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lunedì 19 maggio 2014 19:11

Si ai matrimoni fuori dalla sede comunale: il Consiglio di Stato indica i presupposti

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del parere del Consiglio di Stato Sez. I

E´ giunta alla cronaca di questi giorni la notizia della delibera trasmessa all´Assemblea capitolina, con la quale si vorrebbe far approvare un regolamento comunale che consenta di sposarsi oltre che nella sala Rossa del Campidoglio, anche al Colosseo, in spiaggia ad Ostia, allo stadio Olimpico od ancora nella Torretta di Ponte Milvio, consentendo in tal modo a Roma Citale di fare cassa. In considerazione dei numerosi quesiti inviati dai Comuni che, in questa fase di crisi cercano qualsiasi soluzione pur di far entrare liquidità nelle casse comunali, si reputa opportuno evidenziare come tale via sia assolutamente percorribile purché vengono rispettati alcune condizioni importanti. L’art. 106 c.c. (Della celebrazione del matrimonio) stabilisce che “Il matrimonio deve essere celebrato pubblicamente nella casa comunale davanti all’ufficiale dello stato civile al quale fu fatta la richiesta di pubblicazione”. L’art. 3 d. P.R. 3 novembre 2000, n. 396 (Uffici separati) prevede che “1. I comuni possono disporre, anche per singole funzioni, l’istituzione di uno o più separati uffici dello stato civile. 2. Gli uffici separati dello stato civile vengono istituiti o soppressi con deliberazione della giunta comunale. Il relativo atto e’ trasmesso al prefetto”. Il Ministero dell’interno chiede al Consiglio di Stato se, in base a tale quadro normativo, tenuto conto della prassi positiva seguita dagli uffici dello stato civile, sia legittima la celebrazione di matrimoni al di fuori dell’edificio comunale e, in particolare, in luoghi di rilevanza storica, culturale, ambientale, ovvero turistica. Militerebbero in favore della soluzione favorevole i valori costituzionali sottesi all’istituto matrimoniale (artt. 29 e 30 Cost.) ed alle autonomie locali (artt. 5, 114 Cost.), in relazione all’evoluzione del costume e della società, che ha attenuato la sacralità della celebrazione, avvicinandola alla “mondanità”. In senso contrario, invece, la lettera della disposizione civilistica, improntata ad una concezione formale del rito matrimoniale. Sulla base di tali presupposti normativi il Consiglio di Stato nel parere attenzionato ha evidenziato come nella sensibilità collettiva, non solo in Italia ma nell’intero mondo occidentale, la celebrazione del matrimonio sia oramai avvertita come una vicenda non necessariamente intima o sacrale, ma anche mondana, e tale da sottrarsi – quanto meno con riguardo al luogo – al rigido cerimoniale previsto dalla tradizione. D’altra parte, l’esternalizzazione del rito matrimoniale in siti a valenza storico-artistica o paesaggistica rappresenta un’opzione coerente con i valori protetti dalla Carta costituzionale. Si aggiunga, che la moderna concezione del matrimonio, come istituto volto alla realizzazione della persona umana, oltre che come fatto fondante la primigenia cellula sociale, suggerisce di dare spazio alla scelta dei coniugi in ordine al luogo più appropriato per celebrare l’atto costitutivo della loro unione. Sotto questo profilo l’art. 106 c.c. appare doversi interpretare in maniera sistematica. Viene in soccorso il citato art. 3 d.P.R. 3 novembre 2000, n. 396, applicabile anche alla funzione di celebrazione del matrimonio, in assenza di qualsiasi indice – letterale o sistematico – di segno contrario. Il problema che si pone attiene, dunque, all’estensione della facoltà prevista da tale disposizione, contenuta in un regolamento di delegificazione, nell’interpretazione della fonte primaria. La soluzione accolta dalla prassi, riportata nella pubblicazione “Massimario dello Stato civile”, curata dalla Direzione Centrale per i Servizi Demografici costituita presso il Dipartimento per gli affari interni e territoriali del Ministero, è nel senso di ammettere la celebrazione del matrimonio in luoghi esterni, che rientrino nella disponibilità giuridica del Comune (a titolo di proprietà, diritto reale o personale di godimento), purché stabilmente destinati alle celebrazioni. Sarebbe quindi impedita la celebrazione in quei siti che, per la loro attrattiva estetica, storica o ambientale abbiano una destinazione turistica, siano aperti al pubblico e caratterizzati da affollamento, a meno che il Comune ne abbia l’esclusiva disponibilità e li riservi alle celebrazioni, così però, di fatto, sottraendoli all’utenza. Ad avviso della Sezione tale soluzione rappresenta il livello minimo di permissione alle celebrazioni extramurarie, senza che al riguardo occorra forzare il testo delle disposizioni richiamate, essendo sufficiente un’interpretazione costituzionalmente orientata della norma civilistica. “Casa comunale” può essere considerata, infatti, qualsiasi struttura nella disponibilità giuridica del Comune vincolata allo svolgimento di funzioni istituzionali e, segnatamente, alla celebrazione di matrimoni da parte dell’ufficiale di stato civile. Ciò su cui occorre riflettere sono i requisiti di esclusività e continuità della destinazione, che, se intesi in termini assoluti, sarebbero preclusivi di celebrazioni in luoghi aperti all’utenza. A tal riguardo il Consiglio di Stato ritiene che sia possibile tanto una destinazione frazionata nel tempo (determinati giorni della settimana, determinati giorni del mese), quanto una destinazione frazionata nello spazio (determinate aree del luogo), purché precisamente delimitati e aventi carattere duraturo, o, comunque, non occasionale. Ciò perché a rilevare – oltre, ovviamente, alla definizione preventiva della destinazione – è la stabilità della connessione tra l’uso del sito e le funzioni amministrative proprie della casa comunale, che non viene meno allorquando determinati periodi di tempo o determinate porzioni del sito siano adibiti ad altri usi. In tal modo viene garantita la possibilità di impiegare un sito a valenza culturale o estetica per le celebrazioni matrimoniali, senza sottrarlo al godimento della collettività. Per scaricare il parere del Consiglio di Stato cliccare su "Accedi al Provvedimento".

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martedì 11 giugno 2013 17:07

Amministrazione trasparente: risposta del direttore al quesito sull'interpretazione degli art 26 e 27 dlgs n. 33/2013

Gazzetta Amministrativa

Online la risposta del Prof. Avv. Enrico Michetti al quesito formulato dal comune di Salsomaggiore Terme sulla corretta pubblicazione dei dati afferenti concessioni e attribuzioni di importo superiore aad euro mille. Per accedere al parere cliccare sul titolo sopra linciato.

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martedì 28 maggio 2013 13:57

La Gazzetta Amministrativa al Forum P.A. 2013

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La Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della Funzione Pubblica, ospita la Gazzetta Amministrativa presso il proprio stand al Forum della P.A. dal titolo "Il Paese alla sfida della trasparenza". Sarà presente il personale della Gazzetta Amministrativa per la divulgazione del progetto sulla Trasparenza Amministrativa e su tutti i servizi istituzionali distribuiti gratuitamente al personale politico e amministrativo-tecnico-contabile della PA. Nelle giornate del 29 e 30 maggio sarà anche presente il Direttore Prof. Avv. Enrico Michetti che è a disposizione per rendere informazioni e chiarimenti e per accogliere preziosissimi suggerimenti e/o proposte migliorative od integrative.

 
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giovedì 5 dicembre 2013 19:15

Interventi per il contenimento della spesa pubblica: il vostro contributo alla spending review con la diffusione degli applicativi gratuiti del Governo "Amministrazione Trasparente" ed "Albo Pretorio on line"

segnalazione a cura del Prof. Avv. Enrico Michetti

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nell'incontro tenutosi presso il MEF in data 04/12/2013 tra il Commissario Straordinario per la spending review Dott. Carlo Cottarelli ed il Prof. Avv. Enrico Michetti, sono stati presentati i risultati conseguiti nell'anno in corso in termini di riduzione della spesa pubblica dal progetto Gazzetta Amministrativa della Repubblica Italiana. Da un punto di vista squisitamente economico, a seguito di un indagine di mercato, si e' peraltro evidenziato con riferimento ai soli costi minimi un risparmio per la spesa pubblica, per il 2013, pari a 56 milioni di euro. Una diffusione capillare, poi, sull'intero territorio nazionale, determinerebbe, sempre con riferimento ai soli costi minimi, un risparmio annuo a regime di circa 455 milioni di euro ai quali andranno aggiunti i risparmi derivanti dall'abbattimento dei costi del contenzioso amministrativo, contabile e tributario. Un ruolo rilevante in termini di contenimento della spesa pubblica è stato determinato dagli applicativi gratuiti (Albo Pretorio on line ed Amministrazione Trasparente) messi a disposizione dal Governo Italiano per il tramite della Gazzetta Amministrativa della Repubblica Italiana a tutti gli Enti gravati dalla vigente normativa. Gli applicativi di cui sopra potranno essere facilmente scaricati visitando la sezione Albo e Trasparenza. Gli applicativi MIPA peraltro, sono gli unici aggiornati in tempo reale con le modifiche normative e giurisprudenziali. Lo staff è a disposizione delle P.A. per l'immediata attivazione del servizio ai n. Tel. 06.3242351- 06.3242354 o mail servizi@gazzettaamministrativa.it, info@gazzettaamministrativa.it Invitiamo tutti i nostri utenti a contribuire all'abbattimento della spesa pubblica diffondendo e comunicando a tutte le Pubbliche Amministrazioni l'opportunità di poter usufruire gratuitamente dell'Amministrazione Trasparente e dell'Albo Pretorio on line.

segnalazione a cura del Prof. Avv. Enrico Michetti

 
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sabato 12 ottobre 2013 21:39

Funzione Pubblica: nuovi progetti per le Pubbliche Amministrazioni

Funzione Pubblica comunicato del 11.10.2013

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La Funzione Pubblica con apposito comunicato del 11.10.2013 ha reso noto che in data 8 ottobre 2013, il Ministro D'Alia ha firmato con il Prof. Avv. Enrico Michetti, Direttore della Gazzetta Amministrativa un "Protocollo d'Intesa per l'ottimizzazione dei rapporti dei cittadini con la pubblica amministrazione attraverso il coordinamento, la standardizzazione e la diffusione di modelli e strumenti di innovazione tecnologica diretti allo sviluppo del Paese". Le finalità generali del Protocollo sono quelle di proseguire un rapporto sinergico di collaborazione indirizzato alla formazione, informazione, aggiornamento ed assistenza di amministratori e dipendenti pubblici ed al miglioramento delle relazioni tra le pubbliche amministrazioni ed i cittadini attraverso la realizzazione di progetti che - anche avvalendosi di strumenti di alta innovazione messi a disposizione delle P.A. ed a vantaggio dei cittadini - nell'ottica del contenimento della spesa pubblica rendano effettivi i principi di trasparenza, semplificazione, digitalizzazione, celerità ed efficienza della pubblica amministrazione. Il piano d'azione, oggetto del Protocollo, prevede infatti, oltre alla continuità dei progetti già realizzati ed operativi, la realizzazione di inediti strumenti di ausilio ai dipendenti pubblici ed ulteriori iniziative e progettualità.

Funzione Pubblica comunicato del 11.10.2013

 
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lunedì 26 maggio 2014 16:17

Anticorruzione: il Segretario Generale di un Comune con popolazione superiore a 15mila abitanti non può ricoprire la carica di componente di una propria istituzione comunale

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti dell'orientamento A.N.AC n.9/2014

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E' stato pubblicato dall'A.N.AC l'orientamento interpretativo n, 9/2014 a tenore del quale "Sussiste l’ipotesi di incompatibilità di cui all’art. 11, co. 3, lett. c), d.lgs. n. 39/2013, tra l’incarico di Segretario generale di un comune con popolazione superiore ai 15 mila abitanti e la carica di componente di una propria istituzione comunale, in quanto tale entità è da equiparare a un ente di diritto privato in controllo pubblico da parte del comune."

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lunedì 25 luglio 2016 12:53

Pianificazione generale del territorio: l'ampia discrezionalità del Comune

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV del 20.7.2016 n. 3250

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È jus receptum (cfr., per tutti, da ultimo, Cons. St., IV, 12 maggio 2016 n. 1907) che, in sede di pianificazione generale del territorio, la discrezionalità, di cui il Comune dispone in ordine alle scelte sulla destinazione dei suoli, è ben ampia e, quindi, in genere non abbisogna di una particolare motivazione al di là di quella ricavabile dai criteri e principi generali cui s’ispira il PRG. È questo il principio ribadito dalla Quarta Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza del 20 luglio 2016 n. 3250 con la quale rileva altresi che, già il concreto esercizio di tal amplissima discrezionalità del Comune comunque può esser censurato quando appaia manifestamente illogico, irragionevole, contraddittorio, errato nei presupposti o viziato nel procedimento (arg. ex Cons. St., IV, 29 maggio 2015 n. 2685).

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV del 20.7.2016 n. 3250

 
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È jus receptum (cfr., per tutti, da ultimo, Cons. St., IV, 12 maggio 2016 n. 1907) che, in sede di pianificazione generale del territorio, la discrezionalità, di cui il Comune dispone in ordine alle scelte sulla destinazione dei suoli, è ben ampia e, quindi, in genere non abbisogna di una particola ... Continua a leggere

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lunedì 23 giugno 2014 20:59

Incompatibilità/inconferibilita': Non sussiste alcuna causa di incompatibilità/inconferibilità tra la carica di componente della giunta o del consiglio di un comune e la qualifica di dipendente pubblico non titolare di un incarico o di funzioni dirigenziali.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti dell'orientamento A.N.AC. n. 37/2014

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Con orientamento n. 37/2014 l'Autorità Nazionale Anticorruzione ha precisato che "Non sussiste alcuna causa di incompatibilità/inconferibilità, ai sensi del d.lgs. n. 39/2013, tra la carica di componente della giunta o del consiglio di un comune e la qualifica di dipendente pubblico non titolare di un incarico o di funzioni dirigenziali"

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti dell'orientamento A.N.AC. n. 37/2014

 
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martedì 24 settembre 2013 00:12

La Soprintendenza può annullare in caso di difetto di motivazione l’autorizzazione paesaggistica rilasciata dal comune

nota del Prof. Avv. Enrico Michetti a sentenza del Consiglio di Stato

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Il divieto per la soprintendenza di effettuare valutazioni di merito intorno all’autorizzazione paesaggistica rilasciata dal comune sussiste soltanto se l’ente che rilascia l’autorizzazione di base abbia adempiuto al suo obbligo di motivare in maniera adeguata in ordine alla compatibilità paesaggistica dell’opera. In caso contrario gli organi ministeriali possono annullare il provvedimento adottato per difetto di motivazione e indicare, anche per evidenziare il vizio di eccesso di potere dell’atto esaminato le ragioni di merito, sorrette da un puntuale indicazione degli elementi concreti della specifica fattispecie, che concludono per la non compatibilità delle opere edilizie con i valori tutelati” (Cons. St., VI, 9 aprile 2013, n. 1905).

nota del Prof. Avv. Enrico Michetti a sentenza del Consiglio di Stato

 
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Il divieto per la soprintendenza di effettuare valutazioni di merito intorno all’autorizzazione paesaggistica rilasciata dal comune sussiste soltanto se l’ente che rilascia l’autorizzazione di base abbia adempiuto al suo obbligo di motivare in maniera adeguata in ordine alla compatibilità paesaggis ... Continua a leggere

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domenica 24 novembre 2013 08:03

Il Comune non deve dare comunicazione ai proprietari frontisti o vicini dell'avvio del procedimento diretto al rilascio di concessione edilizia

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. VI

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Con riguardo alla pretesa della comunicazione e alle esigenze di partecipazione dei vicini (Consiglio Stato sez. IV, 31 luglio 2009, n. 4847) non sussiste alcun obbligo per il Comune di dare comunicazione ai proprietari frontisti o vicini dell'avvio del procedimento diretto al rilascio di concessione edilizia, in quanto gli interessi coinvolti dal provvedimento con cui si consente la trasformazione edilizia del territorio sono di tale varietà ed ampiezza da rendere difficilmente individuabili tutti i soggetti che dall'emanazione dell'atto potrebbero ricevere nocumento.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. VI

 
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Con riguardo alla pretesa della comunicazione e alle esigenze di partecipazione dei vicini (Consiglio Stato sez. IV, 31 luglio 2009, n. 4847) non sussiste alcun obbligo per il Comune di dare comunicazione ai proprietari frontisti o vicini dell'avvio del procedimento diretto al rilascio di concessio ... Continua a leggere

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mercoledì 7 maggio 2014 23:46

Cessione "gratuita" di aree al Comune e di opere di urbanizzazione: on line il nuovo studio del Notariato

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti dello studio del Consiglio Nazionale del Notariato del 7.5.2014

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Il Consiglio Nazionale del Notariato ha pubblicato lo studio "Cessione “gratuita” di aree (e di opere di urbanizzazione) al Comune: trattamento fiscale dopo il D.Lgs. n. 23/2011" che prende le mosse dalla preliminare e pregiudiziale verifica della natura giuridica dell’atto di cessione “gratuita” di aree (e di opere di urbanizzazione), posta in essere a scomputo dei contributi di urbanizzazione o in esecuzione di convenzioni di lottizzazione, per ricavarne la considerazione che si tratti di fattispecie (sia pure “formalmente”) gratuita per l’inesistenza a carico dell’Ente cessionario di alcuna prestazione suscettibile di valutazione economica. Per scaricare lo studio cliccare su "Accedi al Provvedimento"

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti dello studio del Consiglio Nazionale del Notariato del 7.5.2014

 
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Il Consiglio Nazionale del Notariato ha pubblicato lo studio "Cessione “gratuita” di aree (e di opere di urbanizzazione) al Comune: trattamento fiscale dopo il D.Lgs. n. 23/2011" che prende le mosse dalla preliminare e pregiudiziale verifica della natura giuridica dell’atto di cessione “gratuita” d ... Continua a leggere

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lunedì 16 maggio 2016 09:05

Pianificazione urbanistica: il Comune può introdurre prescrizioni urbanistiche anche ai fini di protezione paesaggistico o ambientale di determinate aree, indipendentemente dalle specifiche normative di settore

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. VI del 13.5.2016 n. 1933

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Per consolidato orientamento giurisprudenziale, al Comune è consentito introdurre prescrizioni urbanistiche anche ai fini di protezione paesaggistico o ambientale di determinate aree del proprio territorio, indipendentemente dalle specifiche normative di settore. Anche di recente il Consiglio di Stato ha, in proposito, affermato che il potere di pianificazione urbanistica non è funzionale solo all'interesse pubblico all'ordinato sviluppo edilizio del territorio, in considerazione delle diverse tipologie di edificazione distinte per finalità (civile abitazione, uffici pubblici, opifici industriali e artigianali, etc.), ma è funzionalmente rivolto anche alla realizzazione contemperata di una pluralità di altri interessi pubblici, che trovano il proprio fondamento in valori costituzionalmente garantiti, come quello alla tutela dell'ambiente (Consiglio di Stato, Sez. IV, n. 839 del 19 febbraio 2015). Per approfondire scarica la sentenza.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. VI del 13.5.2016 n. 1933

 
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giovedì 24 luglio 2014 21:49

Imposta Comunale sugli Immobili: il Comune non ha l'obbligo di motivare la quantificazione della percentuale d'imposta all'interno dell'intervallo stabilito dalla legge

segnalazione del prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 24.7.2014

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Il comune non ha in linea di principio l’obbligo di motivare la quantificazione della misura d’imposta all’interno dell’ambito stabilito dalla legge [solamente nei casi in cui sia la stessa legge a vincolare le delibere tariffarie a determinati parametri, ricorre l’obbligo motivazionale; cosa che non ricorre in materia di imposta comunale sugli immobili che è finalizzata al finanziamento delle spese generali del comune (cfr., Cons. Stato, sez. V, 10 luglio 2003, n. 4117; Cass. Civ., sezione tributaria, 8 ottobre 2004, n. 20042)]. Dall'insieme delle disposizioni di cui all'art. 3, comma 2, l. 7 agosto 1990 n. 241 e all'art. 6 del d.lgs. 30 dicembre 1992 n. 504, risulta chiaro che il Comune non ha l'obbligo di motivare la quantificazione della percentuale d'imposta all'interno dell'intervallo stabilito, più di quanto abbia l'obbligo di motivare la quantificazione delle singole voci del bilancio di previsione; del resto onerare il comune di una simile incombenza equivarrebbe ad introdurre ulteriori e più specifiche regole di quantificazione dell'imposta, che la legge non ha previsto (in termini, Cons. Stato, V, n. 4117/2003). Ne consegue che il mero riferimento al soddisfacimento delle esigenze di bilancio integra la motivazione della scelta di fissare l’aliquota più elevata consentita dalla legge. Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".

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Il comune non ha in linea di principio l’obbligo di motivare la quantificazione della misura d’imposta all’interno dell’ambito stabilito dalla legge [solamente nei casi in cui sia la stessa legge a vincolare le delibere tariffarie a determinati parametri, ricorre l’obbligo motivazionale; cosa che n ... Continua a leggere

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lunedì 12 maggio 2014 20:58

Abusi edilizi: anche se l'opera abusiva e' in astratto sanabile il Comune può adottare l'ordinanza di demolizione

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV del 9.5.2014

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Il Consiglio di Stato ha escluso che l’iniziativa demolitoria dell’Amministrazione dove essere preceduta da una previa valutazione in astratto su una possibile sanabilità delle opere in quanto, quand’anche tale valutazione avesse avuto esito positivo, ciò non sarebbe stato idoneo né sufficiente a precludere il legittimo esercizio del potere repressivo ex art. 4, comma 2, della legge nr. 47 del 1985. Tale statuizione trova il suo fondamento nell’indirizzo giurisprudenziale secondo cui la procedura di cui alla disposizione testé citata può essere posta in essere non solo in ipotesi di opere eseguite su aree gravate da vincoli di inedificabilità assoluta, ma anche in caso di vincoli “relativi” (e, quindi, di opere abusive ma in astratto sanabili), senza che possa predicarsi un “diritto alla sanatoria” del responsabile degli abusi, suscettibile di paralizzare l’iniziativa doverosa del Comune (cfr. Cons. Stato, sez. V, 11 gennaio 2002, nr. 125). Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".

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Il Consiglio di Stato ha escluso che l’iniziativa demolitoria dell’Amministrazione dove essere preceduta da una previa valutazione in astratto su una possibile sanabilità delle opere in quanto, quand’anche tale valutazione avesse avuto esito positivo, ciò non sarebbe stato idoneo né sufficiente a p ... Continua a leggere

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domenica 25 maggio 2014 08:32

Occupazione di suolo pubblico: le prerogative del Comune nella regolamentazione dell'uso temporaneo dei beni nel centro storico

segnalazione del Prof. Avv. Enrico. Michetti della sentenza del TAR Lazio Sez. II ter del 15.5.2014

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La giurisprudenza del Consiglio di Stato ha già avuto modo di affermare che i piani di massima occupabilità delle vie e piazze del centro storico trovano la loro giustificazione nell’esigenza dell’amministrazione comunale di individuare forme omogenee di fruizione di spazi pubblici da parte di operatori commerciali in luoghi di notevole interesse pubblico, nell’obiettivo di garantire una rigorosa tutela del patrimonio storico, culturale, artistico ed ambientale e per garantire un equilibrio tra l'espansione delle attività commerciali, la regolamentazione del traffico urbano e la tutela della residenzialità nonché, anche, per salvaguardare il diritto alla salute dei cittadini (ex multis: TAR Lazio, II ter, 4 aprile 2013, n. 3446; TAR Lazio, II ter, 19 giugno 2012, n. 5649). La natura dell’atto di concessione amministrativa o.s.p., di conseguenza, conferisce al Comune una serie di prerogative, volte a regolare l’uso temporaneo del bene in alcune aree della città, in prevalenza situate nel centro storico, dove l’occupazione del suolo pubblico è limitata dall’esistenza di un preponderante pubblico interesse diretto alla salvaguardia del patrimonio storico-culturale e dove, quindi, gli interessi imprenditoriali dei privati si rivelano recessivi rispetto agli interessi pubblici volti alla tutela dei beni architettonici e, in generale, del patrimonio monumentale e culturale della città. Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico. Michetti della sentenza del TAR Lazio Sez. II ter del 15.5.2014

 
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La giurisprudenza del Consiglio di Stato ha già avuto modo di affermare che i piani di massima occupabilità delle vie e piazze del centro storico trovano la loro giustificazione nell’esigenza dell’amministrazione comunale di individuare forme omogenee di fruizione di spazi pubblici da parte di oper ... Continua a leggere

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domenica 30 marzo 2014 10:18

Apertura di una nuova farmacia: sul Comune non grava alcun obbligo di comunicazione di avvio del procedimento nei confronti dei titolari di sedi farmaceutiche

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza breve del Consiglio di Stato Sez. III

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L’apertura di una nuova sede farmaceutica costituisce un atto di pianificazione e di programmazione, sicché, ai sensi dell’art. 13, comma 1, della l. n. 241/1990, deve escludersi che al relativo procedimento, quand’anche esso sia di secondo grado perché relativo alla convalida di atto emesso da organo (asseritamente) incompetente, possano applicarsi le norme sulla partecipazione e, in particolare, quella relativa all’obbligo di comunicazione di avvio del procedimento nei confronti dei titolari di sedi farmaceutiche già esistenti. Né tale obbligo, escluso in via generale dall’art. 13, comma 1, cit. in relazione ad un atto pianificatorio, quale può considerarsi l’istituzione di una nuova sede farmaceutica anche ai sensi della nuova disciplina dettata dalla l. n. 27/2012, doveva essere assolto dal Comune nei confronti dell’odierno appellante sol perché questi aveva impugnato con l’originario ricorso la delibera della Giunta comunale, poi appunto convalidata dal Consiglio, non bastando certo la proposizione del ricorso a conferire in capo al ricorrente la titolarità di un interesse procedimentale che deve necessariamente precedere, e non certo seguire con una inammissibile inversione causale, l’esperimento del rimedio giurisdizionale; interesse partecipativo, dunque, che, per la ragione evidenziata, deve invece ex lege negarsi.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza breve del Consiglio di Stato Sez. III

 
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giovedì 12 aprile 2012 08:52

Lo Stato Italiano riconosce i matrimoni tra omosessuali celebrati all'estero ma non consente la trascrizione dell'atto nei registri dello stato civile

Corte di Cassazione

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La Prima Sezione della Suprema Corte di Cassazione, rigettando il ricorso di due cittadini italiani dello stesso sesso, unitisi in matrimonio all’estero che rivendicavano il diritto alla trascrizione dell’atto nei registri dello stato civile italiano, ha affermato, sulla scorta della giurisprudenza costituzionale ed europea, che quel matrimonio non è tuttavia “inesistente” per l’ordinamento interno, ma è solo inidoneo a produrvi effetti giuridici; ha affermato, altresì, in senso generale, che le persone omosessuali conviventi in stabile relazione di fatto sono titolari del diritto alla “vita familiare” e possono agire in giudizio in “specifiche situazioni” per reclamare un “trattamento omogeneo” rispetto ai conviventi matrimoniali.

Corte di Cassazione

 
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mercoledì 24 luglio 2013 21:40

L’opera può definirsi precaria solo quando è destinata a soddisfare scopi cronologicamente delimitati

Prof. Avv. Enrico Michetti

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Il Consiglio di Stato nella sentenza in esame ha ribadito il principio già sancito (così Cons. Stato, V, 2 maggio 2001, n. 2471), secondo il quale l'opera solo quando è destinata a soddisfare scopi cronologicamente delimitati. Se l’opera, per le sue caratteristiche oggettive, è destinata a soddisfare esigenze prolungate nel tempo, non se ne può sostenere la precarietà. Sulla base di tale principio il Collegio ha ritenuto non convincenti in senso contrario le argomentazioni di parte appellante relative alla occasionalità degli eventi come matrimoni, feste ed altro, in occasione delle quali verrebbe sfruttato il locale ristorante. Tali osservazioni, che riguardano il ristorante ma anche gli altri locali menzionati nella sentenza sono stati ritenuto sufficienti al rigetto dell’appello e ciò assume valore dirimente ed assorbente, considerando altresì che la parte appellante non si premura di sostenere tale precarietà, invero non dimostrabile, per tutte le opere per le quali il primo giudice ha ravvisato un eccesso evidente (il doppio) della volumetria consentita. In tale contesto, relativo anche i locali- spogliatoio, la palestra, i locali termali, assume valore addirittura secondario il computo o meno dei locali adibiti a porticato, in relazione al quale, peraltro, va aggiunto come la giurisprudenza, anche penale (tra tante Cass. Penale, III, 19 febbraio 2004, n.6930) ne abbia affermato la natura di costruzione, ai fini della necessità del titolo abilitativo. Il motivo dell’eccesso di volumetria è stato ritenuto sufficiente a ritenere immune dalle censure contestate l’atto di annullamento impugnato in primo grado, anche per la ragione che, in caso di atto sorretto da una pluralità di motivi, è sufficiente la resistenza di uno solo di essi (nella specie, l’evidente eccesso di volumetria) a far ritenere valido l’atto impugnato.

Prof. Avv. Enrico Michetti

 
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mercoledì 24 luglio 2013 19:15

Abusi edilizi: con la presentazione della richiesta di concessione in sanatoria perde efficacia l'ordinanza di demolizione precedentemente adottata dal Comune con sopravvenuta carenza d’interesse all’annullamento dell’atto sanzionatorio

a cura del Prof. Avv. Enrico Michetti

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Dalla domanda di concessione in sanatoria per abusi edilizi ai sensi della legge n. 47 del 1985 (fonte richiamata dalle successive leggi di condono), nasce per il Comune competente l’obbligo di esaminarla in vista dei provvedimenti conseguenti. Segue da ciò che gli atti repressivi dell'abuso in precedenza adottati perdono efficacia, salva la necessità di una loro rinnovata adozione nell’eventualità di un successivo rigetto dell'istanza di sanatoria. Si danno, in definitiva, due alternative: o l'Amministrazione accoglie la domanda e rilascia la concessione in sanatoria, con il superamento per questa via degli atti sanzionatori impugnati; oppure il Comune disattende l'istanza, respingendola. In tale secondo caso, il Comune è tenuto - in base all'art. 40, comma 1, della legge n. 47 del 1985 (richiamato dall’art. 32, comma 25, del decreto-legge 30 settembre 2003 n. 269, che fa rinvio a tutte le disposizioni di cui ai capi IV e V della legge n. 47) - a procedere al completo riesame della fattispecie, assumendo se del caso nuovi, e questa volta conclusivi, provvedimenti sanzionatori. Questi, a loro volta, troveranno esecuzione oppure saranno oggetto di autonoma impugnativa, con conseguente cessazione immediata, anche in caso di diniego di sanatoria, di ogni efficacia lesiva da parte della primitiva ordinanza impugnata. Discende da ciò che, in presenza della richiesta di una concessione in sanatoria, si deve registrare la sopravvenuta carenza d’interesse all’annullamento dell’atto sanzionatorio in relazione al quale tale domanda è stata presentata, con la traslazione dell’interesse a ricorrere sul futuro provvedimento che, eventualmente, respinga la domanda medesima e disponga nuovamente la demolizione dell’opera abusiva (cfr. in termini Cons. Stato, sez. V, 26 giugno 2007, n. 3659; Id., sez. IV, 15 luglio 2008, n. 3546; Id., sez. V, 28 giugno 2012, n. 3821; Id., sez. V, 19 aprile 2013, n. 2221).

a cura del Prof. Avv. Enrico Michetti

 
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domenica 6 aprile 2014 20:06

Omesso pagamento del contributo di concessione: il Comune non deve segnalare al debitore inadempiente le conseguenze del superamento del termine di legge o di quello fissato in sede di rateizzazione per provvedere al pagamento di quanto dovuto

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V

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Con il quarto motivo di censura, l'appellante insiste nel sostenere che il Comune avrebbe dovuto “avvertire l'interessato” dei gravi effetti che il decorso del tempo avrebbe prodotto a suo carico per il mancato pagamento dell'oblazione, con ciò violando i principi di correttezza e di buona amministrazione, nonché gli artt. 3 della legge n. 47/1985 e 7 della legge n. 241/1990. Orbene, l'art. 3 della legge n. 47 del 1985 dispone, al secondo comma, che "il mancato versamento, nei termini di legge, del contributo di concessione di cui agli articoli 3, 5, 6 e 10 della legge 28 gennaio 1977 n. 10, comporta … l'aumento del contributo", nelle misure ivi previste, mentre al quarto comma dispone che "nel caso di pagamento rateizzato le norme di cui al secondo comma si applicano ai ritardi nei pagamenti delle singole rate". La norma, di chiara lettura, prevede espressamente, quindi, che una volta perfezionatasi la fattispecie che comporta il pagamento o "l'aumento del contributo", il Comune è tenuto ad attivarsi per riscuotere la somma di cui risulta creditore, senza alcuna necessità di segnalare al debitore inadempiente le conseguenze del superamento del termine di legge o di quello fissato in sede di rateizzazione per provvedere al pagamento di quanto dovuto (Cons. Stato, sez. IV, 20 agosto 2007, n. 4419).

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V

 
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Con il quarto motivo di censura, l'appellante insiste nel sostenere che il Comune avrebbe dovuto “avvertire l'interessato” dei gravi effetti che il decorso del tempo avrebbe prodotto a suo carico per il mancato pagamento dell'oblazione, con ciò violando i principi di correttezza e di buona amminist ... Continua a leggere

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martedì 24 novembre 2015 10:55

Abusi edilizi: l'ordine di demolizione impartito dal giudice penale non deve essere eseguito dal Comune

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. VI del 24.11.2015 n. 5324

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La giurisprudenza penale della Corte di Cassazione (Cass., SS.UU., 24 luglio 1996, n. 15; III, 12 dicembre 2006; 8 settembre 2010, n. 32952; 21 novembre 2012, n. 3456) ha chiarito che l’ordine di demolizione delle opere abusive impartito dal giudice penale in sentenza di condanna per violazioni alla normativa urbanistico-edilizia non deve essere eseguito dalla pubblica amministrazione ma, al contrario, la caratterizzazione che tale provvedimento riceve dalla sede in cui viene adottato conferma la giurisdizione del giudice ordinario riguardo alla pratica esecuzione dello stesso. La giurisprudenza penale della Corte di Cassazione ha affermato la natura autonoma dell’ordine di demolizione contenuto nella sentenza penale di condanna, rilevando l’assenza di norme specifiche che riconducano all’autorità amministrativa l’esecuzione dell’ordine di demolizione emesso dal giudice penale e, dunque, l’assoggettamento della demolizione alla disciplina dell’esecuzione prevista dal Codice di procedura penale. Questi i principi sanciti dalla Sesta Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza n. 5324 del 24.11.2015 con la quale conseguentemente ha affermato che, non essendo ipotizzabile che l'esecuzione d'un provvedimento adottato dal giudice venga affidata alla pubblica amministrazione, salvo che la legge non disponga altrimenti in modo espresso, l'organo promotore dell'esecuzione, secondo la citata giurisprudenza, va identificato nel Pubblico ministero, con connessa parallela funzione del giudice dell'esecuzione per quanto di specifica competenza. Aggiunge il Collegio che ordine di demolizione irrogato in sentenza, costituendo una misura amministrativa caratterizzata dalla natura giurisdizionale dell'organo istituzionale al quale ne è appunto attribuita l'applicazione, non passa in giudicato essendo sempre possibile la sua revoca quando risulti assolutamente incompatibile con atti amministrativi della competente autorità intervenuti anche successivamente. È però compito esclusivo del giudice penale (anche dell'esecuzione) verificare la sussistenza dei presupposti per un’eventuale revoca della sanzione . Nel caso oggetto del presente giudizio, peraltro, tali conclusioni sono avvalorate dalla circostanza che l’esecuzione in sede penale risulta, peraltro, già in corso. L’iniziativa assunta dall’Amministrazione con l’adozione delle ordinanze impugnate, pertanto, oltre a rappresentare di per sé un ipotesi di sconfinamento e di indebito esercizio di competenze riservate alla giurisdizione penale, rischia anche di sovrapporsi ed interferire sull’incidente di esecuzione pendente in sede penale. I provvedimenti amministrativi impugnati sono stati, quindi, adottati in carenza di potere da parte del Comune e vanno, pertanto, annullati.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. VI del 24.11.2015 n. 5324

 
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domenica 2 novembre 2014 12:23

Ordinanze extra ordinem: gli obblighi di manutenzione straordinaria di beni concessi in locazione fanno capo al proprietario locatore, quindi è illegittima l'ordinanza del Comune adottata per fronteggiare un pericolo per l’incolumità pubblica relativamente ad immobile concesso dalla stessa in locazione

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 22.10.2014

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Nel giudizio in esame il TAR accoglieva il ricorso proposto da un condominio contro l’ordinanza sindacale con cui gli aveva intimato di provvedere ad horas ad effettuare lavori manutentivi per porre rimedio ai danni ed alle lesioni conseguenti ad infiltrazioni di acqua presenti nello stabile. La Quinta Sezione del Consiglio di Stato ha confermato la legittimità della sentenza del giudice di prime cure rilevando che con il provvedimento in contestazione il Comune di Napoli ha inteso fronteggiare un supposto pericolo per l’incolumità pubblico che la stessa amministrazione può verosimilmente rimuovere esercitando le facoltà ad essa spettanti, o meglio ancora adempiendo ai doveri su di essa gravanti, in quanto proprietaria della sovrastante porzione immobiliare. A questo specifico riguardo, aggiunge il Collegio è del pari condivisibile il rilievo del giudice di primo grado, secondo cui gli obblighi di manutenzione straordinaria di beni il cui godimento sia stato concesso in locazione, nel caso di specie alla A.s.l. n. 1 di Napoli, fanno comunque capo al proprietario locatore (art. 1576, comma 1, cod. civ.). Emerge dunque, conclude il Consiglio di Stato, sotto il profilo in considerazione, l’assenza dei necessari presupposti di legittimità dell’ordinanza, ed in particolare i requisiti di necessità ed urgenza cui si riferisce l’art. 54, comma 4, t.u.e.l., i quali sono costantemente intesi nel senso che il provvedimento extra ordinem si deve necessariamente fondare su una eccezionale situazione di pericolo, tale da non potere essere fronteggiata se non con interventi immediati ed indilazionabili, non rientranti tra gli ordinari mezzi previsti dall’ordinamento giuridico (ex multis Cons. Stato, Sez. V, 3 giugno 2013, n. 3024, Sez. VI, 31 ottobre 2013, n. 5276).

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 22.10.2014

 
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