NEWS DI RILIEVO REGIONALE

 
domenica 6 aprile 2014 09:23

Comune di Lauria: nelle gare indette dagli enti locali non comporta violazione dei principi di imparzialità e buona amministrazione il cumulo nella stessa persona delle funzioni di presidente della commissione di gara, di responsabile del procedimento e di soggetto aggiudicatore

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 13.3.2014 n. 1257

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Nel giudizio in esame il Consiglio di Stato procede a valutare, tra l'altro, la questione sollevata dall'appellante dell’illegittimità della aggiudicazione definitiva per asserita violazione dei principi generali di imparzialità dell’azione amministrativa, in quanto disposta dallo stesso funzionario che aveva fatto parte della commissione di gara con funzione di presidente, cumulando pertanto inammissibilmente le funzioni di controllore e controllato, non può essere accolto. La Quinta Sezione osserva al riguardo che, pur potendo condividersi l’assunto secondo cui l’aggiudicazione definitiva non costituisce un atto meramente confermativo o esecutivo rispetto all’aggiudicazione provvisoria, anche quando ne recepisca i risultati, comportando comunque una nuova ed autonoma valutazione degli interessi sottostanti (Cons. Stato, sez. V, 14 dicembre 2011, n. 6539) e anche a voler ritenere che l’atto impugnato non costituisce il solo atto finale della procedura di gara (come ritenuto dai primi giudici), ma rappresenta anche l’atto di approvazione della stessa aggiudicazione definitiva (tanto più che si dà espressamente atto che l’efficacia di quest’ultima è sottoposta, rectius subordinata, soltanto alla sottoscrizione del contratto), a ciò non consegue la dedotta illegittimità del provvedimento impugnato: infatti, secondo un consolidato indirizzo giurisprudenziale, dal quale non vi è motivo per discostarsi, nelle gare indette dagli enti locali non comporta violazione dei principi di imparzialità e buona amministrazione il cumulo nella stessa persona delle funzioni di presidente della commissione di gara, di responsabile del procedimento e di soggetto aggiudicatore, risultando ciò conforme ai principi in materia di responsabilità dei funzionari degli enti locali, come delineati dall’art. 107 del D. Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (Cons. Stato, sez. V, 27 aprile 2012, n. 2445; 28 marzo 2008, n. 1361). Per continuare nella lettura della sentenza cliccare di "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 13.3.2014 n. 1257

 
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Nel giudizio in esame il Consiglio di Stato procede a valutare, tra l'altro, la questione sollevata dall'appellante dell’illegittimità della aggiudicazione definitiva per asserita violazione dei principi generali di imparzialità dell’azione amministrativa, in quanto disposta dallo stesso fu ... Continua a leggere

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lunedì 31 marzo 2014 22:55

Comune di Pisticci: nelle procedura negoziata, in assenza di un esplicito divieto contenuto nella lex specialis, e' possibile la riunione in A.t.i. di imprese prequalificatesi separatamente

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV del 31.3.2014 n. 1548

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Con ricorso proposto dinanzi al TAR per la Basilicata, l’odierna appellante agiva per ottenere l’annullamento della determinazione 20 ottobre 2010, n.81, con la quale il dirigente del settore affari legali e lavori pubblici del Comune di Pisticci aveva approvato il verbale di gara informale relativo alla procedura negoziata per l’affidamento del “servizio di conduzione, gestione e manutenzione degli impianti di pubblica illuminazione, elettrici, termici e di climatizzazione ed antincendio…” e aveva disposto l’aggiudicazione in favore dell’ A.T.I. SIMEL di Greco Mario & c. s.n.c./ 2C IMPIANTI/LAVIOLA Pietro Santino. Con lo stesso ricorso avanzava richiesta di declaratoria di inefficacia del contratto e subentro nella posizione di aggiudicataria ed, in via subordinata, di risarcimento del danno. In particolare, il TAR riteneva infondata la prima censura, non ravvisando una violazione dell’art. 37, comma 12, del Codice dei contratti pubblici nel caso di riunione in A.t.i. di imprese prequalificatesi separatamente, in assenza di un divieto di tal fatta contenuto nel sopra indicato Codice o nella lex specialis. Il Giudice di prima cure, al riguardo, concludeva che l’immodificabilità soggettiva subentri dopo la presentazione dell’offerta, discostandosi dal parere dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato del 7 febbraio 2003, n. AS251, alla stregua di quanto già affermato dal Consiglio di Stato con la sentenza n. 588/09. La prima doglianza ha ad oggetto l’esegesi dell’art. 37, comma 12, d.lgs. 163/2006, secondo il quale: “In caso di procedure ristrette o negoziate, ovvero di dialogo competitivo, l'operatore economico invitato individualmente, o il candidato ammesso individualmente nella procedura di dialogo competitivo, ha la facoltà di presentare offerta o di trattare per sé o quale mandatario di operatori riuniti”. La norma in questione non può essere interpretata nel senso indicato dall’appellante, perché in questo modo si darebbe spazio ad un’esegesi inutilmente restrittiva in ordine alla possibilità di utilizzare lo strumento dell’associazione temporanea di imprese, che, contrariamente a quanto sostenuto dall’appellante, ha una ratio profondamente proconcorrenziale, consentendo un più ampio accesso al mercato dei contratti pubblici anche a soggetti che singolarmente non avrebbe i requisiti necessari per risultare aggiudicatari. Vero è che questo Consiglio con la sentenza 8 marzo 2006, n. 1267, ha ritenuto che due o più imprese concorrenti individualmente prequalificate non possono concorrere in associazione temporanea alla successiva competizione mediante la presentazione di un'offerta congiunta, salvo che il bando non preveda diversamente. Ma si tratta di un’impostazione che deve cedere il passo ad altro condivisibile orientamento illustrato nella sentenza di questo Consiglio n. 588 del 20 febbraio 2008 (in senso conforme, Cons. Stato, Sez. V, n. 6619 del 2002; n. 5309 del 2003), che ha chiarito come il principio di immodificabilità soggettiva viene in rilievo soltanto all’indomani della presentazione dell’offerta e non nelle fasi di gara a questa precedente. Del resto anche dal punto di vista letterale sia l’art. 37, comma 12, che l’art. 125, comma 11, d.lgs. n. 163/2006, fanno riferimento alla nozione di “operatore economico” e di “candidato”, ossia di un soggetto che ancora deve presentare la propria offerta. Un’opposta interpretazione non potrebbe armonizzarsi con il testo del comma 9 dell’art. 37, d.lgs. n. 163/2006, che vieta la modificazione della composizione delle a.t.i. all’indomani dell’offerta. Sul punto va anche rammentato come un simile divieto sia stato analizzato dalla sentenza n. 8 del 2012 dell’Adunanza Plenaria di questo Consiglio, secondo la quale: “In tema di appalti pubblici, ai sensi dell'art. 13 comma 5 bis L. 11 febbraio 1994 n. 109, il cui contenuto è stato trasfuso nell'art. 37 D.L.vo 12 aprile 2006 n. 163, il divieto di modificazione della compagine delle Associazioni temporanee di imprese nella fase procedurale corrente tra la presentazione delle offerte e la definizione della procedura di aggiudicazione è finalizzato a impedire l'aggiunta o la sostituzione di Imprese partecipanti all'a.t.i. e non anche a precludere il recesso di una o più di esse, a condizione che quelle che restano a farne parte risultino titolari, da sole, dei requisiti di partecipazione e di qualificazione e che ciò avvenga per esigenze organizzative proprie dell'a.t.i. o Consorzio, e non invece per eludere la legge di gara (in particolare, per evitare una sanzione di esclusione dalla gara per difetto dei requisiti in capo al componente dell'a.t.i. venuto meno per effetto dell'operazione riduttiva)”. Pertanto, in assenza di un esplicito divieto contenuto nella lex specialis, stante la riconosciuta possibilità per gli operatori economici invitati di costituire associazioni temporanee di imprese, sarebbe irragionevole ritenere possibile una modificazione soggettiva delle a.t.i. costituende o costituite e non consentire che gli operatori economici invitati possano utilizzare lo stesso strumento. Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV del 31.3.2014 n. 1548

 
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Con ricorso proposto dinanzi al TAR per la Basilicata, l’odierna appellante agiva per ottenere l’annullamento della determinazione 20 ottobre 2010, n.81, con la quale il dirigente del settore affari legali e lavori pubblici del Comune di Pisticci aveva approvato il verbale di gara informale relativ ... Continua a leggere

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domenica 23 marzo 2014 11:37

Comune di Matera: E' esclusa per i revisori dei conti una terza rielezione solo qualora questa sia consecutiva, in quanto il divieto scatta solo a seguito di due elezioni consecutive

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Basilicata Potenza Sez. I del 22.3.2014 n. 193

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Nella sentenza in esame il TAR ha ritenuto di dover modificare l’orientamento espresso in sede cautelare orientato per l’impossibilità di procedere alla rielezione, anche dopo un considerevole periodo di tempo (il Croce ha svolto due incarichi di revisore presso il Comune di Matera nel periodo 1998- 2003), del componente del Collegio dei revisori destinatario di due precedenti elezioni. Appare invece maggiormente condivisibile l’orientamento (cfr. TAR Lecce, I, 16/12/09 n.3143; Cons. Stato, sez. V, ord. 26 ottobre 2009 n. 5324) che propone un’interpretazione della previsione dell’art. 235, 1° comma del d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (t.u. delle leggi sull'ordinamento degli enti locali) che risulta maggiormente aderente alla formulazione normativa. Secondo tale orientamento la corretta interpretazione del comma 1 dell’art. 235 del TUEL, che prevede che i revisori dei conti sono rieleggibili per una sola volta, porta ad escludere una terza rielezione solo qualora questa sia consecutiva, in quanto il divieto scatta solo a seguito di due elezioni consecutive, posto che la rielezione è tale solo se segue una precedente elezione senza soluzione di continuità, traducendosi altrimenti la disposizione in un irrazionale ed ingiustificato divieto di elezione a vita per chi ha ricoperto l’incarico in un ente per due trienni nell’arco della propria attività professionale. Tale soluzione appare maggiormente aderente alla formulazione della previsione dell’art. 235, 1° comma del d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267 che, utilizzando la formulazione <>, opera un chiaro riferimento ad elezioni che devono susseguirsi senza soluzione di continuità e non ad elezioni che si svolgano a distanza di un considerevole periodo di tempo ed alla necessità di prescegliere, tra più interpretazioni possibili, quella che sacrifica nella minore misura possibile la sfera lavorativa dei soggetti interessati allo svolgimento dell’incarico; del resto, l’opposta soluzione interpretativa finisce sostanzialmente con l’imporre una forma di ineleggibilità a carattere perpetuo e del tutto irrazionale, partendo da una esigenza (quella di escludere possibili collegamenti “fissi” tra amministrazioni comunali e componenti del Collegio dei revisori dei conti) che è comunque adeguatamente neutralizzata dal sistema del voto limitato previsto per l’elezione dei componenti del Collegio dei revisori dei conti e dai limiti temporali alla candidabilità dei Sindaci -che, nel nuovo sistema, rappresentano il “fulcro” dell’Amministrazione comunale- previsti dalla normativa.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Basilicata Potenza Sez. I del 22.3.2014 n. 193

 
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Nella sentenza in esame il TAR ha ritenuto di dover modificare l’orientamento espresso in sede cautelare orientato per l’impossibilità di procedere alla rielezione, anche dopo un considerevole periodo di tempo (il Croce ha svolto due incarichi di revisore presso il Comune di Matera nel periodo 1998 ... Continua a leggere

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domenica 23 marzo 2014 11:18

Comune di Senise: Dopo il decorso del termine di 30 giorni il potere di estinguere la DIA è attuabile soltanto in presenza di un interesse pubblico prevalente entro un termine ragionevole e previa ponderazione del predetto interesse pubblico con quello del privato richiedente la DIA e dei controinteressati

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Basilicata Potenza Sez. I del 26.2.2014 n. 175

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L’art. 19, comma 3, secondo periodo, L. n. 241/1990 fa “salvo il potere dell’Amministrazione competente ad assumere determinazioni in via di autotutela ai sensi degli artt. 21 quinquies e 21 nonies” nel caso di mancato esercizio del potere di controllo inibitorio sulla DIA edilizia entro il termine di 30 giorni previsto dall’art. 23, comma 6, DPR n. 380/2001. Pertanto, dopo il decorso del predetto termine di 30 giorni il potere di estinguere la DIA non è più vincolato (il carattere vincolato sussiste soltanto prima del decorso del suddetto periodo di 30 giorni), ma discrezionale ed è attuabile soltanto se ricorrono i presupposti per l’esercizio del potere di autotutela ex artt. 21 quinquies e 21 nonies L. n. 241/1990 (i presupposti per l’adozione dei provvedimenti dell’annullamento e/o della revoca d’ufficio), cioè soltanto in presenza di un interesse pubblico prevalente (diverso dal mero ripristino della legalità violata), entro un termine ragionevole e previa ponderazione del predetto interesse pubblico con quello del privato richiedente la DIA e dei controinteressati. La ratio del suddetto art. 19, comma 3, secondo periodo, L. n. 241/1990, è quella di non esporre il soggetto privato denunciante in modo permanente all’esercizio del potere sanzionatorio dell’Amministrazione.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Basilicata Potenza Sez. I del 26.2.2014 n. 175

 
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L’art. 19, comma 3, secondo periodo, L. n. 241/1990 fa “salvo il potere dell’Amministrazione competente ad assumere determinazioni in via di autotutela ai sensi degli artt. 21 quinquies e 21 nonies” nel caso di mancato esercizio del potere di controllo inibitorio sulla DIA edilizia entro il termine ... Continua a leggere

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domenica 23 marzo 2014 11:04

Comune di Policoro: L’inquadramento dei dipendenti degli Enti Locali ai sensi del DPR n. 347/1983 e del DPR n. 333/1990 deve essere effettuato esclusivamente sulla base dei contenuti mansionistici della qualifica formalmente ricoperta

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Basilicata Potenza Sez. I del 26.2.2014 n. 174

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Secondo un costante e pacifico orientamento giurisprudenziale (C.d.S. Sez. V n. 814 del 12.2.2013; C.d.S. Sez. V n. 3109 del 28.5.2012; C.d.S. Sez. V n. 6683 del 14.9.2010; C.d.S. Sez. V n. 427 del 2.2.2010; C.d.S. Sez. V n. 6693 del 29.10.2009; C.d.S. Sez. V n. 3906 del 16.6.2009; C.d.S. Sez. V n. 829 del 4.3.2008; C.d.S. Sez. V n. 4670 del 6.9.2007; C.d.S. Sez. V n. 3320 del 21.6.2007; TAR Salerno Sez. II n. 918 del 17.4.2013; TAR Napoli Sez. V n. 4663 del 20.11.2012; TAR Catania Sez. II n. 953 del 6.4.2012; TAR Palermo Sez. III n. 607 del 20.3.2012; TAR Sardegna Sez. II n. 1133 del 2.7.2009; TAR Catanzaro Sez. II n. 1611 del 5.12.2008; TAR Lecce Sez. III n. 2141 del 12.7.2008), condiviso anche da questo Tribunale (cfr. TAR Basilicata n. 527 del 26.7.2010), l’inquadramento dei dipendenti degli Enti Locali ai sensi del DPR n. 347/1983 e del DPR n. 333/1990 deve essere effettuato esclusivamente sulla base dei contenuti mansionistici della qualifica formalmente ricoperta, non potendo tener conto dell’eventuale concreto svolgimento in via di fatto o anche mediante incarichi formali delle mansioni superiori rispetto a quelle inerenti alla qualifica funzionale formalmente attribuita. Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Basilicata Potenza Sez. I del 26.2.2014 n. 174

 
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Secondo un costante e pacifico orientamento giurisprudenziale (C.d.S. Sez. V n. 814 del 12.2.2013; C.d.S. Sez. V n. 3109 del 28.5.2012; C.d.S. Sez. V n. 6683 del 14.9.2010; C.d.S. Sez. V n. 427 del 2.2.2010; C.d.S. Sez. V n. 6693 del 29.10.2009; C.d.S. Sez. V n. 3906 del 16.6.2009; C.d.S. Sez. V n. ... Continua a leggere

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domenica 23 marzo 2014 10:54

AUSL n. 2 Potenza: L'istituto della cd. restituito in integrum non trova applicazione nel caso di riassunzione da parte dell’Amministrazione in seguito alla cessazione del rapporto per dimissione volontarie de pubblico impiegato

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Basilicata Potenza Sez. I del 26.2.2014 n. 170

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L'istituto della cd. restituito in integrum può trovare applicazione nel caso di annullamento giurisdizionale del provvedimento di sospensione cautelativa e/o di risoluzione del rapporto di pubblico impiego, determinando l’automatica ricostruzione del rapporto con effetto ex tunc, cioè la reintegrazione economica mediante la corresponsione di tutti gli assegni aventi carattere normale e continuativo (come le retribuzioni mensili, che sarebbero state percepite, se non fosse stato emanato l’illegittimo provvedimento di sospensione/risoluzione del rapporto), come se il rapporto non fosse mai stato interrotto. Ma non, come nella specie, nel caso di riassunzione da parte dell’Amministrazione in seguito alla cessazione del rapporto per dimissione volontarie del pubblico impiegato (cfr. per es. C.d.S. Sez. V n. 5131 dell’1.10.2002).

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Basilicata Potenza Sez. I del 26.2.2014 n. 170

 
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L'istituto della cd. restituito in integrum può trovare applicazione nel caso di annullamento giurisdizionale del provvedimento di sospensione cautelativa e/o di risoluzione del rapporto di pubblico impiego, determinando l’automatica ricostruzione del rapporto con effetto ex tunc, cioè la reintegra ... Continua a leggere

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domenica 23 marzo 2014 10:47

Comune di Lauria: Se la concorrente, in fase di offerta non ha dichiarato di voler far ricorso all’avvalimento, non può poi, in sede di esecuzione del contratto, sopperire alla sopravvenuta perdita di un requisito economico, tecnico o organizzativo stipulando apposito contratto con altra impresa per il “prestito” del requisito venuto meno

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Basilicata Potenza Sez. I del 26.2.2014 n. 167

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L’avvalimento, come principio di portata generale, trova origine nella giurisprudenza comunitaria, la quale aveva affermato che un concorrente per comprovare il possesso di requisiti economici, finanziari e tecnici possa fare riferimento alla capacità di altri soggetti, purché dimostri di poter disporre dei mezzi di tali soggetti ( Corte di Giustizia CE 2 dicembre 1999, c-176/98, Holst Italia; Corte di Giustizia CE, 14 aprile 1994, C-389/92, Ballast Nedam Groep I). Con la sentenza Holst Italia, la Corte di Giustizia, interpretando il combinato disposto degli articoli 31, n. 3 e 32, n. 2 lett. c) della direttiva 92/50/CEE affermava che un soggetto non può essere escluso da una procedura di aggiudicazione di un appalto di servizi solo perché intende operare, per l’esecuzione dell’appalto, con mezzi che esso non detiene in proprio, ma che appartengono ad uno o più soggetti diversi da esso. Sicchè i giudici comunitari concludevano che un prestatore di servizi, per comprovare il possesso di requisiti economici, finanziari e tecnici potesse far riferimento alle capacità di altri soggetti, a prescindere dalla natura giuridica dei vincoli con il soggetto terzo, purché però fornisse la prova di disporre dei mezzi altrui. Il principio di elaborazione pretoria è stato recepito dalla direttiva 2004/18/CE, all’art. 47, comma 2 e all’art.48, comma 3 ( per i settori speciali dall’art. 54, comma 5, della direttiva 2004/17/CE), norme che prevedono rispettivamente l’istituto dell’avvalimento per comprovare sia i requisiti di capacità economica e finanziaria sia i requisiti di capacità tecnica e professionale, prevedendo che “ Un operatore economico può, se del caso e per un determinato appalto, fare affidamento sulle capacità di altri soggetti, a prescindere dalla natura giuridica dei suoi legami con questi ultimi. Deve, in tal caso, provare all'amministrazione aggiudicatrice che per l'esecuzione dell'appalto disporrà delle risorse necessarie ad esempio presentando l'impegno di tale soggetto di mettere a disposizione dell'operatore economico le risorse necessarie” (art. 48, comma 3, con riferimento all’avvalimento dei requisiti di capacità tecnica e professionale, ma la disposizione è di identico contenuto con riferimento all’avvalimento dei requisiti di capacità economica e finanziaria). La norma comunitaria dunque disciplina l’avvalimento come istituto di applicazione generale nelle gare pubbliche, senza porre alcuna limitazione alla sua operatività, imponendo quale unica condizione per il suo utilizzo l’onere dell’impresa concorrente di dimostrare la disponibilità dei mezzi dell’impresa ausiliaria. Le norme sopranazionali citate sono state attuate con l’art. 49 del d.lgs 12 aprile 2006, n.163, che detta disposizioni applicative per l’utilizzo dell’avvalimento, consentendone espressamente l’applicazione dell’istituto per soddisfare la richiesta relativa al possesso dei requisiti di carattere economico, finanziario, tecnico, organizzativo. Alla luce del quadro delineato, come già affermato da questo Tribunale con sentenza 3 maggio 2010, n.220, “tranne che per i requisiti personali di carattere generale, la disciplina dell’avvalimento non pone alcuna limitazione né consente alle amministrazioni di operare alcuna restrizione per il suo utilizzo. A seguito della procedura di infrazione avviata dalla Commissione europea con la nota di costituzione in mora C (2008) 0108 del 30 gennaio 2008 è stato infatti espunto dall’art. 1, comma 1, lettera n), n. 2), del D.Lgs. 11 settembre 2008, n. 152, il comma 7 dall’art. 49 del codice dei contratti pubblici, il quale consentiva alle stazioni appaltanti di limitare l’applicabilità dell’istituto attraverso la previsione di limitazioni nel bando di gara ad alcuni requisiti in relazione alla natura o all’importo dell’appalto. La commissione ha infatti ritenuto, con la menzionata nota, che il diritto comunitario non consente alcuna limitazione in ordine alla possibilità di avvalersi della capacità di terzi, prevedendo quale unica condizione al suo utilizzo un limite di carattere modale ovvero che il candidato offerente avrà a disposizione dall’impresa ausiliaria i requisiti richiesti per l’esecuzione dell’appalto”. Con la citata sentenza T.a.r. Basilicata n.220/2010 è stato peraltro chiarito che “per una ragione logica, prima ancora che giuridica, sono insuscettibili di avvalimento i soli requisiti generali di cui agli articoli 38 e 39 del d.lgs n. 163 del 2006, insomma quei requisiti di onorabilità, moralità e professionalità intrinsecamente correlati al soggetto, alla sua idoneità a porsi come valido e affidabile contraente per l’amministrazione. La preclusione dell’avvalimento per tali requisiti soggettivi di ordine generale si ricava specificamente da alcune norme contenute nel codice dei contratti pubblici. Innanzitutto dall’art. 49, comma 2, lett. b) e c) del d.lgs n. 163 del 2006, ove prevede che il concorrente che si avvale di altra impresa alleghi una sua dichiarazione circa il possesso dei requisiti generali di cui all’art. 38 unitamente ad una dichiarazione dell’ impresa ausiliaria attestante il possesso da parte di quest’ultima dei requisiti generali di cui all’art. 38. Inoltre, l’art. 49, comma 5, del d.lgs n. 163 del 2006 esige che gli obblighi previsti dalla normativa antimafia a carico del concorrente si applichino anche all’impresa ausiliaria”. Le fonti comunitarie ed interne contemplano dunque l’applicabilità dell’istituto nella fase di espletamento della procedura concorsuale, in modo da garantire la massima partecipazione possibile alle gare pubbliche e rimuovere ogni ostacolo per la prestazione dei servizi in ambito comunitario. E’ dunque in sede di presentazione dell’offerta che il concorrente deve dichiarare di volersi avvalere dei requisiti economici, tecnici, finanziari di altra impresa, in modo da consentire all’Amministrazione di verificare, nel rispetto dei principi di trasparenza e “par condicio” tra i concorrenti, la sussistenza in capo all’impresa ausiliaria di tutti i requisiti, ivi compresi i requisiti soggettivi ed il controllo della sussistenza di tutta la documentazione richiesta dall’art.49, comma 2, del d.lgs 163 del 2006. La possibilità di ricorrere all’avvalimento direttamente in sede di esecuzione del contratto, così come avvenuto nella fattispecie e senza che tale eventualità fosse stata dichiarata in sede di procedura concorsuale, oltre a non essere consentito dalla legge (sia la norma interna sia le norme comunitarie fanno riferimento alla gara e al “concorrente”) è contraria alla “ratio” dell’istituto stesso, in quanto ciò determina la sottrazione dell’impresa ausiliaria alle verifiche prescritte in sede concorsuale. Spetta infatti all’Amministrazione valutare, in sede di gara e nel rispetto della “par condicio” tra concorrenti, la sussistenza dei requisiti e delle condizioni previste dalla legge per l’ammissibilità dell’avvalimento, tra i quali: -la sussistenza in capo all’impresa ausiliaria dei requisiti generali di onorabilità, moralità e professionalità intrinsecamente correlati al soggetto, alla sua idoneità a porsi come valido e affidabile contraente per l’amministrazione; -la sussistenza dei requisiti specifici “prestati” alla concorrente; - l’esistenza di un valido contratto di avvalimento; - l’assunzione dell'impegno da parte dell’impresa ausiliaria a mettere a disposizione della concorrente le risorse necessarie; - l’accertamento della effettiva disponibilità da parte della concorrente dei mezzi dell’impresa ausiliaria; - il rispetto degli obblighi previsti dalla normativa antimafia (l’art. 49, comma 5, del d.lgs n. 163 del 2006 esige che il rispetto degli obblighi previsti dalla normativa antimafia a carico del concorrente si applichino anche all’impresa ausiliaria). Può allora affermarsi che, poiché l’avvalimento nasce come istituto volto non alla tutela dell’interesse economico del privato al mantenimento di un rapporto contrattuale, ma alla tutela del superiore interesse di matrice comunitaria alla tutela della concorrenza (in quanto destinato a ad ampliare la platea dei soggetti partecipanti alle gare pubbliche, consentendone la partecipazione anche a quei soggetti sforniti di particolari requisiti tecnici o economici), allorquando la concorrente, in fase di offerta non abbia dichiarato di voler far ricorso all’istituto dell’avvalimento, non può poi, in sede di esecuzione del contratto, sopperire alla sopravvenuta perdita di un requisito economico, tecnico o organizzativo stipulando apposito contratto con altra impresa per il “prestito” del requisito venuto meno.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Basilicata Potenza Sez. I del 26.2.2014 n. 167

 
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L’avvalimento, come principio di portata generale, trova origine nella giurisprudenza comunitaria, la quale aveva affermato che un concorrente per comprovare il possesso di requisiti economici, finanziari e tecnici possa fare riferimento alla capacità di altri soggetti, purché dimostri di poter dis ... Continua a leggere

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domenica 23 marzo 2014 10:38

Camera di Commercio di Potenza: La revisione del profilo professionale e la differenza tra c.d. inquadramento “orizzontale” e c.d. inquadramento “verticale”

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Basilicata Potenza Sez. I del 25.2.2014 n. 158

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La legge 11 luglio 1990, n.312 recante “Nuovo assetto retributivo del personale-funzionale del personale civile e militare dello Stato”, introduce un nuovo ordinamento del personale pubblico, superando la distinzione per carriere e contemplando le qualifiche funzionali (art. 2), a loro volta articolate in profili professionali (art. 3). Nel passaggio dal vecchio al nuovo ordinamento, in sede di primo inquadramento il legislatore ha distinto tre ipotesi: a) la prima si verifica quando le attribuzioni del personale, in base alla qualifica rivestita, corrispondono a quelle risultanti, per le nuove qualifiche, dai profili professionali di cui al suindicato articolo 3; in tal caso, il dipendente è inquadrato nelle qualifiche medesime anche in soprannumero (art. 4, ottavo comma); b) la seconda riguarda i dipendenti che, avendo svolto per almeno cinque anni le mansioni di un profilo diverso dalla qualifica rivestita secondo il vecchio ordinamento, possono essere inquadrati, a domanda, previo parere favorevole della Commissione di inquadramento, nel profilo professionale della qualifica funzionale relativa alle mansioni esercitate (art. 4, nono comma); c) la terza era contemplata dal decimo comma dello stesso art. 4, poi abrogato dall'art. 74 del D.Lgs. 3 febbraio 1993 n. 29 e dall’art. 72 del d.lgs. 30 marzo 2001, n.165, secondo cui il personale che riteneva di aver svolto funzioni proprie di una qualifica funzionale superiore per almeno cinque anni poteva chiedere di essere sottoposto, previo parere favorevole del Consiglio di amministrazione ad una prova selettiva intesa ad accertare l'effettivo possesso della relativa professionalità. Secondo la pacifica e costante giurisprudenza (cfr. Cons. Stato, Sez. IV, 5 luglio 2002, n. 3691; Sez. IV, 30 maggio 2001, n. 2960), la revisione del profilo professionale, prevista dall'art. 4, nono comma, opera nell'ambito della stessa qualifica, rilevando, sul punto, che il presupposto oggettivo per l'applicazione del nono comma è costituito dall'aver svolto per almeno cinque anni mansioni di un profilo professionale diverso dalla qualifica posseduta nel preesistente ordinamento; verrebbe quindi in rilievo il diverso profilo rispetto alla originaria qualifica, profilo che deve essere attribuito nella nuova qualifica, con la stessa decorrenza del primo inquadramento e senza necessità di disponibilità di posto. Dunque, si tratta dell’ipotesi in cui muta il profilo professionale, ma non anche la qualifica secondo il nuovo ordinamento. Viceversa il dipendente che assumeva, come nel caso di specie, di avere svolto compiti propri di una qualifica funzionale superiore, poteva solo chiedere, in base al decimo comma, di essere sottoposto ad una prova selettiva. Solo in questo caso, ad avviso del Collegio, la norma conferiva la facoltà di accedere ad una qualifica funzionale superiore, subordinando però l'inquadramento al limite della dotazione organica stabilita per la nuova e superiore qualifica. In conclusione, sia nel nono che nel decimo comma della legge in esame si presuppone che il dipendente abbia effettivamente svolto mansioni diverse, ma nel primo caso dette mansioni rilevano quanto al profilo professionale d'inquadramento nell'ambito della stessa nuova qualifica (c.d. inquadramento “orizzontale”); nel secondo rilevano quanto alla qualifica superiore e per poter ottenere l’inquadramento nella qualifica superiore (c.d. inquadramento “verticale”) il dipendente deve preventivamente chiedere di essere sottoposto ad una prova selettiva. Per saperne di più cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Basilicata Potenza Sez. I del 25.2.2014 n. 158

 
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La legge 11 luglio 1990, n.312 recante “Nuovo assetto retributivo del personale-funzionale del personale civile e militare dello Stato”, introduce un nuovo ordinamento del personale pubblico, superando la distinzione per carriere e contemplando le qualifiche funzionali (art. 2), a loro volta artico ... Continua a leggere

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domenica 23 marzo 2014 10:22

Comune di Bella: La recinzione di un fondo rustico necessita di concessione edilizia quando venga realizzata con materiale tipicamente edilizio tra cui rientra la zoccolatura in calcestruzzo

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Basilicata Potenza Sez. I del 25.2.2014 n. 146

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Nella sentenza in esame il collegio condivide l’impostazione giurisprudenziale (cfr. TAR Lombardia, Milano, II, 5/6/13 n.1460; Cons. di Stato, Sez. V, Sent. 09-04-2013, n. 1922) secondo cui la realizzazione della recinzione non richiede un idoneo titolo edilizio solo in presenza di una trasformazione che, per l'utilizzo di materiale di scarso impatto visivo e per le dimensioni dell'interevento, non comporti un'apprezzabile alterazione ambientale, estetica e funzionale. Con la conseguenza che la distinzione tra esercizio dello jus aedificandi e dello jus excludendi alios va rintracciata nella verifica concreta delle caratteristiche del manufatto (nello stesso senso, cfr. anche Cons. St., Sez. V, 23 febbraio 2012, n. 976, per il quale necessita di concessione edilizia la recinzione di un fondo rustico realizzata con installazioni permanenti, in quanto produce una significativa trasformazione urbanistica del territorio, a prescindere dalla realizzazione di volumetrie di qualunque natura nonché Cons. St. sez. VI, 23 maggio 2011, n. 3046; sez. IV, 30 giugno 2005, n. 3555; uniforme è pure Cass. pen., 30 settembre 1988, secondo la quale: "La recinzione di un fondo rustico non necessita di concessione edilizia solo nel caso in cui la stessa venga attuata con opere non permanenti; il provvedimento autorizzativo è, invece, richiesto quando venga realizzata con materiale tipicamente edilizio tra cui rientra la zoccolatura in calcestruzzo". Cfr. pure Cass. pen., sez. III, 2 ottobre 2010, n. 41518; sez. III, 13 dicembre 2007). Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Basilicata Potenza Sez. I del 25.2.2014 n. 146

 
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Nella sentenza in esame il collegio condivide l’impostazione giurisprudenziale (cfr. TAR Lombardia, Milano, II, 5/6/13 n.1460; Cons. di Stato, Sez. V, Sent. 09-04-2013, n. 1922) secondo cui la realizzazione della recinzione non richiede un idoneo titolo edilizio solo in presenza di una trasformazio ... Continua a leggere

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domenica 23 marzo 2014 10:13

Comune di Matera: La scadenza del termine entro il quale può essere adottato il decreto di esproprio determina la inefficacia della dichiarazione di pubblica utilità

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Basilicata Potenza Sez. I del 14.2.2014 n. 139

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A norma dell’art. 13, commi 3 e 4, del d.p.r. 327 2001 il decreto di esproprio deve essere adottato entro il termine previsto nella dichiarazione di pubblica utilità o, in mancanza entro il termine di cinque anni dalla dichiarazione di pubblica utilità. La scadenza del termine entro il quale può essere adottato il decreto di esproprio determina la inefficacia della dichiarazione di pubblica utilità (art. 13, comma 6, d.p.r. 8 giugno 2001, n. 327). Per saperne di più scaricare la sentenza cliccando su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Basilicata Potenza Sez. I del 14.2.2014 n. 139

 
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A norma dell’art. 13, commi 3 e 4, del d.p.r. 327 2001 il decreto di esproprio deve essere adottato entro il termine previsto nella dichiarazione di pubblica utilità o, in mancanza entro il termine di cinque anni dalla dichiarazione di pubblica utilità. La scadenza del termine entro il quale può e ... Continua a leggere

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domenica 23 marzo 2014 10:06

Comune di Tolve: Esula dalla giurisdizione del giudice amministrativo la controversia relativa alla revoca, da parte dell'amministrazione comunale, dell'incarico di collaudatore, in corso d'opera, di lavori di costruzione di una strada, se conferito ad esperti estranei alla organizzazione comunale

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Basilicata Potenza Sez. I del 14.2.2014 n. 138

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Il TAR nella sentenza in esame, in adesione alla risalente e consolidata giurisprudenza del giudice amministrativo, ha affermato che esula dalla giurisdizione del Tribunale Amministrativo la controversia relativa alla revoca, da parte dell'amministrazione comunale, dell'incarico di collaudatore, in corso d'opera, di lavori di costruzione di una strada, se conferito, come nella specie, ad esperti estranei alla organizzazione comunale, trattandosi nella specie non già di rapporto di pubblico impiego, bensì di incarico professionale (T.A.R. Lazio, sez. II 22/11/1978, n.920). Al riguardo, la giurisprudenza del Consiglio di Stato (sentenza 31/03/2011, n.1967, la quale richiama: Consiglio di Stato 06.02.2001, n. 3484; 27.11.2000, n. 6315) con riguardo a simili controversie ha più volte precisato che il contratto concluso fra una pubblica amministrazione ed i componenti la commissione di collaudo di un'opera pubblica non rientra nell'ambito dei contratti ad evidenza pubblica e deve qualificarsi in termini di locatio operis, e più esattamente, come prestazione d'opera intellettuale, ancorché resa in favore di un Ente pubblico, in forma continuativa e coordinata, ma al di fuori della sua struttura organica, mantenendo il professionista la propria autonomia organizzativa e l'inscrizione al relativo albo. Con le citate decisioni, in relazione alla qualificazione del negozio come conferimento di incarico di prestazione d’opera intellettuale, è stato, peraltro, chiarito che gli atti dell'Amministrazione di annullamento d'ufficio e di revoca del provvedimento di nomina del collaudatore - nomina caratterizzata dall'intuitus personae - hanno natura privatistica e vanno rispettivamente configurati come atti ricognitivi dell'invalidità del contratto o come atti di recesso dal rapporto in corso. La questione in ordine alla legittimità di simili atti, pur denominati di "annullamento d'ufficio" o di "revoca", va, quindi, intesa come "questione di merito relativa alla validità ed efficacia del contratto stesso", senza che venga meno la giurisdizione del giudice ordinario, non essendo esercitate dall'Amministrazione potestà pubbliche (in termini, Cass. Sez. Un., 23 aprile 1997, n. 3572, in tema di incarico di progettazione di un piano regolatore, che ha affermato la giurisdizione del giudice ordinario sulla controversia che ha ad oggetto la revoca dell'incarico). Ritiene, inoltre, il Collegio che la controversia in tema di revoca e conferimenti di incarichi quale quello in questione non può nemmeno farsi rientrare in una delle ipotesi di giurisdizione esclusiva introdotte dal decreto legislativo n. 80 del 1998, come modificato dalla legge 21 luglio 2000, n. 205. In particolare, non può ricondursi la controversia de qua nell’ambito di un rapporto di servizio e pertanto non può ritenersi applicabile l'articolo 33 del citato d.lgs. n. 80 del 1998, che affida alla giurisdizione del Giudice Amministrativo le controversie in materia di servizi pubblici, in quanto “i rapporti negoziali aventi ad oggetto il collaudo di opere pubbliche si pongono al di fuori della pur ampia materia del servizio pubblico individuata dal primo comma del citato articolo 33, né possono ricondursi alle fattispecie di cui alle lettere d) o e) del secondo comma dello stesso articolo, non essendo in contestazione la procedura per l'affidamento di un appalto di lavori, servizi o forniture né venendo in considerazione l'attività resa dall'Amministrazione in occasione dell'esercizio di pubblici servizi a cittadini fruitori del servizio medesimo” (Consiglio di Stato sentenza 31/03/2011, n.1967). Alla luce dei principi sopra richiamati, anche la controversia in esame avente ad oggetto l'impugnazione dei provvedimenti, con i quali è stata disposta la revoca dell’odierno ricorrente quale collaudatore statico e quale collaudatore tecnico amministrativo per i lavori di costruzione della strada Tolve-Pozzillo, deve affermarsi la giurisdizione ordinaria. Il ricorso in esame va pertanto dichiarato inammissibile per difetto di giurisdizione del giudice amministrativo, il che comporta la rimessione della causa davanti al giudice ordinario, innanzi al quale il giudizio potrà proseguire in base al principio della translatio iudicii (Cassazione civile , sez. un., 22 febbraio 2007 , n. 4109; Corte Costituzionale 12 marzo 2007, n.77), recepito dal legislatore e disciplinato dall’art. 59 della legge 18 giugno 2009, n. 69 ed ora codificato nel codice del processo amministrativo all’art. 11, il quale consente che, allorquando il giudice amministrativo declini la propria giurisdizione, affermando quella di altro giudice, “ferme restando le preclusioni e le decadenze intervenute, sono fatti salvi gli effetti processuali e sostanziali della domanda se il processo è riproposto innanzi al giudice indicato nella pronuncia che declina la giurisdizione, entro il termine perentorio di tre mesi dal suo passaggio in giudicato”. In conclusione, alla decisione declinatoria della giurisdizione di questo Tribunale consegue il rinvio della controversia al Giudice ordinario munito di giurisdizione, con salvezza degli effetti sostanziali e processuali della domanda proposta da parte ricorrente e con assegnazione alla stessa del termine perentorio di tre mesi dal passaggio in giudicato della presente sentenza per la riproposizione della domanda con le modalità e secondo le forme previste per il giudizio davanti al giudice ordinario in relazione al rito applicabile. Per approfondire scaricare la sentenza cliccando su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Basilicata Potenza Sez. I del 14.2.2014 n. 138

 
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L'utilizzazione dei contenuti di Gazzetta Amministrativa da parte di altre testate, siti internet, giornali, televisione, ecc., è consentita esclusivamente con indicazione della fonte "www.gazzettaamministrativa.it" e contestuale link o collegamento alla pagina di pubblicazione del contenuto di volta in volta attenzionato.

Il TAR nella sentenza in esame, in adesione alla risalente e consolidata giurisprudenza del giudice amministrativo, ha affermato che esula dalla giurisdizione del Tribunale Amministrativo la controversia relativa alla revoca, da parte dell'amministrazione comunale, dell'incarico di collaudatore, in ... Continua a leggere

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domenica 23 marzo 2014 09:52

Regione Basilicata: Per lo svolgimento dell'attività fisioterapica e' necessaria l'autorizzazione se viene svolta con apparecchiature/attrezzature rischiose per la sicurezza del paziente e/o in ambienti di rilevanti dimensioni

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Basilicata Potenza Sez. I del 14.2.2014 n. 131

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Ai sensi dell’art. 6, comma 3, D.Lg.vo n. 502/1992, spetta al Ministro della Sanità individuare con proprio Decreto le figure professionali da formare ed i relativi profili, relativamente alle aree del personale sanitario infermieristico, tecnico e della riabilitazione. Il profilo professionale di fisioterapista è stato disciplinato con D.M. n. 471/1994, il quale all’art. 1: A) definisce il fisioterapista: “operatore sanitario, in possesso del diploma universitario abilitante, che svolge in via autonoma, o in collaborazione con altre figure sanitarie, gli interventi di prevenzione, cura e riabilitazione nelle aree della motricità, delle funzioni corticali superiori e di quelle viscerali conseguenti a eventi patologici, a varia eziologia, congenita od acquisita” (cfr. comma 1); B) specifica che il fisioterapista, “in riferimento alla diagnosi ed alle prescrizioni del medico e nell’ambito delle proprie competenze”: -- “elabora, anche in équipe multidisciplinare, la definizione del programma di riabilitazione volto all'individuazione ed al superamento del bisogno di salute del disabile” (cfr. lett. a del comma 2); --“pratica autonomamente attività terapeutica per la rieducazione funzionale delle disabilità motorie, psicomotorie e cognitive utilizzando terapie fisiche, manuali, massoterapiche e occupazionali” (cfr. lett. b del comma 2); -- “propone l’adozione di protesi ed ausili, ne addestra all’uso e ne verifica l’efficacia” (cfr. lett. c del comma 2); -- “verifica le rispondenze della metodologia riabilitativa attuata agli obiettivi di recupero funzionale” (cfr. lett. d del comma 2); -- “svolge attività di studio, didattica e consulenza professionale, nei servizi sanitari ed in quelli dove si richiedono le sue competenze professionali (cfr. comma 3); C) prevede che “il fisioterapista, attraverso la formazione complementare, integra la formazione di base con indirizzi di specializzazione nel settore della psicomotricità” (che “consente al fisioterapista di svolgere anche l’assistenza riabilitativa sia psichica che fisica di soggetti in età evolutiva con deficit neurosensoriale o psichico”) e della terapia occupazionale” (che “consente al fisioterapista di operare anche nella traduzione funzionale della motricità residua, al fine dello sviluppo di compensi funzionali alla disabilità, con particolare riguardo all’addestramento per conseguire l’autonomia nella vita quotidiana, di relazione (studio-lavoro-tempo libero), anche ai fini dell’utilizzo di vari tipi di ausili in dotazione alla persona o all’ambiente”) (cfr. comma 4); D) infine, precisa che “il fisioterapista svolge la sua attività professionale in strutture sanitarie, pubbliche o private, in regime di dipendenza o libero-professionale” (cfr. comma 6) e nel successivo art. 2 puntualizza che “il diploma universitario di fisioterapista, conseguito ai sensi dell’art. 6, comma 3, D.Lg.vo n. 502/1992, abilita all’esercizio della professione”. Successivamente, l’art. 2 della L. n. 251/2000 ha previsto che “gli operatori delle professioni sanitarie dell’area della riabilitazione svolgono con titolarità e autonomia professionale, nei confronti dei singoli individui e della collettività, attività dirette alla prevenzione, alla cura, alla riabilitazione e a procedure di valutazione funzionale, al fine di espletare le competenze proprie previste dai relativi profili professionali” (cfr. comma 1), stabilendo che “lo Stato e le Regioni promuovono, nell’esercizio delle proprie funzioni legislative, di indirizzo, di programmazione ed amministrative, lo sviluppo e la valorizzazione delle funzioni delle professioni sanitarie dell’area della riabilitazione, al fine di contribuire, anche attraverso la diretta responsabilizzazione di funzioni organizzative e didattiche, alla realizzazione del diritto alla salute del cittadino, al processo di aziendalizzazione e al miglioramento della qualità organizzativa e professionale nel Servizio Sanitario Nazionale, con l’obiettivo di una integrazione omogenea con i servizi sanitari e gli ordinamenti degli altri Stati dell’Unione Europea” (cfr. comma 2). Dall’interpretazione sistematica delle predette norme si evince chiaramente che l’art. 2 della L. n. 251/2000 non ha abrogato l’art. 1, comma 2, del D.M. n. 741/1994, nella parte in cui statuisce che tutte le attività, che può svolgere il fisioterapista, devono essere precedute da una “diagnosi” e da una “prescrizione del medico specialista”. E tale condizione risulta coerente, oltre che alle normative degli altri Stati dell’Unione Europea, anche e soprattutto alla principale finalità del Servizio Sanitario Nazionale di garantire la tutela della salute dei cittadini. Infatti, tenuto conto della profonda differenza tra il corso di studi, per conseguire l’abilitazione di medico fisiatra o di altro medico specialista, e quello per ottenere il diploma universitario di fisioterapista, risulta maggiormente garantita la tutela della salute dei cittadini, se la diagnosi dell’infermità e la prescrizione di rivolgersi al fisioterapista spetta al fisiatra e/o al medico specialista. Perciò, il fisioterapista, nell’espletare in piena autonomia la sua attività professionale, non può effettuare alcuna diagnosi e non può eseguire alcuna attività terapeutica senza il previo parere del fisiatra e/o del medico specialista, che deve valutare se il paziente possa trarre un giovamento rivolgendosi a fisioterapista, ma il fisiatra e/o il medico specialista nella relativa prescrizione non possono specificare il tipo di attività terapeutica che il fisioterapista deve compiere, poiché in tal caso verrebbe conculcata l’autonomia professionale del fisioterapista. Pertanto, risulta conforme al vigente ordinamento giuridica l’impugnata parte della Del. G.R. n. 1058 del 7.8.2012, la quale stabilisce che il fisioterapista può erogare le prestazioni professionali al singolo paziente esclusivamente sulla base delle prescrizioni del fisiatra o di altro medico specialista. Anche il secondo motivo di impugnazione non appare meritevole di accoglimento. Sul punto, va rilevato che l’art. 8 ter, comma 2, D.Lg.vo n. 502/1992 prescrive l’obbligo dell’autorizzazione all’esercizio delle attività sanitarie “per gli studi odontoiatrici, medici e di altre professioni sanitarie, ove attrezzati per erogare prestazioni di chirurgia ambulatoriale, ovvero procedure diagnostiche e terapeutiche di particolare complessità o che comportino un rischio per la sicurezza del paziente, nonché per le strutture esclusivamente dedicate ad attività diagnostiche, svolte anche a favore di soggetti terzi”. L’art. 4, comma 2, L.R. n. 28/2000 specifica che non sono soggetti ad autorizzazione: “a) gli studi medici, singoli o associati, ossia quelle strutture in cui il medico esercita la propria attività, comprensiva anche di quella diagnostica strumentale semplice e non invasiva, che non comporti un rischio per la sicurezza del paziente, svolta esclusivamente nei confronti dei propri pazienti, a scopo di accertamento diagnostico complementare all’attività clinica”; b) le attività libero-professionali svolte dalle figure professionali sanitarie, individuate dai regolamenti del ministro della sanità, in attuazione dell'art. 6, comma 3, D.Lg.vo n. 502/1992; c) le strutture che non hanno finalità esclusivamente sanitarie ed in particolare quelle che svolgono prevalentemente attività sportive, ludiche, estetiche e del tempo libero; d) le strutture sanitarie destinate in via sperimentale o definitiva a sede delle Unità Territoriali di Assistenza Primaria”. Ed il successivo comma 3 dello stesso art. 4 L.R. n. 28/2000 prevede che “la Giunta Regionale emana direttive per la specificazione dei casi di cui al comma precedente”. Analogamente, l’art. 2, comma 1 bis, della medesima L.R. n. 28/2000 autorizza la Giunta Regionale “ad emanare direttive di indirizzi integrativi di cui agli allegati A) e B) sia in ordine ai requisiti strutturali ed organizzativi delle strutture, sia per la corretta applicazione della legge e per la specificazione dei casi di cui all’articolo 4 della presente legge”. La Del. G.R. n. 1058 del 7.8.2012 è stata emanata in attuazione dei predetti artt. 2, comma 1 bis, e 4, comma 3, L.R. n. 28/2000, prevedendo che il fisioterapista può utilizzare presso il suo studio soltanto le seguenti apparecchiature elettromedicali: “infrarossi, ultravioletti, elettroterapia a bassa e media frequenza, ultrasuonoterapia e laserterapia di classe 1”, con la puntualizzazione sia che l’ausilio delle apparecchiature elettromedicali non deve essere prevalente, ma solo complementare all’attività professionale, sia che l’attività libero professionale di fisioterapista non è soggetta ad autorizzazione, quando le prestazioni vengono erogate “in forma individuale nei confronti del singolo paziente e senza l’ausilio di collaboratori nel proprio studio professionale e comunque laddove l’aspetto professionale prevalga assolutamente su quello organizzativo che non deve pertanto risultare essenziale allo svolgimento dell’attività”, in modo da attuare “il modello organizzativo semplice dell’attività professionale con rapporto 1:1 fisioterapista-paziente”. Tale parte della Del. G.R. n. 1058 del 7.8.2012, avversata con il secondo motivo di impugnazione, non risulta illegittima, attesocchè dall’interpretazione sistematica del combinato disposto di cui agli artt. 8 ter, comma 2, D.Lg.vo n. 502/1992 e 4, comma 2, L.R. n. 28/2000 si desume agevolmente che il discrimine tra le attività sanitarie, il cui esercizio risulta condizionato dal preventivo rilascio dell’autorizzazione, e quelle non assoggettate a tale provvedimento amministrativo consiste nell’utilizzo o meno di apparecchiature e/o attrezzature per erogare prestazioni di particolare complessità o che costituiscono un rischio per la sicurezza del paziente. E proprio, in attuazione del predetto discrimine, la Regione, tenendo pure conto dell’orientamento giurisprudenziale di questo Tribunale (cfr. Sentenze n. 50 dell’8.2.2012 e n. 67 del 3.2.2006), che va confermato, ha precisato che l’attività libero professionale di fisioterapista può essere esercitata senza autorizzazione solo se: 1) non caratterizzata da particolare complessità e tale condizione risulta garantita, quando l’aspetto professionale non prevale su quello organizzativo ed il fisioterapista esercita l’attività in forma individuale secondo il modello organizzativo del “rapporto 1:1 fisioterapista-paziente” e senza l’ausilio di collaboratori, anche se va puntualizzato che più fisioterapisti possono associarsi e svolgere l’attività professionale, rispettando il predetto modello, in uno stesso studio professionale; 2) non vengono utilizzate apparecchiature e/o attrezzature rischiose per la sicurezza del paziente, come “infrarossi, ultravioletti, elettroterapia a bassa e media frequenza, ultrasuonoterapia e laserterapia di classe 1”, con la puntualizzazione che si tratta di un mero elenco esemplificativo e non tassativo, in quanto non risulta necessaria l’autorizzazione per l’utilizzo di tutte quelle apparecchiature e/o attrezzature semplici, strettamente connesse all’attività terapeutica esercitata attraverso l’impiego principale di energie fisiche e manuali. Pertanto, l’autorizzazione ex artt. 8 ter D.Lg.vo n. 502/1992 e 4 L.R. n. 28/2000 risulta necessaria soltanto se l’attività fisioterapica viene svolta mediante l’utilizzo di apparecchiature/attrezzature rischiose per la sicurezza del paziente e/o in ambienti di rilevanti dimensioni, che devono avere i requisiti minimi strutturali, tecnologici ed organizzativi, contemplati dall’Allegato A alla L.R. n. 28/2000. Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Basilicata Potenza Sez. I del 14.2.2014 n. 131

 
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domenica 23 marzo 2014 09:42

Regione Basilicata: Il principio di onnicomprensività del trattamento economico dirigenziale concerne tutti gli incarichi conferiti ai Dirigenti pubblici in ragione del loro Ufficio e/o su designazione dell’Amministrazione di appartenenza

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Basilicata Potenza Sez. I del 14.2.2014 n. 127

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Nessun diritto dei Dirigenti a trattamenti aggiuntivi rispetto a quelli previsti per la qualifica ricoperta, questo il principio sancito dal giudice amministrativo il quale nella sentenza in esame ha evidenziato con riguardo all’indennità di funzione ex art. 38 L.R. n. 28/1990, va evidenziato che il principio di onnicomprensività del trattamento economico dirigenziale, sancito dall’art. 24, comma 3, D.Lg.vo n. 29/1993 (vedi ora art. 24, comma 3, D.Lg.vo n. 165/2001), concerne tutti gli incarichi conferiti ai Dirigenti pubblici in ragione del loro Ufficio e/o su designazione dell’Amministrazione di appartenenza, trattandosi di attività connesse in maniera più o meno diretta al rapporto organico tra pubblico dipendente ed Amministrazione datrice di lavoro, dovendosi pertanto escludere il diritto di tali Dirigenti a trattamenti aggiuntivi rispetto a quelli previsti per la qualifica ricoperta (sul punto cfr. per es. Cass. Sez. Lav. n. 4531 del 24.2.2011).

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Basilicata Potenza Sez. I del 14.2.2014 n. 127

 
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Nessun diritto dei Dirigenti a trattamenti aggiuntivi rispetto a quelli previsti per la qualifica ricoperta, questo il principio sancito dal giudice amministrativo il quale nella sentenza in esame ha evidenziato con riguardo all’indennità di funzione ex art. 38 L.R. n. 28/1990, va evidenziato che i ... Continua a leggere

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domenica 23 marzo 2014 09:33

Comune di Potenza: i presupposti che legittimano il riconoscimento delle differenze retributive per lo svolgimento delle funzioni superiori da parte dei pubblici dipendenti

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Basilicata Potenza Sez. I del 14.2.2014 n. 126

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La controversia in esame e' finalizzata al riconoscimento delle mansioni superiori svolte da un dipendente comunale. Al riguardo, rileva il TAR che l’art. 45, comma 17, D.Lg.vo n. 80/1998 statuiva che le controversie, relative a questioni inerenti al periodo anteriore all’1.7.1998, dovevano “essere proposte” dinanzi al Giudice Amministrativo, “a pena di decadenza, entro il 15.9.2000”. Nel merito, il ricorso risulta infondato. La questione è stata affrontata dal Consiglio di Stato, il quale ha ritenuto che l’esercizio di mansioni superiori da parte di personale dipendente della Pubblica Amministrazione, ancorché con attribuzione per atto formale, non comporti alcun diritto, neppure per differenze retributive, salvo che ciò sia contemplato in espresse previsioni normative. In particolare, il diritto alle differenze retributive per lo svolgimento delle funzioni superiori da parte dei pubblici dipendenti andrebbe riconosciuto con carattere di generalità a decorrere dal 22.11.1998, cioè dall’entrata in vigore del D.Lg.vo n. 387/1998, che, con l’art. 15, ha reso operativa la disciplina di cui all’art. 56 del D.Lg.vo n. 29/1993 (cfr. C.d.S., Ad. Plen., Sent. n. 22 del 18.11.1999; C.d.S., Ad. Plen., Sent. n. 10 del 28.1.2000; C.d.S., Ad. Plen., Sent. n. 11 del 23.2.2000). Tale orientamento è stato sottoposto al vaglio della Corte costituzionale dal TAR Lecce (Ordinanze n. 133, 134 e 135, pubblicate nella G.U. –I serie speciale – 28 febbraio 2001 n. 9), nonché dal TAR Liguria (ordinanza n. 710, pubblicata nella G.U. –I serie speciale - 3 ottobre 2001 n. 38). Il Giudice delle leggi, con ordinanze 5-6 novembre 2001 n. 349 e 10 aprile 2002, ha dichiarato la manifesta infondatezza della questione (relativa alla denunciata illegittimità dell’art. 33 del DPR 10 gennaio 1957 n. 3, norma che, nell’operazione ermeneutica dell’Adunanza Plenaria, costituisce espressa preclusione alla retribuibilità delle mansioni superiori alla qualifica di formale inquadramento), affermando, anche attraverso il rinvio alle Ordinanze n. 347/1996 e n. 289/1996, che la disciplina dell’art. 33 del D.P.R. n. 3/1957 si riferisce “alla situazione fisiologica degli uffici”, cioè alla situazione normale nella quale le mansioni svolte dall'impiegato coincidono con la sua qualifica funzionale, sicché nel caso eccezionale di adibizione temporanea del dipendente a mansioni superiori, corrispondenti a un posto vacante, non si può argomentare a contrario una preclusione all’adeguamento del trattamento economico secondo i principi ripetutamente enunciati da questa Corte in conformità dell’art. 36 Cost. e dell’art. 2126 C.C.. Tali pronunce quindi impongono una riflessione circa la necessità d’individuare queste ipotesi eccezionali in cui la spettanza al lavoratore del trattamento retributivo corrispondente alle funzioni di fatto espletate (che “è un precetto dell'art. 36 Cost., la cui applicabilità all’impiego pubblico non può essere messa in discussione”- Corte Cost., Sent. n. 101 del 22.3.1995) sia da riconoscere, appunto perché conseguenza del corretto esercizio del potere organizzativo di trasferire temporaneamente un dipendente a mansioni superiori per esigenze straordinarie di servizio, in quanto utilizzato quale “mezzo indispensabile per assicurare il buon andamento dell’amministrazione” (ancora Corte Cost., Sent. n. 101/1995). Tale riconoscimento risulta perciò condizionato all’effettivo vantaggio che l’amministrazione trae dall’espletamento delle mansioni superiori, sicché esso non contrasta in alcun modo con i precetti di cui agli artt. 97 e 98 Cost.; anzi il diniego di qualsiasi attribuzione economica all’attività lavorativa prestata nell’espletamento di compiti non compresi nel livello d’inquadramento verrebbe a configurare un indebito arricchimento dell’Amministrazione di appartenenza (Corte Cost., Sent. n. 57 del 9.2.1989). La consapevolezza dell’impossibilità di applicare in modo generalizzato e indiscriminato l’art. 36 Cost. al rapporto di lavoro nel settore pubblico (che, a norma dell’art. 98, primo comma, Cost., si sottrae alla pura logica del rapporto di scambio - Corte Cost., Sent. n. 236 del 18.5.1992) è stata d’altronde sempre presente nelle pronunce del Giudice delle leggi e del Giudice amministrativo. La giurisprudenza aveva individuato, nel vigore del DPR n. 3/1957, sicuri criteri interpretativi e applicativi, attraverso i quali era possibile individuare i casi eccezionali di rilevanza economica della prestazione di fatto nel pubblico impiego, identificabili in quelle adibizioni per le quali era evidente il vantaggio per l’Amministrazione nel perseguimento del pubblico interesse. Veniva richiesta cioè la presenza di alcuni elementi nella fattispecie significativi per tale individuazione: 1) la vacanza del posto in organico di livello corrispondente alle mansioni di fatto, che rappresenta la dimostrazione e il parametro oggettivo della rispondenza delle espletate funzioni alle esigenze organizzative dell’Ente, quest’ultime attestabili solo dalla Pianta Organica che le rispecchia, in mancanza di un potere organizzativo e gestionale pari a quello del datore di lavoro privato, relativamente alla decisione di assumere personale e al jus variandi della prestazione dovuta dal dipendente, come riconfermato dall’art. 6 del D.Lg.vo n. 29/1993, ora art. 6 del D.Lg.vo 165/2001 (TAR Lecce, Sez. II, Sent. n. 356 del 2.6.1997); 2) l’effettivo esercizio (in misura prevalente rispetto alla prestazione lavorativa), per un periodo di tempo apprezzabile, delle mansioni della qualifica superiore; 3) l’avvenuto conferimento delle stesse attraverso un incarico formale, emanato cioè dall’organo competente a gestire le risorse umane e a provvedere alla copertura del posto, e consapevolmente teso a sopperire alla carenza di organico, dando atto dell’indispensabilità dell’attribuzione dei compiti di livello superiore al dipendente (C.d.S., Sez. V, Sent. n. 1219 del 30.10.1997; C.G.A. per la Regione Siciliana, Sent. n. 604 del 13.10.1998; C.d.S., Sez. V, Sent. n. 1447 del 12.10.1999; C.d.S., Sez. V, Sent. n. 2039 dell’1.12.1999; C.d.S., Sez. V, Sent. n. 5610 del 20.10.2000). Da tale ultimo elemento può tuttavia prescindersi in caso di sostituzione del primario (data l’indefettibilità dell’organo di vertice), ex art. 29 del DPR n. 761/197 e art. 7 del D.P.R. n. 128/1969 (C.d.S., Sez. V, Sent. n. 1075 del 14.9.1999; C.d.S., Sez. V, Sent. n. 668 del 7.2.2000; C.d.S., Sez. V, Sent. n. 5610 del 20.10.2000; C.d.S., Sez. V, Sent. n. 1502 del 13.3.2002). I canoni ermeneutici sopra ricordati, peraltro, hanno ispirato la formulazione dell’art. 56 del D.Lg.vo n. 29/1993 (ora art. 52 del D.Lg.vo n. 165/2001), perché evidentemente reputati la sintesi dell’operazione di adattamento delle esigenze costituzionali di cui agli artt. 97 e 98 Cost. e del precetto della giusta retribuzione corrispondente alla prestazione resa, espresso dall’art. 36 Cost. e dall’art. 2103 C.C.; essi, come tali, devono essere applicati per la soluzione della questione controversa, in conformità a quanto affermato dalla Corte Costituzionale. Nella fattispecie in esame, riguardante un dipendente comunale, le condizioni sopra indicate non ricorrono, in quanto dalla documentazione versata in giudizio risulta che il ricorrente nel periodo anteriore all’1.7.1998 non ha mai ricevuto un incarico formale di conferimento delle mansioni superiori di VII^ e/o di VIII^ qualifica funzionale da parte dell’organo comunale competente a gestire le risorse umane ed a provvedere alla copertura dei posti vacanti in organico. Organo competente da ritenersi fino all’entrata in vigore della L. n. 142/1990, il Consiglio Comunale, ai sensi dell’art. 131 R.D. n. 148/1915, mentre dopo l’entrata in vigore dell’art. 35 L. n. 142/1990 la competenza si è trasferita alla Giunta Comunale, restando al Consiglio il solo potere di natura regolamentare. La competenza della Giunta in ordine anche all’adozione del Regolamento sull’ordinamento degli uffici e dei servizi ha avuto poi espresso riconoscimento con l’art. 5, comma 6, della L. n. 127/1997, che ha abrogato l’intera lett. c) dell’art. 35 L. n. 142/1990 (è appena il caso di aggiungere che l’art. 23 del D.Lg.vo n. 80/1998 ha inserito l’art. 36 bis nel D.Lg.vo n. 29/1993, con la precisazione che il Regolamento sull’ordinamento degli uffici e dei servizi negli Enti Locali disciplina anche le dotazioni organiche). Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al provvedimento".

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La controversia in esame e' finalizzata al riconoscimento delle mansioni superiori svolte da un dipendente comunale. Al riguardo, rileva il TAR che l’art. 45, comma 17, D.Lg.vo n. 80/1998 statuiva che le controversie, relative a questioni inerenti al periodo anteriore all’1.7.1998, dovevano “esser ... Continua a leggere

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domenica 23 marzo 2014 09:21

Comune di Bernalda: e' irricevibile il ricorso se la delibera non viene impugnata entro il termine decadenziale di 60 giorni dalla sua pubblicazione sull'Albo Pretorio on line

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Basilicata Potenza Sez. I del 14.2.2014 n. 125

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Nella controversia in esame il TAR pur prescindendo dall'esame dell'eccezione di irricevibilità del ricorso non manca di rilevare come "Si prescinde dall’irricevibilità dell’impugnazione della Del. G.M. n. 125 del 3.11.2011 (pubblicata nell’Albo Pretorio dal 3 al 18 novembre 2011), in quanto avrebbe dovuto essere contestata entro il termine decadenziale di impugnazione di 60 giorni, ed anche della sua inammissibilità per acquiescenza, perché la società ricorrente ha poi chiesto, di propria iniziativa, l’attivazione del procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale ai sensi del D.Lg.vo n. 152/2006 e della L.R. n. 47/1998, presentando lo studio di impatto ambientale, unitamente alla relativa documentazione prevista dall’art. 5 L.R. n. 47/1998". Per continuare nella lettura della sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Basilicata Potenza Sez. I del 14.2.2014 n. 125

 
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domenica 23 marzo 2014 09:08

Azienda Sanitaria Locale Matera (Asm): la presenza di una graduatoria di concorso ancora valida limita e, in alcune ipotesi, esclude la libertà di indire un nuovo concorso per titoli ed esami con accesso dall’esterno, essa non incide sulla libertà di avviare una procedura di mobilità.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Basilicata Potenza Sez. I del 3.2.2014 n. 107

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La questione principale che TAR nella sentenza in esame è chiamato a dirimere attiene alla legittimità o meno della decisione operata dall’Azienda sanitaria intimata di indire una procedura di mobilità per la copertura di 15 posti di operatore socio sanitario, categoria B super, anziché procedere, come auspicato dai ricorrenti, allo scorrimento della graduatoria di concorso della Asl di Matera. La questione in esame va pertanto distinta dalla differente ipotesi della limitazione della discrezionalità dell’Amministrazione nella decisione di bandire un nuovo concorso, che va puntualmente motivata, in presenza di una graduatoria valida di idonei. Va infatti chiarito che se, da un lato, la presenza di una graduatoria di concorso ancora valida limita e, in alcune ipotesi, esclude la libertà di indire un nuovo concorso per titoli ed esami con accesso dall’esterno, essa non incide sulla libertà di avviare una procedura di mobilità. La procedura di mobilità, infatti, non determina l’assunzione ex novo di personale nella pubblica amministrazione, ma determina soltanto il trasferimento di personale da una pubblica amministrazione ad un’altra tramite cessione del contratto di lavoro di dipendenti appartenenti alla stessa qualifica in servizio presso altre amministrazioni, che facciano domanda di trasferimento.2.1.-Tanto chiarito, si rivelano infondate tutte le censure mosse dai ricorrenti, le quali muovono dall’erroneo presupposto che, nella specie, si verta nella differente ipotesi della decisione di reclutamento del personale tramite indizione di un nuovo concorso pubblico aperto anche a candidati esterni, anziché tramite scorrimento della graduatoria esistente. In tale diversa fattispecie, alla luce dei principi affermati dall’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato 28 luglio 2011, n.14, l’opzione dello scorrimento della graduatoria è possibile soltanto in presenza di posti già presenti in pianta organica, mentre nell’ipotesi in cui i posti siano di nuova istituzione è necessaria l’indizione di un concorso pubblico. Ma, come anticipato, nella specie, l’Azienda sanitaria intimata ha deciso di coprire le vacanze in organico nel ruolo di operatore sanitario tramite indizione di un avviso pubblico di mobilità. Si rivelano pertanto inconferenti tutte le disposizioni normative statali e regionali che i ricorrenti assumono violate, in quanto le stesse si riferiscono alla proroga delle graduatorie vigenti e sanciscono un favor per lo scorrimento delle graduatorie di concorsi già espletati rispetto alla diversa ipotesi di assunzione ex novo di personale tramite indizione di un nuovo concorso pubblico. In particolare, l’art. 30, comma 2, della L.R. 30 dicembre 2010, n. 33, come modificato dall’art. 13 della L.R. 4 agosto 2011, n. 17, dispone che: <>. La normativa regionale se, per un verso, non prevede un obbligo incondizionato di procedere alle assunzioni tramite scorrimento delle graduatorie di concorso vigenti, per altro verso impone il rispetto delle diposizioni previste dalla normativa statale vigente. Tra tali disposizioni in materia di reclutamento del personale viene in rilievo l’art. 30, comma 2 bis, del d.lgs 30 marzo 2001, n.165, il quale impone alle amministrazioni, prima di procedere all’espletamento di procedure concorsuali, finalizzate alla copertura di posti vacanti in organico, di attivare procedure pubbliche di mobilità. La modalità di reclutamento di personale tramite procedura di mobilità è dunque prioritaria rispetto a qualsiasi altra forma di reclutamento, ivi compreso lo scorrimento della graduatoria, né è consentito in sede di contrattazione collettiva eludere tale disposizione, perché il comma 30, comma 2, del d.lgs 30 marzo 2001, n.165, commina la nullità agli accordi o alle clausole dei contratti collettivi volti ad eludere l’applicazione del principio del previo esperimento della mobilità rispetto al reclutamento di nuovo personale. Dalle disposizioni sopra richiamate si evince dunque un favor legislativo per le modalità di copertura di vacanze in organico tramite la procedura di mobilità. Per la lettura della sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".

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domenica 23 marzo 2014 08:59

Azienda Territoriale per l'Edilizia Residenziale di Matera: la stazione appaltante non e' obbligata a comunicare l’avvio del procedimento nel caso di revoca dell'aggiudicazione provvisoria

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Basilicata Potenza Sez. I del 3.2.2014 n. 106

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L’aggiudicazione provvisoria è un atto endoprocedimentale che determina una scelta non ancora definitiva da parte della Commissione di gara, rispetto al quale l'aggiudicatario provvisorio può vantare un mera aspettativa alla conclusione del procedimento e non già una posizione giuridica qualificata. Pertanto non sussiste l’obbligo per la stazione appaltante di comunicare l’avvio del procedimento nel caso di revoca dell'aggiudicazione provvisoria. La stazione appaltante è obbligata invece al rispetto delle garanzie partecipative quando l'esercizio del potere di autotutela ha ad oggetto l'aggiudicazione definitiva, in ragione della posizione di vantaggio che solo quest'ultima costituisce in capo all'impresa aggiudicataria. Per la sentenza per esteso cliccare su "Accedi al provvedimento".

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sabato 22 marzo 2014 12:57

Sperimentazione Apprendistato Professionalizzante: avviso per l'assegnazione del contributo alle aziende

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della Determinazione Dirigenziale n. 143 del 28 febbraio 2014 pubblicata sul BUR n. 8 del 16 marzo 2014

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E' stata pubblicata sul BUR n. 8 del 16 marzo 2014, la Determinazione Dirigenziale n. 143 del 28 febbraio 2014 in materia di "Assegnazione del contributo alle aziende dal n. 155635 al n. 159436 - Protocollo Centrale Bandi per il Voucher per la formazione di base e trasversale e per l’Incentivo per l’attivazione del contratto di apprendistato - Aziende in corso di istruttoria- Aziende decadute dai benefici - Approvazione testo Disciplinare. Assunzione impegno contabile di spesa". Per scaricare la determinazione cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della Determinazione Dirigenziale n. 143 del 28 febbraio 2014 pubblicata sul BUR n. 8 del 16 marzo 2014

 
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E' stata pubblicata sul BUR n. 8 del 16 marzo 2014, la Determinazione Dirigenziale n. 143 del 28 febbraio 2014 in materia di "Assegnazione del contributo alle aziende dal n. 155635 al n. 159436 - Protocollo Centrale Bandi per il Voucher per la formazione di base e trasversale e per l’Incentivo per ... Continua a leggere

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lunedì 27 gennaio 2014 22:22

Contratti pubblici: ai fini della dimostrazione della capacità economico-finanziaria e' sufficiente anche l’allegazione di una sola referenza bancaria

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza breve del TAR Basilicata Potenza Sez. I del 25.1.2014 n. 103 (parte in giudizio: Regione Basilicata)

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Ai fini della dimostrazione della capacità economico-finanziaria, risulta sufficiente anche l’allegazione di una sola referenza bancaria (sul punto cfr. per es. TAR Basilicata Sent. n. 886 del 21.12.2009, che richiama C.d.S. Sez. V n. 2180 del 22.4.2002; TAR Lazio Sez. III n. 3874 del 3.5.2007, n. 3780 del 27.4.2007 e nn. 2661 e 2663 del 27.3.2007; TAR Napoli Sez. I n. 4406 del 16.5.2006; TAR Piemonte Sez. I n. 717 dell’1.2.2006; TAR Milano Sez. III n. 9015 del 21.12.2000), sia perché l’art. 41, comma 1, D.Lg.vo n. 163/2006 statuisce che la capacità economica e finanziaria può essere dimostrata, alternativamente alle referenze bancarie, con la dichiarazione concernente il fatturato globale o l’importo delle forniture identiche a quelle oggetto della gara realizzate negli ultimi tre esercizi, sia perché le attestazioni bancarie risultano generiche e non impegnative per le banche che le rilasciano e perciò la presentazione di due referenze bancarie non fornisce alla stazione appaltante maggiori garanzie rispetto all’esibizione di una sola referenza bancaria. Infatti, sebbene la lex specialis di gara prevedeva che l’attestazione della capacità economica e della solvibilità in relazione al valore dell’appalto doveva riferirsi alla singola ditta concorrente, nella specie risulta evidente che, poiché la sopra descritta referenza bancaria è stata presentata dalla ricorrente, l’omessa indicazione del suo nominativo e/o ragione sociale nel corpo di tale documento costituiva molto probabilmente una mera dimenticanza del funzionario bancario. Perciò, di fronte ad un tale grave, preciso e significativo indizio, la Commissione giudicatrice, ai sensi dell’art. 46, comma 1, D.Lg.vo n. 163/2006, doveva chiedere alla ricorrente di far integrare la suindicata lacuna mediante il rilascio da parte della stessa banca di un ulteriore atto, che precisasse espressamente anche che la precedente referenza del 21.11.2013 era stata rilasciata in favore della stessa ricorrente. Come in effetti è avvenuto con la citata nota Unicredit del 16.12.2013. Poiché la ricorrente aveva presentato le due referenze bancarie, prescritte dalla lex specialis, la predetta integrazione non viola il principio della par condicio, ma al contrario risulta coerente con l’altro principio fondamentale in tema di procedimenti di evidenza pubblica di favore la più ampia partecipazione, per selezionare il migliore offerente.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza breve del TAR Basilicata Potenza Sez. I del 25.1.2014 n. 103 (parte in giudizio: Regione Basilicata)

 
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Ai fini della dimostrazione della capacità economico-finanziaria, risulta sufficiente anche l’allegazione di una sola referenza bancaria (sul punto cfr. per es. TAR Basilicata Sent. n. 886 del 21.12.2009, che richiama C.d.S. Sez. V n. 2180 del 22.4.2002; TAR Lazio Sez. III n. 3874 del 3.5.2007, n. ... Continua a leggere

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venerdì 22 novembre 2013 10:06

Provincia di Potenza: il TAR statuisce che i rifiuti liquidi pericolosi, prodotti nella Provincia di Potenza, possono continuare ad essere trasportati e conferiti presso impianti appositamente autorizzati, siti al di fuori della Provincia stessa, non risultando violato l'art. 120 della Costituzione

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Basilicata Potenza Sez. I del 21.11.2013 n. 727

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Nel giudizio in esame si controverte della legittimità della Del. G.P. n. 69 del 2.10.2007 (pubblicata nell’Albo Pretorio dall’8.10.2007 al 23.10.2007), con la quale la Provincia di Potenza ha integrato il Piano Provinciale di gestione dei rifiuti, nella parte in cui non ha menzionato il progetto di adeguamento dell’impianto di trattamento, sito all’interno delle Officine Grandi Riparazioni di Trenitalia S.p.A. nella Località San Nicola di Melfi, presentato dalla SODAI Italia S.p.A. l’1.8.2005, e non ha previsto la realizzazione di impianti per il trattamento dei rifiuti liquidi pericolosi Il Giudice nella sentenza in esame ha, tra l'altro, rilevato che non risulta violato l’art. 120 della Costituzione, in quanto i rifiuti liquidi pericolosi, prodotti nella Provincia di Potenza, possono continuare ad essere trasportati e conferiti presso impianti appositamente autorizzati, siti al di fuori della Provincia stessa. Invece, non risulta pertinente il richiamo alle Sentenze Corte Costituzionale nn. 535/2001 e 505/2002 ed alla limitazione del principio di autosufficienza ex art. 182 bis, comma 1, lett. a), D.Lg.vo n. 152/2006, riferito esclusivamente ai rifiuti urbani non pericolosi, attesocchè il contrasto con tale principio si verifica allorquando viene adottata una norma regionale che prevede il divieto assoluto di conferimento di rifiuti speciali o pericolosi, provenienti da altre Regioni, mentre un atto di programmazione regionale può anche non prevedere l’installazione di un impianto di trattamento di rifiuti liquidi pericolosi. Perciò, nella specie, non può ritenersi violato l’art. 117, comma 2, lett. s), della Costituzione. Né risulta violato l’art. 5 Direttiva Comunitaria n. 12/2006, in quanto l’obbligo di autosufficienza, relativo alla “necessità di impianti specializzati per determinati tipi di rifiuti”, viene attribuito da tale norma comunitaria ad ogni Stato membro e non anche agli Enti sub statali. Parimenti, non risultano violati i principi fondamentali del D.Lg.vo n. 152/2006, in quanto, ai sensi dell’art. 195, comma 2, lett. a) e v), D.Lg.vo n. 152/2006, spetta allo Stato “l’indicazione dei criteri e delle modalità di adozione, secondo principi di unitarietà, compiutezza e coordinamento, delle norme tecniche per la gestione dei rifiuti, dei rifiuti pericolosi e di specifiche tipologie di rifiuti, con riferimento anche ai relativi sistemi di accreditamento e di certificazione” e la “predisposizione di linee guida per l’individuazione delle procedure analitiche, dei criteri e delle metodologie per la classificazione dei rifiuti pericolosi”. Mentre i Piani di gestione dei rifiuti ex artt. 196, comma 1, lett. a), 197, comma 1, lett. d), e 199 D.Lg.vo n. 152/2006, di competenza regionale e/o provinciale, non devono obbligatoriamente contemplare l’insediamento di impianti di trattamento di rifiuti liquidi pericolosi, in quanto tali Piani, ai sensi dell’art. 199, comma 3, lett. b) e g), D.Lg.vo n. 152/2006, devono prevedere, con riferimento ai rifiuti pericolosi, oltre agli impianti esistenti, i relativi “sistemi di raccolta”, ma al contempo il principio di autosufficienza risulta statuito, all’interno di ciascun ambito territoriale ottimale, soltanto con riferimento ai rifiuti urbani non pericolosi. Infine, va precisato che l’art. 182 bis D.Lg.vo n. 152/2006 prevede il criterio della prossimità degli impianti di recupero/trattamento/smaltimento soltanto con riferimento ai rifiuti urbani non pericolosi. Comunque, il criterio di prossimità va interpretato in stretta connessione con il principio di autosufficienza, valevole solo per i rifiuti urbani non pericolosi, per cui, se nell’ambito provinciale e/o regionale non vi sono impianti di trattamento/smaltimento di rifiuti liquidi pericolosi, tali rifiuti vanno conferiti presso l’impianto extraprovinciale o extraregionale più vicino. In ogni caso, va rilevato che lo scopo del presente ricorso non è quello di ottenere la previsione una qualsiasi localizzazione nell’ambito provinciale di un impianto di trattamento di rifiuti liquidi pericolosi, ma risulta finalizzato all’estensione dell’attività dell’impianto, esistente all’interno delle Officine Grandi Riparazioni di Trenitalia S.p.A. nella Località San Nicola di Melfi, al trattamento dei rifiuti liquidi pericolosi, anche di provenienza extraregionale. Tale finalità, però, come sopra detto, contrasta con il suindicato criterio di equità sociale e/o di omogenea distribuzione degli impianti, sancito a pag. 254 del Piano Provinciale di gestione dei rifiuti, già approvato con la Del. G.P. n. 43 del 16.7.2002. Fermo restando, che presso l’impianto, esistente all’interno delle Officine Grandi Riparazioni di Trenitalia S.p.A. nella zona industriale di Melfi, la SODAI Italia S.p.A. potrà svolgere l’attività di trattamento dei rifiuti speciali liquidi non pericolosi, in quanto l’impugnata Del. G.P. n. 69 del 2.10.2007 prevede espressamente, a pag. 221 dell’approvata Sezione Rifiuti Speciali, la possibilità dell’ampliamento degli impianti esistenti nei Comuni di Atella, Baragiano, Barile, Melfi e Viggiano, per il trattamento dei rifiuti liquidi non pericolosi.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Basilicata Potenza Sez. I del 21.11.2013 n. 727

 
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Nel giudizio in esame si controverte della legittimità della Del. G.P. n. 69 del 2.10.2007 (pubblicata nell’Albo Pretorio dall’8.10.2007 al 23.10.2007), con la quale la Provincia di Potenza ha integrato il Piano Provinciale di gestione dei rifiuti, nella parte in cui non ha menzionato il progetto d ... Continua a leggere

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venerdì 22 novembre 2013 10:03

Provincia di Potenza: il TAR statuisce che i rifiuti liquidi pericolosi, prodotti nella Provincia di Potenza, possono continuare ad essere trasportati e conferiti presso impianti appositamente autorizzati, siti al di fuori della Provincia stessa, non risultando violato l'art. 120 della costituzione

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Basilicata Potenza Sez. I del 21.11.2013 n. 727

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Nel giudizio in esame si controverte della legittimità della Del. G.P. n. 69 del 2.10.2007 (pubblicata nell’Albo Pretorio dall’8.10.2007 al 23.10.2007), con la quale la Provincia di Potenza ha integrato il Piano Provinciale di gestione dei rifiuti, nella parte in cui non ha menzionato il progetto di adeguamento dell’impianto di trattamento, sito all’interno delle Officine Grandi Riparazioni di Trenitalia S.p.A. nella Località San Nicola di Melfi, presentato dalla SODAI Italia S.p.A. l’1.8.2005, e non ha previsto la realizzazione di impianti per il trattamento dei rifiuti liquidi pericolosi Il Giudice nella sentenza in esame ha, tra l'altro, rilevato che non risulta violato l’art. 120 della Costituzione, in quanto i rifiuti liquidi pericolosi, prodotti nella Provincia di Potenza, possono continuare ad essere trasportati e conferiti presso impianti appositamente autorizzati, siti al di fuori della Provincia stessa. Invece, non risulta pertinente il richiamo alle Sentenze Corte Costituzionale nn. 535/2001 e 505/2002 ed alla limitazione del principio di autosufficienza ex art. 182 bis, comma 1, lett. a), D.Lg.vo n. 152/2006, riferito esclusivamente ai rifiuti urbani non pericolosi, attesocchè il contrasto con tale principio si verifica allorquando viene adottata una norma regionale che prevede il divieto assoluto di conferimento di rifiuti speciali o pericolosi, provenienti da altre Regioni, mentre un atto di programmazione regionale può anche non prevedere l’installazione di un impianto di trattamento di rifiuti liquidi pericolosi. Perciò, nella specie, non può ritenersi violato l’art. 117, comma 2, lett. s), della Costituzione. Né risulta violato l’art. 5 Direttiva Comunitaria n. 12/2006, in quanto l’obbligo di autosufficienza, relativo alla “necessità di impianti specializzati per determinati tipi di rifiuti”, viene attribuito da tale norma comunitaria ad ogni Stato membro e non anche agli Enti sub statali. Parimenti, non risultano violati i principi fondamentali del D.Lg.vo n. 152/2006, in quanto, ai sensi dell’art. 195, comma 2, lett. a) e v), D.Lg.vo n. 152/2006, spetta allo Stato “l’indicazione dei criteri e delle modalità di adozione, secondo principi di unitarietà, compiutezza e coordinamento, delle norme tecniche per la gestione dei rifiuti, dei rifiuti pericolosi e di specifiche tipologie di rifiuti, con riferimento anche ai relativi sistemi di accreditamento e di certificazione” e la “predisposizione di linee guida per l’individuazione delle procedure analitiche, dei criteri e delle metodologie per la classificazione dei rifiuti pericolosi”. Mentre i Piani di gestione dei rifiuti ex artt. 196, comma 1, lett. a), 197, comma 1, lett. d), e 199 D.Lg.vo n. 152/2006, di competenza regionale e/o provinciale, non devono obbligatoriamente contemplare l’insediamento di impianti di trattamento di rifiuti liquidi pericolosi, in quanto tali Piani, ai sensi dell’art. 199, comma 3, lett. b) e g), D.Lg.vo n. 152/2006, devono prevedere, con riferimento ai rifiuti pericolosi, oltre agli impianti esistenti, i relativi “sistemi di raccolta”, ma al contempo il principio di autosufficienza risulta statuito, all’interno di ciascun ambito territoriale ottimale, soltanto con riferimento ai rifiuti urbani non pericolosi. Infine, va precisato che l’art. 182 bis D.Lg.vo n. 152/2006 prevede il criterio della prossimità degli impianti di recupero/trattamento/smaltimento soltanto con riferimento ai rifiuti urbani non pericolosi. Comunque, il criterio di prossimità va interpretato in stretta connessione con il principio di autosufficienza, valevole solo per i rifiuti urbani non pericolosi, per cui, se nell’ambito provinciale e/o regionale non vi sono impianti di trattamento/smaltimento di rifiuti liquidi pericolosi, tali rifiuti vanno conferiti presso l’impianto extraprovinciale o extraregionale più vicino. In ogni caso, va rilevato che lo scopo del presente ricorso non è quello di ottenere la previsione una qualsiasi localizzazione nell’ambito provinciale di un impianto di trattamento di rifiuti liquidi pericolosi, ma risulta finalizzato all’estensione dell’attività dell’impianto, esistente all’interno delle Officine Grandi Riparazioni di Trenitalia S.p.A. nella Località San Nicola di Melfi, al trattamento dei rifiuti liquidi pericolosi, anche di provenienza extraregionale. Tale finalità, però, come sopra detto, contrasta con il suindicato criterio di equità sociale e/o di omogenea distribuzione degli impianti, sancito a pag. 254 del Piano Provinciale di gestione dei rifiuti, già approvato con la Del. G.P. n. 43 del 16.7.2002. Fermo restando, che presso l’impianto, esistente all’interno delle Officine Grandi Riparazioni di Trenitalia S.p.A. nella zona industriale di Melfi, la SODAI Italia S.p.A. potrà svolgere l’attività di trattamento dei rifiuti speciali liquidi non pericolosi, in quanto l’impugnata Del. G.P. n. 69 del 2.10.2007 prevede espressamente, a pag. 221 dell’approvata Sezione Rifiuti Speciali, la possibilità dell’ampliamento degli impianti esistenti nei Comuni di Atella, Baragiano, Barile, Melfi e Viggiano, per il trattamento dei rifiuti liquidi non pericolosi.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Basilicata Potenza Sez. I del 21.11.2013 n. 727

 
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Nel giudizio in esame si controverte della legittimità della Del. G.P. n. 69 del 2.10.2007 (pubblicata nell’Albo Pretorio dall’8.10.2007 al 23.10.2007), con la quale la Provincia di Potenza ha integrato il Piano Provinciale di gestione dei rifiuti, nella parte in cui non ha menzionato il progetto d ... Continua a leggere

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venerdì 22 novembre 2013 09:53

Comune di Venosa: In caso di pubblicazione del provvedimento prescritta da una norma, il termine per impugnare un provvedimento decorre dalla medesima, in quanto è determinante la conoscibilità legale per i soggetti non contemplati in esso

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Basilicata Potenza Sez. I del 8.11.2013 n. 701

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In caso di pubblicazione prescritta da una norma, il termine per impugnare un provvedimento decorre dalla medesima, in quanto è determinante la conoscibilità legale per i soggetti non contemplati in esso; la pubblicazione costituisce, infatti, una presunzione legale di conoscenza e crea un onere di diligenza nei confronti degli interessati, che devono attivarsi per accertare che il provvedimento non sia lesivo dei propri interessi. Il sistema della conoscenza legale costituisce lo strumento per conciliare il principio costituzionale dell'efficienza ed efficacia dell'azione amministrativa (art. 97 Cost.) con il diritto di difesa (cfr. T.A.R. Roma Lazio sez. III, 9 giugno 2008 n. 5595; Consiglio Stato sez. IV, 9 agosto 2005, n. 4228) e trova una deroga, solo con riferimento ai soggetti contemplati nella stessa, per i quali è prevista la comunicazione o notificazione individuale.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Basilicata Potenza Sez. I del 8.11.2013 n. 701

 
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In caso di pubblicazione prescritta da una norma, il termine per impugnare un provvedimento decorre dalla medesima, in quanto è determinante la conoscibilità legale per i soggetti non contemplati in esso; la pubblicazione costituisce, infatti, una presunzione legale di conoscenza e crea un onere di ... Continua a leggere

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