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GAZZETTA AMMINISTRATIVA

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Coordinatore Osservatorio di Diritto Pubblico dell'Economia:
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Vice Coordinatori Comitato di Direzione:
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Consiglio Scientifico:
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PRES. SEZ. DEL CONSIGLIO DI STATO

 
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LA RASSEGNA DEL DIRETTORE

 
giovedì 21 maggio 2015 10:21

Artigianato digitale e manifattura sostenibile: in G.U. il comunicato sui termini e modalità per la presentazione delle domande per l'accesso alle agevolazioni

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del comunicato del Ministero dello Sviluppo economico pubblicato sulla G.U. n. 115 del 20.5.2015

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È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il comunicato del Ministero dello Sviluppo Economico concernente "Termini e modalita' per la presentazione delle domande ai fini dell'accesso alle agevolazioni per lo sviluppo dell'artigianato digitale e della manifattura sostenibile". Nel comunicato viene precisato che "Con decreto del Direttore generale per gli incentivi alle imprese 11 maggio 2015 sono stati fissati i termini per la presentazione delle domande di agevolazione per lo sviluppo dell'artigianato digitale e della manifattura sostenibile, ai sensi del decreto ministeriale 17 febbraio 2015. Il decreto stabilisce, altresi', le condizioni, i punteggi e le soglie minime per la valutazione delle domande, le modalita' e le condizioni per la concessione dell'agevolazione, le modalita' di presentazione e gestione delle rimodulazioni dei programmi e delle richieste di erogazione. Ai sensi dell'art. 32 della legge n. 69/2009, il testo integrale del decreto e' consultabile nel sito del Ministero dello sviluppo economico www.mise.gov.it."

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del comunicato del Ministero dello Sviluppo economico pubblicato sulla G.U. n. 115 del 20.5.2015

 
Note Legali
L'utilizzazione dei contenuti di Gazzetta Amministrativa da parte di altre testate, siti internet, giornali, televisione, ecc., è consentita esclusivamente con indicazione della fonte "www.gazzettaamministrativa.it" e contestuale link o collegamento alla pagina di pubblicazione del contenuto di volta in volta attenzionato.

È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il comunicato del Ministero dello Sviluppo Economico concernente "Termini e modalita' per la presentazione delle domande ai fini dell'accesso alle agevolazioni per lo sviluppo dell'artigianato digitale e della manifattura sostenibile". Nel comunicato vie ... Continua a leggere

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giovedì 21 maggio 2015 10:09

Patrimonio di edilizia residenziale pubblica: in Gazzetta Ufficiale le procedure di alienazione

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in G.U. n. 115 del 20.5.2015

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È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 115 del 20.5.2015 il decreto del 24.2.2015 del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti recante "Procedure di alienazione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica". In particolare, il decreto che si compone di due articoli stabilisce che i comuni, gli enti pubblici anche territoriali, gli istitut autonomi per le case popolari comunque denominati, in coerenza con i programmi regionali finalizzati a soddisfare il fabbisogno abitativo, procedono all'alienazione di unita' immobiliari per esigenze connesse ad una piu' razionale ed economica gestione del patrimonio. A tal fine gli enti proprietari predispongono, entro quattro mesi dalla data di pubblicazione del presente decreto sulla Gazzetta Ufficiale specifici programmi di alienazione. I programmi, adottati secondo le procedure ed i criteri di cui al presente decreto, sono approvati dal competente organo dell'ente proprietario, previo formale assenso della regione. Decorso inutilmente il termine di quarantacinque giorni, l'assenso della regione si intende reso. I programmi sono trasmessi al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e alla regione competente. Sono fatti comunque salvi i programmi di alienazione degli alloggi avviati, alla data di pubblicazione del presente decreto sulla Gazzetta Ufficiale, in virtu' di provvedimenti regionali. Il Comma 2 dell'articolo 1 del decreto precisa che i programmi di alienazione devono favorire prioritariamente la dismissione degli alloggi situati nei condomini misti nei quali la proprieta' pubblica e' inferiore al 50% e di quelli inseriti in situazioni estranee all'edilizia residenziale pubblica quali aree prive di servizi, immobili fatiscenti. Possono essere inclusi nei programmi anche immobili classificabili nell'ambito della revisione catastale in atto come A/1, A/7, A/8, A/9, A/10, nonche' locali destinati ad uso diverso da quello abitativo quali usi commerciali, artigianali, ecc., se l'alienazione di tali immobili e' funzionale alle finalita' complessive del programma. Per gli immobili classificabili nell'ambito della revisione catastale in atto come A/1, A/7, A/8, A/9, A/10, devono comunque ricorrere anche le condizioni di cui al successivo comma 3 e vengono applicate le modalita' di cui all'art. 2, comma 2. Inoltre in virtù del comma 3, dovra' essere favorita, altresi', la dismissione di quegli alloggi i cui oneri di manutenzione e/o ristrutturazione siano dichiarati insostenibili dall'ente proprietario sulla base di una stima documentata dei relativi costi da trasmettere alla regione competente. Il Comma 4 del citato articolo 1 stabilisce infine che "Le risorse derivanti dalle alienazioni previste dai programmi, approvati a far tempo dalla data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del presente decreto, restano nella disponibilita' degli enti proprietari e sono destinate, ai sensi dell'art. 3, comma 1, lettera a) del decreto-legge 28 marzo 2014, n. 47, convertito con modificazioni dalla legge 23 maggio 2014, n. 80, all'attuazione: di un programma straordinario di recupero e razionalizzazione del patrimonio esistente, predisposto sulla base dei criteri stabiliti ai sensi dell'art. 4 del decreto-legge n. 47/2014, convertito con modificazioni dalla legge 23 maggio 2014, n. 80; di acquisto e, solo in mancanza di adeguata offerta di mercato, di realizzazione di nuovi alloggi. I programmi di reinvestimento sono approvati dal competente organo dell'ente proprietario, previo formale assenso della regione. Decorso inutilmente il termine di quarantacinque giorni, l'assenso della regione si intende reso. 5. L'attuazione dei programmi di alienazione e' tempestivamente comunicata alle competenti regioni anche ai fini dell'aggiornamento dell'anagrafe del patrimonio di edilizia residenziale pubblica e dell'anagrafe dei relativi assegnatari, di cui all'art. 4, comma 1, lettera f), della legge 5 agosto 1978, n. 457, nonche' della mutua cooperazione finalizzata alla verifica del possesso dei requisiti e degli accertamenti conseguenti". A sua volta l'articolo 2 del decreto disciplina i criteri di alienazione. Per continuare la lettura del decreto cliccare su "Accedi al Provvedimeto".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in G.U. n. 115 del 20.5.2015

 
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È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 115 del 20.5.2015 il decreto del 24.2.2015 del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti recante "Procedure di alienazione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica". In particolare, il decreto che si compone di due articoli stabilisce che ... Continua a leggere

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lunedì 18 maggio 2015 20:59

Demolizione di opere abusive: quando il lungo lasso di tempo trascorso dalla realizzazione dell'abuso e l'inerzia dell'Amministrazione rendono illegittima l'ordinanza di demolizione

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. VI del 18.5.2015

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La giurisprudenza, anche quella maggiormente rigorosa nell’affermare che l´ordinanza di demolizione di opere edilizie abusive è sufficientemente motivata con riferimento all´oggettivo riscontro dell´abusività delle opere ed alla sicura assoggettabilità di queste al regime del permesso di costruire (non essendo necessario, in tal caso, alcun ulteriore obbligo motivazionale, come il riferimento ad eventuali ragioni di interesse pubblico), fa presente che tale obbligo motivo sussiste “nel caso di un lungo lasso di tempo trascorso dalla conoscenza della commissione dell´abuso edilizio ed il protrarsi dell´inerzia dell´amministrazione preposta alla vigilanza, tali da evidenziare la sussistenza di una posizione di legittimo affidamento del privato”. È questo il principio sancito dalla Sesta Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza del 18.5.2015 nella quale, peraltro il Collegil richiama e condivide quanto già affermato dal Consiglio di Stato sez. V 15/07/2013 n. 3847 affermando che “l’ingiunzione di demolizione, in quanto atto dovuto in presenza della constatata realizzazione dell´opera edilizia senza titolo abilitativo o in totale difformità da esso, è in linea di principio sufficientemente motivata con l´affermazione dell´accertata abusività dell´opera; ma deve intendersi fatta salva l´ipotesi in cui, per il lungo lasso di tempo trascorso dalla commissione dell´abuso ed il protrarsi dell´inerzia dell´Amministrazione preposta alla vigilanza, si sia ingenerata una posizione di affidamento nel privato; ipotesi questa in relazione alla quale si ravvisa un onere di congrua motivazione che indichi, avuto riguardo anche all´entità ed alla tipologia dell´abuso, il pubblico interesse, evidentemente diverso da quello al ripristino della legalità, idoneo a giustificare il sacrificio del contrapposto interesse privato” Alla luce di tale orientamento, conclude il Consiglio di Stato, tenuto conto della limitate entità delle difformità riscontrate e del notevole lasso di tempo trascorso dal supposto abuso, il provvedimento impugnato si appalesa illegittimo laddove non fornisce alcuna adeguata motivazione né sulle ragioni che hanno indotto l’Amministrazione a rilevare nella fattispecie una variante essenziale, né tanto meno sull’esigenza della demolizione nonostante il tempo trascorso e il conseguente affidamento ingeneratosi in capo al privato.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. VI del 18.5.2015

 
Note Legali
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La giurisprudenza, anche quella maggiormente rigorosa nell’affermare che l´ordinanza di demolizione di opere edilizie abusive è sufficientemente motivata con riferimento all´oggettivo riscontro dell´abusività delle opere ed alla sicura assoggettabilità di queste al regime del permesso di costruire ... Continua a leggere

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lunedì 18 maggio 2015 20:45

Abusi edilizi: i presupposti per l'applicabilità del terzo condono

segnalzione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sezione Sesta del 18.5.2015

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Il Consiglio di Stato, Sezione Sesta nella sentenza del 18.5.2015 ha richiamato la giurisprudenza costituzionale (sentenza n. 196 del 2004) che ha precisato i limiti di applicabilità del c.d. terzo condono ai soli abusi formali, ovvero realizzati in mancanza del previo titolo a costruire ma non in contrasto con la vigente disciplina urbanistica, nonché la delimitazione del raggio applicativo del condono alle sole tipologie di abusi minori di cui ai nn. 4, 5 e 6 dell’allegato I al decreto legge 269 del 2003, conv. in legge 326 del 2003. Si precisa nella sentenza che "L’applicabilità del c.d. terzo condono in riferimento alle opere realizzate in zona vincolata è limitata alle sole opere di restauro e risanamento conservativo o di manutenzione straordinaria, su immobili già esistenti, se ed in quanto conformi alle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici (così Cassazione penale, sez.III, 1 ottobre 2004, n.1593) Questo Consesso (Cons. Stato, VI, 2 marzo 2010, n.1200 in termini sulle opere minori; IV, 19 maggio 2010, n.3174) ha ribadito che, ai sensi dell’art. 32 comma 27 lett.d) del decreto legge su menzionato come convertito sul terzo condono, sono sanabili le opere abusivamente realizzate in aree sottoposte a specifici vincoli, fra cui quello ambientale e paesistico, solo le ricorrono congiuntamente le seguenti condizioni: a) si tratti di opere realizzate prima della imposizione del vincolo; b) seppure realizzate in assenza o in difformità del titolo edilizio, siano conformi alle prescrizioni urbanistiche; c) siano opere minori senza aumento di superficie (restauro, risanamento conservativo, manutenzione straordinaria); d) che vi sia il previo parere dell’Autorità preposta al vincolo. La valutazione espressa dal Comune, della inammissibilità a monte del condono, perché in zona vincolata e perché non rientrante negli abusi minori (condizione sub c), con consequenziale valutazione della inesistenza dei presupposti per coinvolgere (inutiliter) la Soprintendenza (condizione sub d), è in linea con la esigenza di economicità dell’azione amministrativa, essendo superflua nella vicenda esaminata, in acclarata mancanza dei presupposti di legge per la condonabilità delle opere, la effettuazione di un inutile vaglio di compatibilità paesaggistica. Pertanto, l’accertata estraneità delle opere in questione dall’ambito applicativo del c.d. terzo condono, evidenziando di per sé una ragione giustificativa del diniego originariamente impugnato, consente di ritenere legittimo l’operato dell’amministrazione comunale. Se pertanto il principio affermato dalla sentenza appellata è in generale condivisibile, nel senso che il nulla osta di competenza della Soprintendenza in materia di condono edilizio costituisce un presupposto di legittimità della concessione in sanatoria da cui non si può prescindere, diversi essendo gli interessi tutelati dal Comune rispetto all’Autorità statale dedicata alla tutela del paesaggio, e quindi in astratto è da stigmatizzare l’operato del Comune che si pronunci richiamando pratiche analoghe della Soprintendenza, senza richiedere una espressione di compatibilità sulla vicenda concreta, si evidenzia, di contro, la superfluità della richiesta di parere alla Soprintendenza nella ipotesi in cui, già per l’assenza di uno dei requisiti essenziali, sia impossibile la concessione in sanatoria del c.d. terzo condono, perché si tratta di abusi non minori. La censura che il ricorso originario aveva proposto e il primo giudice accolto, non attiene alla contestazione del fatto che l’abuso si trovi in zona vincolata (il ricorso di primo grado non è stato accolto su tale profilo), o sulla insistenza del vincolo paesaggistico, il che richiederebbe accertamenti in punto di fatto, in verità non chiesti, ma alla circostanza che sia stata richiamato parere della Soprintendenza su pratica analoga, al fine di ritenere superfluo, come in effetti è, il giudizio di compatibilità paesaggistica. E’ evidente che, per natura e dimensioni, anche se si tratta in fatto di manufatto di ridotte dimensioni – tanto che secondo la ricorrente originaria non risponderebbe ad esigenze abitative (trattasi di costruzioni di circa trenta metri quadri) – dal punto di vista della natura delle opere, esse non possono essere che esulare dalla nozione di abusi minori così come sopra classificati sulla base della legge richiamata (restauro, risanamento etc.). L’accoglimento dell’appello in ordine al diniego di concessione non può che ridondare altresì in ordine alla validità derivata del successivo ordine di demolizione".

segnalzione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sezione Sesta del 18.5.2015

 
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Il Consiglio di Stato, Sezione Sesta nella sentenza del 18.5.2015 ha richiamato la giurisprudenza costituzionale (sentenza n. 196 del 2004) che ha precisato i limiti di applicabilità del c.d. terzo condono ai soli abusi formali, ovvero realizzati in mancanza del previo titolo a costruire ma non in ... Continua a leggere

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lunedì 18 maggio 2015 20:36

Farmacie: Ampia discrezionalità del Comune sulla scelta della localizzazione delle sedi

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza della Sezione Terza del Consiglio di Stato del 18.5.2015

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La dislocazione delle sedi farmaceutiche sul territorio comunale è frutto di ampia discrezionalità e le scelte effettuate a questo riguardo dall’autorità competente – benchè opinabili per definizione – non sono sindacabili se non per manifesta irrazionalità e analoghi vizi che in questa fattispecie comunque non ricorrono. Sulla base di tali premesse il Consiglio di Stato, Sezione Terza nella sentenza del 18.5.2015 ha affermato che non è manifestamente irrazionale che la nuova farmacia venga collocata in un’area già servita dalle farmacie preesistenti, se l’entità della popolazione interessata lo giustifica ed è vero che l’aumento del numero delle farmacie risponde anche allo scopo di estendere il servizio farmaceutico alle zone meno servite, ma tale indicazione non è tassativa né esclusiva e si soggiunge che anche il parametro demografico può non applicarsi rigidamente.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza della Sezione Terza del Consiglio di Stato del 18.5.2015

 
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La dislocazione delle sedi farmaceutiche sul territorio comunale è frutto di ampia discrezionalità e le scelte effettuate a questo riguardo dall’autorità competente – benchè opinabili per definizione – non sono sindacabili se non per manifesta irrazionalità e analoghi vizi che in questa fattispecie ... Continua a leggere

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domenica 17 maggio 2015 20:16

Elezioni: il procedimento di autenticazione delle firme dei cittadini che accettano la candidatura o che presentano come delegati le liste

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V sentenza del 15.5.2015

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Si segnala la sentenza della Quinta Sezione del Consiglio di Stato depositata in data 15 maggio 2015 con la quale la Sezione ha richiamato il proprio uniforme indirizzo nel senso che la disciplina delle modalità di autenticazione delle sottoscrizioni in materia elettorale deve essere rinvenuta essenzialmente nel comma 2, e non già nel comma 1, dell’art. 21 del d.P.R. n. 445 del 2000. Si precisa nella sentenza che "Il testo letterale dei due commi non fornisce elementi univoci ai fini dell’individuazione della normativa applicabile alla materia di cui si tratta. La soluzione dell’applicazione del comma 2 riposa tuttavia sulla delicatezza della funzione che la formalità dell’autenticazione riveste nel procedimento elettorale (data la speciale esigenza di certezza che lo caratterizza, quale principale strumento di attuazione e garanzia del principio democratico), funzione la quale impone che l’autentica in questo settore sia sottoposta, a salvaguardia della sua funzione, alle modalità di maggiore rigore fra quelle previste dall’articolo 21 d.P.R. cit. (l’applicabilità del comma 2 dell’articolo si desume, tra le altre, dalle decisioni della Sezione 3/03/2005, n. 835; 28/01/2005, n. 187; 24/08/2010 n. 5924; 23/7/2010, n. 4846; 1°/03/2011, n. 1272; 16/04/2012 n. 2126; 11/2/2013, n. 779; 31/3/2014, n. 1542). Per completezza si può peraltro aggiungere, come ha già fatto il Giudice di prime cure, che la reiezione del motivo di ricorso di parte si imporrebbe, in ogni caso, anche nell’eventualità che alla fattispecie venisse applicato il comma 1 dell’art. 21 cit.. Questo fa infatti rinvio all’art. 38, comma 3, dello stesso d.P.R., le cui previsioni nel caso concreto non sono state soddisfatte, non essendovi stata sottoscrizione effettuata dall’interessato “in presenza del dipendente addetto”, né presentazione di “copia fotostatica non autenticata di un documento di identità del sottoscrittore”. 4 La Sezione, inoltre, di recente, con la sentenza 22/01/2014 n. 282, ha fatto le seguenti, più articolate puntualizzazioni, che meritano senz’altro di essere qui confermate a tutti gli effetti ai fini della corretta impostazione della controversia: “a) le invalidità che inficiano il procedimento di autenticazione delle firme dei cittadini che accettano la candidatura o che presentano come delegati le liste, non assumono un rilievo meramente formale poiché le minute regole da esse presidiate mirano a garantire la genuinità delle sottoscrizioni, impedendo abusi e contraffazioni, con la conseguenza che l'autenticazione, seppur distinta sul piano materiale dalla sottoscrizione, rappresenta un elemento essenziale - non integrabile aliunde - della presentazione della lista o delle candidature e non un semplice elemento di prova volto ad evitare che le sottoscrizioni siano raccolte antecedentemente al 180° giorno fissato per la presentazione delle candidature; b) le firme sui modelli di accettazione della candidatura a cariche elettive e di presentazione delle liste, devono essere autenticate nel rispetto, previsto a pena di nullità, di tutte le formalità stabilite dall'art. 21, t.u. n. 445 del 2000, sicché la mancata indicazione di tali modalità rende invalida la sottoscrizione; c) sono elementi essenziali costitutivi della procedura di autenticazione: l'apposizione del timbro, l'indicazione del luogo e della data della sottoscrizione del pubblico ufficiale procedente, le modalità di identificazione del sottoscrittore, l'accertamento della sua identità e dell'apposizione della sottoscrizione in sua presenza, il nome, il cognome e la qualifica rivestita dal pubblico ufficiale che procede all'autenticazione, la legittimazione di quest'ultimo (da rinvenirsi anche aliunde e non necessariamente all'interno della autenticazione), infine, la redazione della autenticazione di seguito alla sottoscrizione; d) le modalità di identificazione sono le seguenti: I) "per esibizione di valido documento di identità con indicazione degli estremi del documento stesso"; II) "per conoscenza personale"; quest'ultima modalità è da ritenersi assolta ed integrata attraverso l'uso della dicitura "della cui identità sono certo" (non a caso inserita nella pertinente modulistica ministeriale), avente come unico possibile significato quello del riscontro, da parte del pubblico ufficiale, dell'identità del sottoscrittore mercé la conoscenza personale e diretta del medesimo; e) l'art. 14, co. 3, l. n. 53 del 1990, non prevede, come unica causa di nullità, l'anteriorità dell'accettazione della candidatura e della relativa autenticazione al centottantesimo giorno precedente il termine fissato per la presentazione delle candidature, in quanto quella in esame è, con tutta evidenza, una nullità aggiuntiva a quelle ordinarie per inosservanza della forma dell'atto e non già sostitutiva; dunque, ogni argomento circa la prova della non anteriorità di sottoscrizioni e autenticazioni al centottantesimo giorno precedente il termine fissato per la presentazione delle candidature è inconferente.” 5 Dopo queste prime considerazioni deve essere subito rimarcato che, poiché il comma 2 dell’art. 21 cit. stabilisce che debbano essere indicate caso per caso “le modalità di identificazione” del sottoscrittore seguite in concreto, ne consegue che l’indicazione delle dette modalità costituisce una parte essenziale dell’autenticazione. Quest’ultima, pertanto, per poter produrre i suoi speciali effetti probatori deve essere corredata della precisazione del modo in cui l'identificazione del sottoscrittore sia avvenuta: se, cioè, attraverso l’esibizione di uno specifico documento di riconoscimento, o invece per conoscenza personale (Sez. V, n. 282/2014 cit.; 24/08/2010 n. 5924). Si rivela perciò infondato anche l’assunto di parte circa la pretesa sufficienza, ai fini del rispetto della norma di riferimento, del dato di fatto per cui un documento di riconoscimento individuale sia stato, in concreto, rispettivamente richiesto ed esibito (senza dire che non è dato comprendere, in assenza di un riscontro formale in proposito, da quale fonte un simile dato potrebbe essere desunto con la necessaria certezza). 6 Parte appellante asserisce inoltre (e non senza incorrere in contraddizione) che le autenticazioni su cui verte la controversia (che assommano a 981) sarebbero state sorrette da identificazioni basate sulla conoscenza diretta e personale dei sottoscrittori da parte dell’ufficiale autenticatore, piuttosto che sull’esibizione di documenti di riconoscimento dei primi al secondo. Il Giudice di prime cure ha già osservato, peraltro, che non risulta che nel caso di specie sia stata osservata, in relazione alle firme ritenute non computabili dall’Organo elettorale, alcuna delle due possibili modalità alternative di autenticazione. E con il presente appello non sono state fornite risultanze a sostegno delle pur asserite condizioni di “conoscenza diretta”, non essendo stato offerto alcun elemento idoneo a corroborare la mera illazione che nelle fattispecie esistesse una conoscenza personale tra l’autenticante e i sottoscrittori, la quale non emerge dagli atti del procedimento (le cui lacune non possono essere colmate nemmeno dalla dichiarazione postuma presentata all’odierna udienza). 7a Alla luce delle considerazioni introduttive di questa motivazione è poi evidente, passando ad altro profilo dell’appello, che la violazione delle prescrizioni dettate dall’art. 21 comma 2 d.P.R. n. 445/2000 comporti, in base ai principi illustrati, la nullità delle sottoscrizioni inficiate dalle attestazioni viziate: e questo indipendentemente dalla circostanza che la modulistica impiegata potesse eventualmente non richiamare l’attenzione sull’adempimento in concreto omesso. 7b Non vale nemmeno opporre che non esisterebbe una specifica comminatoria legislativa a presidio della violazione accertata. Come questa Sezione ha già osservato –da ultimo- in occasione della già citata sentenza n. 282/2014, le firme sui modelli di accettazione della candidatura a cariche elettive e di presentazione delle liste devono essere autenticate nel rispetto, da intendersi previsto a pena di nullità, di tutte le formalità stabilite dall'art. 21, t.u. n. 445 del 2000, sicché la mancata indicazione delle dette modalità rende invalida la sottoscrizione dell’interessato. La nullità contemplata dall'art. 14, c. 3, legge n. 53 del 1990, d’altra parte, costituisce solo una nullità aggiuntiva a quelle ordinarie per inosservanza della forma dell'atto, e non già sostitutiva di quelle. 7c Né l’esistenza della nullità oggetto di causa potrebbe essere esclusa mediante il richiamo fatto dagli appellanti alle regole di interpretazione autentica dettate dall’art. 1, comma 2, del d.l. n. 29/2010, dal momento che quest’ultimo decreto non risulta essere stato convertito in legge."

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V sentenza del 15.5.2015

 
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Si segnala la sentenza della Quinta Sezione del Consiglio di Stato depositata in data 15 maggio 2015 con la quale la Sezione ha richiamato il proprio uniforme indirizzo nel senso che la disciplina delle modalità di autenticazione delle sottoscrizioni in materia elettorale deve essere rinvenuta esse ... Continua a leggere

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lunedì 11 maggio 2015 20:52

Scioglimento e cessazione degli effetti civili del matrimonio: in Gazzetta Ufficiale la legge n. 55/2015

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della legge n. 55/2015 pubblicata in G.U. n. 107 del 11.5.2015

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Sulla Gazzetta Ufficiale n. 107 del 11.5.2015 è stata pubblicata la legge 6 maggio 2015 n. 55 recante "Disposizioni in materia di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio nonche' di comunione tra i coniugi". La legge che si compone di tre articoli entrerà in vigore il 26.5.2015. Per scaricare la legge cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della legge n. 55/2015 pubblicata in G.U. n. 107 del 11.5.2015

 
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lunedì 11 maggio 2015 00:19

Attività di vigilanza bancaria: sono sottratti dalla regola della partecipazione procedimentale sia il decreto di scioglimento del MEF sia la proposta formulata dalla Banca d’Italia

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV del 8.5.2015

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L’appello giunto all'esame del Consiglio di Stato riguarda l'impugnazione della sentenza 16 gennaio 2014 n. 623, con la quale il TAR per il Lazio, sez. III, ha rigettato il ricorso proposto contro il decreto 11 marzo 2013 n.31, con il quale il Ministro dell’Economia e delle Finanze ha disposto lo scioglimento degli organi di amministrazione e di controllo della Banca del Veneziano nonchè la delibera n. 144/2013, con la quale il Direttore Generale della Banca d’Italia ha nominato gli organi straordinari. La Quarta Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza del 8.5.2015 ha rilevato che, nell’ambito dell’esercizio di funzioni di vigilanza sull’attività bancaria, le disposizioni della legge 7 agosto 1990 n. 241, ed in particolare quelle sulla partecipazione procedimentale, risultano applicabili in quanto compatibili con la specificità della materia (art. 4, co. 3, d. lgs. 1 settembre 1993 n. 385). Al riguardo, deve essere richiamata la consolidata giurisprudenza amministrativa secondo la quale, con riferimento al procedimento di scioglimento degli organi di amministrazione e controllo, l’art. 7 della legge 7 agosto 1990, n. 241 è specificamente derogato dall’art. 70, comma 3, d.lgs. n. 385/1993, il quale, ispirandosi ad evidenti ragioni di riservatezza a tutela del pubblico risparmio, sottrae alla regola della partecipazione procedimentale sia il decreto di scioglimento del Ministero dell’Economia e delle Finanze sia la proposta formulata dalla Banca d’Italia; di conseguenza, né l’uno né l’altra possono essere comunicati agli interessati prima della consegna dell’azienda ai commissari straordinari (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 11 novembre 2010, n. 8016; sez. VI, 8 luglio 2011, n. 4124 e 4 giugno 2007 n. 2945 ). Tanto precisato, occorre osservare che, con il motivo di appello in esame, per un verso si lamenta la impossibilità di partecipazione al procedimento che ha portato al commissariamento della banca; per altro verso, si lamenta, in sostanza, un difetto di esame e valutazione dei contributi che il soggetto ispezionato ha fornito agli organi di vigilanza. Quanto al primo profilo, alla luce di quanto esposto appare evidente la sua infondatezza. Quanto al secondo profilo, questo si risolve più propriamente nella doglianza in ordine ad un (supposto) difetto di motivazione degli atti impugnati – nella misura in cui ragioni che li sorreggono risultano contraddette da rappresentazioni di parte – e come tale rifluisce, ai fini dell’esame, nei motivi sub a) e c) dell’esposizione in fatto. Semmai, giova precisare che la presenza di documentazione della quale si lamenta il mancato esame e/o considerazione da parte della Banca d’Italia, in qualche misura è dimostrazione in fatto della partecipazione degli appellanti alla attività ispettiva e agli sviluppi della medesima, ancorchè agli stessi non si sia data comunicazione di avvio (non già) della attività ispettiva, quanto, più specificamente, del procedimento di adozione del provvedimento di scioglimento degli organi societari, all’esito della predetta. Né risultano violate le norme richiamate della “Carta di Nizza” e del Trattato dell’Unione Europea, posto che avverso i provvedimenti amministrativi adottati – come dimostrano il ricorso giurisdizionale proposto ed il presente appello avverso la sentenza pronunciata in I grado – risulta garantito il diritto ad una tutela giurisdizionale effettiva, tutelato anche dall’art. 24 Cost. Per le ragioni esposte, il secondo motivo di appello è infondato.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV del 8.5.2015

 
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L’appello giunto all'esame del Consiglio di Stato riguarda l'impugnazione della sentenza 16 gennaio 2014 n. 623, con la quale il TAR per il Lazio, sez. III, ha rigettato il ricorso proposto contro il decreto 11 marzo 2013 n.31, con il quale il Ministro dell’Economia e delle Finanze ha disposto lo s ... Continua a leggere

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lunedì 11 maggio 2015 00:00

In house providing: la sentenza del Consiglio di Stato sugli affidamenti diretti di beni e servizi strumentali

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 7.5.2015

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La controversia giunta all'attenzione della Terza Sezione del Consiglio di Stato è incentrata, in primis, sulla contrarietà dell’affidamento in house all’art. 4, comma 7, del d.l. 95/2012, convertito nella legge 135/2012.Si legge nella sentenza che l’art. 4, cit. (“Riduzione di spese, messa in liquidazione e privatizzazione di società pubbliche”), ha dettato una serie di disposizioni volte a limitare e razionalizzare il ricorso da parte delle pubbliche amministrazioni all’attività di società controllate.Il comma 7, al dichiarato fine di “evitare distorsioni della concorrenza e del mercato e di assicurare la parità degli operatori nel territorio nazionale”, ha disposto che, a decorrere dal 1° gennaio 2014, le pubbliche amministrazioni, “nel rispetto dell’articolo 2 , comma 1 del citato decreto acquisiscono sul mercato i beni e servizi strumentali alla propria attività mediante le procedure concorrenziali previste dal citato decreto legislativo”.Il successivo comma 8, ha disposto che, sempre a decorrere da detta data, “l’affidamento diretto può avvenire solo a favore di società a capitale interamente pubblico, nel rispetto dei requisiti richiesti dalla normativa e dalla giurisprudenza comunitaria per la gestione in house”. Il Collegio osserva nella sentenza in esame che il tenore del comma 7 sembra univoco nell’individuare le procedure concorrenziali come modalità necessaria di acquisizione dei beni e servizi strumentali.La sentenza appellata ha ritenuto che il comma 8 avesse un contenuto derogatorio del comma 7, nel senso di stabilire la possibilità di ricorrere all’affidamento diretto, purché nel rispetto dei requisiti dell’in house providing stabiliti dal diritto comunitario, e che quindi (sebbene dichiarato incostituzionale con sentenza n. 229/2012) esprimesse un precetto comunque esistente nell’ordinamento comunitario e tuttora applicabile.Tale interpretazione non convince.Quanto all’esistenza di un precetto comunitario, occorre precisare che l’in house providing, così come costruito dalla giurisprudenza comunitaria, sembra rappresentare, prima che un modello di organizzazione dell’amministrazione, un’eccezione alle regole generali del diritto comunitario, le quali richiedono che l’affidamento degli appalti pubblici avvenga mediante la gara.Infatti, l’affidamento diretto del servizio – anche laddove non si traduca nella creazione di posizioni di vantaggio economico che l’impresa in housepossa sfruttare nel mercato, presentandosi come “particolarmente” competitiva, con conseguente alterazione della par condicio – rileva comunque ai fini della tutela della concorrenza in quanto sottrae al libero mercato quote di contratti pubblici, nei confronti dei quali le imprese ordinarie vengono escluse da ogni possibile accesso (cfr. Cons. Stato, A.P. n. 1/2008).Se dunque l’affidamento diretto ha carattere spiccatamente derogatorio, l’esistenza di una sua disciplina normativa a livello comunitario (oggi contenuta nell’art. 12 della direttiva 24/2014/UE, da recepire entro il 18 aprile 2016, anche se nelle disposizioni in questione è stata ravvisata una compiutezza tale da farle ritenere “self-executing”, avendo indubbiamente “contenuto incondizionato e preciso” – cfr. Cons. Stato, II, n. 298/2015; Cass. civ. SS.UU., n. 13676/2014) consente tale forma di affidamento, ma non obbliga i legislatori nazionali a disciplinarla, né impedisce loro di limitarla o escluderla in determinati ambiti.La circostanza che un affidamento in house non contrasti con le direttive comunitarie non vuol dire che sia contraria all’ordinamento UE una norma nazionale che limiti ulteriormente il ricorso all’affidamento diretto.Con ciò, si torna alla preclusione degli affidamenti diretti stabilita dall’art. 4, comma 7, in questione, con scelta dichiaratamente pro-concorrenziale che non può certamente ritenersi irragionevole.Peraltro, anche la considerazione del comma 8 non può condurre ad una diversa interpretazione della portata applicativa del comma 7.Occorre considerare che i primi commi dell’art. 4 prevedevano - nei confronti delle società controllate da pubbliche amministrazioni che nel 2011 avessero conseguito un fatturato da prestazioni di servizi a favore di p.a. superiore al 90 per cento dell’intero fatturato – lo scioglimento della società o l’alienazione della partecipazione pubblica entro il 31 dicembre 2013 (comma 1); sanzionandone l’inadempimento con il divieto di disporre nuovi affidamenti o rinnovare quelli in essere (comma 2). Le eccezioni all’applicazione di tale (comma 3) riguardavano: le “società che svolgono servizi di interesse generale, anche aventi rilevanza economica”; le “società che svolgono prevalentemente compiti di centrali di committenza”; “le società di cui all'articolo 23-quinquies, commi 7 e 8” dello stesso d.l. (si tratta della SOGEI e della CONSIP); le “società finanziarie partecipate dalle regioni”; “quelle che gestiscono banche dati strategiche per il conseguimento di obiettivi economico-finanziari” individuate con d.P.C.M; ed infine i casi in cui “per le peculiari caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geomorfologiche del contesto, anche territoriale, di riferimento non sia possibile per l’amministrazione pubblica controllante un efficace e utile ricorso al mercato”, dovendosi in tali casi procedere ad un’analisi del mercato e predisporre una relazione sulla quale avrebbe espresso un parere vincolante l’AGCM.Dunque, la volontà del legislatore era quella di limitare il ricorso alle società pubbliche, tra l’altro escludendolo nel settore dell’acquisizione di beni e servizi strumentali, che non veniva tipologicamente considerato tra le eccezioni.In tale contesto, al comma 8 sembra ragionevole attribuire il significato di stabilire, nei confronti delle società alle quali, in applicazione dei commi 1, 2 e 3, era consentito di continuare ad operare, le condizioni da rispettare per potere ricevere ulteriori affidamenti diretti da parte delle amministrazioni controllanti a decorrere dal 1° gennaio 2014; in altri termini, che l’affidamento diretto fosse consentito solo nei casi in cui lo stesso art. 4 ammetteva la costituzione o il mantenimento di società in house.Del resto, la Corte Costituzionale, con la citata sentenza n. 229/2013, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale delle disposizioni dei commi 1 e 2 – nonché, in quanto ad essi “strettamente collegati”, dei commi 3, secondo periodo, 3-sexies ed 8 - dell’art. 4, ritenendo che incidessero sulla materia dell’organizzazione e funzionamento della Regione, affidata dall’art. 117, quarto comma, Cost., alla competenza legislativa regionale residuale delle Regioni ad autonomia ordinaria ed alla competenza legislativa regionale primaria delle Regioni ad autonomia speciale dai rispettivi statuti, tenuto conto che esse inibiscono in radice una delle possibili declinazioni dell'autonomia organizzativa regionale.Per contro, il comma 7 è uscito indenne dal giudizio di costituzionalità, e la Corte ha rilevato che la disposizione obbedisce alla finalità, dichiarata dallo stesso legislatore, “di evitare distorsioni della concorrenza e del mercato e di assicurare la parità degli operatori sul territorio nazionale” e va quindi ricondotta alla materia della “tutela della concorrenza” rientrante nella potestà legislativa esclusiva dello Sato.Il comma 7 è l’unica disposizione vigente, tra quelle dell’art. 4 volte a limitare la possibilità di ricorso all’utilizzazione delle società controllate ed aventi portata generale (non settoriale), posto che l’art. 1, comma 562, della legge 147/2013, a valle della pronuncia della Corte, ha abrogato i commi 1, 2, 3, 3-sexies, 9, 10 e 11 dell’art. 4.E si tratta di disposizione avente una propria ratio, complementare a quelle sulla cessazione delle società controllate e suscettibile di essere applicata a prescindere dall’avvenuta caducazione di queste ultime. D’altra parte, conclude il Collegio, come sembra evidente nella vicenda in esame che la società Sanitaservice in questione non rientri nemmeno nelle ipotesi nelle quali, nel disegno complessivo dell’art. 4, era consentito il mantenimento delle società in house.Infatti, il servizio di pulizia e sanificazione delle strutture è all’evidenza un servizio strumentale, reso nei confronti della ASL, e non un servizio di interesse economico generale rivolto agli utenti.Inoltre, la circostanza che tale servizio, coerentemente con la prassi più diffusa, venisse in precedenza reso alla ASL di Brindisi in regime di appalto da parte di operatori commerciali, porta ad escludere la sussistenza di ragioni tali da far ritenere che il servizio non possa proficuamente essere acquisito sul mercato.Le considerazioni esposte hanno condotto a ritenere fondato il primo motivo di appello con riforma della sentenza appellata.Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 7.5.2015

 
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domenica 10 maggio 2015 10:34

Scambio di informazioni e intelligence tra Autorità degli Stati membri UE: in G.U. il D.lgs n. 54/2015

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del D.lgs n. 54/2015 pubblicataon sulla Gazzetta Ufficiale n. 106 del 9.5.2015

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È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 106 del 9.5.2015 il decreto legislativo 23 aprile 2015 n. 54 recante "Attuazione della decisione quadro 2006/960/GAI del Consiglio del 18 dicembre 2006 relativa alla semplificazione dello scambio di informazioni e intelligence tra le Autorita' degli Stati membri dell'Unione Europea incaricate dell'applicazione della legge". In particolare, il decreto disciplina, nel rispetto dei principi di cui all'articolo 6 del Trattato sull'Unione europea, delle norme in materia di protezione dei dati personali e del segreto di indagine, le condizioni e le modalita' con le quali: a) le autorita' nazionali competenti incaricate dell'applicazione della legge e le autorita' di un altro Stato membro si scambiano, su richiesta, le informazioni o le analisi di cui esse dispongono, ai fini dello svolgimento di indagini penali o di operazioni informative o investigative criminali; b) le autorita' nazionali competenti incaricate dell'applicazione della legge comunicano, d'iniziativa, informazioni e/o analisi che possono contribuire allo svolgimento di indagini penali sui reati di cui all'articolo 2, paragrafo 2, della decisione 2002/584/GAI del Consiglio del 13 giugno 2002 relativa al mandato di arresto europeo ovvero alla prevenzione di questi ultimi. Il decreto entrerà in vigore il 24 maggio 2015. Per scaricare il decreto legislativo cliccare su "Accedi al provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del D.lgs n. 54/2015 pubblicataon sulla Gazzetta Ufficiale n. 106 del 9.5.2015

 
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È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 106 del 9.5.2015 il decreto legislativo 23 aprile 2015 n. 54 recante "Attuazione della decisione quadro 2006/960/GAI del Consiglio del 18 dicembre 2006 relativa alla semplificazione dello scambio di informazioni e intelligence tra le Autorita' degli St ... Continua a leggere

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domenica 10 maggio 2015 10:09

Elezioni della Camera dei Deputati: in Gazzetta Ufficiale la legge n. 52/2015

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della legge n. 52/2015 pubblicata sulla G.U. n. 105 del 8.5.2015

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È stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 105 del 8.5.2015 la legge 6 maggio 2015, n. 52 recante "Disposizioni in materia di elezione della Camera dei deputati". La legge, che si compone di n. 4 articoli e 2 allegati, entrerà in vigore il 23 maggio 2015. Per scaricare la legge cliccare su "Accedi al Provvedimento".

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È stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 105 del 8.5.2015 la legge 6 maggio 2015, n. 52 recante "Disposizioni in materia di elezione della Camera dei deputati". La legge, che si compone di n. 4 articoli e 2 allegati, entrerà in vigore il 23 maggio 2015. Per scaricare la legge cliccare su ... Continua a leggere

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lunedì 27 aprile 2015 10:31

COMPARTO UNIVERSITA’ – Quesito su benefici socio assistenziali ed eventuale definizione, dei relativi fondi, in sede di contrattazione integrativa.

ARAN - Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni

I fondi per l’erogazione dei benefici socio-assistenziali di cui all’art. 60, comma 5 del CCNL del 16/10/2008 devono essere oggetto di contrattazione integrativa o di sola informativa e, in mancanza di accordo, l’amministrazione potrà procedere autonomamente?

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lunedì 27 aprile 2015 10:29

SETTORE SCUOLA – Quesito su modalità di pubblicazione dei compensi accessori corrisposti al personale della scuola e relative indicazioni del Garante della Privacy.

ARAN - Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni

Alla luce del provvedimento n. 431 del 20 dicembre 2012 del Garante per la protezione dei dati personali, devono essere pubblicati i compensi accessori corrisposti al personale della scuola?

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lunedì 27 aprile 2015 10:27

COMPARTO REGIONI – AUTONOMIE LOCALI – Quesito su possibilità di riconoscimento ai dirigenti, a titolo di retribuzione di risultato, dei compensi connessi a progetti di condono edilizio.

ARAN - Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni

I compensi connessi ai progetti per condono edilizio, di cui alla legge n.326/2003, possono essere riconosciuti, come incremento della retribuzione di risultato, anche ai dirigenti?

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lunedì 27 aprile 2015 10:24

COMPARTO REGIONI – AUTONOMIE LOCALI – Quesito su fruizione o monetizzazione delle ferie - maturate e non godute durante il periodo di prova a seguito di assunzione presso ente diverso da quello di appartenenza – nell’ipotesi di riammissione in servizio presso l’ente di originaria appartenenza.

ARAN - Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni

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Un dipendente di un ente, assunto da un altro comune, si è avvalso della previsione dell’art.14-bis, del CCNL del 6.7.1995 (conservazione del posto per tutta la durata del periodo di prova), rientrando presso l’ente di originaria appartenenza. Il dipendente ha diritto a fruire delle ferie maturate e non godute presso l’ente di originaria appartenenza alla data di cessazione del precedente rapporto di lavoro? E’ possibile, eventualmente, procedere alla monetizzazione delle ferie di cui si tratta?

ARAN - Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni

 
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Un dipendente di un ente, assunto da un altro comune, si è avvalso della previsione dell’art.14-bis, del CCNL del 6.7.1995 (conservazione del posto per tutta la durata del periodo di prova), rientrando presso l’ente di originaria appartenenza. Il dipendente ha diritto a fruire delle ferie maturate ... Continua a leggere

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lunedì 27 aprile 2015 10:16

COMPARTO REGIONI – AUTONOMIE LOCALI – Quesito su patrocinio legale e possibilità di assunzione dell’onere di difesa da parte dell’ente, ai sensi dell’art. 28 del CCNL 14/9/2000, nell’ipotesi di azione risarcitoria di cui all’art. 30 del d.lgs. n. 104/2010.

ARAN -Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni

Si può assumere l’onere di difesa del dipendente ai sensi dell’art. 28 del CCNL del 14/9/2000 anche nel caso della particolare azione risarcitoria esercitata contro l’amministrazione nell’ambito di un processo amministrativo, disciplinata dall’art. 30 del decreto legislativo 2/7/2010 n. 104?

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domenica 26 aprile 2015 12:51

Scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose: i poteri del giudice amministrativo nell’esame delle impugnazioni dei provvedimenti dissolutori

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 24.4.2015

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Con la sentenza in esame del 24.4.2015 la Terza Sezione del Consiglio di Stato ha richiamato i precedenti giurisprudenziali afferenti diversi casi di impugnazione di decreti con il quali è stato disposto lo scioglimento di Consigli comunali, ai sensi dell’art. 143 del d.lgs. n. 267 del 18 agosto 2000, recante il Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, a causa della ritenuta sussistenza di fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso, ed ha affermato, sulla questione, alcuni principi di carattere generale. La Sezione, in particolare, dopo aver ricordato che lo scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose costituisce una misura straordinaria di prevenzione (Corte Costituzionale n. 103 del 19 marzo 1993), che l'ordinamento ha apprestato per rimediare a situazioni patologiche di compromissione del naturale funzionamento dell'autogoverno locale (Consiglio di Stato, Sezione III, n. 2895 del 28 maggio 2013), che si basa sull'accertata diffusione sul territorio della criminalità organizzata, ha affermato che tale misura non ha la natura di provvedimento sanzionatorio (fra le più recenti: Consiglio di Stato, Sez. III, n. 4845 del 26 settembre 2014), non avendo finalità repressive nei confronti di singoli, ma ha la scopo fondamentale di salvaguardare la funzionalità dell’amministrazione pubblica. Il D.P.R. con il quale è disposto lo scioglimento, e la relazione ministeriale di accompagnamento, costituiscono, quindi, atti di alta amministrazione, perché determinano la prevalenza delle azioni di contrasto alle mafie rispetto alla conservazione degli esiti delle consultazioni elettorali (Consiglio di Stato, Sezione III, n. 2895 del 28 maggio 2013 cit.). In relazione agli elementi sulla base dei quali può essere disposto il provvedimento dissolutorio, la Sezione ha affermato che le vicende che costituiscono il presupposto del provvedimento di scioglimento devono essere considerate nel loro insieme, e non atomisticamente, e devono risultare idonee a delineare, con una ragionevole ricostruzione, il quadro complessivo del condizionamento mafioso (in termini: Consiglio di Stato, Sezione VI, n. 1547 del 10 marzo 2011). Assumono quindi rilievo situazioni non traducibili in episodici addebiti personali ma tali da rendere, nel loro insieme, plausibile, nella concreta realtà contingente e in base ai dati dell’esperienza, l’ipotesi di una soggezione degli amministratori locali alla criminalità organizzata (vincoli di parentela o affinità, rapporti di amicizia o di affari, frequentazioni). E ciò pur quando il valore indiziario degli elementi raccolti non sia sufficiente per l’avvio dell’azione penale o per l’adozione di misure individuali di prevenzione (Consiglio di Stato, Sezione III, n. 3340 del 2 luglio 2014, cit.). La Sezione ha, quindi, precisato che l'art. 143 del d. lgs. n. 267 del 2000 consente l’adozione del provvedimento di scioglimento sulla scorta di indagini ad ampio raggio sulla sussistenza di rapporti tra gli amministratori e la criminalità organizzata, non limitate alle sole evenienze di carattere penale, e perciò sulla scorta di circostanze che presentino un grado di significatività e di concludenza serio, anche se di livello inferiore rispetto a quello che legittima l'azione penale o l'adozione di misure di sicurezza (Consiglio di Stato, Sezione III n. n. 1266 del 6 marzo 2012). Nell’esercizio del potere di scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose, trovano quindi giustificazione i margini, particolarmente estesi, della potestà di apprezzamento di cui fruisce l’Amministrazione statale nel valutare gli elementi su collegamenti, diretti o indiretti, o su forme di condizionamento da parte della criminalità di stampo mafioso (Consiglio di Stato, Sezione III, n. 3340 del 2 luglio 2014). La Sezione ha anche aggiunto che, se è vero che gli elementi raccolti, devono essere «concreti, univoci e rilevanti», come è richiesto dalla nuova formulazione dell’art. 143, comma 1, del d.lgs. 267 del 2000, è tuttavia solo dall’esame complessivo di tali elementi che si può ricavare, da un lato, il quadro e il grado del condizionamento mafioso e, dall’altro, la ragionevolezza della ricostruzione operata quale presupposto per la misura dello scioglimento degli organi dell’ente (Consiglio di Stato, Sez. III, n. 2895 del 28 maggio 2013). Proprio la straordinarietà dell’indicata misura e la sua fondamentale funzione di contrasto alla capillare diffusione della criminalità organizzata sull’intero territorio nazionale hanno fatto, quindi, ritenere alla Sezione che la suindicata modifica dell’art. 143 del d.lgs. n. 267 del 2000 non implica una regressione della ratio sottesa alla disposizione, poiché «la finalità perseguita dal legislatore è rimasta quella di offrire uno strumento di tutela avanzata, in particolari situazioni ambientali, nei confronti del controllo e dell’ingerenza delle organizzazioni criminali sull’azione amministrativa degli enti locali, in presenza anche di situazioni estranee all’area propria dell’intervento penalistico o preventivo» (Consiglio di Stato, Sez. III, n. 2038 del 23 aprile 2014), nell'evidente necessità di evitare, con immediatezza, che l'amministrazione dell'ente locale rimanga permeabile all'influenza della criminalità organizzata (Consiglio di Stato, Sezione III, n. 3340 del 2 luglio 2014 cit.). Con riferimento all’ampiezza dei poteri di cui dispone il giudice amministrativo nell’esame delle impugnazioni dei provvedimenti di scioglimento, la Sezione ha, in conseguenza, affermato che, considerata la natura del procedimento dissolutorio, può essere esercitato un sindacato di legittimità di tipo estrinseco, senza possibilità di valutazioni che, al di fuori della repressione del travisamento dei fatti, si muovano sul piano del merito (Consiglio di Stato, Sezione III n. 1266 del 6 marzo 2012, cit.)....8.2.- Per quanto riguarda, in particolare, la lamentata mancanza di una formale comunicazione agli interessati dell’avvio del procedimento amministrativo e la carenza di un successivo reale contraddittorio, si deve ricordare che questa Sezione ha già affermato che, in materia, la comunicazione dell’avvio del procedimento non è necessaria, tenuto conto della natura preventiva e cautelare del decreto di scioglimento e della circostanza che gli interessi coinvolti non concernono, se non indirettamente, persone, riguardando piuttosto la complessiva operatività dell’ente locale e, quindi, in ultima analisi, gli interessi dell’intera collettività comunale (Consiglio di Stato, Sez. III, n. 727 del 14 febbraio 2014)....Occorre peraltro tenere conto anche delle esigenze di celerità del procedimento e della difficile ipotizzabilità di una collaborazione procedimentale che è preclusa anche dalla riservatezza degli elementi documentali (e prettamente indiziari) su cui si basa il procedimento (Consiglio di Stato, Sez. VI, n. 6657 del 28 ottobre 2009).

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 24.4.2015

 
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Con la sentenza in esame del 24.4.2015 la Terza Sezione del Consiglio di Stato ha richiamato i precedenti giurisprudenziali afferenti diversi casi di impugnazione di decreti con il quali è stato disposto lo scioglimento di Consigli comunali, ai sensi dell’art. 143 del d.lgs. n. 267 del 18 agosto 20 ... Continua a leggere

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domenica 26 aprile 2015 12:41

Gare pubbliche: la predeterminazione dei criteri per l'attribuzione dei punteggi

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 24.4.2015

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Nelle gare pubbliche il punteggio numerico assegnato ai singoli elementi di valutazione dell'offerta economicamente più vantaggiosa integra una sufficiente motivazione a condizione che siano prefissati, con chiarezza e adeguato grado di dettaglio, i criteri di valutazione, prevedenti un minimo ed un massimo (cfr., ex plurimis, Cons. Stato, III, n. 4698/2014 e n. 1169/2013); di modo che sussiste violazione dell’art. 83, del Codice dei contratti pubblici, in caso di mancata predeterminazione di precisi e puntuali criteri per l’attribuzione dei punteggi relativi agli elementi tecnici dell’offerta, atteso che solo la presenza di criteri sufficientemente puntuali consente la verifica dell’operato dell’Amministrazione da parte del privato, nonché l’effettivo esercizio del sindacato di legittimità da parte del giudice amministrativo (cfr., ex plurimis, Cons. Stato, III, n. 5909/2013 e n. 5060/2013). Non può negarsi che il giudizio sulla sufficienza o meno del livello di articolazione degli elementi dell’offerta da valutare, e del grado di dettaglio della descrizione dei relativi criteri di valutazione (caratteristiche strutturali o funzionali da apprezzare, o viceversa limiti e criticità da penalizzare), resti nella maggior parte dei casi largamente opinabile. Fuori dell’ipotesi in cui sia demandato alla commissione giudicatrice un mero riscontro dell’esistenza di caratteristiche oggettivamente individuate, alle quali venga dunque attribuito un punteggio secco, da attribuire (in caso di esistenza) o non attribuire (in caso di inesistenza), in tutti gli altri casi - sia perché le caratteristiche sono descritte in modo non esaustivo, sia perché, comunque, è prevista l’attribuzione di un punteggio prefissato solo nel minimo o nel massimo – il sindacato si svolge sull’esercizio della discrezionalità della stazione appaltante, nel predisporre la griglia di valutazione e nel correlare (mediante la motivazione in senso stretto) la griglia alle caratteristiche delle diverse offerte.... Va aggiunto che, una volta accertata la correttezza dell’applicazione del metodo del confronto a coppie ovvero quando non ne sia stato accertato l’uso distorto o irrazionale, non c’è spazio alcuno per un sindacato del giudice amministrativo nel merito dei singoli apprezzamenti effettuati e, in particolare, sui punteggi attribuiti nel confronto a coppie, che indicano il grado di preferenza riconosciuto ad ogni singola offerta in gara, con l’ulteriore conseguenza che la motivazione delle valutazioni sugli elementi qualitativi risiede nelle stesse preferenze attribuite ai singoli elementi di valutazione considerati nei raffronti con gli stessi elementi delle altre offerte (cfr. Cons. Stato, III, n. 205/2015; VI, n. 1600/2013; V, n. 1150/2012). Peraltro, l’appellante non ha svolto argomentazioni di censura nei confronti delle valutazioni operate dalla Commissione; né ha esplicitato le caratteristiche della propria offerta tecnica, o le ha raffrontate con quelle delle offerte dei concorrenti, per sostenere che la propria avrebbe meritato un punteggio più altro o una valutazione comparativamente migliore. Con queste precisazioni, può assumere effettivamente valore dirimente il rilievo – contenuto nella sentenza appellata – dell’inidoneità del ricorso a superare la c.d. prova di resistenza. Va ricordato che la prova di resistenza può essere utilizzata solo qualora, all’esito di una verifica a priori, risulti con sicurezza che la parte ricorrente non avrebbe comunque ottenuto l’utilità perseguita anche in caso di accoglimento del ricorso (cfr. Cons. Stato, V, n. 2430/2014; III, n. 571/2014).

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 24.4.2015

 
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domenica 26 aprile 2015 12:34

Abusi edilizi: la posizione del proprietario rispetto all'ordinanza di demolizione ed al provvedimento di acquisizione gratuita

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Campania Napoli Sez. II del 24.4.2015

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L'art. 31, commi 2 e 3 del D.P.R. n. 380/2001 prevede che "il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale, accertata l'esecuzione di interventi in assenza di permesso, in totale difformità dal medesimo, ovvero con variazioni essenziali, determinate ai sensi dell'articolo 32, ingiunge al proprietario e al responsabile dell' abuso la rimozione o la demolizione, indicando nel provvedimento l'area che viene acquisita di diritto, ai sensi del comma 3. Se il responsabile dell'abuso non provvede alla demolizione e al ripristino dello stato dei luoghi nel termine di novanta giorni dall'ingiunzione, il bene e l'area di sedime, nonché quella necessaria, secondo le vigenti prescrizioni urbanistiche, alla realizzazione di opere analoghe a quelle abusive sono acquisiti di diritto gratuitamente al patrimonio del comune". Il TAR Campani, Napoli, Sezione II con la sentenza del 24.4.2014 ha evidenziato che "Dall'esame della disposizione richiamata emerge che il proprietario deve ritenersi passivamente legittimato rispetto al provvedimento di demolizione, indipendentemente dall'essere o meno estraneo alla realizzazione dell' abuso. Tuttavia, nel caso in cui il proprietario dimostri la sua assoluta estraneità all'abuso edilizio commesso da altri e manifesti il suo attivo interessamento, con i mezzi consentitigli dall'ordinamento, per la rimozione dell'opera abusiva, resta salva la sua tutela dagli effetti dell'inottemperanza all'ordine di demolizione che lo stesso sia stato impossibilitato ad eseguire (cfr. tra le tante Consiglio di Stato, IV, 3.5.2011 , n. 2639; T.A.R. Lazio, Roma, II, 14.2.2011 , n. 1395; T.A.R. Umbria, 25.11.2008, n. 787) Si evidenzia, in particolare, che la Corte Costituzionale (cfr. sentenza n. 345 del 15.7.1991) nel precisare che l'acquisizione gratuita dell'area non è una misura strumentale, per consentire al Comune di eseguire la demolizione, né una sanzione accessoria di questa, ma costituisce una sanzione autonoma che consegue all'inottemperanza all'ingiunzione, ha chiarito che tale sanzione si riferisce esclusivamente al responsabile dell'abuso non potendo operare nella sfera giuridica di altri soggetti e, in particolare, nei confronti del proprietario dell'area quando risulti, in modo inequivocabile, la sua completa estraneità al compimento dell'opera abusiva o che, essendone egli venuto a conoscenza, si sia adoperato per impedirlo con gli strumenti offerti dall'ordinamento. La Cassazione ha, inoltre, ulteriormente evidenziato che al fine di configurare la responsabilità del proprietario di un'area per la realizzazione di una costruzione abusiva è necessaria la sussistenza di elementi in base ai quali possa ragionevolmente presumersi che questi abbia concorso, anche solo moralmente, con il committente o l'esecutore dei lavori, tenendo conto della piena disponibilità giuridica e di fatto del suolo e dell'interesse specifico ad effettuare la nuova costruzione, così come dei rapporti di parentela o affinità tra responsabile e proprietario, della sua eventuale presenza in loco, dello svolgimento di attività di vigilanza dell'esecuzione dei lavori, del regime patrimoniale dei coniugi, ovvero di tutte quelle situazioni e comportamenti positivi o negativi dai quali possano trarsi elementi integrativi della colpa (cfr. Cassazione penale, sez. III, 12.4.2005, n. 26121)....Come affermato pacificamente dalla giurisprudenza, il provvedimento di acquisizione non deve essere necessariamente preceduto dalla comunicazione di avvio del procedimento, trattandosi di atto dovuto e rigorosamente vincolato, con riferimento al quale non sono richiesti apporti partecipativi del privato ed il cui presupposto è costituito unicamente dalla constatata mancata ottemperanza al precedente ordine di demolizione (cfr., Cons. St., , sez. IV, 26 febbraio 2013, n. 1179)."

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domenica 26 aprile 2015 10:39

Appalti: la verifica dell'anomalia dell'offerta non può essere parcellizzata su singoli profili, aspetti o voci, salvo che non emergano macroscopici vizi

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Lazio Roma Sez. III ter del 24.4.2015

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Il TAR Lazio nella sentenza del 24.4.2015 ha richiamato la constante giurisprudenza a tenore della quale “Nelle gare pubbliche la verifica delle offerte sospette di anomalia ha natura globale e sintetica e quindi si risolve in un apprezzamento che non può essere "parcellizzato" su singoli profili, aspetti o voci, salvo che non emergano macroscopici vizi di travisamento dei dati acquisiti e/o di irragionevole e illogico apprezzamento dei medesimi. La valutazione globale e sintetica si traduce, a sua volta, in un giudizio complessivo sull'affidabilità dell'offerta, espressivo di squisita discrezionalità di natura tecnica che si sottrae al sindacato giurisdizionale salvi i casi di deviazione dai canoni di ragionevolezza o di logicità”. Inoltre “Nelle gare pubbliche, il giudizio di anomalia o di incongruità dell’offerta costituisce espressione di discrezionalità tecnica, sindacabile dal Giudice Amministrativo solo in caso di macroscopica illogicità o di erroneità fattuale”; (Cons. Stato Sez. III, 13-03-2015, n. 1337) “Nelle gare pubbliche, in sede di verifica delle offerte anomale, l’esame delle giustificazioni prodotte dai concorrenti, a dimostrazione della non anomalia della propria offerta, rientra nella discrezionalità tecnica dell’Amministrazione, con la conseguenza che soltanto in caso di macroscopiche illegittimità, quali gravi ed evidenti errori di valutazione o valutazioni abnormi o inficiate da evidenti errori di fatto, il Giudice di legittimità può esercitare il proprio sindacato, ferma restando l’impossibilità di sostituire il proprio giudizio a quello dell’amministrazione”. Nella fattispecie qui in esame non risulta che l’amministrazione abbia commesso macroscopici errori di valutazione in considerazione della motivazione del provvedimento di verifica dell’anomalia dell’offerta della prima classificata. Peraltro, sinteticamente, è possibile osservare che: nelle gare pubbliche il mancato rispetto dei minimi tabellari sul costo del lavoro o, in mancanza, dei valori indicati dalla contrattazione collettiva non determina l’automatica esclusione dalla gara, ma costituisce un indice di anomalia dell’offerta che deve essere poi verificato mediante un giudizio complessivo di remuneratività ed affidabilità che consente all’impresa di fornire le proprie giustificazioni di merito.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Lazio Roma Sez. III ter del 24.4.2015

 
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sabato 18 aprile 2015 08:33

Trasporto pubblico locale e ferroviario: in G.U. il riparto dell'anticipazione del 60% del Fondo alle Regioni

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del decreto MEF in Gazzetta Ufficiale n. 89 del 17.4.2015

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È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 89 del 17.4.2015 il decreto del MEF del 17.3.2014 recante "Riparto dell'anticipazione del 60 per cento del Fondo nazionale per il concorso finanziario dello Stato, agli oneri del trasporto pubblico locale, anche ferroviario, nelle regioni a statuto ordinario - anno 2015".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del decreto MEF in Gazzetta Ufficiale n. 89 del 17.4.2015

 
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sabato 18 aprile 2015 08:28

Riaccertamento straordinario dei residui e primo accantonamento al fondo crediti di dubbia esigibilità: in G.U. i criteri e le modalità di ripiano del maggiore disavanzo di amministrazione

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del decreto MEF in G.U n. 89 del 17.4.2015

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È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 89 del 17.4.2015 il decreto del MEF del 2.4.2015 recante "Criteri e modalita' di ripiano dell'eventuale maggiore disavanzo di amministrazione derivante dal riaccertamento straordinario dei residui e dal primo accantonamento al fondo crediti di dubbia esigibilita', di cui all'articolo 3, comma 7, del decreto legislativo n. 118 del 2011".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del decreto MEF in G.U n. 89 del 17.4.2015

 
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È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 89 del 17.4.2015 il decreto del MEF del 2.4.2015 recante "Criteri e modalita' di ripiano dell'eventuale maggiore disavanzo di amministrazione derivante dal riaccertamento straordinario dei residui e dal primo accantonamento al fondo crediti di dubbia e ... Continua a leggere

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