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ORGANI
GAZZETTA AMMINISTRATIVA

Pres. On.:
Pasquale de Lise,
PRESIDENTE EMERITO DEL CONSIGLIO DI STATO

 
Comitato dei Saggi:
Ignazio Francesco Caramazza,
AVVOCATO GENERALE EMERITO DELLO STATO

 
Andrea Monorchio,
RAGIONIERE GENERALE DELLO STATO EMERITO

 
Sergio Santoro,
PRES. SEZ. DEL CONSIGLIO DI STATO

 
Alberto Stancanelli,
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

 
Pres. Consiglio Scientifico:
Prof. Avv. Alberto Romano
 
Direttore:
Prof. Avv. Enrico Michetti
 
Responsabile Organizzazione:
Dott. Filippo Gai,
già DIRETTORE GENERALE DEL CONSIGLIO DI STATO

 
Vice Direttori:
Avv. Valentina Romani, Avv. Paolo Pittori, Avv. Rodolfo Murra, Avv. Federico Mazzella, Prof. Stefano Olivieri Pennesi, Prof. Avv. Salvatore Napolitano
 
Coordinatore Comitato di Direzione:
Avv. Domenico Tomassetti
 
Coordinatore Osservatorio di Diritto Pubblico dell'Economia:
Prof. Roberto Miccu
 
Coordinatore Osservatorio Penale:
Avv. Luca Petrucci
 
Vice Coordinatori Comitato di Direzione:
Avv. Antonio Cordasco, Avv. Anna Cinzia Bartoccioni
 
Vice Pres. Consiglio Scientifico:
Dott. Luca Palamara, Avv. Massimo Mari, Dott. Ing. Massimo Sessa
 
Segretari Consiglio Scientifico:
Prof. Fulvio Pastore, Prof.ssa Elisa Scotti
 
Consiglio Scientifico:
PROFESSORI ORDINARI DI DIRITTO AMMINISTRATIVO E PUBBLICO
Prof. Vicente Alvarez Garcìa
Prof. Enzo Baldini
Prof. Rodolfo Carlos Barra
Prof. Antonio Bartolini
Prof. Salvatore Bellomia
Prof. Raffaele Bifulco
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Prof. Francesco De Leonardis
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Prof. Giovanni Leone
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Prof. Stelio Mangiameli
Prof. Bernardo Giorgio Mattarella
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Prof. Nino Paolantonio
Prof. Roberto Cavallo Perin
Prof.ssa Paola Piras
Prof. Aristide Police
Prof. Emilio Paolo Salvia
Prof. Salvatore Raimondi
Prof. Filippo Satta
Prof. Antonio Romano Tassone
Prof. Dimitris Xenos

AREE TEMATICHE

Il Ministro per gli Affari Regionali On. Lanzetta firma il Protocollo con la Gazzetta Amministrativa

Roma, 7/08/2014
Firmato il protocollo d'intesa tra la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per gli Affari Regionali le Autonomie e lo Sport, On. Ministro Maria Carmela Lanzetta e la Gazzetta Amministrativa Direttore Prof. Avv. Enrico Michetti "per l'ottimizzazione dell'attività di coordinamento tra Stato ed Autonomie nei processi di trasformazione derivanti dall'attuazione delle riforme attraverso l'ideazione e la diffusione di strumenti inediti e centri di competenza al supporto delle Regioni e degli Enti Locali".
 
Firma del protocollo di intesa tra Presidenza Consiglio dei Ministri, Dipartimento per gli Affari Regionali le Autonomie e lo Sport e Gazzetta Amministrativa Firma del protocollo di intesa tra Presidenza Consiglio dei Ministri, Dipartimento per gli Affari Regionali le Autonomie e lo Sport e Gazzetta Amministrativa Firma del protocollo di intesa tra Presidenza Consiglio dei Ministri, Dipartimento per gli Affari Regionali le Autonomie e lo Sport e Gazzetta Amministrativa Firma del protocollo di intesa tra Presidenza Consiglio dei Ministri, Dipartimento per gli Affari Regionali le Autonomie e lo Sport e Gazzetta Amministrativa Firma del protocollo di intesa tra Presidenza Consiglio dei Ministri, Dipartimento per gli Affari Regionali le Autonomie e lo Sport e Gazzetta Amministrativa Firma del protocollo di intesa tra Presidenza Consiglio dei Ministri, Dipartimento per gli Affari Regionali le Autonomie e lo Sport e Gazzetta Amministrativa Firma del protocollo di intesa tra Presidenza Consiglio dei Ministri, Dipartimento per gli Affari Regionali le Autonomie e lo Sport e Gazzetta Amministrativa Firma del protocollo di intesa tra Presidenza Consiglio dei Ministri, Dipartimento per gli Affari Regionali le Autonomie e lo Sport e Gazzetta Amministrativa Firma del protocollo di intesa tra Presidenza Consiglio dei Ministri, Dipartimento per gli Affari Regionali le Autonomie e lo Sport e Gazzetta Amministrativa Firma del protocollo di intesa tra Presidenza Consiglio dei Ministri, Dipartimento per gli Affari Regionali le Autonomie e lo Sport e Gazzetta Amministrativa Firma del protocollo di intesa tra Presidenza Consiglio dei Ministri, Dipartimento per gli Affari Regionali le Autonomie e lo Sport e Gazzetta Amministrativa Firma del protocollo di intesa tra Presidenza Consiglio dei Ministri, Dipartimento per gli Affari Regionali le Autonomie e lo Sport e Gazzetta Amministrativa Firma del protocollo di intesa tra Presidenza Consiglio dei Ministri, Dipartimento per gli Affari Regionali le Autonomie e lo Sport e Gazzetta Amministrativa Firma del protocollo di intesa tra Presidenza Consiglio dei Ministri, Dipartimento per gli Affari Regionali le Autonomie e lo Sport e Gazzetta Amministrativa Firma del protocollo di intesa tra Presidenza Consiglio dei Ministri, Dipartimento per gli Affari Regionali le Autonomie e lo Sport e Gazzetta Amministrativa Firma del protocollo di intesa tra Presidenza Consiglio dei Ministri, Dipartimento per gli Affari Regionali le Autonomie e lo Sport e Gazzetta Amministrativa Firma del protocollo di intesa tra Presidenza Consiglio dei Ministri, Dipartimento per gli Affari Regionali le Autonomie e lo Sport e Gazzetta Amministrativa Firma del protocollo di intesa tra Presidenza Consiglio dei Ministri, Dipartimento per gli Affari Regionali le Autonomie e lo Sport e Gazzetta Amministrativa Firma del protocollo di intesa tra Presidenza Consiglio dei Ministri, Dipartimento per gli Affari Regionali le Autonomie e lo Sport e Gazzetta Amministrativa

LA RASSEGNA DEL DIRETTORE

 
lunedì 1 settembre 2014 23:00

Interdittiva antimafia tipica: il Consiglio di Stato ribadisce i principi giurisprudenziali consolidati

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 1.9.2014

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La Terza Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza del 1 settembre 2014 ha ribadito gli approdi cui è pervenuta la giurisprudenza in materia di interdittive antimafia. Con riferimento alla cd. interdittiva antimafia "tipica", prevista dall’art. 4 del D. Lgs. n. 490 del 1994 e dall’art. 10 del D.P.R. 3 giugno 1998, n. 252 (ed oggi dagli articoli 91 e segg. del D. Lgs. 6 settembre 2011, n. 159, recante il Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione) questa Sezione (sentenze n. 5995 del 12 novembre 2011 e n. 5130 del 14 settembre 2011) ha affermato: - che l'interdittiva prefettizia antimafia costituisce una misura preventiva volta a colpire l'azione della criminalità organizzata impedendole di avere rapporti contrattuali con la pubblica amministrazione; - che, trattandosi di una misura a carattere preventivo, l’interdittiva prescinde dall'accertamento di singole responsabilità penali nei confronti dei soggetti che, nell’esercizio di attività imprenditoriali, hanno rapporti con la pubblica amministrazione e si fonda sugli accertamenti compiuti dai diversi organi di polizia valutati, per la loro rilevanza, dal Prefetto territorialmente competente; - che tale valutazione costituisce espressione di ampia discrezionalità che può essere assoggettata al sindacato del giudice amministrativo solo sotto il profilo della sua logicità in relazione alla rilevanza dei fatti accertati; - che, essendo il potere esercitato, espressione della logica di anticipazione della soglia di difesa sociale, finalizzata ad assicurare una tutela avanzata nel campo del contrasto alle attività della criminalità organizzata, la misura interdittiva non deve necessariamente collegarsi ad accertamenti in sede penale di carattere definitivo e certi sull'esistenza della contiguità dell’impresa con organizzazione malavitose, e quindi del condizionamento in atto dell'attività di impresa, ma può essere sorretta da elementi sintomatici e indiziari da cui emergano sufficienti elementi del pericolo che possa verificarsi il tentativo di ingerenza nell’attività imprenditoriale della criminalità organizzata; - che anche se occorre che siano individuati (ed indicati) idonei e specifici elementi di fatto, obiettivamente sintomatici e rivelatori di concrete connessioni o possibili collegamenti con le organizzazioni malavitose, che sconsigliano l’instaurazione di un rapporto dell’impresa con la pubblica amministrazione, non è necessario un grado di dimostrazione probatoria analogo a quello richiesto per dimostrare l’appartenenza di un soggetto ad associazioni di tipo camorristico o mafioso, potendo l’interdittiva fondarsi su fatti e vicende aventi un valore sintomatico e indiziario e con l’ausilio di indagini che possono risalire anche ad eventi verificatisi a distanza di tempo; - che di per sé non basta a dare conto del tentativo di infiltrazione il mero rapporto di parentela con soggetti risultati appartenenti alla criminalità organizzata (non potendosi presumere in modo automatico il condizionamento dell’impresa), ma occorre che l’informativa antimafia indichi (oltre al rapporto di parentela) anche ulteriori elementi dai quali si possano ragionevolmente dedurre possibili collegamenti tra i soggetti sul cui conto l’autorità prefettizia ha individuato i pregiudizi e l’impresa esercitata da loro congiunti; - che, infine, gli elementi raccolti non vanno considerati separatamente dovendosi piuttosto stabilire se sia configurabile un quadro indiziario complessivo, dal quale possa ritenersi attendibile l’esistenza di un condizionamento da parte della criminalità organizzata.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 1.9.2014

 
Note Legali
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La Terza Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza del 1 settembre 2014 ha ribadito gli approdi cui è pervenuta la giurisprudenza in materia di interdittive antimafia. Con riferimento alla cd. interdittiva antimafia "tipica", prevista dall’art. 4 del D. Lgs. n. 490 del 1994 e dall’art. 10 del ... Continua a leggere

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lunedì 1 settembre 2014 22:48

Appalti: non e' possibile l'incameramento della cauzione provvisoria in caso di informativa prefettizia atipica in quanto la mancata stipula del contratto non può collegarsi direttamente al “fatto dell’affidatario"

segnalzione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 1.9.2014

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Nel giudizio in esame la società ricorrente impugnava il provvedimento del commissario di revoca dell’aggiudicazione provvisoria ed escussione della cauzione. Il Tar ha ritenuto che una volta concluso che la ricorrente presentava specifici rischi di infiltrazioni mafiose, alla stessa andasse imputata la mancata stipulazione del contratto definitivo per la carenza di un requisito di partecipazione prevista dalla lettera d'invito: da ciò la legittima decisione di procedere anche all’escussione della cauzione non potendosi imputare alla amministrazione se non si era pervenuti ad un provvedimento definitivo ed alla stipula del contratto. La Terza Sezione del Consiglio di Stato ha accolto il ricorso della società evidenziando che l’art. 75 co.6 del d.lgs. n.163/2006 prevede che “..la garanzia copre la mancata sottoscrizione del contratto per fatto dell’affidatario…”; l’articolo 13 della lettera di invito, come prima evidenziato, prevede che in caso di mancata prova della sussistenza anche di una sola delle condizioni di partecipazione dichiarate, il commissario straordinario dispone l’incameramento della relativa cauzione. Occorre richiamare alcuni principi più volte evidenziati nel corpo della sentenza in ordine alla natura della informative antimafia e condivisi integralmente dalla difesa erariale (che ha rinviato alla sentenza del Tar Sicilia, Palermo n.2250/2012) secondo i quali le informative antimafia non sono provvedimenti di carattere punitivo per l’adozione dei quali è necessario individuare un elemento di colpevolezza e responsabilità nei riguardi dei soggetti a cui sono rivolte, trattandosi di una forma eccezionale di tutela avanzata a presidio dell’ordine pubblico; come tali possono basarsi su circostanze, rilevanti su un piano oggettivo, ma del tutto indipendenti da specifiche colpe attribuite ai soggetti interessati. Poiché nel caso trattasi di una informativa prefettizia atipica, priva di carattere direttamente interdittivo, che consente alla stazione appaltante l’attivazione degli ordinari strumenti di discrezionalità nel valutare l’avvio o il prosieguo dei rapporti contrattuali, la mancata stipula del contratto non può collegarsi direttamente al “ fatto dell’affidatario” inteso come diretta imputabilità allo stesso della mancata stipula del contratto, né ad una sua carenza di requisiti e condizioni partecipative ex art. 38 codice degli appalti o alla non veridicità di quanto dichiarato in ordine alle condizioni di partecipazione, ma, al più, alla mancanza sopravvenuta di una condizione ostativa alla stipula del contratto, rimessa tuttavia alla valutazione della stazione appaltante, non prevedibile da parte dell’impresa, alla quale pertanto non può addebitarsi un comportamento colpevole. Pertanto la mancata sottoscrizione del contratto in tali ipotesi non può considerarsi imputabile a “fatto dell’affidatario”, ed al più l’incameramento della cauzione postulerebbe una valutazione dei profili soggettivi connessi alla mancata stipula, con la verifica dalla necessaria componente soggettiva dell’ inadempimento, nel caso mai effettuata dalla stazione appaltante.

segnalzione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 1.9.2014

 
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Nel giudizio in esame la società ricorrente impugnava il provvedimento del commissario di revoca dell’aggiudicazione provvisoria ed escussione della cauzione. Il Tar ha ritenuto che una volta concluso che la ricorrente presentava specifici rischi di infiltrazioni mafiose, alla stessa andasse impu ... Continua a leggere

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sabato 30 agosto 2014 12:34

Concorsi pubblici: nessuno scorrimento della graduatoria, ma indizione di un nuovo concorso se la variazione dell'organico e' temporanea in base ad una riqualificazione straordinaria con la quale viene disposta e finanziata

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 29.8.2014

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La ASL di Olbia ha impugnato innanzi al Consiglio di Stato la sentenza del TAR Sardegna n. 481/2013 che ha accolto il ricorso con il quale si contestava la legittimità dell’indizione di nuove procedure per l’assunzione di lavoratori a tempo indeterminato, in pendenza di una graduatoria di concorso, nella quale erano inserite tutte le ricorrenti, ancora valida ed efficace, per la medesima qualifica sulla base della sentenza del Cons. Stato, Ad. Plen., 28 luglio 2011, n. 14. Questa sentenza ha espresso il principio di diritto secondo il quale, in vigenza di una graduatoria concorsuale, ove l’Amministrazione decida di provvedere alla copertura dei posti vacanti senza attingere dalla medesima, deve adeguatamente motivare in ordine alle ragioni che l’hanno indotta ad effettuare tale scelta in luogo del ricorso allo scorrimento della graduatoria. Il TAR ha respinto l’argomentazione dell’Amministrazione resistente che afferma l’inapplicabilità, al caso di specie, dell’istituto dello scorrimento della graduatoria, giacché i posti oggetto della procedura concorsuale sarebbero di “nuova istituzione”, non previsti nella dotazione organica vigente all’epoca dello svolgimento del concorso al quale hanno partecipato i ricorrenti. In particolare il TAR ha giudicato illegittima la deliberazione del concorso almeno per la parte per la quale i posti messi a concorso non possono considerarsi di nuova istituzione, sia per illegittimità derivata, stante l’errato conteggio della dotazione organica effettuato dall’Amministrazione, sia per invalidità propria, atteso che l’A.S.L. non ha adeguatamente motivato la propria scelta di indire la procedura concorsuale in luogo del reclutamento mediante l’ordinaria procedura dello scorrimento della graduatoria in relazione ai posti dovevano considerarsi già previsti nella dotazione organica vigente all’epoca dell’indizione del concorso cui hanno partecipato i ricorrenti. La scelta di provvedere alla copertura dei posti vacanti in organico attraverso la chiamata degli idonei inseriti in graduatorie concorsuali vigenti (c.d. scorrimento della graduatoria) è sicuramente preclusa allorché si tratti di posti istituiti in organico successivamente all’indizione del concorso (da cui è scaturita la graduatoria), come risulta espressamente sancito dall’art. 91, comma 4, del T.U.E.L. (D.Lgs. 267/2000), con riguardo agli enti locali, nonché dalla giurisprudenza prevalente, che ha affermato la portata generale di tale norma (cfr., in tal senso, Cons. Stato, Ad. Plen. n. 14/2011 e, da ultimo, con riguardo alle AASS.LL, T.A.R. Basilicata, sez. I, 6 aprile 2012, n. 171, secondo la quale «l’esclusione dello scorrimento della graduatoria per i posti di nuova istituzione o trasformati, come chiarito dal condivisibile orientamento dell’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato 28 luglio 2011, n.14, costituisce una regola che, “sebbene contenuta nella disciplina degli enti locali, risulta espressiva di un principio generale e, pertanto, trova applicazione comune anche ad altre Amministrazioni pubbliche” e quindi anche alle aziende sanitarie locali»). La deliberazione di indizione del concorso, principale provvedimento impugnato, è, pertanto, ad avviso del TAR illegittima nella parte in cui l’Amministrazione ha provveduto a bandire un nuovo concorso, in relazione a posti che, almeno in parte, erano previsti nella dotazione organica vigente all’epoca dell’indizione del concorso cui hanno partecipato le ricorrenti in primo grado e attuali appellate. Posti che, quindi, non sono qualificabili come posti istituiti successivamente alla indizione di detto concorso. Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso della ASL rilevando come la questione determinante per la definizione della controversia non è se la graduatoria sia valida ed efficace, ma quella se i posti messi concorso con il principale provvedimento impugnato siano preesistenti o di nuova istituzione con specifico riferimento alla applicazione della disposizione dell’art. 91, comma 4, del T.U.E.L. (D.Lgs. n. 267/2000), nella parte in cui esclude la validità delle graduatorie di idonei derivanti da precedenti concorsi nel caso in cui i posti di cui si tratta siano istituiti o trasformati successivamente alla indizione del concorso medesimo (“4. Per gli enti locali le graduatorie concorsuali rimangono efficaci per un termine di tre anni dalla data di pubblicazione per l'eventuale copertura dei posti che si venissero a rendere successivamente vacanti e disponibili, fatta eccezione per i posti istituiti o trasformati successivamente all'indizione del concorso medesimo.”) Non è, infatti, contestato dalle parti il fatto che sia questa la disposizione da applicarsi nel caso in esame, sulla base della giurisprudenza che ne ha esteso l’applicazione come principio generale valido per tutte le Amministrazioni (lo afferma in particolare la stessa sentenza n. 14/2011 dell’Adunanza plenaria posta a base del ricorso di primo grado). Le parti ricorrenti in primo grado sostengono infatti che i posti non sono di nuova istituzione. Esse infatti contestano la deliberazione del Direttore Generale della A.S.L. n. 2 di Olbia, n. 2203 del 20 settembre 2011, avente ad oggetto la rideterminazione provvisoria della dotazione organica dell’Azienda Sanitaria Locale n. 2 di Olbia con l’incremento da 90 a 120 unità, che è tra i provvedimenti impugnati. La sentenza del TAR accoglie la loro tesi e dichiara illegittima tale deliberazione per non aver tenuto conto della reale composizione della dotazione organica, con riguardo alla qualifica di assistente amministrativo (pari invece a 105 unità considerando tra i posti a tutti gli effetti in organico anche i 15 posti già coperti a seguito della riqualificazione operata con la delibera n. 76, del 27 gennaio 2003, con la quale la ASL aveva disposto la trasformazione, secondo quanto previsto dall’art. 12 C.C.N.L. del Comparto Sanità, biennio 2000/2001, di 15 posti di cat. B in posti di cat. C.). La conseguenza è che secondo il TAR, contrariamente a quanto sostenuto dalla ASL, almeno la metà dei posti non sarebbero di nuova istituzione in quanto già esistenti al momento della indizione del concorso cui si infierisce la graduatoria degli idonei in oggetto. Pertanto, in base all’art. 91, comma 4, del T.U.E.L. e al principio di diritto enunciato dalla sentenza dell’Adunanza plenaria n. 14/2011, per la loro copertura si dovrebbe applicare la preferenza per lo scorrimento della graduatoria, salva espressa motivazione che giustifichi un’altra scelta dell’Amministrazione, motivazione che evidentemente manca sostenendo l’Amministrazione che i posti fossero tutti di nuova istituzione giusta la deliberazione di aumento dell’organico n. 2203 del 20 settembre 2011. Su questo punto il Collegio si discosta dalla sentenza del TAR ritenendo invece legittima la deliberazione del Direttore Generale della A.S.L. n. 2 di Olbia, n. 2203 del 20 settembre 2011, avente ad oggetto la rideterminazione provvisoria della dotazione organica dell’Azienda Sanitaria Locale n. 2 di Olbia con l’aumento di 30 posti della pianta organica degli assistenti amministrativi. La deliberazione, infatti, rappresenta la conseguenza della impostazione coerentemente adottata dalla ASL, secondo la quale la variazione di organico, derivante dalla riqualificazione per i 15 posti dal livello B al livello C, per come è espressamente disciplinata dal citato art. 12, ha certamente carattere temporaneo in connessione alla durata della permanenza in servizio dei soggetti che se ne sono avvalsi, in base alla procedura straordinaria con la quale è stata disposta e finanziata. Il carattere temporaneo della variazione di organico è espressamente previsto dallo stesso provvedimento che attua la riqualificazione, come risulta dai documenti depositati dall’Amministrazione. Inoltre la stessa non può essere considerata una variazione permanente dell’organico, essendo prevista e finanziata - almeno in parte – in forma una tantum, sulla base dei fondi contrattuali e non dei fondi ordinari. La giurisprudenza citata dal TAR, secondo la quale non vi può essere assunzione senza che vi sia una corrispondente posizione di organico, ha una ratio esattamente opposta a quella per la quale viene utilizzata dalla sentenza impugnata e cioè tende a limitare rigorosamente le assunzioni all’interno di una predefinita pianta organica a cui corrispondono finanziamenti ordinari e stabili. Pertanto tale giurisprudenza non può essere utilizzata in senso esattamente contrario e cioè nel senso di attribuire ad una riqualificazione - operata con una procedura extra ordinem e finanziata con fondi una tantum - lo stesso significato di una esplicita variazione di pianta organica ovvero quello di una riqualificazione ordinaria che interviene su preesistenti posti di organico, come dovrebbe sempre avvenire e come certamente non è avvenuto nel caso di specie, tanto è vero che sono stati adottati appositi, straordinari e temporanei finanziamenti con fondi diretti ad altre finalità, come avviene per la riqualificazione di cui si tratta. Nell'ultima parte della sentenza il Consiglio di Stato affronta e chiarisce inoltre la portata applicativa della nuova normativa modificatesi, nel corso dello svolgimento del giudizio, a favore dello scorrimento delle graduatorie di precedenti concorsi a seguito delle disposizioni di cui all’art. 4, commi 3, 3 - bis, 3 - ter e 3 - quater del D.L. n. 101 del 2013, convertito dalla legge n. 125/2013 ed entrato in vigore nel testo originario il 1 settembre 2013 e, nel testo comprensivo delle modifiche apportate nel corso della conversione, il 31 ottobre 2013. Per valutare con chiarezza i limitati effetti di tale normativa sui seguiti della vicenda in esame, il Consiglio di Stato riporta in primis integralmente il testo della nuova normativa: "3. Per le amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, le agenzie, gli enti pubblici non economici e gli enti di ricerca, l'autorizzazione all'avvio di nuove procedure concorsuali, ai sensi dell'articolo 35, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, e' subordinata alla verifica: a) dell'avvenuta immissione in servizio, nella stessa amministrazione, di tutti i vincitori collocati nelle proprie graduatorie vigenti di concorsi pubblici per assunzioni a tempo indeterminato per qualsiasi qualifica, salve comprovate non temporanee necessità organizzative adeguatamente motivate; b) dell'assenza, nella stessa amministrazione, di idonei collocati nelle proprie graduatorie vigenti e approvate a partire dal 1°gennaio 2007, relative alle professionalità necessarie anche secondo un criterio di equivalenza. 3-bis. Per la copertura dei posti in organico, è comunque necessaria la previa attivazione della procedura prevista dall'articolo 33 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, in materia di trasferimento unilaterale del personale eccedentario. 3-ter. Resta ferma per i vincitori e gli idonei delle graduatorie di cui al comma 3 del presente articolo l'applicabilità dell'articolo 3, comma 61, terzo periodo, della legge 24 dicembre 2003, n. 350. 3-quater. L'assunzione dei vincitori e degli idonei, nelle procedure concorsuali già avviate dai soggetti di cui al comma 3 e non ancora concluse alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, è subordinata alla verifica del rispetto della condizione di cui alla lettera a) del medesimo comma." Ad avviso del Collegio tale normativa non giova alle ragioni delle parti appellate e gioca invece in senso contrario. Essa infatti non si applica ratione temporis alla vicenda in esame salvo che per l’applicazione delle disposizioni introdotte con la legge di conversione con l’art. 4, comma 3 - quater, che vanno in senso opposto alle attese delle parti appellate e nello stesso senso delle conclusioni fin qui acquisite sulla base della precedente normativa applicabile ratione temporis al caso in esame. La disposizione di cui al precedente comma 3 - quater si applica al concorso di cui alla impugnata deliberazione del Direttore Generale, n. 2804 del 24 ottobre 2012, in quanto ancora in via di svolgimento e consente di confermare anche ai fini degli esiti finali del concorso le conclusioni già raggiunte sulla base della normativa precedentemente vigente di cui all’art. 91, comma 4, del D.Lgs. n. 267/2000, in base alla quale si è accertata la legittimità della deliberazione dello stesso concorso. La norma di cui al comma 3-quater si applica allo stesso concorso ancora in via di svolgimento, condizionando la possibilità di procedere alle assunzioni conseguenti al completamento del concorso stesso alla già avvenuta assunzione dei vincitori dei precedenti concorsi, richiamando la lettera a) del precedente comma 3 dello stesso articolo, ma non anche la lettera b) relativa allo scorrimento della graduatoria a favore degli idonei di precedenti concorsi,. Pertanto le conclusioni già raggiunte sono confermate anche dalla normativa sopravvenuta ai fini degli esiti del concorso per quanto tale normativa possa considerarsi rilevante ai fini del presente giudizio. Per approfondire scaricare gratuitamente la sentenza cliccando su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 29.8.2014

 
Note Legali
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La ASL di Olbia ha impugnato innanzi al Consiglio di Stato la sentenza del TAR Sardegna n. 481/2013 che ha accolto il ricorso con il quale si contestava la legittimità dell’indizione di nuove procedure per l’assunzione di lavoratori a tempo indeterminato, in pendenza di una graduatoria di concors ... Continua a leggere

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venerdì 29 agosto 2014 17:42

Appalti: le dichiarazioni previste dall'art. 38 del d.lgs. n. 163/2006 devono essere rese con riguardo anche al vice presidente della società partecipante che, in base allo statuto, sia titolare degli stessi poteri di amministrazione e di rappresentanza spettanti al presidente in caso di sua assenza od impedimento

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 28.8.2014

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In base ai consolidati principi giurisprudenziali espressi dal Consiglio di Stato, in sede di gara di appalto, le dichiarazioni previste dall'art. 38 del d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163, devono essere rese con riguardo anche al vice presidente della società partecipante che, in base allo statuto, sia titolare degli stessi poteri di amministrazione e di rappresentanza spettanti al presidente in caso di sua assenza od impedimento (Cons. St., sez. V, 15 luglio 2013, n. 3814; Id., 8 novembre 2012, n. 2319; Sez. III, 30 gennaio 2012, n. 447). Per approfondire scaricare la sentenza cliccando su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 28.8.2014

 
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In base ai consolidati principi giurisprudenziali espressi dal Consiglio di Stato, in sede di gara di appalto, le dichiarazioni previste dall'art. 38 del d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163, devono essere rese con riguardo anche al vice presidente della società partecipante che, in base allo statuto, sia ... Continua a leggere

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venerdì 29 agosto 2014 17:36

Subappalto: l'incompleta o l’erronea dichiarazione del concorrente circa l'esercizio della facoltà di subappalto può comportare l'esclusione dalla gara nel solo caso in cui questi risulti sfornito in proprio della qualificazione per le lavorazioni che ha dichiarato di voler subappaltare

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 28.8.2014

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La Quinta Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza del 28 agosto ha fatto proprio l’orientamento già enunciato dal Consiglio di Stato (Cons. St., Sez. IV, 13 maggio 2014, n. 1224; Sez. V, 21 novembre 2012, n. 5900), per il quale “l'art. 118, comma 2, del D.L.vo 12 aprile 2006, n. 163, va applicato tenendo presente che la dichiarazione di subappalto può essere limitata alla mera indicazione della volontà di concludere un subappalto nelle sole ipotesi in cui il concorrente sia a propria volta in possesso delle qualificazioni necessarie per l'esecuzione in via autonoma delle lavorazioni oggetto dell'appalto, ossia nelle sole ipotesi in cui vi sia il ricorso al subappalto rappresenti per lui una facoltà, non la via necessitata per partecipare alla gara; al contrario, la dichiarazione deve indicare il subappaltatore e dimostrare il possesso, da parte di quest'ultimo, dei requisiti di qualificazione, nelle ipotesi in cui il subappalto si renda necessario a cagione del mancato autonomo possesso, da parte del concorrente, dei necessari requisiti di qualificazione”; - “il principio di tassatività va inteso nel senso che l'esclusione dalle gare pubbliche può essere disposta non nei soli casi in cui disposizioni del codice o del regolamento la prevedano espressamente, ma anche quando le medesime disposizioni impongano adempimenti doverosi ai concorrenti o candidati, pur senza prevedere una espressa sanzione di esclusione, e fra tali ipotesi rientra senz'altro quella del possesso dei titoli di qualificazione indispensabili per l'esecuzione dei lavori oggetto dell'appalto”; - “l'incompleta o l’erronea dichiarazione del concorrente relativa all'esercizio della facoltà di subappalto è suscettibile di comportare l'esclusione dello stesso dalla gara nel solo caso in cui questi risulti sfornito in proprio della qualificazione per le lavorazioni che ha dichiarato di voler subappaltare, determinando negli altri casi effetti unicamente in fase esecutiva, sotto il profilo dell'impossibilità di ricorrere al subappalto come dichiarato”. Per approfondire scaricare la sentenza cliccando su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 28.8.2014

 
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venerdì 29 agosto 2014 17:25

Il termine perentorio per deliberare nuove misure tributarie: l'autorizzazione del Prefetto di approvazione del bilancio di previsione oltre il termine previsto dalla legge non comporta anche il differimento il termine per l’approvazione delle aliquote e delle tariffe

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 28.8.2014

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Nel giudizio in esame assume il Comune di Stefanaconi che il termine del 30 novembre 2013, per deliberare le nuove misure tributarie rispetto all’anno precedente, non avrebbe natura perentoria, ma ordinatoria, sicché la delibera approvata oltre il suddetto termine sarebbe valida. La censura è infondata. La perentorietà del termine previsto dall’art. 1, comma 169, della legge n. 296 del 2006 è desumibile dal dato testuale della disposizione (“dette deliberazioni, anche se approvate successivamente all’inizio dell’esercizio purché entro il termine innanzi indicato, hanno effetto dal 1°gennaio dell’anno di riferimento. In caso di mancata approvazione entro il suddetto termine, le tariffe e le aliquote si intendono prorogate di anno in anno”). Il termine cui fa riferimento la citata disposizione è quello di approvazione della deliberazione del bilancio annuale di previsione degli enti locali, che per l’anno finanziario 2013 è stato fissato al 30 novembre 2013 dall’art. 8 del d.l. 31 agosto 2013, n. 102, convertito con modificazioni in l. 28 ottobre 2013, n. 124. Poiché la delibera di aumento delle aliquote è stata approvata successivamente al 30 novembre 2013 (il 2 dicembre 2013), le nuove aliquote non sono applicabili all’anno 2013. Nel caso di specie, il Prefetto ha autorizzato il Comune di Stefanaconi ad approvare il bilancio di previsione oltre il termine previsto dalla legge. Osserva la Sezione che la disposizione concernente tale autorizzazione ha natura eccezionale ed è finalizzata ad evitare le gravi conseguenze che conseguono alla mancata approvazione del bilancio da parte dell’ente locale. Il termine di 20 giorni entro il quale approvare il bilancio su impulso prefettizio non differisce i termini per l’adeguamento dell’aliquota, sicché il rispetto dello stesso consente soltanto di evitare le gravi conseguenze collegate alla sua inosservanza, quali lo scioglimento del consiglio comunale. In assenza di una specifica ulteriore disposizione di legge, tale autorizzazione non comprende il termine per l’approvazione delle aliquote e delle tariffe, che trovano compiuta ed autonoma disciplina nel citato art. 1, comma 169, l. n. 296 del 2006 che contiene, peraltro, previsioni sanzionatorie, quale l’inapplicabilità delle nuove tariffe e aliquote, ove approvate dopo il termine del 30 novembre (cfr., delibera n. 4 del 14 gennaio 2014 della Corte dei Conti, Sezione regionale di controllo per la Calabria; Cons. St., Sez. V, 17 luglio 2014, n. 3808). Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 28.8.2014

 
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Nel giudizio in esame assume il Comune di Stefanaconi che il termine del 30 novembre 2013, per deliberare le nuove misure tributarie rispetto all’anno precedente, non avrebbe natura perentoria, ma ordinatoria, sicché la delibera approvata oltre il suddetto termine sarebbe valida. La censura è info ... Continua a leggere

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venerdì 29 agosto 2014 17:11

Concessione di pubblici servizi: la giurisdizione nelle controversie concernenti indennità, canoni od altri corrispettivi

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 28.8.2014

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Secondo i consolidati criteri di riparto della giurisdizione, in materia di concessioni di pubblici servizi, le controversie concernenti indennità, canoni od altri corrispettivi, non attratte nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo perché riservate alla giurisdizione del giudice ordinario, sono solo quelle a contenuto meramente patrimoniale, e cioè quelle nelle quali non venga in rilievo il potere della P.A. a tutela di interessi generali; ove, invece, si realizzi detta ultima ipotesi, perché la controversia coinvolge la verifica dell’azione autoritativa della P.A. sul rapporto sottostante, ovvero la verifica dell’esercizio di poteri discrezionali di cui essa gode nella determinazione di indennità, canoni o altri corrispettivi, la controversia rientra nella giurisdizione del giudice amministrativo (cfr. Cass. civ., SS.UU., 25 marzo 2010, n. 7160, che richiama le precedenti, 13 febbraio 2007, n. 3046, 22 agosto 2007, n. 17829, 31 gennaio 2008, n. 2273, 27 marzo 2008, n. 7946, 18 novembre 2008, n. 27333; vedi anche, idem, 20 giugno 2012, n. 10149, invocata dalla sentenza oggi appellata, pronuncia nella quale la Corte regolatrice fa riferimento al criterio di riparto consistente nel riguardare o meno la controversia una verifica dell’azione autoritativa dell’Amministrazione - anche se poi ne trae conclusioni poco condivisibili, trascurando che alcune “modalità applicative”, in quel caso in tema di regressione tariffaria, costituiscono pur sempre esercizio di discrezionalità e non riguardano il mero accertamento tecnico dei presupposti fattuali economico-aziendali sull’an e sul quantum del corrispettivo; cfr., infine, di recente, Cons. Stato, III, 18 luglio 2013, n. 3919). Può aggiungersi che le pronunce di questa Sezione altresì richiamate nella sentenza appellata (n. 192/2013 e n. 2379/2013), facendo riferimento al medesimo criterio di riparto, hanno declinato la giurisdizione in relazione a controversie nelle quali si faceva questione della sola debenza dei compensi richiesti (al di fuori, cioè, di alcuna verifica dell’azione autoritativa o dell’esercizio di poteri discrezionali). In conclusione, sussistendo la giurisdizione del giudice amministrativo, va annullata la sentenza appellata e va rimessa la causa in primo grado per l’esame del ricorso, ai sensi dell’art. 105, comma 1, cod. proc. amm..

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 28.8.2014

 
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giovedì 28 agosto 2014 21:31

Agenzia delle Entrate: rimborsi fiscali, cartelle e riscossione coattiva nelle due nuove guide on line

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti delle Guide dell'Agenzia delle Entrate del 27.8.2014

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La Sezione "Agenzia Informa" si arricchisce di due nuove guide con le quale si forniscono ai contribuenti utili informazione sul "rimborso delle imposte" e sulle "Cartelle di pagamento e mezzi di riscossione coattiva" In particolare nella prima guida vengono le precisate le modalità per ottenere i rimborsi risultanti dal modello 730, dal modello Unico o su richiesta nonché le modalità di erogazione dei rimborsi ed anche casi particolari come quello in cui il rimborso deve essere riscosso da un'altra persone nel caso in cui il destinatario è deceduto, minore, interdetto, fallito, rappresentato. Nella seconda guida, invece, l'Agenzia si occupa della riscossione mediante cartella, il pagamento a rate delle cartelle, la compensazione fra le cartelle e i crediti d'imposta, la compensazione fra le cartelle e i crediti verso la PA, l'annullamento, il ricorso e la sospensione di una cartella. Relativamente alla riscossione dei tributi nella guida vengono inoltre approfonditi argomenti quali il fermo amministrativo e l'iscrizione di ipoteca nonché il pignoramento. Per scaricare le guide cliccare su "Accedi al Provvedimento".

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mercoledì 27 agosto 2014 18:00

Ministero del Lavoro: pubblicato in G.U. il nuovo Regolamento di organizzazione del Dicastero

segnalazione del Prof. Stefano Olivieri Pennesi

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Nella Gazzetta Ufficiale n. 196/2014 è stato pubblicato il dpcm n.121 del 14 febbraio 2014 inerente il Regolamento di organizzazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che entrerà in vigore il prossimo 9 settembre 2014. Nel rinnovato organigramma il Dicastero del Lavoro vede, tra l’altro, sopprimersi le Direzioni Regionali del Lavoro (Drl) che vengono sostituite da quattro direzioni interregionali del lavoro, denominate Dil. Il nuovo organigramma prevede l’articolazione in amministrazione centrale e amministrazione territoriale. Quella centrale è costituita da un segretariato generale, avente funzioni di coordinamento, e dieci direzioni generali. L’amministrazione territoriale si compone, come detto, di quattro direzioni interregionali e ottantuno direzioni territoriali. Le interregionali avranno sede a Milano per le regioni Liguria, Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta; sede a Venezia per Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Marche, Veneto; Roma per Abruzzo, Lazio, Sardegna, Toscana, Umbria; e Napoli per Basilicata, Campania, Calabria, Molise, Puglia. Vengono pertanto ridotte le precedenti direzioni territoriali del lavoro dtl, presenti in ogni provincia, che passano ad essere ottantuno, in base ad alcuni accorpamenti, come di seguito indicato: dtl di Chieti-Pescara, Basilicata, Trieste-Gorizia, Milano-Lodi, Sondrio-lecco, Molise, Novara-Verbania-Cusio.Ossola, Biella-Vercelli,Cagliari-Oristano, Lucca-Massa Carrara, Umbria. Tali direzioni hanno quindi competenza in più ambiti provinciali e sono dislocate pertanto su diverse città. Per scaricare il testo del Regolamento cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Stefano Olivieri Pennesi

 
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Nella Gazzetta Ufficiale n. 196/2014 è stato pubblicato il dpcm n.121 del 14 febbraio 2014 inerente il Regolamento di organizzazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che entrerà in vigore il prossimo 9 settembre 2014. Nel rinnovato organigramma il Dicastero del Lavoro vede, tra l’ ... Continua a leggere

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mercoledì 27 agosto 2014 09:47

Consiglieri comunali: se con l'abbandono dell'aula consiliare decadono gli emendamenti presentati, i consiglieri che si sono allontanati rinunciando alla discussione non possono ricorrere innanzi al TAR

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Lombardia Milano Sez. III del 26.8.2014 n. 2243

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Nella controversia in esame alcuni consiglieri comunali della Lega Nord del Comune di Milano hanno impugnato innanzi al TAR la deliberazione del consiglio comunale n. 31 del 23 luglio 2013 dolendosi che a discussione degli emendamenti già iniziata - l'Ufficio di Presidenza avrebbe deciso di ''contingentare i tempi della discussione" - attribuendo i minuti a disposizione solo tra macro-categorie (maggioranza e minoranza) e non tra i singoli gruppi consiliari, consumando così una lesione delle prerogative di ciascun componente del corpo deliberante (ivi compresi i consiglieri ricorrenti). Ad avviso dei ricorrenti la decisione di contingentare i tempi a discussione degli emendamenti già avviata avrebbe introdotto una doppia lesione all'officio dei consiglieri comunali della Lega Nord oggi ricorrenti, poiché sarebbero stati privati delle loro prerogative di illustrare adeguatamente tutti gli emendamenti presentati e motivare il loro voto, soprattutto in considerazione del fatto che il Presidente ha fissato un tempo limite di 150 minuti per tutta l'opposizione, senza distinzione per i singoli gruppi , come, invece, avrebbe imposto l'art. 12, comma 5, del Regolamento di organizzazione e funzionamento del Consiglio Comunale. Il Giudice ha ritenuto fondata l’eccezione di carenza di interesse a ricorrere come conseguenza dell’abbandono dell’aula consiliare da parte dei ricorrenti. Dall’esame degli atti risulta che tale fatto ha comportato la decadenza degli emendamenti proposti dai ricorrenti stessi. In merito il Collegio rileva che l'astensionismo deliberato e preannunciato deve considerarsi uno strumento di lotta politico amministrativa a disposizione delle forze di opposizione per far valere il proprio dissenso a fronte di atteggiamenti ritenuti non partecipativi, dialettici e democratici delle forze di maggioranza (T.a.r. Lombardia, Brescia, 10 aprile 2006, n. 383). Tuttavia nel caso in questione l’abbandono dell’aula ha comportato il verificarsi di un’autonoma causa di decadenza degli emendamenti presentati dai ricorrenti, che ne ha impedito l’approvazione. Si tratta in sostanza di una scelta politica con la quale i consiglieri hanno rinunciato alla discussione, accettando la decadenza dei loro emendamenti. In tale situazione il contingentamento dei tempi perde di qualsiasi significato in quanto la decadenza degli emendamenti per abbandono dell’aula comporta la radicale sottrazione degli emendamenti alla discussione. Per approfondire cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Lombardia Milano Sez. III del 26.8.2014 n. 2243

 
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Nella controversia in esame alcuni consiglieri comunali della Lega Nord del Comune di Milano hanno impugnato innanzi al TAR la deliberazione del consiglio comunale n. 31 del 23 luglio 2013 dolendosi che a discussione degli emendamenti già iniziata - l'Ufficio di Presidenza avrebbe deciso di ''conti ... Continua a leggere

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mercoledì 27 agosto 2014 09:38

Sospensione della licenza di un esercizio: il Questore gode di ampia discrezionalità nel valutare i fatti di potenziale pericolo per la sicurezza dei cittadini e l’ordine pubblico

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TRGA Bolzano sentenza del 26.8.2014 n. 221

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Osserva il Collegio che, ai sensi dell’art. 100 del r.d. 18 giugno 1931, n. 773 (più semplicemente: TULPS), “il Questore può sospendere la licenza di un esercizio nel quale siano avvenuti tumulti o gravi disordini, o che sia abituale ritrovo di persone pregiudicate o pericolose o che, comunque, costituisca un pericolo per l’ordine pubblico, per la moralità pubblica ed il buon costume o per la sicurezza dei cittadini”. Come ripetutamente affermato dalla giurisprudenza (anche di questo TRGA) la sospensione della licenza di un esercizio ai sensi dell’art. 100 del TULPS ha la finalità non di sanzionare la soggettiva condotta del gestore del pubblico esercizio per il verificarsi di condizioni potenzialmente pericolose per l’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini, bensì quella di impedire – attraverso la temporanea chiusura del locale – il protrarsi di una situazione di pericolosità sociale e, nel contempo, di prevenire il reiterarsi di siffatte situazioni, rendendo consapevoli quei soggetti (o chi si è in ogni caso reso protagonista di comportamenti criminosi e/o intollerabili) della circostanza che la loro presenza è stata rilevata dall’autorità, in modo da indurre il definitivo allontanamento degli stessi, ovvero il modificarsi della loro condotta. In altri termini, la misura della sospensione della licenza di un esercizio ha prevalente natura di misura cautelare, con finalità di prevenzione, rispondendo alla ratio di produrre un effetto dissuasivo su soggetti ritenuti pericolosi, i quali da un lato sono privati di un luogo di abituale aggregazione e dall’altro sono avvertiti della circostanza che la loro presenza in detto luogo è oggetto di attenzione da parte delle autorità preposte, indipendentemente dalla responsabilità dell’esercente (cfr., ex multis, TRGA Bolzano, 22.8.2013, n. 282; 13.2.2013, n. 44; 30.1.2012, n. 37; TAR Lazio, Roma, Sez. I ter, 17.6.2011, n. 5399; TAR Calabria, Reggio Calabria, Sez. I, 23.3.2011, n. 203; TAR Campania, Napoli, Sez. III, 8.6.2010, n. 13047). Al riguardo, l’autorità amministrativa titolare del potere di provvedere, ossia il Questore, gode di una discrezionalità oggettivamente ampia nel valutare i fatti di potenziale pericolo per la sicurezza dei cittadini e l’ordine pubblico, con la conseguenza che l’apprezzamento di merito che conduce all’adozione della misura in esame sfugge al sindacato di legittimità del giudice amministrativo, salvi i casi di macroscopica irrazionalità o disomogeneità (cfr. TRGA Bolzano, 23.5.2012, n. 183; 30.1.2012, n. 37 e 29.9.2011, n. 323). In ragione di quanto appena detto, sotto il profilo motivazionale diviene sufficiente la mera rappresentazione della sussistenza dei presupposti che, a giudizio dell’organo preposto alla tutela dell’ordine pubblico, configurino la situazione di pericolo da prevenire ed evitare (cfr., ex multis, TAR Lombardia, Milano, Sez. III, 5.2.2010, n. 278).(...) Per quanto attiene, infine, alla censura di omessa comunicazione dell’avvio del procedimento amministrativo, la stessa non ha pregio perché, come pacifico in giurisprudenza, il provvedimento di cui all’art. 100 del R.D. 18.6.1931, n. 773, ove, come nel caso di specie, sia disposto al fine di prevenire possibili fonti di pericolo per l’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini, è di per sé assistito da ragioni d’urgenza che giustificano l’omessa comunicazione dell’avvio del procedimento (cfr. ex multis, Cons. Stato, Sez. III, 9.7.2012, n. 3998; Sez. VI, 8.6.2009, n. 3468 e 21.5.2007, n. 2534; TRGA Bolzano 19.2.2014, n. 50 e 19.1.2011, n. 27; TAR Venezia, Sez. III, 23.3.2009, n. 742; TAR Milano, Sez. III, 14.2.2002, n. 557).

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Osserva il Collegio che, ai sensi dell’art. 100 del r.d. 18 giugno 1931, n. 773 (più semplicemente: TULPS), “il Questore può sospendere la licenza di un esercizio nel quale siano avvenuti tumulti o gravi disordini, o che sia abituale ritrovo di persone pregiudicate o pericolose o che, comunque, cos ... Continua a leggere

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mercoledì 27 agosto 2014 09:15

Procedimento amministrativo: il termine per la conclusione del procedimento ed il principio tempus regit actum

segnalazione del Prof. Avv. Enrico michetti della sentenza del TAR Lombardia Milano Sez. III sentenza del 26.8.2014 n. 2246

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Secondo l’unanime giurisprudenza il decorso del termine previsto per la conclusione del procedimento non consuma il potere della amministrazione di provvedere, sia in senso satisfattivo per il destinatario dell’atto finale del procedimento medesimo, sia in senso a lui negativo, sia –ancora– mediante un atto interlocutorio, il quale ultimo comunque sostanzia l’esercizio di una potestà decisoria dell’Amministrazione medesima; e, dall’altro, che per altrettanto costante giurisprudenza, avuto riguardo alla generalità del principio affermato dall’art. 152, comma 2, cod. proc. civ., traslabile in via analogica anche ai procedimenti amministrativi, il termine per la conclusione di questi ultimi assume natura meramente accelleratoria (e, quindi, intrinsecamente ordinatoria) in difetto di una espressa previsione in ordine alla loro perentorietà (Consiglio di Stato, Sez. IV, sentenza 30.09.2013 n. 4847).(...) Lo svolgimento del procedimento amministrativo è retto dal principio tempus regit actum, secondo cui l’atto amministrativo deve tener conto della situazione di fatto e di diritto esistente al tempo della sua adozione. Da questa regola si desume che il procedimento è soggetto alla normativa in vigore al momento della sua conclusione, con l’importante eccezione dei procedimenti che possono essere frammentati in segmenti sub procedimentali o in una pluralità di procedimenti connessi: ognuno di essi è regolato dal diritto vigente nel momento in cui è svolto il sub procedimento e sarà solo quello il diritto applicabile. Nel caso in questione deve in primo luogo escludersi che si tratti di un procedimento composto, in quanto è prevista l’emanazione di un solo atto avente efficacia esterna. In secondo luogo deve escludersi che la fase istruttoria fosse già conclusa, con la conseguenza che era ancora possibile per l’amministrazione richiedere il requisito soggettivo sopravvenuto. La giurisprudenza ha individuato anche un altro correttivo, che è costituito dall’affidamento riposto dal privato nell’accoglimento della domanda secondo le regole dettate al momento della presentazione della domanda: in base a questo principio la regola tempus regit actum viene sostituita dalla diversa regola tempus regit actionem (TAR Lombardia, 30 luglio 2007, n. 5468; (Cons. Stato, 30 gennaio 2012, n. 445). Secondo l’opinione prevalente, la giusta conciliazione tra il tempo della buona fede e il tempo della legge, nel caso della sopravvenienza normativa, è costituito dal rispetto dei termini del procedimento. Vi sarebbe in sostanza una violazione dell’affidamento del privato nel caso in cui il procedimento sia concluso con grave ritardo, esponendo così il privato alle sopravvenienze normative ben più di quanto previsto dalla legge e solo per colpa dell’amministrazione.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico michetti della sentenza del TAR Lombardia Milano Sez. III sentenza del 26.8.2014 n. 2246

 
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Secondo l’unanime giurisprudenza il decorso del termine previsto per la conclusione del procedimento non consuma il potere della amministrazione di provvedere, sia in senso satisfattivo per il destinatario dell’atto finale del procedimento medesimo, sia in senso a lui negativo, sia –ancora– mediant ... Continua a leggere

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mercoledì 27 agosto 2014 08:19

Avvalimento: non è necessario che l’impresa ausiliaria metta a disposizione l’intera azienda od un suo ramo, e' sufficiente che siano individuate risorse “necessarie” di cui il concorrente sia “carente”

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Lombardia Milano Sez. III del 26.8.2014 n. 2241

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La giurisprudenza ha chiarito che il contratto di avvalimento deve rispettare la disciplina civilistica in tema di contenuto contrattuale, con particolare riferimento all’esistenza ed alla determinatezza dell’oggetto: esso deve identificare in modo chiaro ed esauriente la volontà del soggetto ausiliario di impegnarsi, la natura dell’impegno assunto e la concreta portata delle risorse messe a disposizione per effetto dell’avvalimento (ex multis: Cons. Stato, V, 05.12.2012, n. 6233; TAR Lombardia, Milano, III, 29.12.2012, n. 3290; TAR Toscana, I, 21.05.2012, n. 986; TAR Toscana, Sez. I, sentenza 21.03.2013 n. 443). Nel caso in giudizio l’aggiudicataria ha depositato un contratto di avvalimento contenete la seguente clausola: il rappresentante legale dell'impresa ausiliaria o un suo delegato tecnico potrà preventivamente verificare le gare e i capitolati d'appalto prima di consentire l'avvalimento e potrà negarlo a suo insindacabile giudizio. In caso di effettiva aggiudicazione dell'appalto, l'impresa ausiliaria potrà verificare e monitorare costantemente l'avanzamento dei lavori, la regolarità dell'esecuzione degli stessi ed avrà diritto a visionare tutti gli atti tecnici ed amministrativi relativi come, a titolo esemplificativo, ma non esaustivo: comunicazioni di stipula contratti ed atti di sottomissione, verbali di consegna sospensione e ripresa S.A.L., perizie di varianti, collaudi e verbali di regolare esecuzione ed inoltre la facoltà di procedere, anche a mezzo di proprio delegato, ad accedere sui luoghi degli stessi". Tale clausola non pare rendere incerto o meramente potestativa l’esecuzione del contratto di avvalimento. Si tratta infatti della previsione di un potere di controllo da parte del concedente i beni oggetto di avvalimento sul loro uso e sugli obblighi contrattuali che giustificano l’avvalimento, che si giustifica con il fatto che i beni del concedente vengono utilizzati nell’ambito di contratti collegati rispetto ai quali il contratto di avvalimento è servente e che ne condizionano l’efficacia e la validità. In merito occorre rammentare anche la responsabilità solidale, che viene assunta con il contratto di avvalimento da parte dell’impresa ausiliaria nei confronti dell’amministrazione appaltante relativamente ai lavori oggetto dell’appalto, e che discende direttamente dalla legge e si giustifica proprio per l’effettiva partecipazione dell’impresa ausiliaria all’esecuzione dell’appalto (Cons. Stato, VI, 13.05.2010, n. 2956, secondo cui l’impresa ausiliaria diventa titolare passivo di un’obbligazione accessoria dipendente rispetto a quella principale del concorrente, obbligazione che si perfeziona con l’aggiudicazione a favore del concorrente ausiliato, di cui segue le sorti) (Cons. Stato, V, 18.11.2011, n. 6079; Consiglio di Stato, Sez. V, sentenza 10.01.2013 n. 90). Tali poteri di verifica sono strettamente connessi all’accertamenti di casi di inadempimento contrattuale da parte dell’ausiliato, che possano far sorgere una responsabilità dell’auiliario, e potranno essere fatti valere con i mezzi propri, ma non permettono al concedente di decidere a suo insindacabile giudizio di impedire o interrompere l’esecuzione del contratto di (...) La giurisprudenza ha chiarito che l'utilizzazione dell'istituto dell'avvalimento - che consente ad un'impresa di ricorrere alle referenze tecniche, economiche e finanziarie di un'altra impresa c.d. ausiliaria, al fine di dimostrare il possesso dei requisiti di capacità economica, finanziaria, tecnica, organizzativa necessari per partecipare ad una gara - è subordinata alla dimostrazione dell'effettiva possibilità giuridica da parte del prestatore di servizi di utilizzare detta capacità mediante la presentazione dell'impegno a tal fine di detto soggetto"(T.A.R. Piemonte, Sez. II, 17 marzo 2008, n. 430). E’ stata in proposito confermata dal Consiglio di Stato la necessità che l’impresa dimostri in modo rigoroso l’effettiva disponibilità di risorse, mezzi e qualificazione dei soggetti avvalenti in forza di un "vincolo giuridico, che obblighi il soggetto terzo a fornire al concorrente i requisiti, di cui non dispone direttamente e la cui titolarità, in forza di detto vincolo, viene ad essere riferita al soggetto che partecipa alla gara. La specificità ed effettività delle risorse prestate non comporta però necessariamente che il contratto di avvalimento comporti l’affitto d’azienda o di un suo ramo. L’art. 49, comma 2, del d.lgs. n. 163/2006 lettera d) specifica infatti che l’avvalimento richiede una dichiarazione sottoscritta dall'impresa ausiliaria con cui quest'ultima si obbliga verso il concorrente e verso la stazione appaltante a mettere a disposizione per tutta la durata dell'appalto le risorse necessarie di cui è carente il concorrente. Ne consegue che non è necessario che l’ausiliaria metta a disposizione l’intera azienda od un suo ramo, essendo sufficiente che siano individuate risorse “necessarie” di cui il concorrente sia “carente”. Neppure può valutarsi, al fine di giudicare sulla validità dell’avvalimento, se tali risorse siano sufficienti, essendo questo profilo parte integrante del giudizio di valutazione dell’offerta o di anomalia.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Lombardia Milano Sez. III del 26.8.2014 n. 2241

 
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La giurisprudenza ha chiarito che il contratto di avvalimento deve rispettare la disciplina civilistica in tema di contenuto contrattuale, con particolare riferimento all’esistenza ed alla determinatezza dell’oggetto: esso deve identificare in modo chiaro ed esauriente la volontà del soggetto ausil ... Continua a leggere

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mercoledì 27 agosto 2014 07:59

Anomalia dell'offerta: la motivazione richiesta per l’apertura del procedimento di verifica di anomalia facoltativa

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Lombardia Milano Sez. III del 26.8.2014 n. 2240

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Nel giudizio in esame la ricorrente denuncia l’illegittimità dell’avvio facoltativo della verifica di anomalia dell’offerta. Tale eccezione e' stat rigettata dal TAR il quale ha evidenziato come in merito la giurisprudenza ha chiarito che nelle gare pubbliche la verifica dell'anomalia è necessaria, anche qualora non sussistano i presupposti che ne comportano l'obbligatorietà, quando gli elementi dell'offerta e l'entità del ribasso complessivo non trovino adeguata giustificazione negli atti e presentino evidenti o comunque seri dubbi di anomalia, in attuazione dei principi generali di efficacia, imparzialità, parità di trattamento e buon andamento dell'azione amministrativa (Consiglio di Stato, sez. III, 14.12.2012, n. 6442; Consiglio di Stato, Sez. III, sentenza 10.05.2013 n. 2533). La motivazione richiesta per l’apertura del procedimento di verifica di anomalia facoltativa (Consiglio di Stato, Sez. III, sentenza 10.05.2013 n. 2533) non richiede un contenuto pari a quella del giudizio di anomalia ma può essere fondata anche su un semplice sospetto. Infatti il potere residuale per cui per cui la Stazione Appaltante può sempre sottoporre a verifica le offerte che risultino sospette in base ad “elementi specifici” è altamente discrezionale (Cds sez. IV, 27.06.2011, n. 3862; TAR Marche, sentenza 25.10.2013 n. 727). Nel caso in questione occorre rilevare che si tratta di una gara dei settori speciali, avendo per oggetto la manutenzione di impianti relativi al settore dei trasporti. In questo ambito l’art. 206 del D. Lgs. 163/2006 stabilisce che si applica l’art. 86, con la precisazione che gli enti aggiudicatori hanno facoltà di utilizzare i criteri di individuazione delle offerte anormalmente basse, indicandolo nell'avviso con cui si indice la gara o nell'invito a presentare offerte. Ne consegue che la determinazione dell’ambito di applicazione del giudizio di anomalia è affidato alla stazione appaltante. Venendo alla decisione della stazione appaltante di aprire il procedimento di verifica, essa è pienamente motivata. Il riferimento, contenuto nella missiva inviata alla ricorrente, relativo all’impegno di risorse offerte dalla società, rende palese che la stazione appaltante ha sospettato che non vi fosse congruenza tra il prezzo offerto, il più basso della gara di oltre il 22 %, e la disponibilità di personale offerta, che era la maggiore tra quelle in gara. E’ chiaro quindi, conclude il TAR, che la stazione appaltante si è mossa sulla base di un sospetto ragionevole.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Lombardia Milano Sez. III del 26.8.2014 n. 2240

 
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martedì 26 agosto 2014 21:22

La differenza tra "rinnovo" e "proroga" del titolo concessorio

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del parere del Consiglio di Stato Sez. II del 26.8.2014 n. 2760

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La nozione di “rinnovo” non va confusa con quella di “proroga” dello stesso titolo concessorio, ovvero con la protrazione dell’efficacia nel tempo dell’originaria concessione: ipotesi, quest’ultima, che ricorre sul piano sostanziale quando il medesimo rapporto concessorio venga fatto proseguire, a beneficio del precedente titolare, ex lege o a fronte di una sola domanda, presentata prima della scadenza del titolo (cfr. in tal senso, per il principio, Cons. Stato, VI, 26 maggio 2010, n. 3348 e 1 febbraio 2013, n. 626). Il “rinnovo” comporta invece un nuovo atto concessorio che ha il medesimo oggetto, ma non necessariamente il medesimo destinatario: tale fattispecie comporta la volontà dell’amministrazione di rinnovare un affidamento in concessione (anziché far cessare qualsiasi affidamento del genere), ma non implica la reiterazione in toto, anche dal punto di vista soggettivo, del titolo precedente.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del parere del Consiglio di Stato Sez. II del 26.8.2014 n. 2760

 
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martedì 26 agosto 2014 15:10

Demolizione e ricostruzione: e' possibile diminuire la volumetria preesistente in sede di ristrutturazione edilizia

nota dell'Avv. Paolo Turco alla sentenza del TAR Campania Napoli del 25.7.2014

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Il Tar Napoli, nella sentenza 25 luglio 2014 n. 4265 sottolinea la possibilità di diminuire la volumetria in sede di ristrutturazione edilizia. Ciò in linea con le politiche sociali ed economiche degli ultimi tempi. In passato infatti, la normativa in materia era piuttosto rigida, nel senso che anche una diminuzione di volume poteva rappresentare un abuso edilizio benchè sottoposto ad una modesta sanzione. Soprattutto, poi, nelle aree vincolate era necessario il parere delle autorità competenti e l’utilizzo di materiali adeguati. Orbene, con tale sentenza c’è stata un’ evoluzione, se così la si può definire, del testo unico DPR 380/2001 in materia. Dunque, ricostruzione possibile con diminuzione di volume senza incorrere nella scure dell’abusivismo edilizio.

nota dell'Avv. Paolo Turco alla sentenza del TAR Campania Napoli del 25.7.2014

 
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domenica 24 agosto 2014 10:02

Manifestazioni sportive: in Gazzetta Ufficiale il decreto legge per il contrasto a fenomeni di illegalità e violenza

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del decreto legge 22.8.2014

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E' stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 194 del 22 agosto 2014 il decreto legge n. 119/2014 recante "Disposizioni urgenti in materia di contrasto a fenomeni di illegalita' e violenza in occasione di manifestazioni sportive, di riconoscimento della protezione internazionale, nonche' per assicurare la funzionalita' del Ministero dell'interno." Entrata in vigore del provvedimento: 23.8.2014. Per scaricare il testo cliccare su "Accedi al Provvedimento".

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venerdì 22 agosto 2014 17:59

Funzione Pubblica: on line la circolare n. 5/2014 sulla riduzione delle prerogative sindacali nelle P.A.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della circolare della Funzione Pubblica n. 5 del 20.8.2014

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Con riferimento all'art. 7, D.L. 90/2014, convertito nella Legge 114/2014, il Ministro Madia ha firmato in data 20 agosto 2014 la circolare n. 5/2014 in materia di riduzione delle prerogative sindacali nelle Pubbliche Amministrazioni. Con la predetta circolare sono fornite alle Amministrazioni Pubbliche ed alle Associazioni Sindacali indicazioni in ordine alle modalità di applicazione dell'articolo 7 del Decreto-Legge n. 90/20014 che ha disposto, a decorrere dal 1° settembre 2014, la riduzione del cinquanta per cento delle prerogative sindacali nelle pubbliche amministrazioni. La predetta riduzione è finalizzata alla razionalizzazione ed alla riduzione della spesa pubblica. Per scaricare la circolare cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della circolare della Funzione Pubblica n. 5 del 20.8.2014

 
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venerdì 22 agosto 2014 17:55

Ciclo delle performance: le competenze dell’ANAC sono trasferite al Dipartimento della Funzione pubblica

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del comunicato della Funzione Pubblica del 19.8.2014

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Con l'entrata in vigore della legge 11 agosto 2014, n. 114, di conversione del decreto legge 23 giugno 2014, n. 90, le competenza dell'ANAC, già CiVIT, relative alla misurazione e valutazione della performance, di cui agli articoli 7, 8, 9, 10, 12, 13 e 14 del decreto legislativo 150 del 2009, sono trasferite al Dipartimento della Funzione pubblica. In attesa dell'emanazione del regolamento di cui al comma 10, articolo 19 del DL 90/2014, mantengono la loro validità: le indicazioni operative già espresse attraverso le relative delibere dalla CIVIT ; il calendario delle attività che le amministrazioni devono porre in essere in relazione al ciclo della performance (per Ministeri ed Enti Pubblici Nazionali http://www.anticorruzione.it/?page_id=7889); gli obblighi relativi allo svolgimento delle indagini sul benessere organizzativo; gli adempimenti spettanti agli OIV, nonché gli impegni derivati dagli accordi istituzionali già stipulati. Per tutte le amministrazioni restano ferme le modalità di pubblicazione della documentazione già previste, attraverso l'aggiornamento della sezione "amministrazione trasparente" dei rispettivi siti. Per i Ministeri, gli Enti Pubblici Nazionali, le Università e tutte le amministrazioni già accreditate, la trasmissione della documentazione continua ad avvenire attraverso l'aggiornamento del "Portale della Trasparenza". In attesa della suddetta revisione della normativa, le richieste di parere relative alla nomina dei componenti degli OIV, ai sensi dell'art. 14 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, possono essere inoltrate alla casella di posta performance@funzionepubblica.it e saranno valutate alla luce della disciplina contenuta nelle delibere e negli orientamenti già espressi da ANAC.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del comunicato della Funzione Pubblica del 19.8.2014

 
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Con l'entrata in vigore della legge 11 agosto 2014, n. 114, di conversione del decreto legge 23 giugno 2014, n. 90, le competenza dell'ANAC, già CiVIT, relative alla misurazione e valutazione della performance, di cui agli articoli 7, 8, 9, 10, 12, 13 e 14 del decreto legislativo 150 del 2009, son ... Continua a leggere

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venerdì 22 agosto 2014 13:23

Sovraffollamento carcerario: in vigore la legge per il risarcimento del danno

nota della Dott.ssa Laura Ferrero e dell'Avv. Daniela Muntoni alla legge n. 117/2014 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 192 del 20.8.2014

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In data 21.08.2014 è entrata in vigore la legge dell’11 agosto 2014, n.117, di conversione del decreto-legge del 26 giugno 2014, n. 92 (in G.U. n.192 del 20-8-2014 ) che prevede rimedi risarcitori per i detenuti che hanno subito un trattamento inumano, in violazione dell'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali.La legge segue la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo dell’8 gennaio 2013 così detta “causa Torreggiani e altri” contro lo Stato Italiano. Nel caso di specie i detenuti ristretti nel carcere di Busto Arsizio e di Piacenza, nel periodo che va dall’anno 2006 al 2013, lamentavano, oltre a problemi di varia natura (ridotta distribuzione di acqua calda, finestre strette, ecc.), la mancanza di spazio vitale nelle rispettive celle, avendo tutti diviso celle di 9 mq con altre due persone e, pertanto, potendo avere a disposizione uno spazio personale di soli 3 mq, ulteriormente ridotto dalla presenza di mobilio nelle celle.La Corte pur rilevando che le misure privative della libertà comportano per il detenuto di per sé alcuni inconvenienti, rammenta tuttavia che la carcerazione non fa perdere al detenuto il beneficio dei diritti sanciti dalla Convenzione.Al contrario, la persona incarcerata potrebbe avere bisogno di una maggiore tutela proprio per la vulnerabilità della sua situazione e per il fatto di trovarsi totalmente sotto la responsabilità dello Stato. In questo contesto l’articolo 3 pone, infatti, a carico delle autorità un obbligo positivo consistente nell’assicurare che ogni prigioniero sia detenuto “in condizioni compatibili con il rispetto della dignità umana” e che le modalità di esecuzione della misura non sottopongano l’interessato ad uno stato di sconforto eccedente l’inevitabile livello di sofferenza e assicurando comunque la salute e il benessere del detenuto.Ora, la Corte ritiene che quando il sovraffollamento carcerario raggiunge un certo livello, la mancanza di spazio in un istituto penitenziario può costituire elemento centrale da prendere in considerazione nella valutazione della non conformità di una data situazione a quanto sancito dall’articolo 3. Infatti la Corte, quando si è dovuta occupare di casi di sovraffollamento grave, ha giudicato che tale elemento, da solo, costituisce violazione della norme predetta. Invero tra gli elementi considerati sintomatici della violazione dell’art. 3 della Convenzione, figura anche la l’impossibilità di utilizzare i servizi igienici in modo riservato, l’insufficiente aerazione, limitazioni di accesso alla luce e all’aria naturale, la qualità del riscaldamento e il rispetto delle esigenze sanitarie di base.La Corte nella sua giurisprudenza ritiene, in particolare, che i detenuti beneficiano di un adeguato spazio vitale solo se le dimensioni delle celle collettive sono almeno di quattro metri quadrati per ciascuno. Su questa base sono stati accolti i ricorsi dei detenuti e lo Stato Italiano è stato condannato al risarcimento del danno patito dai predetti.La nuova normativa in commento alla luce di quanto esposto apporta, innanzitutto, modifiche alla legge 26.07.1975 n. 354 (Norme sull’ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), inserendo nel corpo del testo l’art. 35 ter rubricato “rimedi risarcitori conseguenti alla violazione dell’art. 3 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali nei confronti di soggetti detenuti o internati”. Viene stabilito, in particolare, che quando al detenuto derivi un pregiudizio all’esercizio dei propri diritti e ciò a causa dell’inosservanza della legge o del regolamento da parte dell’amministrazione penitenziaria (vedi art. 69, comma 6, lett. B, L.354/75) al medesimo, ristretto per un periodo di tempo non inferiore ai quindici giorni, in condizioni di detenzione tali da violare l'articolo 3 della Convenzione europea, spetta a titolo di risarcimento del danno, una riduzione della pena detentiva ancora da espiare pari nella durata di un giorno per ogni dieci di detenzione avvenuta in condizioni non conformi. Invero quando il periodo di pena ancora da espiare è tale da non consentire la detrazione dell'intera misura percentuale predetta, il detenuto ha diritto – per il periodo residuo – alla liquidazione di euro 8,00 per ciascuna giornata detentiva trascorsa in condizioni incompatibili col rispetto della dignità umana.Il risarcimento di 8 Euro al giorno spetta altresì a coloro che:- abbiano subito il pregiudizio in stato di custodia cautelare in carcere non computabile nella determinazione della pena da espiare;- la detenzione sia stata inferiore a quindici giorni;- abbiano terminato di espiare la pena detentiva.Il rimedio risarcitorio deve essere proposto al magistrato di sorveglianza se la pena è ancora da espiare; al contrario per coloro che si trovano in stato di custodia cautelare in carcere, non computabile nella determinazione della pena da espiare, ovvero per coloro che hanno terminato di espirare la pena detentiva, è competente il Tribunale in composizione monocratica del capoluogo del distretto nel cui territorio ha la residenza l’ex-detenuto. In quest’ultimo caso l'azione deve essere proposta, a pena di decadenza, personalmente ovvero tramite difensore munito di procura speciale, entro sei mesi dalla cessazione dello stato di detenzione o della custodia cautelare in carcere ed il Tribunale decide con decreto che non è soggetto a reclamo.La legge in commento introduce, altresì, dei cambiamenti in ordine alla custodia cautelare e prevede un innalzamento dell’età per poter usufruire dei benefici stabiliti dall’ordinamento minorile in materia di provvedimenti restrittivi.Per quanto attiene alla custodia cautelare in carcere, la medesima non potrà essere disposta se il giudice ritiene che, all'esito del giudizio, la pena detentiva da eseguire non sarà superiore a tre anni: potranno essere applicati solo gli arresti domiciliari. La norma tuttavia non è applicabile se si tratta di delitti ad elevata pericolosità sociale (tra cui mafia e terrorismo, rapina ed estorsione, furto in abitazione, stalking e maltrattamenti in famiglia) ovvero nel caso in cui il soggetto non abbia un luogo idoneo dove scontare gli arresti domiciliari. Viene ribadito invece il divieto assoluto del carcere preventivo e degli arresti domiciliari nei processi destinati a chiudersi con la sospensione condizionale della pena. Inoltre, salvo che non ricorrano esigenze processuali o di sicurezza, l'imputato scarcerato per gli arresti domiciliari potrà raggiungere l’abitazione senza accompagnamento delle forze dell'ordine. Naturalmente la violazione degli arresti domiciliari comporta l’esecuzione della pena in carcere ferma restando la normativa da applicare per l’allontanamento dal domicilio.In merito all’innalzamento dell’età, la legge estende, inoltre, a coloro che non hanno ancora compiuto 25 anni (anziché 21 come attualmente previsto) le norme di favore dettate dal diritto minorile sui provvedimenti restrittivi salvo che il soggetto non sia ritenuto dal giudice socialmente pericoloso.Viene introdotta, infine, una deroga al regime ordinario che consentirà al CSM, in via eccezionale, qualora l’organico sia scoperto di oltre il 20% di posti, di destinare alla magistratura di sorveglianza anche i giudici di prima nomina (solo per quelli nominati con decreto del Ministero della Giustizia del 20/02/2014); viene disposto, inoltre, un aumento delle unità di polizia penitenziaria ed il personale appartenente ai ruoli del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria non potrà essere comandato o distaccato presso altre pubbliche amministrazioni. Il costo totale delle somme che graveranno sulle casse dello Stato da oggi fino al 2016 è pari al rilevante importo di 20,3 milioni di euro.Da ultimo si segnalano i dati diramati dal Ministero della Giustizia delle capienze effettive dei detenuti presenti al 31 luglio 2014 (110,14%); dal confronto con quelli pubblicati al 31 dicembre 2013 (131,07%) si registra una costante diminuzione della popolazione detenuta dovuta ad altri recenti interventi normativi. In particolare dalla comparazione tra regioni si rileva che a luglio il più alto tasso di sovraffollamento si registra in Puglia (140,07%), seguita dal Molise (135,40%), Veneto (129,84%), Abruzzo (127,67) e Lombardia (127,45%). Le regioni dove, al contrario, sono presenti il minor numero di detenuti sono il Trentino Alto Adige (59,13%), la Valle d’Aosta (81,11%) e la Sardegna (78,96%).Per scaricare la legge cliccare su "Accedi al Provvedimento".

nota della Dott.ssa Laura Ferrero e dell'Avv. Daniela Muntoni alla legge n. 117/2014 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 192 del 20.8.2014

 
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In data 21.08.2014 è entrata in vigore la legge dell’11 agosto 2014, n.117, di conversione del decreto-legge del 26 giugno 2014, n. 92 (in G.U. n.192 del 20-8-2014 ) che prevede rimedi risarcitori per i detenuti che hanno subito un trattamento inumano, in violazione dell'articolo 3 della Convenzion ... Continua a leggere

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giovedì 21 agosto 2014 16:33

Edilizia scolastica, settore agricolo, tutela ambientale, rilancio delle imprese, tariffe elettriche: in Gazzetta Ufficiale il testo coordinato del d.l. 91/2014 con la legge di conversione 11.8.2014 n. 116

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del testo coordinato del decreto legge n. 91/2014 con la legge di conversione n. 116/2014 in G.U. n. 192 del 20.8.2014

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Sulla Gazzetta Ufficiale n. 192 del 20.8.2014 e' stato pubblicato il testo del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 91 coordinato con la legge di conversione 11 agosto 2014, n. 116 recante: «Disposizioni urgenti per il settore agricolo, la tutela ambientale e l'efficientamento energetico dell'edilizia scolastica e universitaria, il rilancio e lo sviluppo delle imprese, il contenimento dei costi gravanti sulle tariffe elettriche, nonche' per la definizione immediata di adempimenti derivanti dalla normativa europea.». Per scaricare il testo coordinato cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del testo coordinato del decreto legge n. 91/2014 con la legge di conversione n. 116/2014 in G.U. n. 192 del 20.8.2014

 
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Sulla Gazzetta Ufficiale n. 192 del 20.8.2014 e' stato pubblicato il testo del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 91 coordinato con la legge di conversione 11 agosto 2014, n. 116 recante: «Disposizioni urgenti per il settore agricolo, la tutela ambientale e l'efficientamento energetico dell'edilizi ... Continua a leggere

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mercoledì 20 agosto 2014 14:44

L’omessa pubblicazione sul sito web di incarichi conferiti a soggetti esterni non configura una fattispecie di responsabilità sanzionatoria senza la prova del danno alla P.A.

nota della Dott.ssa Laura Ferrero e dell'Avv. Daniela Muntoni alla sentenza della Corte dei Conti sez. giur. Calabria del 10 luglio 2014 n. 192

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Nella sentenza in commento (Corte dei conti sez. giur. Calabria n. 192/2014 del 10 luglio 2014 in https://servizi.corteconti.it/bds/) il Procuratore regionale della Calabria, con atto di citazione del 26 ottobre 2012, aveva evocato in giudizio il segretario generale, due dirigenti ed un componente della Commissione straordinaria del Comune di Gioia Tauro per sentirli condannare, a favore del predetto comune, al risarcimento del danno di euro 122.029,82, da ripartire in misura uguale tra loro, oltre alla rivalutazione monetaria, interessi legali e spese di giustizia. Per la Procura regionale, negli anni 2008, 2009 e 2010, i sopraccitati convenuti, avrebbero comunicato solo parzialmente all’Anagrafe delle prestazioni, degli incarichi conferiti o autorizzati ai propri dipendenti ed omesso totalmente la pubblicazione sul sito web degli incarichi di collaborazione esterna e/o di consulenza. La tesi seguita dalla Procura regionale è, in estrema sintesi, che tali violazioni alla luce di quanto disposto dall’art. 1, comma 127 della L. n. 662/1996 come modificato dall’art. 3, comma 54 della legge n. 244/2007 (oggi art. 15 D.Lgs. n. 33/2013), costituiscono per il dirigente preposto un illecito disciplinare e sono fonti di responsabilità erariale: quest’ultima responsabilità, in particolare, sarebbe di tipo sanzionatorio prescindendo dall’accertamento di un danno concreto ed attuale. Il dibattito che si snoda sullo sfondo della vicenda è, infatti, proprio quello della configurabilità o meno - nell’ambito dell’ampia categoria della responsabilità amministrativo-contabile – della cosiddetta “responsabilità sanzionatoria”, caratterizzata dall’applicazione di una sanzione a prescindere dalla produzione di un danno alle casse dello Stato. La giurisprudenza contabile (C. Conti sez. riunite 27/12/2007 n. 12/QM) aveva, peraltro, già chiarito alcuni dei numerosi punti oscuri legati alla collocazione sistematica di questo tipo di responsabilità. Per le sezioni riunite il legislatore in alcune ipotesi (es. art. 30 c.15 legge n. 289/2002) avrebbe introdotto una fattispecie di responsabilità che - pur potendo coesistere - va tenuta nettamente distinta dalla responsabilità amministrativo-contabile “per danno” di tipo risarcitorio. Nella cosiddetta "responsabilità sanzionatoria" non occorre da parte del giudice verificare la sussistenza di un danno ingiusto risarcibile, ma è necessario che si accerti la mera violazione al precetto di legge oltre all'elemento psicologico del dolo o della colpa grave. Ove la stessa condotta illecita dovesse cagionare anche un danno patrimoniale economicamente valutabile si configurerebbe altresì una responsabilità amministrativa di tipo risarcitorio. Le sezioni riunite avevano inoltre precisato che la fattispecie sanzionatoria in argomento, per perfezionarsi - in conformità al c.d. principio di offensività in concreto - necessita non della mera adozione dell'atto lesivo ma anche della sua esecuzione. Le sanzioni applicate devono poi essere destinate agli enti di appartenenza degli amministratori condannati. Riprendendo le linee guida tracciate dalle sezioni riunite del 2007, anche la prima sezione giurisdizionale centrale (sentenza n. 678/2014/A del 19/5/2014) ha recentemente ribadito che nel nostro ordinamento si va delineando un vero e proprio sistema sanzionatorio contabile a carattere eminentemente punitivo che si affianca, nella tutela delle risorse pubbliche, a quello tradizionale basato sulla clausola generale del risarcimento del danno. Le caratteristiche peculiari di questo nuovo sistema tuttavia non comportano l’applicabilità della legge n. 681/1981 (cosiddetta legge sulla depenalizzazione) in materia di sanzioni comuni ma le nuove misure punitive rappresentano la reazione ad un illecito amministrativo-contabile la cui giurisdizione - ex art. 103 c. 2 Cost. - compete alla Corte dei conti e la cui azione - promossa dal PM contabile – deve ricercare pur sempre l’elemento soggettivo del dolo o della colpa grave. Per quel che più direttamente riguarda gli enti locali, la Corte a sezioni riunite, cita tra l’altro l'art. 3, comma 1, lettera “e” del D.L. n. 174/2012, conv. con legge 7 dicembre 2012, n. 213, che ha modificato l’art. 148 del D.Lgs. n. 267/2000 (testo unico sugli enti locali); la nuova disposizione prevede, al comma 4, che in caso di rilevata assenza o inadeguatezza degli strumenti e delle metodologie di controllo interno le Sezioni giurisdizionali regionali della Corte dei conti - ferma restando la possibilità di condanna a titolo di ordinaria responsabilità amministrativa – “… irrogano agli amministratori responsabili la condanna ad una sanzione pecuniaria da un minimo di cinque fino ad un massimo di venti volte la retribuzione mensile lorda dovuta al momento di commissione della violazione”. La successiva lettera “s” del medesimo art. 3, nel riformulare il testo dell’articolo 248, comma 5 del medesimo testo unico, ha stabilito che agli amministratori riconosciuti responsabili di aver contribuito con condotte, dolose o gravemente colpose, sia omissive che commissive, al verificarsi del dissesto finanziario dell’ente di riferimento, e sempre restando ferma la possibilità di una contemporanea condanna a titolo di responsabilità amministrativa, “… le sezioni giurisdizionali regionali della Corte dei conti irrogano una sanzione pecuniaria pari ad un minimo di cinque e fino ad un massimo di venti volte la retribuzione mensile lorda dovuta al momento di commissione della violazione”. Nella fattispecie in esame la Corte Calabrese, pur riconoscendo che la responsabilità sanzionatoria - accanto a quella tradizionale per danno - ha origini antiche nell’ordinamento contabile (art. 46 del r.d. n. 1214/1934 - T.U. delle leggi sulla Corte dei conti) non condivide la tesi prospettata dal Procuratore regionale. Le argomentazioni dell’accusa, come già anticipato in premessa, si basano sul presupposto che l'art. 1 comma 127 legge 662/1996 (ora art. 15 D.Lgs. n. 33 del 14/03/2013) configuri una responsabilità a carico di chi abbia violato l'obbligo di pubblicazione e che tale responsabilità sia di tipo sanzionatorio prescindendo quindi dall'accertamento di un danno concreto ed attuale. Al contrario, per la Corte, la norma in argomento "individua il fatto costitutivo della responsabilità erariale non nella omessa comunicazione o pubblicazione bensì nell'aver proceduto, da parte del dirigente preposto, alla liquidazione del corrispettivo in caso di omessa pubblicazione". Prosegue la Corte affermando che la previsione contenuta nell’art. 1 comma 127 legge 662/1996 (ora art. 15 D.lgs. n. 33 del 14/03/2013) è ”inquadrabile come fattispecie “tipizzata” di responsabilità erariale per la cui sussistenza è necessaria la dimostrazione di tutti gli elementi, oggettivi e soggettivi, ed in primis del danno erariale”. L’interesse suscitato dalla sentenza in commento è legato al fatto che in linea di principio la responsabilità amministrativa e quella contabile sono considerate ipotesi di responsabilità patrimoniale. In dottrina si afferma che è da escludere che possa sussistere una responsabilità senza danno: si tratterebbe, infatti, della cosiddetta responsabilità formale, da tempo espunta dall’ordinamento (in termini pag. 173 AA.VV. Contabilità di stato e degli enti pubblici ed. Giappichelli 2013). Resta dunque difficile, per l’interprete, conciliare e ricondurre le fattispecie sanzionatorie previste dal legislatore all’interno della generale categoria della responsabilità amministrativo-contabile. Nell’ipotesi di cui all’art. 46 R.D. 1214/1934 – esempio di responsabilità sanzionatoria per giurisprudenza pacifica - la mancata resa del conto da parte dell’agente contabile determina una presunzione di dolo o colpa grave e spetterà a quest’ultimo dimostrare il contrario. Allo stesso modo si potrebbe concludere che nelle ipotesi tipizzate di responsabilità sanzionatoria l’onere della prova liberatoria dovrebbe gravare su coloro che pongono in essere le condotte illecite. Al contrario, nella “tradizionale” responsabilità amministrativa il Procuratore erariale dovrà porre a base dell’impianto accusatorio la prova della colpa grave e del dolo unitamente al danno prodotto alla Pubblica Amministrazione. La Corte calabrese, ragionevolmente afferma che non è concepibile ricollegare l’obbligo di comunicazione e pubblicazione sul sito web alla liquidazione di un pagamento dovuto. L’intento del legislatore è solo quello di rappresentare un monito all’amministrazione affinché si comporti correttamente nell’ottica della lotta alla corruzione e nella riaffermazione della legalità (e, comunque nella logica del buon andamento ed imparzialità della Pubblica Amministrazione - art. 97 Cost. - n.d.r). D’altra parte non si può fare a meno di osservare che il responsabile della trasparenza - nelle diverse articolazione pubbliche – potrebbe non coincidere con chi conferisce gli incarichi ovvero con il preposto al pagamento. In questo caso sarà pertanto necessario comparare l’interesse pubblico alla pronta liquidazione della spesa con quello della pubblicità e della trasparenza. Dal materiale giurisprudenziale analizzato sembrano emergere, in conclusione, alcuni punti di riferimento che posso essere utili all’interprete per individuare le ipotesi di responsabilità sanzionatoria: a) in linea genere la responsabilità amministrativo-contabile è collegata alla produzione di un danno. In alcune fattispecie “tipizzate” dal legislatore (c.d. responsabilità sanzionatoria) il comportamento omissivo o commissivo del soggetto pubblico fa “presumere l’esistenza del danno” (es. alla stabilità del bilancio, all’economia nazionale, al buon andamento della P.A., ecc.); b) nei casi in cui il legislatore “tipizza” la fattispecie sanzionatoria per la giurisprudenza è pur sempre necessario accertare l’esistenza dell’elemento soggettivo: dolo o colpa grave; c) il procedimento che la Corte deve seguire per accertare la sussistenza della responsabilità sanzionatoria è, in ogni caso, quello previsto dalla L. n. 19/94 con previa emissione dell’invito a dedurre; d) la fattispecie sanzionatoria, per perfezionarsi, in conformità al c.d. principio di offensività in concreto, necessita non della mera adozione dell'atto lesivo ma anche della sua esecuzione; e) i destinatari degli introiti delle sanzioni sono gli Enti a cui appartengono i soggetti condannati; f) per distinguere la fattispecie sanzionatoria da quella tradizionale è necessario ricercare nella norma quelle locuzioni con le quali il legislatore non solo fissa il comportamento sanzionabile ma subito dopo stabilisce la sanzione “determinata” ovvero “determinabile da un minimo ad un massimo”. Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".

nota della Dott.ssa Laura Ferrero e dell'Avv. Daniela Muntoni alla sentenza della Corte dei Conti sez. giur. Calabria del 10 luglio 2014 n. 192

 
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