dati contenuti nelle tabelle di sezione e quelli riportati nel verbale sezionale, che vede una mancata attribuzione a favore dell’odierno appellato di 14 preferenze, minore attribuzione che non risulta, inoltre, contestata dall’odierna appellante. La doglianza, quindi, non attiene al contenuto fidefaciente del verbale, ma ad un mero errore di trascrizione, la cui correzione rientra a pieno titolo nell’ambito della giurisdizione del giudice amministrativo. Infatti, la circostanza che i verbali in questione, in quanto atti pubblici, ai sensi dell'art. 2700 c.c., fanno piena prova sino a querela di falso di quanto il presidente di seggio, in qualità di pubblico ufficiale, attesta di avere compiuto ed essere avvenuto in sua presenza non significa, evidentemente, che non possa essere messo in discussione, non quanto il pubblico ufficiale attesta essere avvenuto e da lui compiuto, ma piuttosto l'esattezza dei dati trascritti, da verificare alla luce di altri atti anch'essi facenti parte del procedimento elettorale, ovvero la conformità alle norme di quanto risultante dal verbale. In tale caso, infatti, non viene dedotta la falsità delle attestazioni e la fede privilegiata di cui gode il verbale ed è consentito al Giudice amministrativo di compiere tutti gli accertamenti istruttori ritenuti necessari, nei limiti dei motivi del ricorso proposto, al fine di verificare l'effettiva volontà espressa dal corpo elettorale (cfr. Cons. St., Sez. V, 9 settembre 2013, n. 4474). E invero questo Consiglio, in una decisione relativa ad una fattispecie assai simile alla presente (C.d.S., V, n. 7320 del 2003, precedente opportunamente richiamato dal T.A.R.), ha escluso che potesse essere opposto l’ostacolo della mancata proposizione della querela di falso, in quanto nel caso era stata dedotta la sussistenza di un mero errore materiale, commesso nella trascrizione dei dati relativi alle preferenze rivenienti dallo scrutinio delle schede, errore agevolmente verificabile attraverso una semplice indagine istruttoria circa il corretto conteggio delle schede stesse, e non, invece, l’esistenza di una falsità materiale\ideologica nella redazione dei verbali, sindacabile solo attraverso tale impugnativa di falso (nel senso che in presenza di un errore materiale non sia consentito opporre la mancanza di querela di falso v. anche C.d.S., n. 5851 del 18\8\2010). D’altra parte, come è stato ricordato nella stessa occasione, l'atto pubblico fa piena prova fino a querela di falso della provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha formato, nonché delle dichiarazioni delle parti e degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesti essere avvenuti in sua presenza, o da lui compiuti. Quindi, esso prova che la verifica documentale è stata eseguita, ma non fa fede anche delle valutazioni compiute dal pubblico ufficiale sulla documentazione esaminata, e quindi neppure esclude la possibilità di errori commessi in tale valutazione (cfr. anche la decisione della Sezione 22 maggio 2001, n. 2829). Da ciò la conclusione della Sezione che nessuna preclusione può derivare dai suddetti verbali, in quanto tali, all'esperimento di nuove verifiche, vuoi, se del caso, in sede da autotutela da parte della stessa P.A., vuoi, come nella specie, dinanzi al giudice amministrativo (C.d.S., V, n. 7320\2003). Del resto, aderendo alla tesi di segno opposto sostenuta dall’odierno appellante, si arriverebbe alla conclusione paradossale, che ogni controversia elettorale che, produca l’effetto di portare ad una correzione del contenuto del verbale sezionale, dovrebbe essere fatta precedere dalla proposizione di una querela di falso, il ché di fatto provocherebbe una gravissima lesione del principio di oggettività della tutela giurisdizionale. Infine, merita conferma l’orientamento di questo Consiglio (Cons. St., Sez. V, 31 luglio 2012, n. 4358), secondo il quale in materia di operazioni elettorali, nel caso di discordanza dei documenti, è data prevalenza alle tabelle di scrutinio rispetto ai verbali di sezione, considerata la funzione meramente certificatoria che il verbale assolve rispetto alle operazioni effettive riportate nelle tabelle le quali sono compilate contestualmente alle operazioni di spoglio.

segnalazione del Prof. Avv. enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 14.4.2016 n. 1484

 
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domenica 17 aprile 2016 12:49

Appalto: l'istituto della cooptazione

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 14.4.2016 n. 1492

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Con l'istituto della cooptazione, ai sensi dell'art. 92 d.P.R. n. 207 del 2010, un'impresa - priva dei prescritti requisiti di qualificazione e, quindi, di partecipazione - può, in via eccezionale, essere indicata come esecutrice di lavori nel limite del 20% dell'appalto, in deroga alla disciplina vigente in tema di qualificazione, sempreché abbia la qualificazione corrispondente alla propria quota di lavori; il soggetto cooptato non acquista lo status di concorrente, né assume quote di partecipazione all'appalto, non riveste la posizione di offerente (prima) e (contraente) dopo e non presta garanzie; ed infine non può né subappaltare né comunque affidare a terzi la propria quota dei lavori (Cons. Stato, V, 17 marzo 2014, n. 1327). La figura è preordinata a consentire che imprese minori siano associate ad imprese maggiori e che, in questo modo, le prime maturino capacità tecniche diverse rispetto a quelle già possedute, facendo comunque salvo l'interesse della stazione appaltante attraverso l'imposizione della qualificazione dell'intero valore dell'appalto alle seconde e cioè le imprese che associano. La giurisprudenza ha in proposito chiarito che la scelta di associare una cooptata non può prescindere da una chiara, espressa e inequivoca dichiarazione in tal senso del concorrente, in assenza della quale l'indicazione di un'altra impresa deve essere sempre ricondotta alla figura di carattere generale dell'associazione temporanea (cfr. Cons. Stato, IV, 3 luglio 2014, n. 3344 e la giurisprudenza ivi richiamata). Per approfondire accedi alla sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 14.4.2016 n. 1492.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 14.4.2016 n. 1492

 
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domenica 17 aprile 2016 12:38

Revoca dei provvedimenti amministrativi: l'obbligo di motivazione puntuale si applica anche alla revoca dell'aggiudicazione provvisoria

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 14.4.2016 n. 1496

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"Ai sensi dell’art. 21-quinquies l. n. 241 del 7 agosto 1990, in combinato con l’art. 3 della medesima legge, la revoca dei provvedimenti amministrativi è sottoposta ad oneri motivazionali su specifici presupposti, al fine di rendere percepibili al destinatario le ragioni dello ius poenitendi in tal modo esercitato dall’amministrazione. Va quindi evidenziato che quest’obbligo di motivazione puntuale è applicabile anche all’aggiudicazione provvisoria, la quale costituisce ai sensi degli artt. 11 e 12 cod. contratti pubblici il provvedimento conclusivo della fase di gara di competenza della commissione, ed avente una sua autonomia e rilevanza sul piano giuridico, tanto è vero che se ne ammette l’impugnabilità in sede giurisdizionale". È questo il principio sancito da. Consiglio di Stato Sez. V nella sentenza del 14.4.2016 n. 1496. Per maggiori informazioni accedi alla sentenza.

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domenica 17 aprile 2016 12:25

Appalti: l'avvalimento di garanzia non deve rimanere astratto

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 14.4.2016 n. 1504

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L’istituto dell’avvalimento – che consente che a fini di partecipazione ad una gara un imprenditore possa comprovare alla stazione appaltante il possesso dei requisiti economici, finanziari, tecnici e organizzativi o di attestazione della certificazione SOA, facendo riferimento alle capacità di altro soggetto (ausiliario), che con lui assuma contrattualmente – impegnandosi nei confronti della stazione appaltante – una responsabilità solidale - recepisce le indicazioni delle direttive comunitarie in materia di appalti pubblici che prevedono che un operatore economico può, se del caso e per un determinato appalto, fare affidamento sulle capacità di altri soggetti, indipendentemente dalla natura giuridica dei legami con questi ultimi, e consente così di ampliare la platea dei soggetti idonei a partecipare alle gare d’appalto. Una simile possibilità è prevista anche dall’art. 63 (Affidamento sulle capacità di altri soggetti) della direttiva 2014/24/UE, che impone l’obbligo per l’impresa ausiliata di dimostrare all’amministrazione aggiudicatrice “…che disporrà dei mezzi necessari”. Dal canto suo la legge 28 gennaio 2016, n. 11, di delega per l’attuazione di (tra le altre) questa direttiva, all’art. 1, comma 1, lett. zz), indica tra principi e criteri direttivi la: “revisione della disciplina vigente in materia di avvalimento, nel rispetto dei principi dell'Unione europea e di quelli desumibili dalla giurisprudenza amministrativa in materia, imponendo che il contratto di avvalimento indichi nel dettaglio le risorse e i mezzi prestati, con particolare riguardo ai casi in cui l'oggetto di avvalimento sia costituito da certificazioni di qualità o certificati attestanti il possesso di adeguata organizzazione imprenditoriale ai fini della partecipazione alla gara, e rafforzando gli strumenti di verifica circa l'effettivo possesso dei requisiti e delle risorse oggetto di avvalimento da parte dell'impresa ausiliaria nonché circa l'effettivo impiego delle risorse medesime nell'esecuzione dell'appalto, al fine di escludere la possibilità di ricorso all'avvalimento a cascata e prevedendo che non possa essere oggetto di avvalimento il possesso della qualificazione e dell'esperienza tecnica e professionale necessarie per eseguire le prestazioni da affidare”. Si tratta di casi non riconducibili alla presente fattispecie, ma che in continuità con quelle vigenti consentono l’utilizzo delle capacità possedute con altri soggetti, imponendo all’impresa ausiliata di mettere l’amministrazione aggiudicatrice nelle condizioni di verificare in capo all’impresa ausiliaria il possesso dei requisiti necessari per la partecipazione alla gara. L’art. 49, in particolare, per quanto interessa ai nostri fini, prevede tra l’altro che il concorrente debba allegare: a) una dichiarazione sottoscritta dall’impresa ausiliaria attestante il possesso dei requisiti tecnici e delle risorse oggetto di avvalimento; b) una dichiarazione sottoscritta dall'impresa ausiliaria con cui quest'ultima si obbliga verso il concorrente e verso la stazione appaltante a mettere a disposizione per tutta la durata dell'appalto le risorse necessarie di cui è carente il concorrente; c) in originale o copia autentica il contratto in virtù del quale l'impresa ausiliaria si obbliga nei confronti del concorrente a fornire i requisiti e a mettere a disposizione le risorse necessarie per tutta la durata dell'appalto. Inoltre, ai sensi dell’articolo 88 del regolamento di cui al d.P.R.5 ottobre 2010, n. 207, il contratto di cui all'articolo 49, comma 2, lett. f), d.lgs. n. 163 del 2006, deve riportare in modo compiuto, esplicito ed esauriente, tra l’altro, l’oggetto del contratto indicando le risorse e i mezzi prestati in modo determinato e specifico. Questa disciplina non distingue a seconda dell’oggetto dell’avvalimento. Pertanto, il c.d. avvalimento di garanzia“non deve rimanere astratto, cioè svincolato da qualsivoglia collegamento con risorse materiali o immateriali, che snaturerebbe l'istituto, in elusione dei requisiti stabiliti nel bando di gara, esibiti solo in modo formale, finendo col frustare anche la funzione di garanzia” (Cons. Stato, V, 22 ottobre 2015, n. 4860; III, 22 gennaio 2014, n. 294; in termini analoghi Cons. Stato, III, 17 giugno 2014, n. 3057). Per approfondire scarica la sentenza.

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domenica 17 aprile 2016 12:16

Contratto di avvalimento: i principi giurisprudenzali sulla puntuale indicazione dell'oggetto

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 14.4.2016 n. 1506

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La giurisprudenza -da ultimo richiamata dalla Quinta sezione del Consiglio di Stato nella sentenza del 14.4.2016 n. 1506 - a proposito della determinatezza del contratto di avvalimento ha più volte sostenuto che “l’esigenza di una puntuale indicazione del suo oggetto, trova ragione nella necessità sottesa alla pubbliche gare della chiarezza di tutti gli elementi dell’offerta sin dal momento della sua formulazione, onde evitare agevoli aggiramenti dei requisiti di ingresso (requisiti solennemente prescritti e attentamente verificati nei confronti dei concorrenti ove se ne dichiarino titolari in proprio). In questa prospettiva, la pratica della riproduzione nel contratto di avvalimento della mera formula legislativa della messa a disposizione delle “risorse necessarie di cui è carente il concorrente” (o espressioni similari) si appalesa oltre che tautologico (e come tale, indeterminata per definizione), inidonea a permettere qualsivoglia sindacato, da parte della Stazione appaltante, sull’effettività della messa a disposizione del requisito” (Cons. Stato, V, 27 gennaio 2014, n. 412; 6 agosto 2012, n. 4510; VI, 8 maggio 2014, n. 2365; III, 14 gennaio 2015, n. 57; VI, 13 giugno 2013, n. 3310). La giurisprudenza ha anche precisato (cfr., Cons. Stato, sez. V, 23 febbraio 2015, n. 864) che “quando il bando prevede l’ammissione esclusivamente delle imprese che hanno prodotto negli anni precedenti un determinato fatturato non globale, ma specificamente attinente a rapporti identici o analoghi a quello da instaurare in esito al procedimento…la stazione appaltante non richiede un requisito di natura finanziaria (per la quale si provvede, ad esempio, con il richiamo al fatturato globale), ma un requisito di natura tecnica (consistente nel possesso di precedenti esperienze che consentono di fare affidamento sulla capacità dell’imprenditore di svolgere la prestazione richiesta)…”, pervenendo alla conclusione che “L’avvalimento di un tale requisito di natura tecnica non può essere generico (e cioè non si può limitare… ad un richiamo ‘meramente cartaceo o dichiarato’ allo svolgimento da parte dell’ausiliaria di attività che evidenzino le sue precedenti esperienze), ma deve comportare il trasferimento, dall’ausiliario all’ausiliato, delle competenze tecniche acquisite con le precedenti esperienze (trasferimento che, per sua natura, implica l’esclusività di tale trasferimento, ovvero delle relative risorse per tutto il periodo preso in considerazione dalla gara)”. Per approfondire accedi alla sentenza.

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domenica 17 aprile 2016 12:07

Inquinamento: la P.A. può imporre al responsabile della contaminazione gli interventi necessari al ripristino ambientale

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 14.4.2016 n. 1509

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La Quinta Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza del 14.4.2016 n. 1509 ha affermato che "Per la giurisprudenza, ai sensi degli artt. 242, comma 1, e 244 comma 2, del D. Lgs. n. 152 del 2006, una volta riscontrato un fenomeno di potenziale contaminazione di un sito, gli interventi di caratterizzazione, messa in sicurezza d'emergenza o definitiva, di bonifica e di ripristino ambientale possono essere imposti dalla Pubblica amministrazione solamente ai soggetti responsabili dell'inquinamento e cioè ai soggetti che abbiano in tutto o in parte generato la contaminazione tramite un proprio comportamento commissivo od omissivo, legato all'inquinamento da un preciso nesso di causalità. Ciò impone un rigoroso accertamento al fine di individuare il responsabile dell'inquinamento, nonché del nesso di causalità che lega il comportamento del responsabile all'effetto consistente nella contaminazione, accertamento che presuppone un'adeguata istruttoria, non essendo configurabile una sorta di responsabilità oggettiva facente capo al proprietario o al possessore dell'immobile in ragione di tale sola qualità (Cons. Stato, sez. V, 30 luglio 2015, n. 3756). E’ stato d’altra parte puntualizzato che, se è vero, per un verso, che l'Amministrazione non può imporre, ai privati che non abbiano alcuna responsabilità diretta sull'origine del fenomeno contestato, lo svolgimento di attività di recupero e di risanamento, secondo il principio cui si ispira anche la normativa comunitaria, la quale impone al soggetto che fa correre un rischio di inquinamento di sostenere i costi della prevenzione o della riparazione, per altro verso la messa in sicurezza del sito costituisce una misura di correzione dei danni e rientra pertanto nel genus delle precauzioni, unitamente al principio di precauzione vero e proprio e al principio dell'azione preventiva, che gravano sul proprietario o detentore del sito da cui possano scaturire i danni all'ambiente e, non avendo finalità sanzionatoria o ripristinatoria, non presuppone affatto l'individuazione dell'eventuale responsabile (Cons. Stato, sez. VI, 15 luglio 2015, n. 3544)".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 14.4.2016 n. 1509

 
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La Quinta Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza del 14.4.2016 n. 1509 ha affermato che "Per la giurisprudenza, ai sensi degli artt. 242, comma 1, e 244 comma 2, del D. Lgs. n. 152 del 2006, una volta riscontrato un fenomeno di potenziale contaminazione di un sito, gli interventi di caratter ... Continua a leggere

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domenica 17 aprile 2016 11:31

Permesso di costruire: la decadenza per l’inutile decorso del termine entro cui i lavori si sarebbero dovuti iniziare e concludere

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV del 15.4.2016 n. 1520

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È jus receptum (cfr., per tutti, Cons. St., IV, 7 settembre 2011 n. 5028; id., 11 aprile 2014 n. 1747; ma cfr. pure id., III, 4 aprile 2013 n. 1870), che la decadenza costituisce l’effetto automatico dell’inutile decorso del termine entro cui i lavori si sarebbero dovuti iniziare e concludere. Pertanto, essa ha natura non già costitutiva, bensì dichiarativa con efficacia ex tunc d’un effetto verificatosi ex se e direttamente (giurisprudenza prevalente: cfr. Cons. St., IV, 4 marzo 2014 n. 1013). In tal modo va letto l’art. 15, c. 2, II per. del DPR 380/2001, in virtù del quale, inutilmente decorsi detti termini, «…il permesso decade di diritto per la parte non eseguita, tranne che, anteriormente alla scadenza, venga richiesta una proroga…». Restano così assorbite tutte le questioni su tal natura dichiarativa, nonché sulla necessità dell’avviso d’avvio del procedimento di decadenza —del tutto superfluo nel caso in esame—, sulle quali il Collegio non può che condividere quanto statuito dal TAR. il c. 4, stabilisce che «… il permesso decade con l'entrata in vigore di contrastanti previsioni urbanistiche, salvo che i lavori siano già iniziati e vengano completati entro il termine di tre anni dalla data di inizio…». Continua nella lettura della sentenza.

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