NEWS DI RILIEVO

 
domenica 23 novembre 2014 18:54

Servizio Civile Nazionale in Basilicata: Bando per la selezione di 236 volontari

Segnalazione del bando per progetti di Servizio Nazionale Civile.

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È stato pubblicato il bando per la selezione di 236 volontari da impiegare in progetti di Servizio Civile Nazionale in Basilicata che hanno inserito la Misura servizio civile nazionale nel loro Piano di attuazione di Garanzia Giovani (GG). Per Maggiori informazioni cliccare su "Accedi al provvedimento".

Segnalazione del bando per progetti di Servizio Nazionale Civile.

 
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È stato pubblicato il bando per la selezione di 236 volontari da impiegare in progetti di Servizio Civile Nazionale in Basilicata che hanno inserito la Misura servizio civile nazionale nel loro Piano di attuazione di Garanzia Giovani (GG). Per Maggiori informazioni cliccare su "Accedi al provvedim ... Continua a leggere

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mercoledì 12 novembre 2014 23:17

Tirocini Formativi presso il Consiglio regionale della Basilicata: fissato al 31.12.2014 il termine per la presentazione delle manifestazioni d'interesse

Avviso pubblico del Consiglio Regionale del 6.10.2014

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È pubblicato nella sezione Avvisi, Bandi e Concorsi, l’Avviso pubblico "Manifestazione di interesse per la selezione di tirocini formativi presso il Consiglio regionale", per laureandi in materie giuridiche ed economiche. Le domande devono essere presentate entro il 31/12/2014. Per maggiori informazioni cliccare su "Accedi al Provvedimento".

Avviso pubblico del Consiglio Regionale del 6.10.2014

 
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È pubblicato nella sezione Avvisi, Bandi e Concorsi, l’Avviso pubblico "Manifestazione di interesse per la selezione di tirocini formativi presso il Consiglio regionale", per laureandi in materie giuridiche ed economiche. Le domande devono essere presentate entro il 31/12/2014. Per maggiori inf ... Continua a leggere

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mercoledì 12 novembre 2014 23:10

Corte dei Conti: Le risorse del bilancio che i Comuni di minore dimensione demografica destinano al finanziamento del trattamento accessorio degli incaricati di posizioni organizzative in strutture prive di qualifiche dirigenziali rientrano nell’ambito di applicazione del dl n. 78/2010 convertito in legge n. 122/2010 (risposta al quesito del Comune di Barile)

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della deliberazione della Corte dei Conti Sezione Controllo Regione Basilicata n. 4152 del 30.10.2014

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Con nota del 13 marzo 2014 il Sindaco del comune di Barile, dopo aver tra l’altro evidenziato: • «che contestualmente all’approvazione del nuovo Regolamento sull’ordinamento degli uffici e dei servizi, è stato ridisegnato l’assetto organizzativo con la previsione di cinque strutture di massima dimensione, in luogo dei precedenti tre settori, in coincidenza dei quali è stata deliberata…» l’istituzione «… delle posizioni organizzative di cui agli art. 8 e segg. del CCNL 31/03/1999»; • «che l’art. 17, comma 2, lett. c), del CCNL 1/04/1999 nello stabilire che le risorse decentrate siano utilizzate per “costituire il fondo per corrispondere la retribuzione di posizione e risultato secondo la disciplina dell’art. 10 del CCNL del 31.3.1999", esclude i “Comuni di minori dimensioni demografiche di cui all’art. 11 dello stesso CCNL”»; • che in tale contesto sono state riconosciute «… ai diversi titolari di p.o., incaricati con apposito provvedimento del Sindaco, le rispettive retribuzioni di posizione, con riserva di operare i necessari conguagli a seguito della conseguente ripesatura delle posizioni apicali da effettuarsi in base al riassetto organizzativo adottato, il cui trattamento, trattandosi di Ente privo di figure dirigenziali, non grava sul fondo ex art. 15 del CCNL 1/04/1999, ma viene finanziato con risorse autonome del bilancio comunale»; ha chiesto che la Sezione esprima un parere sul seguente quesito: «…se – fermo restando il rispetto dei vincoli di cui all’art. 1 comma 557 della legge 296/06 – ai fini della rideterminazione, in conseguenza della prospettata adozione della nuova struttura, del trattamento economico spettante agli incaricati di posizione organizzativa, la cui spesa è posta ad intero carico del Bilancio comunale (trovando applicazione la speciale disciplina dell'art. 11 del CCNL 31/03/1999), debba essere comunque considerato l’importo complessivo del trattamento retributivo assegnato alle p.o. al medesimo titolo nell’anno 2010, quale limite massimo non derogabile fissato dall'art. 9, comma 2-bis, del d.l. 78/2010 convertito in legge n. 122/2010»; - che questa Sezione regionale di controllo, con deliberazione n. 61/2014/QMIG del 9 aprile 2014, ritenuta l’ammissibilità, nei termini ivi evidenziati, delle questioni prospettate, ha sollevato questione di massima sulla quale si è pronunciata la Sezione delle Autonomie della Corte dei conti con deliberazione n. 26/SEZAUT/2014/QMIG del 6 ottobre 2014, depositata il 21 ottobre 2014; tanto premesso, si espone quanto segue. * * * * * RISPOSTA: Con specifico riferimento al contenimento delle spese in di pubblico impiego, l’art. 9 del D.L. n.78/2010 (come modificato dall’art. 1, comma 1, lett. a), del D.P.R. 4 settembre 2013, n. 122) ha introdotto disposizioni tese, per il triennio 2011-2013, a cristallizzare (per quanto possibile), il livello di spesa sostenuta nel 2010 intervenendo sia sul trattamento economico complessivo dei singoli dipendenti, per il quale è stato inibito l’incremento e prevista una riduzione, qualora si superassero determinate soglie (comma 1 e 2), sia sull’ammontare complessivo delle risorse destinate annualmente al trattamento accessorio del personale, che non possono superare l’importo fatto registrare nel 2010 e sono, in ogni caso, ridotte in misura proporzionale alla riduzione del personale in servizio (comma 2bis). Nella suindicata deliberazione n. 61/2014/QMIG, alla quale si rinvia per ogni aspetto di dettaglio, questa Sezione regionale di controllo ha evidenziato che l’enunciazione letterale di tale ultima disposizione non contiene, prima facie, alcuna distinzione tra le risorse provenienti dai fondi per il finanziamento della contrattazione integrativa e quelle genericamente rivenienti dal bilancio dell’ente, limitandosi a richiedere, per l’operatività del vincolo, che la spesa sia destinata al suindicato trattamento accessorio del personale. Questo Collegio ha, conseguentemente, ritenuto che l’importo complessivo del trattamento retributivo assegnato alle posizioni organizzative nell’anno 2010 debba comunque essere considerato quale limite massimo non derogabile, e ciò nonostante la prospettata adozione del nuovo assetto che prevede cinque strutture di massima dimensione, in luogo dei precedenti tre settori. Alla luce delle argomentazioni esposte nella predetta delibera e delle divergenze interpretative ivi evidenziate questa Sezione ha sollevato questione di massima per stabilire se le risorse da assoggettare a contenimento, ai sensi del sopra citato comma 2-bis dell’art. 9 del D.L. n. 78/2010, siano integralmente identificabili con quelle che confluiscono nei fondi delle risorse decentrate ovvero comprendano anche quelle diverse, rivenienti dal bilancio dell’ente, destinate al finanziamento del trattamento accessorio spettante ai titolari di posizioni organizzative negli enti di minore dimensione geografica (ai sensi degli artt. 8 e segg. del CCNL di settore del 31 marzo 1999 e dell’art. 17, comma 2, lett. c), del CCNL di settore del 1° aprile 1999). La Sezione delle Autonomie della Corte dei conti, con deliberazione n. 26/SEZAUT/2014/QMIG, ha tra l’altro evidenziato che: «… la determinazione del significato precettivo dell’art. 9, comma 2-bis, del d.l. n. 78/2010, convertito in legge n. 122/2010, non può non tenere in debita considerazione, anzitutto, l’espressione letterale adoperata dal legislatore per demarcare l’ambito applicativo della disposizione in esame. Invero, l’impiego di termini dal valore semantico generale ed omnicomprensivo contenuti nell’espressione “…l’ammontare complessivo delle risorse destinate annualmente al trattamento accessorio del personale” denota una evidente volontà di ricomprendere nella fattispecie normativa ogni genere di risorse funzionalmente destinate ad offrire copertura agli oneri accessori del personale, senza alcuna considerazione per l’origine o la provenienza delle risorse se non sotto il profilo della presenza di un vincolo di destinazione giuridicamente rilevante. In questo senso, occorre riconoscere che tanto le risorse del bilancio imputate al fondo, quanto le risorse direttamente stanziate in bilancio a copertura degli oneri relativi alle posizioni organizzative nei Comuni privi di qualifiche dirigenziali presentano le medesime caratteristiche funzionali di destinazione e sono idonee ad incrementare la spesa per il trattamento accessorio del personale in ragione del loro concreto utilizzo». Con la predetta deliberazione la Sezione delle Autonomie ha, altresì, stabilito quanto segue: «Deve dunque concludersi che il riferimento indistinto “all’ammontare complessivo delle risorse destinate annualmente al trattamento accessorio del personale”, obbliga le Amministrazioni che devono applicare il tetto di spesa ad individuare le specifiche modalità di finanziamento del trattamento accessorio nell’ambito del proprio comparto ordinamentale, che per gli enti locali prevede l’utilizzo delle risorse accantonate nell’apposito fondo per le politiche di sviluppo delle risorse umane e per la produttività, di cui all’art. 15 del CCNL 1° aprile 1999, qualora l’ente sia dotato di dirigenza, mentre per i Comuni privi di dirigenza, per i quali è concessa ai Sindaci la facoltà di finanziare la retribuzione accessoria degli incaricati di posizioni organizzative con le risorse del proprio bilancio anziché con quelle del fondo delle risorse decentrate, le modalità di finanziamento possono essere duplici. In tale ipotesi, l’ambito applicativo del comma 2-bis si estende anche alle risorse gravanti direttamente sul bilancio comunale purché queste non alimentino il trattamento accessorio in senso puramente “figurativo”, come nel caso in cui non siano destinate a finanziare gli incentivi spettanti alla generalità del personale e non rappresentino la copertura di costi aggiuntivi per il bilancio dell’ente. Ad escludere tale circostanza è, tuttavia, la considerazione che le posizioni organizzative non costituiscono incarichi aggiuntivi rispetto alle ordinarie mansioni lavorative né il relativo trattamento accessorio viene finanziato mediante risorse di provenienza esterna all’ente con vincolo di destinazione all’origine. Invero, la sola deroga compatibile con lo spirito del divieto di cui all’art. 9, comma 2-bis, sarebbe, infatti, quella fondata su economie di bilancio che scaturissero direttamente da un più efficiente utilizzo del personale, ciò in quanto l’intenzione del legislatore di ridurre la spesa di personale ponendo un freno alle dinamiche del trattamento accessorio si contrappone al favor dello stesso verso politiche di sviluppo della produttività individuale del personale (cfr., in tal senso, la deliberazione n. 2/SEZAUT/2013/QMIG). Sotto tale profilo, la retribuzione di posizione e di risultato attribuita ai titolari di posizioni organizzative non si discosterebbe dagli ordinari incentivi spettanti alla generalità del personale. Allo stesso modo, la facoltà concessa al Sindaco di istituire dette posizioni organizzative con coperture da ricercare “…nell’ambito delle risorse finanziarie ivi previste a carico dei rispettivi bilanci”, esclude che il relativo trattamento accessorio possa essere finanziato esclusivamente mediante l’impiego di risorse etero-finanziate che neutralizzino il relativo impatto sugli equilibri del bilancio comunale». Si riporta di seguito il principio di indirizzo enunciato nella predetta deliberazione n. 26/SEZAUT/2014/QMIG: “Le risorse del bilancio che i Comuni di minore dimensione demografica destinano, ai sensi dell’art. 11 del CCNL 31 marzo 1999, al finanziamento del trattamento accessorio degli incaricati di posizioni organizzative in strutture prive di qualifiche dirigenziali, rientrano nell’ambito di applicazione dell’art. 9, comma 2-bis, del d.l. 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, in l. 30 luglio 2010, n. 122, e successive modificazioni”. P.Q.M. La Sezione regionale di controllo per la Basilicata, nella risoluzione delle problematiche prospettate dalla richiesta di cui alla nota del 13 marzo 2014 del Sindaco del comune di Barile, si conforma al principio di indirizzo enunciato dalla deliberazione n. 26/SEZAUT/2014/QMIG della Sezione delle Autonomie ed alle argomentazioni nella stessa riportate."

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della deliberazione della Corte dei Conti Sezione Controllo Regione Basilicata n. 4152 del 30.10.2014

 
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Con nota del 13 marzo 2014 il Sindaco del comune di Barile, dopo aver tra l’altro evidenziato: • «che contestualmente all’approvazione del nuovo Regolamento sull’ordinamento degli uffici e dei servizi, è stato ridisegnato l’assetto organizzativo con la previsione di cinque strutture di massima di ... Continua a leggere

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mercoledì 12 novembre 2014 22:54

Regione Basilicata: nessuna colpa dell'Amministrazione se l’interpretazione delle regole proprie dell’azione amministrativa, a qualunque livello di fonte normativa, lasci spazio a dubbi interpretativi o incertezze, ingenerate anche da istituti di creazione giurisprudenziale di non facile accessibilità al funzionario amministrativo

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 31.10.2014

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La colpa dell'Amministrazione è configurabile solo quando l'esecuzione dell'atto illegittimo sia avvenuta in violazione delle regole proprie dell'azione amministrativa, desumibili sia dai principi costituzionali d'imparzialità e buon andamento, sia dalle norme di legge ordinaria in materia di celerità, efficienza, efficacia e trasparenza, sia dai principi generali dell'ordinamento, quanto a ragionevolezza, proporzionalità ed adeguatezza (Consiglio Stato, sez. III, 10/09/2014, n. 4618; sez. V, 18 novembre 2010, n. 8091; sez. V, 8 aprile 2014, n. 1644). Secondo il criterio di ragionevolezza, non può dirsi sussistente la colpa qualora l’interpretazione delle regole proprie dell’azione amministrativa, a qualunque livello di fonte normativa, lasci spazio a dubbi interpretativi o incertezze, ingenerate anche da istituti di creazione giurisprudenziale (quale la distinzione tra efficacia caducante e viziante di un precedente annullamento) di non facile accessibilità al funzionario amministrativo, ed il comportamento posto in essere sia giustificabile sotto il profilo della prudenza, in presenza di più interessi privati tra loro confliggenti. Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 31.10.2014

 
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La colpa dell'Amministrazione è configurabile solo quando l'esecuzione dell'atto illegittimo sia avvenuta in violazione delle regole proprie dell'azione amministrativa, desumibili sia dai principi costituzionali d'imparzialità e buon andamento, sia dalle norme di legge ordinaria in materia di celer ... Continua a leggere

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mercoledì 12 novembre 2014 22:44

Scuole della Basilicata: al via il Concorso Immagina la pagina

BUR n. 42 del 1.11.2014

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E' stata pubblicata sul BUR n. 42 del primo novembre 2014 la Deliberazione di Giunta Regionale n. 1225 del 10/10/2014 con la quale è stato approvato il concorso "Immagina la pagina" Il concorso è rivolto alle Scuole della Basilicata, teso alla raccolta di immagini e finalizzato alla realizzazione di un “Catalogo Regionale di Immagini Digitali”. Per maggiori informazioni cliccare su "Accedi al Provvedimento".

BUR n. 42 del 1.11.2014

 
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E' stata pubblicata sul BUR n. 42 del primo novembre 2014 la Deliberazione di Giunta Regionale n. 1225 del 10/10/2014 con la quale è stato approvato il concorso "Immagina la pagina" Il concorso è rivolto alle Scuole della Basilicata, teso alla raccolta di immagini e finalizzato alla realizzazione ... Continua a leggere

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mercoledì 12 novembre 2014 22:39

Contributi per interventi di risparmio energetico su unità abitative private": differito al 1/12/2014 il termini di presentazione delle domande

Comunicato della Regione Basilicata del 12.11.2014

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Nella seduta del 11/12/2014 la Giunta regionale ha differito il termine di apertura dello sportello telematico per la presentazione delle domande. Per effetto di tale modifica la domanda telematica di partecipazione all'Avviso pubblico potrà essere inoltrata A PARTIRE DALLE ORE 08.00 del 01/12/2014. Per maggiori informazioni cliccare su "Accedi al Provvedimento".

Comunicato della Regione Basilicata del 12.11.2014

 
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sabato 8 novembre 2014 14:28

Potenza, bando per le imprese sociali

segnalazione del comunicato Cliclavoro del 7.11.2014

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La Camera di Commercio Industria, Artigianato e Agricoltura di Potenza ha indetto un bando di concorso per premiare le imprese sociali che si sono distinte per i servizi offerti a coloro che vivono in situazioni di disagio. Il “Concorso Pasquale Garaguso” prevede l’assegnazione di un premio pari a 5.000 euro al miglior progetto di solidarietà sociale presentato dai seguenti soggetti con sede nella provincia di Potenza: organizzazioni non lucrative di utilità sociale D.lgs. 460/1997 organismi di volontariato Legge 226/1991 le organizzazione non governative riconosciute idonee dalla Legge 49/1987 le cooperative sociali ed i consorzi D.lgs. 381/1991 gli enti ecclesiastici e le associazioni di promozione sociale Legge 383/2000. Le candidature al concorso vanno inviate entro il 17 novembre 2014, allegando una relazione illustrativa del progetto di solidarietà sociale ed i relativi risultati. Per scaricare il bando cliccare su "Accedi al provvedimento"

segnalazione del comunicato Cliclavoro del 7.11.2014

 
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La Camera di Commercio Industria, Artigianato e Agricoltura di Potenza ha indetto un bando di concorso per premiare le imprese sociali che si sono distinte per i servizi offerti a coloro che vivono in situazioni di disagio. Il “Concorso Pasquale Garaguso” prevede l’assegnazione di un premio pari ... Continua a leggere

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domenica 31 agosto 2014 07:51

Unioncamere Basilicata: avviso pubblico, 300.000 euro per "fare squadra". Domande entro il 15 ottobre

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti dell'Avviso pubblico del 29.8.2014

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Unioncamere Basilicata, quale soggetto attuatore per la Regione Basilicata nell’ambito del progetto a favore del Decreto Ministero dello Sviluppo Economico e Produttivo 7 maggio 2010 per i Distretti produttivi regionali, ha pubblicato un Avviso dedicato alle Reti di Impresa dei Distretti lucani attraverso cui si propone di sperimentare un’innovativa modalità di sostegno alle imprese, tenendo conto degli scenari economici all’interno dei quali le aziende sono oggi chiamate a confrontarsi, con l’obiettivo di favorire l’abbandono di logiche individualistiche e attivare nuovi modelli imprenditoriali condivisi. L’Avviso, che rientra nell’ambito del “Decreto Distretti” (i cui attuatori sono Unioncamere e Sviluppo Basilicata), ha l’obiettivo di favorire la creazione di nuove aggregazioni di imprese, costituite in Contratto di Rete, nonché il consolidamento, lo sviluppo e la stabilizzazione delle reti esistenti, principalmente tra aziende localizzate entro i confini territoriali dei Distretti e dei Sistemi Produttivi locali, riconosciuti ai sensi della Legge Regionale 1 del 2001, anche con la finalità di sviluppare percorsi di internazionalizzazione. I soggetti beneficiari sono rete di imprese costituende o costituite. L’agevolazione prevista consiste in un contributo a fondo perduto fino al 50% delle spese ammissibili. Tra queste, ad esempio, i servizi di consulenza per l’internazionalizzazione (anche con il supporto di temporary export manager), iniziative di cooperazione industriale, commerciale e di export (come analisi di settore, ricerche di mercato e altri studi di mercati esteri, progettazione e formulazione delle strategie di posizionamento e di marketing, ricerca di partner, fornitori, agenti o distributori esteri), realizzazione di sistemi integrati di gestione dei processi organizzativi e gestionali interni, realizzazione di sistemi telematici e informatici integrati che siano utili alla promozione del territorio e per l’accesso alle informazioni da parte dei consumatori, realizzazione di modelli integrati e condivisi di efficientamento energetico e per il rispetto ambientale, studio e realizzazione di progetti trasversali per la riqualificazione e la promozione. Per maggiori informazioni clicca su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti dell'Avviso pubblico del 29.8.2014

 
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Unioncamere Basilicata, quale soggetto attuatore per la Regione Basilicata nell’ambito del progetto a favore del Decreto Ministero dello Sviluppo Economico e Produttivo 7 maggio 2010 per i Distretti produttivi regionali, ha pubblicato un Avviso dedicato alle Reti di Impresa dei Distretti lucani att ... Continua a leggere

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giovedì 14 agosto 2014 10:49

Basilicata, bando di mobilità per giovani artisti

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del comunicato clicklavoro del 13.8.2014

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Il concorso “Mobilità per i giovani artisti della Basilicata” si inserisce nell’ambito di “Residenze Artistiche in Basilicata", il progetto realizzato dalla Regione e finanziato dal Dipartimento della Gioventù della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Destinatari del bando i giovani creativi italiani e/o stranieri tra i 18 e i 35 anni di età, singoli o in gruppo, che risiedono e operano in Basilicata, con obiettivi professionali nei diversi settori artistici del contemporaneo. Tra gli obiettivi del progetto: favorire lo scambio di esperienze tra giovani artisti che operano nel contesto internazionale e le realtà locali; creare concrete opportunità di crescita professionale attraverso la pratica dei diversi linguaggi artistici e l’interazione in ambito culturale con le diverse realtà delle città candidate a Capitali Europee della Cultura dal 2013 al 2019; promuovere il lavoro degli artisti lucani in ambito nazionale ed internazionale. Gli artisti selezionati all’interno di questo programma di supporto alla mobilità potranno richiedere un sostegno pari ad un massimo di 3.000 euro a copertura delle spese di viaggio, alloggio, vitto, eventuali quote di iscrizione e altri costi vivi per la realizzazione di un’esperienza di formazione, ricerca e studi. Le domande dovranno pervenire entro il 29 settembre 2014. Per maggiori informazioni cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del comunicato clicklavoro del 13.8.2014

 
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giovedì 26 giugno 2014 13:58

Anticorruzione: nessuna inconferibilità e incompatibilità di cui al d.lgs. n. 39/2013 tra l’incarico di componente degli organi di indirizzo politico nelle amministrazioni regionali e locali della Regione Basilicata e l’incarico di Presidente della società Ferrovie Appulo Lucane s.r.l.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti dell'orientamento A.N.AC. n. 45/2014

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Non sussiste un’ipotesi di inconferibilità e incompatibilità di cui al d.lgs. n. 39/2013 tra l’incarico di componente degli organi di indirizzo politico nelle amministrazioni regionali e locali della Regione Basilicata e l’incarico di Presidente della società Ferrovie Appulo Lucane s.r.l., interamente partecipata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in quanto, allo stato, non è avvenuto il trasferimento della proprietà sociale alle regioni ai sensi dell’art. 8 del d.lgs. n. 422/1997.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti dell'orientamento A.N.AC. n. 45/2014

 
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Non sussiste un’ipotesi di inconferibilità e incompatibilità di cui al d.lgs. n. 39/2013 tra l’incarico di componente degli organi di indirizzo politico nelle amministrazioni regionali e locali della Regione Basilicata e l’incarico di Presidente della società Ferrovie Appulo Lucane s.r.l., interame ... Continua a leggere

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venerdì 6 giugno 2014 11:49

Comune di Potenza contro Poste Italiane S.p.A.: nessuna chiusura dell’ufficio postale della frazione di Avigliano Scalo. Il Consiglio di Stato rigetta l'appello di Poste

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 27.5.2014 n. 2720

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Nel giudizio in esame il Comune di Potenza nel giudizio di primo grado instaurato innanzi al Tar per la Basilicata chiedeva l’annullamento della nota con cui Poste Italiane gli aveva comunicato la chiusura al pubblico dell’ufficio postale sito nella frazione di Avigliano Scalo, a far data dal 19.12.2012, chiusura motivata in ragione dell’impossibilità di garantirne l’equilibrio economico, oltre che la condanna della stessa Poste Italiane ad adottare le misure organizzative necessarie per ripristinare il servizio in questione. Premettendo di agire quale ente esponenziale degli interessi della collettività e che a causa della chiusura di tale ufficio postale la popolazione locale, sita in una zona interna rurale e montana, sarebbe stata costretta a percorrere la distanza di non meno di km 5,3 per raggiungere l’ufficio postale più vicino, ha dedotto la violazione degli artt. 3 del d.lgs. 261/1999, 22 della l. 47/1994 e 17 della l. 412/1991, nonché la violazione dei principi costituzionali di uguaglianza, imparzialità e pari dignità, oltre che l’omessa comunicazione dell’avvio del procedimento e il difetto di istruttoria e di motivazione. A fondamento del ricorso ha quindi sottolineato, preliminarmente, il carattere universale del servizio postale, tale da dover essere assicurato su tutto il territorio nazionale e a prezzi accessibili agli utenti, e la natura sostanzialmente pubblica di Poste italiane s.p.a. nonostante la sua veste formalmente privatistica, per cui per la soppressione di un suo ufficio, nell’ambito di un comune montano, vi sarebbe stato oltre tutto bisogno di acquisire il parere del sindaco. Il Tar ha parzialmente accolto il ricorso non riconoscendo l’esistenza del presupposto del disequilibrio economico posto a fondamento della chiusura dell’ufficio postale della frazione di Avigliano Scalo. Ciò essenzialmente ai sensi degli artt. 115 c.p.c. e 64, co. 2, c.p.a., ossia sul rilievo che, nonostante l’ordinanza istruttoria n. 382/2013, Poste Italiane non aveva fornito tutti i dati richiesti, relativi ai ricavi e ai costi delle attività economiche diverse dal servizio postale in senso stretto, e che questo impediva di verificare se davvero sussistessero le condizioni di disequilibrio economico. Il Tar ha quindi concluso ordinando l’apertura dell’ufficio postale della frazione di Avigliano Scalo, nel Comune di Potenza, per tre giorni alterni alla settimana, per complessive 18 ore. Poste Italiane ha impugnato la sentenza ed innanzi alla Terza Sezione del Consiglio di Stato si controverte essenzialmente in ordine al rispetto dell’art. 3 del d.lgs. 261/1999, con specifico riferimento ai criteri di distribuzione degli uffici postali sul territorio nazionale, e sulla completezza dell’istruttoria che ha condotto Poste italiane a disporre la chiusura dell’ufficio sito nella frazione di Avigliano Scalo nel Comune di Potenza. Sul punto il Collegio fa riferimento a quanto disciplinato dal Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 7.10.2008 e dal Contratto di programma 2009-2011, stipulato dallo Ministero per lo sviluppo economico con Poste italiane, dove è previsto che Poste trasmetta all’Autorità di regolamentazione l’elenco degli uffici che non garantiscono condizioni di equilibrio economico. I criteri individuati tanto nel decreto ministeriale che nel contratto di programma sono definiti con riguardo all’intero territorio nazionale, “senza previsioni specifiche – si legge nella delibera dell’AGcom n. 236/2013, con cui è stato dato avvio ad una consultazione pubblica proprio su tale questione, al fine di rivedere i criteri – che tengano conto della particolare conformazione di alcune aree geografiche”. Se per un verso i Considerando 19 e 22 della ricordata direttiva 2008/6/CE richiamano l’attenzione proprio sul ruolo delle reti postali nelle regioni montuose e insulari, al fine di integrare gli operatori economici nell’economia nazionale e di soddisfare le esigenze degli utenti, assicurando la coesione sociale e territoriale; il Decreto ministeriale del 2008, nel seguire apparentemente il solo ed unico criterio della distanza chilometrica, non distingue – a differenza di quanto avviene in altri stati membri dell’Unione – in ragione della natura, urbana o rurale, delle aree geografiche interessate. Al di là del fatto che tali criteri (elaborati dal Ministero dello Sviluppo Economico, prima del recepimento dell’ultima direttiva europea, nell’allora duplice veste di soggetto concedente, responsabile del servizio pubblico, e al contempo organismo regolatore pro tempore) sono attualmente al vaglio dell’Autorità che, acquisite le funzioni di regolamentazione del settore postale sul finire del 2011, ha avviato una consultazione pubblica, è evidente che quegli stessi criteri debbono comunque essere interpretati in senso conforme alle direttive europee sopra richiamate, a garanzia dell’effetto utile e della primazia del diritto UE (cfr. Tar Lazio, n. 1117/2014 cit.). Di conseguenza, a fronte di situazioni particolari legate alla conformazione geografica dell’area interessata, il criterio dell’economicità non può essere assunto a dato assoluto ed anche le distanze chilometriche debbono essere valutate con estrema attenzione, rifuggendo da qualunque automatismo. In questo senso, se è vero che gli uffici postali cd. marginali rappresentano verosimilmente un costo elevato per Poste italiane, è vero anche che il loro ridimensionamento, ovvero la loro razionalizzazione, non può avvenire seguendo una logica solamente di tipo economico e senza prevedere valide alternative. Nella delibera 49/2014 dell’Agcom, adottata nel corso della ricordata consultazione pubblica avviata dall’Autorità e nell’esercizio di un potere (sostanzialmente) normativo, in particolare nell’allegato A che concerne proprio i criteri di distribuzione dei punti di accesso alla rete postale, si indica ad esempio, come possibile soluzione innovativa, il servizio di accettazione presso il domicilio del cliente di invii di posta raccomandata erogato attraverso i portalettere provvisti di apposito dispositivo palmare, meccanismo innovativo sulla base del quale – si osserva incidentalmente nella stessa delibera, sebbene il tema esuli dalle competenze dell’Autorità, come anche di questo Giudice - sarebbe possibile offrire anche servizi non strettamente postali, come il pagamento dei bollettini premarcati per le utenze domestiche. In questa, necessaria, chiave di lettura dei criteri di distribuzione dei punti di accesso, la scelta effettuata nel caso qui in esame da Poste italiane è da ritenersi non conforme all’art. 3, co. 1 e 5 lett. C), del d.lgs. 261/1999, secondo cui, rispettivamente, è assicurata la fornitura del servizio universale e delle prestazioni in esso ricomprese, di qualità determinata, da fornire permanentemente in tutti i punti del territorio nazionale, incluse le situazioni particolari delle isole minori e delle zone rurali e montane, a prezzi accessibili all'utenza e, più precisamente, la dizione «tutti i punti del territorio nazionale» trova specificazione, secondo criteri di ragionevolezza, attraverso l'attivazione di un congruo numero di punti di accesso, al fine di tenere conto delle esigenze dell'utenza. Detti criteri sono individuati con provvedimento dell'autorità di regolamentazione. La stessa scelta è anche il risultato di un’istruttoria incompleta e parziale, siccome incentrata sul solo dato economico dell’asserita impossibilità di garantire condizioni di equilibrio, racchiusa in una motivazione piuttosto generica e che presumibilmente, valutando il solo servizio universale, potrebbe valere, del tutto in astratto, per un numero indefinito ed assai elevato di uffici postali dislocati sul tutto il territorio nazionale. L’incompletezza dell’istruttoria, nell’elevare il solo dato economico ad esclusivo parametro di riferimento sulla base del quale disporre la chiusura dell’ufficio, dispensa il Collegio dall’esaminare la questione, lungamente dibattuta nel giudizio di primo grado, se le condizioni economiche, di equilibrio o meno, debbano essere accertate tenendo conto dell’intera attività dell’ufficio postale o, piuttosto, solamente di quella riferita al servizio universale, non considerando neppure quei costi di gestione che sono in comune. Si intende che la decisione in esame non pregiudica, nel prosieguo della vicenda, l’autonomia imprenditoriale di Poste ma è volta ad assicurare che, a garanzia del servizio universale nella sua matrice comunitaria, tali scelte siano frutto di un ragionevole ed equilibrato bilanciamento tra il dato economico e le esigenze degli utenti, specie di quanti si trovano in condizioni più disagiate, a tutela della coesione sociale e territoriale (v. art. 14 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, richiamato espressamente dalla direttiva 2008/6/CE) . In questa prospettiva, appare non più eludibile che l’Autorità, all’esito dei procedimenti già avviati, detti dei criteri aggiornati di individuazione dei punti di accesso, nell’esercizio dei suoi poteri regolatori (cui si aggiungono quelli di controllo, di vigilanza e sanzionatori), cui Poste dovrà attenersi, stabilendone la congruità anche in ragione della natura delle aree geografiche interessate e della disponibilità di servizi alternativi validamente fruibili dalla popolazione, specie da quella più anziana e con minori possibilità di movimento. Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 27.5.2014 n. 2720

 
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Nel giudizio in esame il Comune di Potenza nel giudizio di primo grado instaurato innanzi al Tar per la Basilicata chiedeva l’annullamento della nota con cui Poste Italiane gli aveva comunicato la chiusura al pubblico dell’ufficio postale sito nella frazione di Avigliano Scalo, a far data dal 19.12 ... Continua a leggere

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lunedì 21 aprile 2014 10:09

Comune di Maratea: La decorrenza del termine per l’impugnazione del titolo abilitativo rilasciato a terzi

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 16.4.2014 n. 1951

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E’ principio giurisprudenziale pacifico quello secondo cui ai fini della decorrenza del termine per l’impugnazione del titolo abilitativo rilasciato a terzi, la piena conoscenza dell’atto deve essere ancorata all’ultimazione dei lavori, oppure al momento in cui la costruzione realizzata rivela in modo certo ed in equivoco le essenziali caratteristiche dell’opera per un’eventuale non conformità urbanistico – edilizia della stessa (cfr. per tutte, Cons. Stato, Sez. IV, 23 settembre 2011, n. 5346; 24 gennaio 2013, n. 433; 21 gennaio 2013, n. 322).

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 16.4.2014 n. 1951

 
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domenica 6 aprile 2014 09:23

Comune di Lauria: nelle gare indette dagli enti locali non comporta violazione dei principi di imparzialità e buona amministrazione il cumulo nella stessa persona delle funzioni di presidente della commissione di gara, di responsabile del procedimento e di soggetto aggiudicatore

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 13.3.2014 n. 1257

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Nel giudizio in esame il Consiglio di Stato procede a valutare, tra l'altro, la questione sollevata dall'appellante dell’illegittimità della aggiudicazione definitiva per asserita violazione dei principi generali di imparzialità dell’azione amministrativa, in quanto disposta dallo stesso funzionario che aveva fatto parte della commissione di gara con funzione di presidente, cumulando pertanto inammissibilmente le funzioni di controllore e controllato, non può essere accolto. La Quinta Sezione osserva al riguardo che, pur potendo condividersi l’assunto secondo cui l’aggiudicazione definitiva non costituisce un atto meramente confermativo o esecutivo rispetto all’aggiudicazione provvisoria, anche quando ne recepisca i risultati, comportando comunque una nuova ed autonoma valutazione degli interessi sottostanti (Cons. Stato, sez. V, 14 dicembre 2011, n. 6539) e anche a voler ritenere che l’atto impugnato non costituisce il solo atto finale della procedura di gara (come ritenuto dai primi giudici), ma rappresenta anche l’atto di approvazione della stessa aggiudicazione definitiva (tanto più che si dà espressamente atto che l’efficacia di quest’ultima è sottoposta, rectius subordinata, soltanto alla sottoscrizione del contratto), a ciò non consegue la dedotta illegittimità del provvedimento impugnato: infatti, secondo un consolidato indirizzo giurisprudenziale, dal quale non vi è motivo per discostarsi, nelle gare indette dagli enti locali non comporta violazione dei principi di imparzialità e buona amministrazione il cumulo nella stessa persona delle funzioni di presidente della commissione di gara, di responsabile del procedimento e di soggetto aggiudicatore, risultando ciò conforme ai principi in materia di responsabilità dei funzionari degli enti locali, come delineati dall’art. 107 del D. Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (Cons. Stato, sez. V, 27 aprile 2012, n. 2445; 28 marzo 2008, n. 1361). Per continuare nella lettura della sentenza cliccare di "Accedi al Provvedimento".

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lunedì 31 marzo 2014 22:55

Comune di Pisticci: nelle procedura negoziata, in assenza di un esplicito divieto contenuto nella lex specialis, e' possibile la riunione in A.t.i. di imprese prequalificatesi separatamente

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV del 31.3.2014 n. 1548

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Con ricorso proposto dinanzi al TAR per la Basilicata, l’odierna appellante agiva per ottenere l’annullamento della determinazione 20 ottobre 2010, n.81, con la quale il dirigente del settore affari legali e lavori pubblici del Comune di Pisticci aveva approvato il verbale di gara informale relativo alla procedura negoziata per l’affidamento del “servizio di conduzione, gestione e manutenzione degli impianti di pubblica illuminazione, elettrici, termici e di climatizzazione ed antincendio…” e aveva disposto l’aggiudicazione in favore dell’ A.T.I. SIMEL di Greco Mario & c. s.n.c./ 2C IMPIANTI/LAVIOLA Pietro Santino. Con lo stesso ricorso avanzava richiesta di declaratoria di inefficacia del contratto e subentro nella posizione di aggiudicataria ed, in via subordinata, di risarcimento del danno. In particolare, il TAR riteneva infondata la prima censura, non ravvisando una violazione dell’art. 37, comma 12, del Codice dei contratti pubblici nel caso di riunione in A.t.i. di imprese prequalificatesi separatamente, in assenza di un divieto di tal fatta contenuto nel sopra indicato Codice o nella lex specialis. Il Giudice di prima cure, al riguardo, concludeva che l’immodificabilità soggettiva subentri dopo la presentazione dell’offerta, discostandosi dal parere dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato del 7 febbraio 2003, n. AS251, alla stregua di quanto già affermato dal Consiglio di Stato con la sentenza n. 588/09. La prima doglianza ha ad oggetto l’esegesi dell’art. 37, comma 12, d.lgs. 163/2006, secondo il quale: “In caso di procedure ristrette o negoziate, ovvero di dialogo competitivo, l'operatore economico invitato individualmente, o il candidato ammesso individualmente nella procedura di dialogo competitivo, ha la facoltà di presentare offerta o di trattare per sé o quale mandatario di operatori riuniti”. La norma in questione non può essere interpretata nel senso indicato dall’appellante, perché in questo modo si darebbe spazio ad un’esegesi inutilmente restrittiva in ordine alla possibilità di utilizzare lo strumento dell’associazione temporanea di imprese, che, contrariamente a quanto sostenuto dall’appellante, ha una ratio profondamente proconcorrenziale, consentendo un più ampio accesso al mercato dei contratti pubblici anche a soggetti che singolarmente non avrebbe i requisiti necessari per risultare aggiudicatari. Vero è che questo Consiglio con la sentenza 8 marzo 2006, n. 1267, ha ritenuto che due o più imprese concorrenti individualmente prequalificate non possono concorrere in associazione temporanea alla successiva competizione mediante la presentazione di un'offerta congiunta, salvo che il bando non preveda diversamente. Ma si tratta di un’impostazione che deve cedere il passo ad altro condivisibile orientamento illustrato nella sentenza di questo Consiglio n. 588 del 20 febbraio 2008 (in senso conforme, Cons. Stato, Sez. V, n. 6619 del 2002; n. 5309 del 2003), che ha chiarito come il principio di immodificabilità soggettiva viene in rilievo soltanto all’indomani della presentazione dell’offerta e non nelle fasi di gara a questa precedente. Del resto anche dal punto di vista letterale sia l’art. 37, comma 12, che l’art. 125, comma 11, d.lgs. n. 163/2006, fanno riferimento alla nozione di “operatore economico” e di “candidato”, ossia di un soggetto che ancora deve presentare la propria offerta. Un’opposta interpretazione non potrebbe armonizzarsi con il testo del comma 9 dell’art. 37, d.lgs. n. 163/2006, che vieta la modificazione della composizione delle a.t.i. all’indomani dell’offerta. Sul punto va anche rammentato come un simile divieto sia stato analizzato dalla sentenza n. 8 del 2012 dell’Adunanza Plenaria di questo Consiglio, secondo la quale: “In tema di appalti pubblici, ai sensi dell'art. 13 comma 5 bis L. 11 febbraio 1994 n. 109, il cui contenuto è stato trasfuso nell'art. 37 D.L.vo 12 aprile 2006 n. 163, il divieto di modificazione della compagine delle Associazioni temporanee di imprese nella fase procedurale corrente tra la presentazione delle offerte e la definizione della procedura di aggiudicazione è finalizzato a impedire l'aggiunta o la sostituzione di Imprese partecipanti all'a.t.i. e non anche a precludere il recesso di una o più di esse, a condizione che quelle che restano a farne parte risultino titolari, da sole, dei requisiti di partecipazione e di qualificazione e che ciò avvenga per esigenze organizzative proprie dell'a.t.i. o Consorzio, e non invece per eludere la legge di gara (in particolare, per evitare una sanzione di esclusione dalla gara per difetto dei requisiti in capo al componente dell'a.t.i. venuto meno per effetto dell'operazione riduttiva)”. Pertanto, in assenza di un esplicito divieto contenuto nella lex specialis, stante la riconosciuta possibilità per gli operatori economici invitati di costituire associazioni temporanee di imprese, sarebbe irragionevole ritenere possibile una modificazione soggettiva delle a.t.i. costituende o costituite e non consentire che gli operatori economici invitati possano utilizzare lo stesso strumento. Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV del 31.3.2014 n. 1548

 
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Con ricorso proposto dinanzi al TAR per la Basilicata, l’odierna appellante agiva per ottenere l’annullamento della determinazione 20 ottobre 2010, n.81, con la quale il dirigente del settore affari legali e lavori pubblici del Comune di Pisticci aveva approvato il verbale di gara informale relativ ... Continua a leggere

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domenica 23 marzo 2014 11:37

Comune di Matera: E' esclusa per i revisori dei conti una terza rielezione solo qualora questa sia consecutiva, in quanto il divieto scatta solo a seguito di due elezioni consecutive

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Basilicata Potenza Sez. I del 22.3.2014 n. 193

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Nella sentenza in esame il TAR ha ritenuto di dover modificare l’orientamento espresso in sede cautelare orientato per l’impossibilità di procedere alla rielezione, anche dopo un considerevole periodo di tempo (il Croce ha svolto due incarichi di revisore presso il Comune di Matera nel periodo 1998- 2003), del componente del Collegio dei revisori destinatario di due precedenti elezioni. Appare invece maggiormente condivisibile l’orientamento (cfr. TAR Lecce, I, 16/12/09 n.3143; Cons. Stato, sez. V, ord. 26 ottobre 2009 n. 5324) che propone un’interpretazione della previsione dell’art. 235, 1° comma del d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (t.u. delle leggi sull'ordinamento degli enti locali) che risulta maggiormente aderente alla formulazione normativa. Secondo tale orientamento la corretta interpretazione del comma 1 dell’art. 235 del TUEL, che prevede che i revisori dei conti sono rieleggibili per una sola volta, porta ad escludere una terza rielezione solo qualora questa sia consecutiva, in quanto il divieto scatta solo a seguito di due elezioni consecutive, posto che la rielezione è tale solo se segue una precedente elezione senza soluzione di continuità, traducendosi altrimenti la disposizione in un irrazionale ed ingiustificato divieto di elezione a vita per chi ha ricoperto l’incarico in un ente per due trienni nell’arco della propria attività professionale. Tale soluzione appare maggiormente aderente alla formulazione della previsione dell’art. 235, 1° comma del d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267 che, utilizzando la formulazione «sono rieleggibili per una sola volta», opera un chiaro riferimento ad elezioni che devono susseguirsi senza soluzione di continuità e non ad elezioni che si svolgano a distanza di un considerevole periodo di tempo ed alla necessità di prescegliere, tra più interpretazioni possibili, quella che sacrifica nella minore misura possibile la sfera lavorativa dei soggetti interessati allo svolgimento dell’incarico; del resto, l’opposta soluzione interpretativa finisce sostanzialmente con l’imporre una forma di ineleggibilità a carattere perpetuo e del tutto irrazionale, partendo da una esigenza (quella di escludere possibili collegamenti “fissi” tra amministrazioni comunali e componenti del Collegio dei revisori dei conti) che è comunque adeguatamente neutralizzata dal sistema del voto limitato previsto per l’elezione dei componenti del Collegio dei revisori dei conti e dai limiti temporali alla candidabilità dei Sindaci -che, nel nuovo sistema, rappresentano il “fulcro” dell’Amministrazione comunale- previsti dalla normativa.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Basilicata Potenza Sez. I del 22.3.2014 n. 193

 
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Nella sentenza in esame il TAR ha ritenuto di dover modificare l’orientamento espresso in sede cautelare orientato per l’impossibilità di procedere alla rielezione, anche dopo un considerevole periodo di tempo (il Croce ha svolto due incarichi di revisore presso il Comune di Matera nel periodo 1998 ... Continua a leggere

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domenica 23 marzo 2014 11:18

Comune di Senise: Dopo il decorso del termine di 30 giorni il potere di estinguere la DIA è attuabile soltanto in presenza di un interesse pubblico prevalente entro un termine ragionevole e previa ponderazione del predetto interesse pubblico con quello del privato richiedente la DIA e dei controinteressati

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Basilicata Potenza Sez. I del 26.2.2014 n. 175

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L’art. 19, comma 3, secondo periodo, L. n. 241/1990 fa “salvo il potere dell’Amministrazione competente ad assumere determinazioni in via di autotutela ai sensi degli artt. 21 quinquies e 21 nonies” nel caso di mancato esercizio del potere di controllo inibitorio sulla DIA edilizia entro il termine di 30 giorni previsto dall’art. 23, comma 6, DPR n. 380/2001. Pertanto, dopo il decorso del predetto termine di 30 giorni il potere di estinguere la DIA non è più vincolato (il carattere vincolato sussiste soltanto prima del decorso del suddetto periodo di 30 giorni), ma discrezionale ed è attuabile soltanto se ricorrono i presupposti per l’esercizio del potere di autotutela ex artt. 21 quinquies e 21 nonies L. n. 241/1990 (i presupposti per l’adozione dei provvedimenti dell’annullamento e/o della revoca d’ufficio), cioè soltanto in presenza di un interesse pubblico prevalente (diverso dal mero ripristino della legalità violata), entro un termine ragionevole e previa ponderazione del predetto interesse pubblico con quello del privato richiedente la DIA e dei controinteressati. La ratio del suddetto art. 19, comma 3, secondo periodo, L. n. 241/1990, è quella di non esporre il soggetto privato denunciante in modo permanente all’esercizio del potere sanzionatorio dell’Amministrazione.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Basilicata Potenza Sez. I del 26.2.2014 n. 175

 
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L’art. 19, comma 3, secondo periodo, L. n. 241/1990 fa “salvo il potere dell’Amministrazione competente ad assumere determinazioni in via di autotutela ai sensi degli artt. 21 quinquies e 21 nonies” nel caso di mancato esercizio del potere di controllo inibitorio sulla DIA edilizia entro il termine ... Continua a leggere

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domenica 23 marzo 2014 11:04

Comune di Policoro: L’inquadramento dei dipendenti degli Enti Locali ai sensi del DPR n. 347/1983 e del DPR n. 333/1990 deve essere effettuato esclusivamente sulla base dei contenuti mansionistici della qualifica formalmente ricoperta

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Basilicata Potenza Sez. I del 26.2.2014 n. 174

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Secondo un costante e pacifico orientamento giurisprudenziale (C.d.S. Sez. V n. 814 del 12.2.2013; C.d.S. Sez. V n. 3109 del 28.5.2012; C.d.S. Sez. V n. 6683 del 14.9.2010; C.d.S. Sez. V n. 427 del 2.2.2010; C.d.S. Sez. V n. 6693 del 29.10.2009; C.d.S. Sez. V n. 3906 del 16.6.2009; C.d.S. Sez. V n. 829 del 4.3.2008; C.d.S. Sez. V n. 4670 del 6.9.2007; C.d.S. Sez. V n. 3320 del 21.6.2007; TAR Salerno Sez. II n. 918 del 17.4.2013; TAR Napoli Sez. V n. 4663 del 20.11.2012; TAR Catania Sez. II n. 953 del 6.4.2012; TAR Palermo Sez. III n. 607 del 20.3.2012; TAR Sardegna Sez. II n. 1133 del 2.7.2009; TAR Catanzaro Sez. II n. 1611 del 5.12.2008; TAR Lecce Sez. III n. 2141 del 12.7.2008), condiviso anche da questo Tribunale (cfr. TAR Basilicata n. 527 del 26.7.2010), l’inquadramento dei dipendenti degli Enti Locali ai sensi del DPR n. 347/1983 e del DPR n. 333/1990 deve essere effettuato esclusivamente sulla base dei contenuti mansionistici della qualifica formalmente ricoperta, non potendo tener conto dell’eventuale concreto svolgimento in via di fatto o anche mediante incarichi formali delle mansioni superiori rispetto a quelle inerenti alla qualifica funzionale formalmente attribuita. Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".

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Secondo un costante e pacifico orientamento giurisprudenziale (C.d.S. Sez. V n. 814 del 12.2.2013; C.d.S. Sez. V n. 3109 del 28.5.2012; C.d.S. Sez. V n. 6683 del 14.9.2010; C.d.S. Sez. V n. 427 del 2.2.2010; C.d.S. Sez. V n. 6693 del 29.10.2009; C.d.S. Sez. V n. 3906 del 16.6.2009; C.d.S. Sez. V n. ... Continua a leggere

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domenica 23 marzo 2014 10:54

AUSL n. 2 Potenza: L'istituto della cd. restituito in integrum non trova applicazione nel caso di riassunzione da parte dell’Amministrazione in seguito alla cessazione del rapporto per dimissione volontarie de pubblico impiegato

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Basilicata Potenza Sez. I del 26.2.2014 n. 170

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L'istituto della cd. restituito in integrum può trovare applicazione nel caso di annullamento giurisdizionale del provvedimento di sospensione cautelativa e/o di risoluzione del rapporto di pubblico impiego, determinando l’automatica ricostruzione del rapporto con effetto ex tunc, cioè la reintegrazione economica mediante la corresponsione di tutti gli assegni aventi carattere normale e continuativo (come le retribuzioni mensili, che sarebbero state percepite, se non fosse stato emanato l’illegittimo provvedimento di sospensione/risoluzione del rapporto), come se il rapporto non fosse mai stato interrotto. Ma non, come nella specie, nel caso di riassunzione da parte dell’Amministrazione in seguito alla cessazione del rapporto per dimissione volontarie del pubblico impiegato (cfr. per es. C.d.S. Sez. V n. 5131 dell’1.10.2002).

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Basilicata Potenza Sez. I del 26.2.2014 n. 170

 
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L'istituto della cd. restituito in integrum può trovare applicazione nel caso di annullamento giurisdizionale del provvedimento di sospensione cautelativa e/o di risoluzione del rapporto di pubblico impiego, determinando l’automatica ricostruzione del rapporto con effetto ex tunc, cioè la reintegra ... Continua a leggere

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domenica 23 marzo 2014 10:47

Comune di Lauria: Se la concorrente, in fase di offerta non ha dichiarato di voler far ricorso all’avvalimento, non può poi, in sede di esecuzione del contratto, sopperire alla sopravvenuta perdita di un requisito economico, tecnico o organizzativo stipulando apposito contratto con altra impresa per il “prestito” del requisito venuto meno

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Basilicata Potenza Sez. I del 26.2.2014 n. 167

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L’avvalimento, come principio di portata generale, trova origine nella giurisprudenza comunitaria, la quale aveva affermato che un concorrente per comprovare il possesso di requisiti economici, finanziari e tecnici possa fare riferimento alla capacità di altri soggetti, purché dimostri di poter disporre dei mezzi di tali soggetti ( Corte di Giustizia CE 2 dicembre 1999, c-176/98, Holst Italia; Corte di Giustizia CE, 14 aprile 1994, C-389/92, Ballast Nedam Groep I). Con la sentenza Holst Italia, la Corte di Giustizia, interpretando il combinato disposto degli articoli 31, n. 3 e 32, n. 2 lett. c) della direttiva 92/50/CEE affermava che un soggetto non può essere escluso da una procedura di aggiudicazione di un appalto di servizi solo perché intende operare, per l’esecuzione dell’appalto, con mezzi che esso non detiene in proprio, ma che appartengono ad uno o più soggetti diversi da esso. Sicchè i giudici comunitari concludevano che un prestatore di servizi, per comprovare il possesso di requisiti economici, finanziari e tecnici potesse far riferimento alle capacità di altri soggetti, a prescindere dalla natura giuridica dei vincoli con il soggetto terzo, purché però fornisse la prova di disporre dei mezzi altrui. Il principio di elaborazione pretoria è stato recepito dalla direttiva 2004/18/CE, all’art. 47, comma 2 e all’art.48, comma 3 ( per i settori speciali dall’art. 54, comma 5, della direttiva 2004/17/CE), norme che prevedono rispettivamente l’istituto dell’avvalimento per comprovare sia i requisiti di capacità economica e finanziaria sia i requisiti di capacità tecnica e professionale, prevedendo che “ Un operatore economico può, se del caso e per un determinato appalto, fare affidamento sulle capacità di altri soggetti, a prescindere dalla natura giuridica dei suoi legami con questi ultimi. Deve, in tal caso, provare all'amministrazione aggiudicatrice che per l'esecuzione dell'appalto disporrà delle risorse necessarie ad esempio presentando l'impegno di tale soggetto di mettere a disposizione dell'operatore economico le risorse necessarie” (art. 48, comma 3, con riferimento all’avvalimento dei requisiti di capacità tecnica e professionale, ma la disposizione è di identico contenuto con riferimento all’avvalimento dei requisiti di capacità economica e finanziaria). La norma comunitaria dunque disciplina l’avvalimento come istituto di applicazione generale nelle gare pubbliche, senza porre alcuna limitazione alla sua operatività, imponendo quale unica condizione per il suo utilizzo l’onere dell’impresa concorrente di dimostrare la disponibilità dei mezzi dell’impresa ausiliaria. Le norme sopranazionali citate sono state attuate con l’art. 49 del d.lgs 12 aprile 2006, n.163, che detta disposizioni applicative per l’utilizzo dell’avvalimento, consentendone espressamente l’applicazione dell’istituto per soddisfare la richiesta relativa al possesso dei requisiti di carattere economico, finanziario, tecnico, organizzativo. Alla luce del quadro delineato, come già affermato da questo Tribunale con sentenza 3 maggio 2010, n.220, “tranne che per i requisiti personali di carattere generale, la disciplina dell’avvalimento non pone alcuna limitazione né consente alle amministrazioni di operare alcuna restrizione per il suo utilizzo. A seguito della procedura di infrazione avviata dalla Commissione europea con la nota di costituzione in mora C (2008) 0108 del 30 gennaio 2008 è stato infatti espunto dall’art. 1, comma 1, lettera n), n. 2), del D.Lgs. 11 settembre 2008, n. 152, il comma 7 dall’art. 49 del codice dei contratti pubblici, il quale consentiva alle stazioni appaltanti di limitare l’applicabilità dell’istituto attraverso la previsione di limitazioni nel bando di gara ad alcuni requisiti in relazione alla natura o all’importo dell’appalto. La commissione ha infatti ritenuto, con la menzionata nota, che il diritto comunitario non consente alcuna limitazione in ordine alla possibilità di avvalersi della capacità di terzi, prevedendo quale unica condizione al suo utilizzo un limite di carattere modale ovvero che il candidato offerente avrà a disposizione dall’impresa ausiliaria i requisiti richiesti per l’esecuzione dell’appalto”. Con la citata sentenza T.a.r. Basilicata n.220/2010 è stato peraltro chiarito che “per una ragione logica, prima ancora che giuridica, sono insuscettibili di avvalimento i soli requisiti generali di cui agli articoli 38 e 39 del d.lgs n. 163 del 2006, insomma quei requisiti di onorabilità, moralità e professionalità intrinsecamente correlati al soggetto, alla sua idoneità a porsi come valido e affidabile contraente per l’amministrazione. La preclusione dell’avvalimento per tali requisiti soggettivi di ordine generale si ricava specificamente da alcune norme contenute nel codice dei contratti pubblici. Innanzitutto dall’art. 49, comma 2, lett. b) e c) del d.lgs n. 163 del 2006, ove prevede che il concorrente che si avvale di altra impresa alleghi una sua dichiarazione circa il possesso dei requisiti generali di cui all’art. 38 unitamente ad una dichiarazione dell’ impresa ausiliaria attestante il possesso da parte di quest’ultima dei requisiti generali di cui all’art. 38. Inoltre, l’art. 49, comma 5, del d.lgs n. 163 del 2006 esige che gli obblighi previsti dalla normativa antimafia a carico del concorrente si applichino anche all’impresa ausiliaria”. Le fonti comunitarie ed interne contemplano dunque l’applicabilità dell’istituto nella fase di espletamento della procedura concorsuale, in modo da garantire la massima partecipazione possibile alle gare pubbliche e rimuovere ogni ostacolo per la prestazione dei servizi in ambito comunitario. E’ dunque in sede di presentazione dell’offerta che il concorrente deve dichiarare di volersi avvalere dei requisiti economici, tecnici, finanziari di altra impresa, in modo da consentire all’Amministrazione di verificare, nel rispetto dei principi di trasparenza e “par condicio” tra i concorrenti, la sussistenza in capo all’impresa ausiliaria di tutti i requisiti, ivi compresi i requisiti soggettivi ed il controllo della sussistenza di tutta la documentazione richiesta dall’art.49, comma 2, del d.lgs 163 del 2006. La possibilità di ricorrere all’avvalimento direttamente in sede di esecuzione del contratto, così come avvenuto nella fattispecie e senza che tale eventualità fosse stata dichiarata in sede di procedura concorsuale, oltre a non essere consentito dalla legge (sia la norma interna sia le norme comunitarie fanno riferimento alla gara e al “concorrente”) è contraria alla “ratio” dell’istituto stesso, in quanto ciò determina la sottrazione dell’impresa ausiliaria alle verifiche prescritte in sede concorsuale. Spetta infatti all’Amministrazione valutare, in sede di gara e nel rispetto della “par condicio” tra concorrenti, la sussistenza dei requisiti e delle condizioni previste dalla legge per l’ammissibilità dell’avvalimento, tra i quali: -la sussistenza in capo all’impresa ausiliaria dei requisiti generali di onorabilità, moralità e professionalità intrinsecamente correlati al soggetto, alla sua idoneità a porsi come valido e affidabile contraente per l’amministrazione; -la sussistenza dei requisiti specifici “prestati” alla concorrente; - l’esistenza di un valido contratto di avvalimento; - l’assunzione dell'impegno da parte dell’impresa ausiliaria a mettere a disposizione della concorrente le risorse necessarie; - l’accertamento della effettiva disponibilità da parte della concorrente dei mezzi dell’impresa ausiliaria; - il rispetto degli obblighi previsti dalla normativa antimafia (l’art. 49, comma 5, del d.lgs n. 163 del 2006 esige che il rispetto degli obblighi previsti dalla normativa antimafia a carico del concorrente si applichino anche all’impresa ausiliaria). Può allora affermarsi che, poiché l’avvalimento nasce come istituto volto non alla tutela dell’interesse economico del privato al mantenimento di un rapporto contrattuale, ma alla tutela del superiore interesse di matrice comunitaria alla tutela della concorrenza (in quanto destinato a ad ampliare la platea dei soggetti partecipanti alle gare pubbliche, consentendone la partecipazione anche a quei soggetti sforniti di particolari requisiti tecnici o economici), allorquando la concorrente, in fase di offerta non abbia dichiarato di voler far ricorso all’istituto dell’avvalimento, non può poi, in sede di esecuzione del contratto, sopperire alla sopravvenuta perdita di un requisito economico, tecnico o organizzativo stipulando apposito contratto con altra impresa per il “prestito” del requisito venuto meno.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Basilicata Potenza Sez. I del 26.2.2014 n. 167

 
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domenica 23 marzo 2014 10:38

Camera di Commercio di Potenza: La revisione del profilo professionale e la differenza tra c.d. inquadramento “orizzontale” e c.d. inquadramento “verticale”

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Basilicata Potenza Sez. I del 25.2.2014 n. 158

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La legge 11 luglio 1990, n.312 recante “Nuovo assetto retributivo del personale-funzionale del personale civile e militare dello Stato”, introduce un nuovo ordinamento del personale pubblico, superando la distinzione per carriere e contemplando le qualifiche funzionali (art. 2), a loro volta articolate in profili professionali (art. 3). Nel passaggio dal vecchio al nuovo ordinamento, in sede di primo inquadramento il legislatore ha distinto tre ipotesi: a) la prima si verifica quando le attribuzioni del personale, in base alla qualifica rivestita, corrispondono a quelle risultanti, per le nuove qualifiche, dai profili professionali di cui al suindicato articolo 3; in tal caso, il dipendente è inquadrato nelle qualifiche medesime anche in soprannumero (art. 4, ottavo comma); b) la seconda riguarda i dipendenti che, avendo svolto per almeno cinque anni le mansioni di un profilo diverso dalla qualifica rivestita secondo il vecchio ordinamento, possono essere inquadrati, a domanda, previo parere favorevole della Commissione di inquadramento, nel profilo professionale della qualifica funzionale relativa alle mansioni esercitate (art. 4, nono comma); c) la terza era contemplata dal decimo comma dello stesso art. 4, poi abrogato dall'art. 74 del D.Lgs. 3 febbraio 1993 n. 29 e dall’art. 72 del d.lgs. 30 marzo 2001, n.165, secondo cui il personale che riteneva di aver svolto funzioni proprie di una qualifica funzionale superiore per almeno cinque anni poteva chiedere di essere sottoposto, previo parere favorevole del Consiglio di amministrazione ad una prova selettiva intesa ad accertare l'effettivo possesso della relativa professionalità. Secondo la pacifica e costante giurisprudenza (cfr. Cons. Stato, Sez. IV, 5 luglio 2002, n. 3691; Sez. IV, 30 maggio 2001, n. 2960), la revisione del profilo professionale, prevista dall'art. 4, nono comma, opera nell'ambito della stessa qualifica, rilevando, sul punto, che il presupposto oggettivo per l'applicazione del nono comma è costituito dall'aver svolto per almeno cinque anni mansioni di un profilo professionale diverso dalla qualifica posseduta nel preesistente ordinamento; verrebbe quindi in rilievo il diverso profilo rispetto alla originaria qualifica, profilo che deve essere attribuito nella nuova qualifica, con la stessa decorrenza del primo inquadramento e senza necessità di disponibilità di posto. Dunque, si tratta dell’ipotesi in cui muta il profilo professionale, ma non anche la qualifica secondo il nuovo ordinamento. Viceversa il dipendente che assumeva, come nel caso di specie, di avere svolto compiti propri di una qualifica funzionale superiore, poteva solo chiedere, in base al decimo comma, di essere sottoposto ad una prova selettiva. Solo in questo caso, ad avviso del Collegio, la norma conferiva la facoltà di accedere ad una qualifica funzionale superiore, subordinando però l'inquadramento al limite della dotazione organica stabilita per la nuova e superiore qualifica. In conclusione, sia nel nono che nel decimo comma della legge in esame si presuppone che il dipendente abbia effettivamente svolto mansioni diverse, ma nel primo caso dette mansioni rilevano quanto al profilo professionale d'inquadramento nell'ambito della stessa nuova qualifica (c.d. inquadramento “orizzontale”); nel secondo rilevano quanto alla qualifica superiore e per poter ottenere l’inquadramento nella qualifica superiore (c.d. inquadramento “verticale”) il dipendente deve preventivamente chiedere di essere sottoposto ad una prova selettiva. Per saperne di più cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Basilicata Potenza Sez. I del 25.2.2014 n. 158

 
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La legge 11 luglio 1990, n.312 recante “Nuovo assetto retributivo del personale-funzionale del personale civile e militare dello Stato”, introduce un nuovo ordinamento del personale pubblico, superando la distinzione per carriere e contemplando le qualifiche funzionali (art. 2), a loro volta artico ... Continua a leggere

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domenica 23 marzo 2014 10:22

Comune di Bella: La recinzione di un fondo rustico necessita di concessione edilizia quando venga realizzata con materiale tipicamente edilizio tra cui rientra la zoccolatura in calcestruzzo

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Basilicata Potenza Sez. I del 25.2.2014 n. 146

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Nella sentenza in esame il collegio condivide l’impostazione giurisprudenziale (cfr. TAR Lombardia, Milano, II, 5/6/13 n.1460; Cons. di Stato, Sez. V, Sent. 09-04-2013, n. 1922) secondo cui la realizzazione della recinzione non richiede un idoneo titolo edilizio solo in presenza di una trasformazione che, per l'utilizzo di materiale di scarso impatto visivo e per le dimensioni dell'interevento, non comporti un'apprezzabile alterazione ambientale, estetica e funzionale. Con la conseguenza che la distinzione tra esercizio dello jus aedificandi e dello jus excludendi alios va rintracciata nella verifica concreta delle caratteristiche del manufatto (nello stesso senso, cfr. anche Cons. St., Sez. V, 23 febbraio 2012, n. 976, per il quale necessita di concessione edilizia la recinzione di un fondo rustico realizzata con installazioni permanenti, in quanto produce una significativa trasformazione urbanistica del territorio, a prescindere dalla realizzazione di volumetrie di qualunque natura nonché Cons. St. sez. VI, 23 maggio 2011, n. 3046; sez. IV, 30 giugno 2005, n. 3555; uniforme è pure Cass. pen., 30 settembre 1988, secondo la quale: "La recinzione di un fondo rustico non necessita di concessione edilizia solo nel caso in cui la stessa venga attuata con opere non permanenti; il provvedimento autorizzativo è, invece, richiesto quando venga realizzata con materiale tipicamente edilizio tra cui rientra la zoccolatura in calcestruzzo". Cfr. pure Cass. pen., sez. III, 2 ottobre 2010, n. 41518; sez. III, 13 dicembre 2007). Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".

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Nella sentenza in esame il collegio condivide l’impostazione giurisprudenziale (cfr. TAR Lombardia, Milano, II, 5/6/13 n.1460; Cons. di Stato, Sez. V, Sent. 09-04-2013, n. 1922) secondo cui la realizzazione della recinzione non richiede un idoneo titolo edilizio solo in presenza di una trasformazio ... Continua a leggere

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domenica 23 marzo 2014 10:13

Comune di Matera: La scadenza del termine entro il quale può essere adottato il decreto di esproprio determina la inefficacia della dichiarazione di pubblica utilità

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Basilicata Potenza Sez. I del 14.2.2014 n. 139

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A norma dell’art. 13, commi 3 e 4, del d.p.r. 327 2001 il decreto di esproprio deve essere adottato entro il termine previsto nella dichiarazione di pubblica utilità o, in mancanza entro il termine di cinque anni dalla dichiarazione di pubblica utilità. La scadenza del termine entro il quale può essere adottato il decreto di esproprio determina la inefficacia della dichiarazione di pubblica utilità (art. 13, comma 6, d.p.r. 8 giugno 2001, n. 327). Per saperne di più scaricare la sentenza cliccando su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Basilicata Potenza Sez. I del 14.2.2014 n. 139

 
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A norma dell’art. 13, commi 3 e 4, del d.p.r. 327 2001 il decreto di esproprio deve essere adottato entro il termine previsto nella dichiarazione di pubblica utilità o, in mancanza entro il termine di cinque anni dalla dichiarazione di pubblica utilità. La scadenza del termine entro il quale può e ... Continua a leggere

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