Servizi Istituzionali Gratuiti: Registrati
 
 
Spiacenti, il link che hai seguito non è corretto oppure l'identificativo della pagina è errato.

Torna alla home page

«:::::::::GA:::::::::»
Potrebbe Interessarti Anche:
 
lunedì 27 aprile 2015 10:16

COMPARTO REGIONI – AUTONOMIE LOCALI – Quesito su patrocinio legale e possibilità di assunzione dell’onere di difesa da parte dell’ente, ai sensi dell’art. 28 del CCNL 14/9/2000, nell’ipotesi di azione risarcitoria di cui all’art. 30 del d.lgs. n. 104/2010.

ARAN -Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni

Si può assumere l’onere di difesa del dipendente ai sensi dell’art. 28 del CCNL del 14/9/2000 anche nel caso della particolare azione risarcitoria esercitata contro l’amministrazione nell’ambito di un processo amministrativo, disciplinata dall’art. 30 del decreto legislativo 2/7/2010 n. 104?

«:::::::::GA:::::::::»
mercoledì 9 luglio 2014 19:31

COMPARTO REGIONI-AUTONOMIE LOCALI – Quesito su organizzazione del lavoro per turni e possibilità di erogazione della relativa indennità per i periodi di partecipazione a corsi di aggiornamento professionale.

ARAN - Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni

Ad un dipendente inserito in organizzazione del lavoro per turni compete la relativa indennità, ai sensi dell’art. 22, comma 5, del CCNL del 14.9.2000 per un periodo in cui lo stesso è impegnato in un corso di aggiornamento professionale?

«:::::::::GA:::::::::»
mercoledì 21 maggio 2014 11:23

COMPARTO REGIONI-AUTONOMIE LOCALI - Quesito su riassegnazione dei compensi assembleari alle risorse decentrate di cui al CCNL Regioni-autonomie locali, in vigenza delle disposizioni di cui al D.L. n. 95/2012 e possibilità di utilizzazione delle risorse derivanti dall’acquisizione di tali compensi.

ARAN - Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni

close icon

L’art. 4, comma 4 del D.L. n. 95/2012, convertito con modificazioni dalla legge n. 135/2012 prevede che “i dipendenti dell'amministrazione titolare della partecipazione o di poteri di indirizzo e vigilanza, ferme le disposizioni vigenti in materia di onnicomprensività del trattamento economico, ovvero i dipendenti della società controllante hanno obbligo di riversare i relativi compensi assembleari all'amministrazione, ove riassegnabili, in base alle vigenti disposizioni, al fondo per il finanziamento del trattamento economico accessorio, e alla società di appartenenza.” In vigenza della citata norma, è possibile riassegnare i suddetti compensi assembleari alla Risorse decentrate di cui al CCNL Regioni-autonomie locali? E inoltre, in caso affermativo, attraverso quale istituto contrattuale è possibile utilizzare tali somme?

ARAN - Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni

 
Note Legali
L'utilizzazione dei contenuti di Gazzetta Amministrativa da parte di altre testate, siti internet, giornali, televisione, ecc., è consentita esclusivamente con indicazione della fonte "www.gazzettaamministrativa.it" e contestuale link o collegamento alla pagina di pubblicazione del contenuto di volta in volta attenzionato.

L’art. 4, comma 4 del D.L. n. 95/2012, convertito con modificazioni dalla legge n. 135/2012 prevede che “i dipendenti dell'amministrazione titolare della partecipazione o di poteri di indirizzo e vigilanza, ferme le disposizioni vigenti in materia di onnicomprensività del trattamento economico, ovv ... Continua a leggere

«:::::::::GA:::::::::»
lunedì 27 aprile 2015 10:24

COMPARTO REGIONI – AUTONOMIE LOCALI – Quesito su fruizione o monetizzazione delle ferie - maturate e non godute durante il periodo di prova a seguito di assunzione presso ente diverso da quello di appartenenza – nell’ipotesi di riammissione in servizio presso l’ente di originaria appartenenza.

ARAN - Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni

close icon

Un dipendente di un ente, assunto da un altro comune, si è avvalso della previsione dell’art.14-bis, del CCNL del 6.7.1995 (conservazione del posto per tutta la durata del periodo di prova), rientrando presso l’ente di originaria appartenenza. Il dipendente ha diritto a fruire delle ferie maturate e non godute presso l’ente di originaria appartenenza alla data di cessazione del precedente rapporto di lavoro? E’ possibile, eventualmente, procedere alla monetizzazione delle ferie di cui si tratta?

ARAN - Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni

 
Note Legali
L'utilizzazione dei contenuti di Gazzetta Amministrativa da parte di altre testate, siti internet, giornali, televisione, ecc., è consentita esclusivamente con indicazione della fonte "www.gazzettaamministrativa.it" e contestuale link o collegamento alla pagina di pubblicazione del contenuto di volta in volta attenzionato.

Un dipendente di un ente, assunto da un altro comune, si è avvalso della previsione dell’art.14-bis, del CCNL del 6.7.1995 (conservazione del posto per tutta la durata del periodo di prova), rientrando presso l’ente di originaria appartenenza. Il dipendente ha diritto a fruire delle ferie maturate ... Continua a leggere

«:::::::::GA:::::::::»
venerdì 12 settembre 2014 12:09

COMPARTO REGIONI – AUTONOMIE LOCALI – Quesito su conservazione, anche negli anni successivi, delle risorse decentrate stabili incrementate, ai sensi dell’art. 4, comma 1, del CCNL 9.5.2006, a decorrere dal 31.1.2005 e a valere per il 2006.

ARAN Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni

close icon

A suo tempo, un ente ha incrementato le risorse decentrate stabili, ai sensi dell'art.4, comma 1, del CCNL del 9.5.2006, secondo la percentuale ivi prevista, con decorrenza dal 31.12.2005 ed a valere per l'anno 2006, in quanto in possesso, in quel momento, del richiesto presupposto di un rapporto tra spesa del personale ed entrate correnti non superiore al 39%, calcolato con riferimento ai dati del bilancio consuntivo stesso relativo all'anno 2005. Ai fini del mantenimento di tale incremento anche negli anni successivi, è necessario verificare la persistenza del requisito contrattuale, volta per volta, anche per ciascuno di tali anni?

ARAN Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni

 
Note Legali
L'utilizzazione dei contenuti di Gazzetta Amministrativa da parte di altre testate, siti internet, giornali, televisione, ecc., è consentita esclusivamente con indicazione della fonte "www.gazzettaamministrativa.it" e contestuale link o collegamento alla pagina di pubblicazione del contenuto di volta in volta attenzionato.

A suo tempo, un ente ha incrementato le risorse decentrate stabili, ai sensi dell'art.4, comma 1, del CCNL del 9.5.2006, secondo la percentuale ivi prevista, con decorrenza dal 31.12.2005 ed a valere per l'anno 2006, in quanto in possesso, in quel momento, del richiesto presupposto di un rapporto t ... Continua a leggere

«:::::::::GA:::::::::»
mercoledì 24 dicembre 2014 10:27

COMPARTO REGIONI – AUTONOMIE LOCALI – Quesito su possibilità di sommare le ore fruite dal dipendente per diritto allo studio con quelle di lavoro effettivamente prestate, anche ai fini del riconoscimento di eventuali prestazioni di lavoro straordinario,

ARAN - Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni

close icon

Un dipendente, con orario di lavoro 9,00-13,00 e 13,30-16,30, fruisce del diritto allo studio (le 150 ore, ai sensi dell’art.15 del CCNL del 14.9.2000), entrando alle ore 11,18 (quindi fruendo del permesso dalle 9 alle 11,18) e lavorando fino alle 17,00. Ha diritto di vedersi riconosciuti 30 minuti di lavoro straordinario (dalle 16,30 alle 17,00)?

ARAN - Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni

 
Note Legali
L'utilizzazione dei contenuti di Gazzetta Amministrativa da parte di altre testate, siti internet, giornali, televisione, ecc., è consentita esclusivamente con indicazione della fonte "www.gazzettaamministrativa.it" e contestuale link o collegamento alla pagina di pubblicazione del contenuto di volta in volta attenzionato.

Un dipendente, con orario di lavoro 9,00-13,00 e 13,30-16,30, fruisce del diritto allo studio (le 150 ore, ai sensi dell’art.15 del CCNL del 14.9.2000), entrando alle ore 11,18 (quindi fruendo del permesso dalle 9 alle 11,18) e lavorando fino alle 17,00. Ha diritto di vedersi riconosciuti 30 minuti ... Continua a leggere

«:::::::::GA:::::::::»
venerdì 12 dicembre 2014 19:18

COMPARTO REGIONI – AUTONOMIE LOCALI – Quesito su possibilità di recupero della giornata di riposo compensativo, identificata quale riposo settimanale, nel caso di mancato godimento della stessa per malattia del lavoratore.

ARAN - Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni

close icon

Se un lavoratore si ammala nel giorno della settimana preventivamente stabilito per il recupero compensativo della giornata di riposo settimanale a suo tempo non goduta, ai sensi dell’art.24, comma 1, del CCNL del 14.9.2000, lo stesso ha diritto ad un ulteriore spostamento della giornata di riposo da recuperare o questa viene assorbita, come normalmente accade per i riposi settimanali, dalla malattia?

ARAN - Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni

 
Note Legali
L'utilizzazione dei contenuti di Gazzetta Amministrativa da parte di altre testate, siti internet, giornali, televisione, ecc., è consentita esclusivamente con indicazione della fonte "www.gazzettaamministrativa.it" e contestuale link o collegamento alla pagina di pubblicazione del contenuto di volta in volta attenzionato.

Se un lavoratore si ammala nel giorno della settimana preventivamente stabilito per il recupero compensativo della giornata di riposo settimanale a suo tempo non goduta, ai sensi dell’art.24, comma 1, del CCNL del 14.9.2000, lo stesso ha diritto ad un ulteriore spostamento della giornata di riposo ... Continua a leggere

«:::::::::GA:::::::::»
lunedì 17 dicembre 2012 14:10

Rimborso al dipendente delle spese legali sostenute per la difesa in un procedimento penale: l’accollo del Comune dell’onere della spesa non e' un atto dovuto caratterizzato da automatismo

Corte dei Conti

close icon

La controversia in esame si incentra sulla spettanza ad un dipendente di un comune del rimborso delle spese legali sostenute per la difesa in un procedimento penale nel quale era stato imputato in ragione della carica ricoperta conclusosi con sentenza di assoluzione. La materia della assunzione da parte degli enti locali delle spese legali sostenute da propri dipendenti per procedimenti penali promossi nei loro confronti, è attualmente regolata dall'articolo 28 del C.C.N.L. per il personale del comparto delle Regioni e delle Autonomie locali del 14.9.2000, disciplina applicabile anche al personale di qualifica dirigenziale degli enti locali in virtù dell’articolo 12 del C.C.N.L. della dirigenza per il biennio 2000 - 2001. In precedenza, e all’epoca dei fatti, in termini pressochè analoghi si poneva la disciplina recata dagli articoli 16 del d.P.R 1.6.1979, n. 191, 22 del d.P.R. 25.6.1983, n. 347 e 67 del d.P.R. 13.5.1987, n. 268. La giurisprudenza della Corte dei conti, nell’interpretazione della suddetta disciplina, ha enunciato i seguenti principi: - mentre dall’articolo 16 del d.P.R 1.6.1979, n. 191 poteva dedursi la possibilità di rimborso delle spese legali a procedimento concluso, l’articolo 67 del menzionato d.P.R. 268/1987 non prevede tale opzione (Sezione Abruzzo, 17 maggio 2004, n. 428; Sezione Lazio 1 febbraio 2011, n. 141); - il comma 2 dell’articolo 67 del d.P.R. 268/1987, pone in risalto la diversità della prospettiva di ausilio ex ante, giacché se il meccanismo fosse quello del rimborso, in caso di condanna l’Amministrazione non potrebbe recuperare nulla, non avendo sostenuto oneri. Del resto la “assistenza” da parte di un legale di comune gradimento ( articolo 67, comma 1), evidenzia nitidamente la necessità di una preventiva valutazione da parte dell’Amministrazione ( Sezione Lazio n. 141 del 2011 cit.); - nel sistema “a rimborso”, caratterizzato, quindi, dal conferimento ex post degli oneri già affrontati dal dipendente (previsto ad esempio per i dipendenti statali dall’art.18 della legge 21.5.1997, n. 135), l’erogazione da parte dell’ente è consentita esclusivamente in caso di assoluzione con formula piena che escluda in modo incontrovertibile la presenza del dolo o della colpa grave. In particolare la liquidazione delle spese legali può essere legittimamente disposta quando gli imputati – dipendenti siano stati assolti con la formula più ampia e liberatoria e, cioè, con una sentenza che abbia riconosciuto la non sussistenza del fatto criminoso o la non attribuibilità ai medesimi. Diversamente l’esito del giudizio penale “perché il fatto non costituisce reato”, non implica l’automatico riconoscimento della insussistenza di fatti dannosi per l’erario. Tale formula assolutoria non equivale, assiomaticamente, a escludere che le condotte dei dipendenti possano rilevare sotto il profilo della responsabilità erariale (Sezione Lazio 12 ottobre 2009, n. 1908); - l’articolo 67 consente l’assunzione degli oneri di difesa dell’ente “anche a tutela dei propri diritti e interessi”. “….tale indicazione non può che significare che l’Amministrazione, nell’accollarsi un onere (qualora, beninteso, non vi sia “conflitto con l’ente“), si deve anche far carico che la vicenda processuale non abbia esiti che possano ripercuotersi negativamente sui suoi interessi o sulla sua immagine pubblica. E’ questa la ragione per cui la disciplina vigente stabilisce che il legale deve essere di comune gradimento” ( Sezione Lazio n. 141 del 2011 cit.); - la menzionata disciplina impone all'Ente, prima di deliberare di assumere a carico del proprio bilancio ogni onere di difesa in un procedimento di responsabilità civile o penale aperto nei confronti di un proprio funzionario, di accertare la compresenza delle seguenti circostanze essenziali: a. necessità di tutelare i propri diritti e interessi e la propria immagine; b. diretta connessione del giudizio alla posizione rivestita dal dipendente all’interno dell’apparato tecno-burocratico; c. inconfigurabilità di conflitto di interessi tra gli atti compiuti dal dipendente e l'ente (Sezione Lazio n.141 del 2011 cit.); - l'ente è tenuto a ponderare i propri interessi nel quadro del pendente procedimento giudiziario, per assicurare una buona e ragionevole amministrazione delle risorse economiche e a tutela del proprio decoro e della propria immagine. In tale quadro, l’assunzione delle spese dei procedimenti penali in cui siano implicati i propri dipendenti o amministratori è strettamente legato alla circostanza che tali procedimenti riguardano fatti ed atti in concreto imputabili non ai singoli soggetti che hanno agito per conto della Pubblica Amministrazione, ma direttamente ad essa in forza del rapporto di immedesimazione organica. La ponderazione degli interessi in gioco ai fini della rimborsabilità delle spese legali ai dipendenti pubblici o amministratori deve assumere particolare rigore (cfr., in tal senso, tra le tante, C.d.S. Sez, V, dec. n. 2242/2000, Cass., Sez. I, sent. n. 15724/2000). Tanto premesso, osserva il Collegio che ai sensi della disciplina richiamata, l’ente locale, anche a tutela dei propri diritti e interessi, ove si verifichi l’apertura di un procedimento di responsabilità civile o penale nei confronti di un suo dipendente per fatti o atti direttamente connessi all’espletamento del servizio e all’adempimento dei compiti d’ufficio, assume a carico del proprio bilancio ogni onere di difesa sin dall’apertura del procedimento, a condizione che non sussista conflitto di interessi, facendo assistere il dipendente da un legale di comune gradimento. Nell’interpretazione della normativa in questione, la giurisprudenza ha statuito che l’ordinamento non annovera un principio generale che consenta di affermare la presenza di un generalizzato diritto al rimborso di tali spese. L’accollo dell’onere della spesa per l’assistenza legale ai propri dipendenti non configura un atto dovuto caratterizzato da automatismo, ma una decisione dell’ente locale basata sull’accertamento della ricorrenza dei presupposti indicati dalla legge e su rigorose valutazioni che occorre effettuare, anche ai fini di una trasparente, efficace ed efficiente amministrazione delle risorse economiche pubbliche. Nel delineato contesto incombe all’ente accertare la connessione della vicenda giudiziaria con la funzione rivestita dal pubblico funzionario, tutelare i suoi diritti ed interessi, verificare l’assenza di conflitto di interessi tra gli atti compiuti dal funzionario e i propri fini istituzionali nonchè la conclusione del procedimento penale con una sentenza di assoluzione ( ex multis: Cass., SS.UU., 29/05/2009, n. 12719; Cass., Sez. Lavoro, 07/06/2010, n. 13675; Corte dei conti, Sezione Lazio 1 febbraio 2011, n. 141). Con riferimento ai “fatti o atti direttamente connessi all’espletamento del servizio e all’adempimento dei compiti di ufficio”, la giurisprudenza amministrativa ha evidenziato che la ratio sottesa alla norma in parola è quella di tenere indenni i soggetti, che hanno agito in nome e per conto - oltre che nell’interesse - dell’Amministrazione, delle spese legali affrontate per i procedimenti giudiziari strettamente connessi all’espletamento dei loro compiti istituzionali, con la conseguenza che il requisito essenziale in questione “può considerarsi sussistente solo quando risulti possibile imputare gli effetti dell’agire del pubblico dipendente direttamente all’Amministrazione di appartenenza”. Non è quindi sufficiente che l’imputato sia stato prosciolto con formula liberatoria; occorre che il dipendente sia implicato in fatti che si trovino in diretto rapporto con le mansioni svolte e che siano connesse all’espletamento del servizio e all’adempimento dei propri doveri d’ufficio (Corte dei conti, Sezione Lazio 12 ottobre 2009, n. 1908).

Corte dei Conti

 
Note Legali
L'utilizzazione dei contenuti di Gazzetta Amministrativa da parte di altre testate, siti internet, giornali, televisione, ecc., è consentita esclusivamente con indicazione della fonte "www.gazzettaamministrativa.it" e contestuale link o collegamento alla pagina di pubblicazione del contenuto di volta in volta attenzionato.

La controversia in esame si incentra sulla spettanza ad un dipendente di un comune del rimborso delle spese legali sostenute per la difesa in un procedimento penale nel quale era stato imputato in ragione della carica ricoperta conclusosi con sentenza di assoluzione. La materia della assunzione da ... Continua a leggere

«:::::::::GA:::::::::»
mercoledì 24 dicembre 2014 10:29

COMPARTO REGIONI – AUTONOMIE LOCALI – Quesito su aumenti stipendiali riconosciuti al personale già in godimento di progressione economica orizzontale e quantificazione delle relative risorse da portare ad incremento delle “Risorse decentrate”

ARAN - Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni

close icon

In relazione alla dichiarazione congiunta n. 14 allegata al CCNL del 22.1.2004, i maggiori incrementi stipendiali riconosciuti dall’art.29, comma 2, del medesimo CCNL del 22.1.2004 al personale già in godimento di progressione economica orizzontale devono essere finanziati con oneri a carico del bilancio? E da quale data (dal 22.1.2004 data di stipulazione del CCNL di cui si tratta o dall’l’1.1.2001)?Quali sono le corrette modalità di quantificazione e di applicazione di tale particolare disciplina contrattuale?

ARAN - Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni

 
Note Legali
L'utilizzazione dei contenuti di Gazzetta Amministrativa da parte di altre testate, siti internet, giornali, televisione, ecc., è consentita esclusivamente con indicazione della fonte "www.gazzettaamministrativa.it" e contestuale link o collegamento alla pagina di pubblicazione del contenuto di volta in volta attenzionato.

In relazione alla dichiarazione congiunta n. 14 allegata al CCNL del 22.1.2004, i maggiori incrementi stipendiali riconosciuti dall’art.29, comma 2, del medesimo CCNL del 22.1.2004 al personale già in godimento di progressione economica orizzontale devono essere finanziati con oneri a carico del bi ... Continua a leggere

«:::::::::GA:::::::::»
venerdì 12 settembre 2014 12:10

COMPARTO REGIONI-AUTONOMIE LOCALI – Quesito su modalità di calcolo della tredicesima mensilità nel caso di ridefinizione - in corso d’anno e a parità di incarico attribuito - del valore della retribuzione di posizione dei dirigenti.

ARAN Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni

close icon

Nel caso di ridefinizione, in corso d’anno e a parità di funzioni, del valore della retribuzione di posizione dei dirigenti di un Ente, l’ammontare della tredicesima mensilità da riconoscere al dirigente che ha avuto la titolarità dello stesso incarico per tutto l’anno deve essere determinato tenendo conto del valore della retribuzione di posizione al mese di dicembre, ai sensi dell’art. 5, comma 2, lett. a), del CCNL del 14.5.2007 oppure rapportandolo alle variazioni intervenute in corso d’anno e quindi calcolato in 365esimi applicando, per analogia, il comma 6 del medesimo art. 5?

ARAN Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni

 
Note Legali
L'utilizzazione dei contenuti di Gazzetta Amministrativa da parte di altre testate, siti internet, giornali, televisione, ecc., è consentita esclusivamente con indicazione della fonte "www.gazzettaamministrativa.it" e contestuale link o collegamento alla pagina di pubblicazione del contenuto di volta in volta attenzionato.

Nel caso di ridefinizione, in corso d’anno e a parità di funzioni, del valore della retribuzione di posizione dei dirigenti di un Ente, l’ammontare della tredicesima mensilità da riconoscere al dirigente che ha avuto la titolarità dello stesso incarico per tutto l’anno deve essere determinato tenen ... Continua a leggere

«:::::::::GA:::::::::»
lunedì 27 aprile 2015 10:27

COMPARTO REGIONI – AUTONOMIE LOCALI – Quesito su possibilità di riconoscimento ai dirigenti, a titolo di retribuzione di risultato, dei compensi connessi a progetti di condono edilizio.

ARAN - Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni

I compensi connessi ai progetti per condono edilizio, di cui alla legge n.326/2003, possono essere riconosciuti, come incremento della retribuzione di risultato, anche ai dirigenti?

«:::::::::GA:::::::::»
mercoledì 24 dicembre 2014 10:31

SETTORE SANITA’ – Quesito su regolamentazione del patrocinio legale dei dipendenti e dei dirigenti del settore sanitario.

ARAN - Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni

In quali casi i dipendenti hanno diritto alla tutela legale? In quale momento delle procedure giudiziarie civili o penali si colloca l’assunzione dell’onere di difesa a carico dell’Azienda?

«:::::::::GA:::::::::»
venerdì 1 agosto 2014 16:29

COMPARTO SANITA’ - Quesito su permessi retribuiti di cui all’art. 21, c.2 CCNL 1 settembre 1995. Gestione dell’istituto in base all’articolazione dell’orario di lavoro ed alle modalità di fruizione dei permessi.

ARAN - Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni

Qual è la corretta modalità di fruizione dei permessi retribuiti previsti dall’ art. 21, comma 2, del CCNL 1 settembre 1995 del Comparto Sanità nel caso di articolazione dell’ orario di lavoro su cinque giornate con orario di 7h e 12m ?

«:::::::::GA:::::::::»
domenica 12 ottobre 2014 09:42

Spese del personale: il superamento del limite della spesa del personale a seguito dell’accoglimento della richiesta di riespansione dell’orario di lavoro da parte di dipendenti in regime di part time non può determinare effetti preclusivi ne sanzionatori a carico dell’ente

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della deliberazione della Corte dei Conti Sezione Controllo Regione Lombardia n. 251/PAR del 1.10.2014

close icon

Il quesito sottoposto alla Sezione richiede di stabilire se, un dipendente assunto con un contratto di lavoro a tempo pieno, successivamente trasformato in contratto a tempo parziale, possa ottenere di tornare alla prestazione lavorativa a tempo pieno nell’ipotesi in cui le spese per il personale del comune risultino superiori a quelle sostenute nell’esercizio 2008. A tal fine la Corte dei Conti ha ritenuto opportuno richiamare e chiarire l’esatta portata applicativa delle disposizioni normative sottese alla questione prospettata. L’art. 4, comma 14, del CCNL Comparto Regioni – Autonomie Locali del 14 settembre 2000, dispone che “i dipendenti con rapporto di lavoro a tempo parziale hanno diritto di tornare a tempo pieno alla scadenza di un biennio dalla trasformazione, anche in soprannumero oppure, prima della scadenza del biennio, a condizione che vi sia la disponibilità del posto in organico” . La previsione della contrattazione collettiva sopra riportata trova riscontro nell’art. 6, comma 4, del decreto legge 28 marzo 1997, n. 79, convertito dalla legge 28 maggio 1997, n. 140 secondo il quale ”i dipendenti che trasformano il rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale hanno diritto di ottenere il ritorno al tempo pieno alla scadenza di un biennio dalla trasformazione, nonché alle successive scadenze previste dai contratti collettivi. La trasformazione del rapporto a tempo pieno avviene anche in sovrannumero, riassorbibile con le successive vacanze”. Risulta quindi riconosciuto al dipendente, per effetto delle disposizioni richiamate, il pieno diritto alla riespansione del rapporto di lavoro a tempo pieno senza che residui in capo all’amministrazione, una volta accertata la presenza dei presupposti di legge, alcuna discrezionalità. Appare del resto di tutta evidenza che l’esercizio di tale diritto comporti necessariamente un incremento di spesa che si presta ad essere valutato alla luce delle disposizioni che, nell’ambito dei principi di coordinamento della finanza pubblica, pongono limiti alla spesa di personale degli enti locali. Viene in considerazione nel caso in esame, concernente un comune con popolazione inferiore ai mille abitanti, l’art. 1, comma 562, della legge n. 296/2006 il quale, nel testo attualmente in vigore, stabilisce che “per gli enti non sottoposti alle regole del patto di stabilità interno, le spese di personale, al lordo degli oneri riflessi a carico delle amministrazioni e dell'IRAP, con esclusione degli oneri relativi ai rinnovi contrattuali, non devono superare il corrispondente ammontare dell'anno 2008”. Questa Sezione ha già avuto modo di chiarire che tra l’obbligo di reintegro della prestazione lavorativa a tempo pieno richiesto dalle disposizioni legislative e pattizie che regolano il rapporto di lavoro alle dipendenze degli enti locali e l’obbligo di contenere le spese di personale imposto dalle norme di coordinamento della finanza pubblica non sia ravvisabile un contrasto in senso tecnico, diversamente da quanto prospettato nella richiesta di parere. Il rispetto della disciplina finanziaria, normalmente, non impatta sulle regole che presiedono alla gestione dei rapporti di lavoro, bensì, sulle scelte di fatto del datore di lavoro. Infatti, nel governo dei rapporti d’impiego l’amministrazione deve adottare, a monte, gli opportuni interventi in grado di rendere compatibili atti di macro-gestione (poteri organizzativi) e micro-gestione (modifiche del singolo rapporto di lavoro) con la vigente disciplina finanziaria, in modo da realizzare i necessari risparmi (Corte dei conti, Sezione regionale di controllo per la Lombardia, deliberazione n. 679/2011/PAR). L’impossibilità di configurare un contrasto normativo tra disposizioni aventi differenti ambiti di applicazione non consente di ammettere una deroga dell’una rispetto all’altra. La spesa sostenuta per il reintegro delle prestazioni lavorative a tempo pieno, in particolare, pur non configurando un’assunzione, come più volte ribadito dalla giurisprudenza contabile, non può essere esclusa dalle spese di personale agli effetti del computo del limite richiesto dalla legge. La Sezione regionale di controllo per il Piemonte, con la deliberazione n. 29/2011/SRCPIE/PAR, ha affermato sul punto che “le norme che limitano le spese di personale a fini di contenimento della spesa pubblica, inoltre, possono ritenersi di carattere imperativo, con la conseguenza che l’esclusione di singole voci dall’aggregato “spesa di personale”, come dal legislatore definito e sopra riportato, non può che trovare espressa previsione in norme di pari rango, che, in quanto espressione di una disciplina speciale, non sono suscettibili di applicazione oltre i casi e i modi da esse norme previsti. E’ dunque necessario rinvenire nell’ordinamento le disposizioni che definiscono la composizione dell’aggregato in questione, come conferma la tendenza del legislatore a indicare espressamente le voci di spesa da ricomprendere o da escludere dal computo. Nella specie, nessuna norma legittima l’esclusione della spesa per la trasformazione dei rapporti di lavoro part-time in tempo pieno, ai sensi del citato art. 4, comma 14 del CCNL Enti locali 14 settembre 2000, da quelle di personale rilevanti agli effetti del limite posto dall’art. 1, comma 562 L. n. 296/2006”. Di contro, il mancato rispetto del limite di spesa storica, intervenuto per effetto della trasformazione del rapporto di lavoro o comunque già in atto, come nel caso prospettato, non può impedire l’esercizio del diritto soggettivo del dipendente, assunto a tempo pieno, al reintegro della prestazione lavorativa. Questa Sezione ritiene pertanto di condividere l’orientamento già espresso in materia da altre Sezioni regionali di controllo secondo cui il superamento della spesa del personale a seguito dell’accoglimento della richiesta di riespansione dell’orario di lavoro da parte di dipendenti attualmente in regime di part time “non può determinare effetti preclusivi ne sanzionatori a carico dell’ente. Ciò, a maggior ragione, laddove, come sembra delinearsi nel caso in specie, dette scelte gestionali sono da ricondurre all’adempimento di disposizioni normative nonché contrattuali” (Corte dei conti, Sezione regionale di controllo per il Veneto, deliberazione n. 406/2014/PAR). Che l’aumento di spesa conseguente alla riespansione non possa determinare effetti preclusivi per l’ente non significa naturalmente che quest’ultimo possa sottrarsi ai vincoli posti dalle norme di coordinamento di finanza pubblica che, per le ragione anzidette, non subiscono alcuna deroga in senso proprio. Ne consegue che il comune, successivamente al verificarsi del superamento del limite di spesa in conseguenza all’eventualità sopra richiamata, rimane tenuto ad indirizzare tutte le scelte discrezionali in materia di spesa di personale e la relativa programmazione al conseguimento nel più breve tempo possibile dell’obiettivo di contenimento posto dal più volte citato art. 1, comma 562, della legge n. 296/2006.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della deliberazione della Corte dei Conti Sezione Controllo Regione Lombardia n. 251/PAR del 1.10.2014

 
Note Legali
L'utilizzazione dei contenuti di Gazzetta Amministrativa da parte di altre testate, siti internet, giornali, televisione, ecc., è consentita esclusivamente con indicazione della fonte "www.gazzettaamministrativa.it" e contestuale link o collegamento alla pagina di pubblicazione del contenuto di volta in volta attenzionato.

Il quesito sottoposto alla Sezione richiede di stabilire se, un dipendente assunto con un contratto di lavoro a tempo pieno, successivamente trasformato in contratto a tempo parziale, possa ottenere di tornare alla prestazione lavorativa a tempo pieno nell’ipotesi in cui le spese per il personale d ... Continua a leggere

«:::::::::GA:::::::::»
domenica 28 settembre 2014 17:19

Dipendente condannato con sentenza non passata in giudicato: i divieti di cui all’art. 35 bis del d.lgs. n. 165/2001, anche laddove sia cessata la causa di inconferibilità, ai sensi dell’art. 3 del d.lgs. n. 39/2013 perdurano fino a quando non intervenga sentenza anche non definitiva di proscioglimento

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti dell'orientamento A.N.AC. n. 66/2014

close icon

L'Autorita Nazionale Anticorruzione nell'orientamento n. 66/2014 precisa che "Il dipendente che sia stato condannato, con sentenza non passata in giudicato, per uno dei reati previsti dal capo I del titolo II del libro secondo del codice penale incorre nei divieti di cui all’art. 35 bis del d.lgs. n. 165/2001, anche laddove sia cessata la causa di inconferibilità, ai sensi dell’art. 3 del d.lgs. n. 39/2013, fino a quando non sia pronunciata, per il medesimo reato, sentenza anche non definitiva di proscioglimento."

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti dell'orientamento A.N.AC. n. 66/2014

 
Note Legali
L'utilizzazione dei contenuti di Gazzetta Amministrativa da parte di altre testate, siti internet, giornali, televisione, ecc., è consentita esclusivamente con indicazione della fonte "www.gazzettaamministrativa.it" e contestuale link o collegamento alla pagina di pubblicazione del contenuto di volta in volta attenzionato.

L'Autorita Nazionale Anticorruzione nell'orientamento n. 66/2014 precisa che "Il dipendente che sia stato condannato, con sentenza non passata in giudicato, per uno dei reati previsti dal capo I del titolo II del libro secondo del codice penale incorre nei divieti di cui all’art. 35 bis del d.lgs ... Continua a leggere

«:::::::::GA:::::::::»
mercoledì 9 luglio 2014 19:28

COMPARTO REGIONI-AUTONOMIE LOCALI – Quesito su possibilità di riconoscimento, per la durata del periodo di licenziamento a seguito di procedimento disciplinare, del trattamento economico spettante a titolare di posizione organizzativa, successivamente reintegrato in servizio.

ARAN - Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni

close icon

Quale trattamento economico deve essere riconosciuto al dipendente, titolare di posizione organizzativa, che, licenziato a seguito di procedimento disciplinare, sia stato successivamente reintegrato in servizio a seguito di sentenza di secondo grado emessa dal giudice del lavoro, per tutta la durata del periodo di licenziamento?

ARAN - Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni

 
Note Legali
L'utilizzazione dei contenuti di Gazzetta Amministrativa da parte di altre testate, siti internet, giornali, televisione, ecc., è consentita esclusivamente con indicazione della fonte "www.gazzettaamministrativa.it" e contestuale link o collegamento alla pagina di pubblicazione del contenuto di volta in volta attenzionato.

Quale trattamento economico deve essere riconosciuto al dipendente, titolare di posizione organizzativa, che, licenziato a seguito di procedimento disciplinare, sia stato successivamente reintegrato in servizio a seguito di sentenza di secondo grado emessa dal giudice del lavoro, per tutta la dura ... Continua a leggere

«:::::::::GA:::::::::»
venerdì 19 aprile 2013 08:41

Autorizzazione all’utilizzo del mezzo proprio di trasporto da parte dei dipendenti pubblici: la Corte dei Conti consente agli enti locali, con un atto regolamentare, di adattare il vincolo imposto dall’art. 6, comma 12, della legge 122/2010 qualora esigenze di funzionamento rendessero gli effetti del divieto contrario al principio di buon andamento

Corte de Conti

close icon

Il Comune di Barile - premesso che “…l’art. 6 comma 12 della legge 122/2010 … prevede che nei confronti del personale contrattualizzato di cui al d.lgs. 165 del 2001 non trova più applicazione la normativa che dava diritto al personale che si reca in missione con l’utilizzo del mezzo proprio alla corresponsione di un’indennità ragguagliata ad un quinto del prezzo di un litro di benzina super vigente nel tempo oltre il rimborso dei pedaggi autostradali (art. 15 della legge 18 dicembre 1973, n. 836, e art. 8 della legge 26 luglio 1978, n. 417)”. • che “ … sussistono tuttora difficoltà per individuare l’ambito applicativo della surriferita disposizione ed, in particolare, se la disapplicazione recata dal comma 12, coinvolga anche il rimborso delle spese di accesso agli uffici dell’Ente titolare dalla ordinaria sede di servizio, nel caso di personale utilizzato a tempo parziale di altra amministrazione e dei servizi in convenzione, secondo la disciplina dell’art. 14 del CCNL di comparto 22/01/2004 e del comma 557 dell’art. 1 della legge 311/04” - ha chiesto alla Corte dei Conti di conoscere l’avviso di questa Sezione regionale di controllo in ordine alla possibilità di prevedere “una forma di ristoro delle spese sostenute dal personale regolarmente autorizzato all’uso del mezzo proprio per raggiungere la sede dell’ente utilizzatore mediante “una indennità chilometrica” pari ad un quinto del costo della benzina verde per ogni chilometro, in analogia ad un’altra fattispecie relativa al segretario comunale titolare di sede convenzionata già esaminata dalla Corte dei Conti”. La risposta: Dopo aver ricostruito il quadro normativo che disciplina l’istituto dell’autorizzazione all’uso del mezzo proprio da parte dei dipendenti pubblici, la Corte ha rilevato come la formulazione letterale dell’art 6, comma 12, del decreto legge 78/2010 ha comportato da subito l’emersione di problemi interpretativi, in particolare per ciò che attiene all’estensione della norma alle Regioni e agli Enti locali, dando luogo a letture talvolta contrastanti che solo di recente hanno trovato una composizione grazie all’intervento ermeneutico del Giudice delle leggi (da ultimo con sentenza n. 139 del 23 maggio 2012). Secondo la sentenza n. 139/2012 della Corte Costituzionale, “si deve … verificare se da ciascuna previsione dell’art. 6 si possano desumere «principi rispettosi di uno spazio aperto all’esercizio dell’autonomia regionale» (sentenza n. 182 del 2011)” e, in tal senso, anche il comma 12, ultimo periodo, va ricondotto al principio generale di coordinamento della spesa di cui l’art. 6 nel suo complesso è espressione. In base a tale canone interpretativo, l’ultimo periodo del comma 12 vincola le Regioni, ma anche gli Enti locali, solo in quanto concorre a determinare il tetto massimo dei risparmi di spesa che essi devono conseguire. Qualora esigenze di funzionamento rendessero gli effetti del divieto contrario al principio di buon andamento, le Regioni e le autonomie locali sarebbero libere di rimodulare in modo discrezionale, nel rispetto del limite complessivo, le percentuali di riduzione di questa come delle altre voci di spesa contemplate nell’art. 6. (Cfr. deliberazione 39/2013/PAR di questa Sezione). Questa Sezione di controllo si è già espressa con deliberazioni 74/2012/PAR e 89/2012/PAR su quali possono essere le particolari modalità applicative mediante le quali l’ente locale può adeguare il proprio ordinamento ai principi di riduzione della spesa previsti dalla normativa nazionale, assicurando nel contempo il raggiungimento delle finalità perseguite dalle norme. A tal fine, in quella sede (che riguardava in particolare l’art. 9, comma 28, del decreto legge n. 78/2012), si è ritenuto, rinviando alla deliberazione n. 11/CONTR/2012 delle Sezioni Riunite in sede di controllo della Corte, di riconoscere agli enti locali uno spazio di autonomia nell’adeguamento tale da consentire il soddisfacimento delle esigenze particolari senza stravolgere l’obiettivo perseguito dal legislatore. In sostanza si è ritenuta necessaria l’intermediazione di un atto regolamentare, espressione della potestà normativa dell’ente, per disciplinare la materia in coerenza con i principi stabiliti dalla norma di coordinamento finanziario. Il Collegio ritiene che tale ricostruzione possa essere confermata anche in questa sede consentendo agli enti locali, con un atto espressione della potestà regolamentare, di adattare il vincolo imposto dall’art. 6, comma 12, ultimo periodo, considerato che lo stesso concorre a determinare il tetto dei risparmi di spesa che essi devono conseguire ai sensi del comma 12, primo periodo. Qualora, dunque, esigenze di funzionamento rendessero gli effetti del divieto contrario al principio di buon andamento, gli enti locali potrebbero rimodulare con atto regolamentare il disposto dell’art. 6, comma 12, ultimo periodo, purché nel rispetto del tetto di spesa previsto dal primo periodo del comma 12. Peraltro, il tetto alle spese per missioni pari al 50 per cento di quelle sostenute nell’anno 2009 non costituisce un vincolo incondizionato neppure per le amministrazioni statali, considerata la possibilità del suo superamento previa adozione di un motivato provvedimento da parte dell’organo di vertice dell’amministrazione, seppure in casi eccezionali.

Corte de Conti

 
Note Legali
L'utilizzazione dei contenuti di Gazzetta Amministrativa da parte di altre testate, siti internet, giornali, televisione, ecc., è consentita esclusivamente con indicazione della fonte "www.gazzettaamministrativa.it" e contestuale link o collegamento alla pagina di pubblicazione del contenuto di volta in volta attenzionato.

Il Comune di Barile - premesso che “…l’art. 6 comma 12 della legge 122/2010 … prevede che nei confronti del personale contrattualizzato di cui al d.lgs. 165 del 2001 non trova più applicazione la normativa che dava diritto al personale che si reca in missione con l’utilizzo del mezzo proprio alla c ... Continua a leggere

«:::::::::GA:::::::::»
martedì 30 dicembre 2014 12:04

COMPARTO REGIONI – AUTONOMIE LOCALI – Quesito su modalità di erogazione dei compensi spettanti ai titolari di posizione organizzativa per lavoro straordinario prestato in occasione di consultazioni elettorali

ARAN - Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni

close icon

Con gli orientamenti applicativi RAL 1624 e RAL 1559, l’ARAN, sulla base della disciplina dell’art.39, comma 2, del CCNL del 14.9.2000, ha evidenziato che i compensi per lavoro straordinario elettorale possono essere erogati ai titolari di posizione organizzativa corrisposti “a consuntivo” in analogia con quanto previsto per la disciplina della retribuzione di risultato (richiamata dallo stesso art.39) e in coincidenza con la relativa attribuzione, anche se non è richiesto il momento della valutazione. In sostanza viene escluso che, in questa ipotesi, tali compensi possano essere erogati con le medesime modalità, anche temporali, previste per la generalità degli altri dipendenti. In materia tuttavia, occorre considerare anche che l’art.15, comma 3, del D.L.n.8/1993, nel testo risultante dalle modifiche recate dall’art.1 della legge 27 dicembre 2013, n. 147, ha fissato, perentoriamente, allo scadere del quarto mese successivo al giorno delle elezioni il termine entro il quale l’ente deve presentare la richiesta delle spese elettorali, allegando, relativamente agli straordinari, la copia degli atti di liquidazione e i mandati di pagamento. In tale ambito regolativo, quale comportamento l’ente deve correttamente adottare in materia?

ARAN - Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni

 
Note Legali
L'utilizzazione dei contenuti di Gazzetta Amministrativa da parte di altre testate, siti internet, giornali, televisione, ecc., è consentita esclusivamente con indicazione della fonte "www.gazzettaamministrativa.it" e contestuale link o collegamento alla pagina di pubblicazione del contenuto di volta in volta attenzionato.

Con gli orientamenti applicativi RAL 1624 e RAL 1559, l’ARAN, sulla base della disciplina dell’art.39, comma 2, del CCNL del 14.9.2000, ha evidenziato che i compensi per lavoro straordinario elettorale possono essere erogati ai titolari di posizione organizzativa corrisposti “a consuntivo” in anal ... Continua a leggere

«:::::::::GA:::::::::»
domenica 3 marzo 2013 11:31

L'applicazione alle società pubbliche delle norme contenenti i limiti in tema di spesa di personale degli enti locali deve avvenire con riferimento alla sola società e non in forma consolidata con l’ente locale di appartenenza

Corte dei Conti

close icon

Con richiesta di parere il sindaco del Comune di Pietrasanta, chiede di sapere: 1. se, in virtù dell’art. 18, comma 2bis dl 112/2008, convertito in L. 133/2008, e dell’art. 3bis, comma 6 del dl 138/2011, introdotto dall’art. 25, comma 1 dl 1/2012 convertito dalla L. 27/2012, l’adeguamento da parte delle società partecipate ai divieti imposti per gli enti locali proprietari alla spesa di personale (si pensi all’art. 1, comma 557 della L. 296/06 e all’art. 76, comma 7 del dl 112/2008, convertito dalla L. 133/2008) debba avvenire in forma consolidata o in forma distinta (ente locale da una parte e società dall’altra) e nell’ipotesi in cui debba avvenire in forma consolidata se debba investire tutto il personale o solo quello trasferito alla società senza estinzione del rapporto di lavoro con l’ente, nonché sempre in quest’ultima ipotesi, se il calcolo consolidato debba avvenire con riferimento alla percentuale di partecipazione o con altro criterio; 2. se, l’obbligo di contenimento alla spesa di personale, sia esso in forma consolidata o scissa, riguardi anche altri organismi partecipati (tipo le fondazioni); 3. se, ai fini dell’applicazione dell’art. 76, comma 7 del dl 112/2008, convertito dalla L. 133/2008, verificato da parte del comune che il rapporto spesa di personale/spesa corrente sia inferiore al 50%, le società possono assumere solo entro la soglia del 40% della spesa corrispondente alle cessazioni intervenute nell’anno precedente; 4. in riferimento all’applicazione dei limiti per la spesa di personale a tempo determinato di cui all’art. 9, comma 28 del dl 78/2010, convertito dalla L. 122/2010, se: a) il divieto vada applicato in forma consolidata o scissa tra società ed ente locale; b) lo spazio finanziario non utilizzato dall’ente locale (qualora la spesa del comune sia inferiore al predetto limite e l’ente non assuma) possa essere ceduto alla società; c) il divieto possa essere derogato in presenza di particolari necessità o attribuzione di nuove funzioni e servizi; d) la spesa per l’assunzione di ausiliare del traffico possa essere sottratta dall’aggregato di spesa da considerare; 5. quali siano gli altri commi dell’art. 9 del dl 78/2010, convertito dalla L. 122/2010 direttamente applicabili alle società partecipate e se la norma si applichi anche alle fondazioni. 6. quali siano le conseguenze che scaturiscono a carico di una società partecipata, o di una fondazione, in caso di violazione del patto di stabilità da parte dell’ente locale proprietario, vale a dire se si applica anche alla società, quantomeno alle società partecipate al 100%, la sanzione di cui all’art. 76, comma 4 del dl 112/2008, convertito in L. 133/2008 in caso di violazione da parte dell’ente o di uno degli enti proprietari del patto di stabilità interno. In risposta al quesito di cui al numero uno della premessa, la Sezione ritiene che l’applicazione alle società delle norme contenenti limiti in tema di spesa di personale degli enti locali debba avvenire con riferimento alla sola società e non in forma consolidata con l’ente locale di appartenenza, vale a dire che l’applicazione delle norme deve avvenire distintamente, per l’ente locale da una parte e per la società dall’altra. La società, infatti, sarà tenuta ad applicare le norme di cui all’art. 1, comma 557 della L. 296/2006 (legge finanziaria per il 2007) e dell’art. 76, comma 7, D.L. 112/2008, convertito dalla L. 133/2008 con riferimento esclusivo ai propri documenti contabili e ai dati del proprio bilancio. Allo stesso modo l’ente locale applica le limitazioni di legge che lo riguardano riferendosi al proprio bilancio, fatta eccezione per lo specifico consolidamento che l’art. 76 comma 7, sopra citato, impone e che obbliga l’ente a considerare, ai fini del confronto strutturale spesa di personale-spesa corrente, anche la spesa sostenuta dalle società da esso partecipate. A tal fine, si ricorda che il consolidamento in questione va computato dall’ente locale secondo le indicazioni fornite dalla Sezione delle autonomie, nella deliberazione n. 14 del 28 dicembre 2011 resa su questione di massima, alla quale si fa espresso rinvio. In risposta al secondo quesito, le norme finora esposte non citano tra i soggetti destinatari le fondazioni, ma il coinvolgimento di queste nel contenimento delle spese non può essere trascurato, anche alla luce della recente norma disposta dall’art. 4, comma 6 del D.L. 95/2012, convertito dalla L. 135/2012, la quale stabilisce che, a decorrere dal 1° gennaio 2013, le fondazioni “non possono ricevere contributi a carico delle finanze pubbliche” con esclusione di quelle “istituite con lo scopo di promuovere lo sviluppo tecnologico e l'alta formazione tecnologica e gli enti e le associazioni operanti nel campo dei servizi socio-assistenziali e dei beni ed attività culturali, dell'istruzione e della formazione, le associazioni di promozione sociale di cui alla legge 7 dicembre 2000, n. 383, gli enti di volontariato di cui alla legge 11 agosto 1991, n. 266, le organizzazioni non governative di cui alla legge 26 febbraio 1987, n. 49, le cooperative sociali di cui alla legge 8 novembre 1991, n. 381, le associazioni sportive dilettantistiche di cui all'articolo 90 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, nonché le associazioni rappresentative, di coordinamento o di supporto degli enti territoriali e locali”. Pur non essendo specificamente incluse nell’elenco dei destinatari delle norme di cui all’art. 18, comma 2bis del D.L. 112/2008, di cui all’art. 3 bis, comma 6 del D.L. 138/2011 o anche dell’art. 114 TUEL, comma 5bis, introdotto dall’art. 25, comma 2 del D.L. 1/2012, convertito dalla L. 27/2012, si ritiene che le fondazioni, nelle ipotesi in cui siano legittimamente destinatarie di erogazioni a carico delle finanze pubbliche, debbano attenersi alle norme limitative in tema di personale dettate per gli enti locali. Per quanto attiene al terzo quesito, atteso che l’applicazione delle norme limitative alle società deve avvenire in maniera distinta rispetto all’ente locale proprietario, ne discende che l’applicazione dell’art. 76, comma 7, e la connessa capacità assunzionale (legata alla spesa corrispondente alle cessazioni intervenute nell’anno precedente) della società, prescinde dalle cessazioni avvenute all’interno dell’ente locale, parametrandosi, invece, alle cessazioni intervenute all’interno della società medesima. Nel merito del quarto quesito, l’art. 9, comma 28, della L. 122/2010, di conversione del D.L. 78/2010, stabilisce, a decorrere dall'anno 2011, che le amministrazioni (tra le quali gli enti locali, a seguito della modifica apportata dall’art. 4, comma 102, lettera b, della legge di stabilità per l’anno 2012) “possono avvalersi di personale a tempo determinato o con convenzioni ovvero con contratti di collaborazione coordinata e continuativa, nel limite del 50 per cento della spesa sostenuta per le stesse finalità nell'anno 2009.” Sul tema dell’applicabilità della norma agli enti locali in via diretta, nonché in riferimento ai possibili margini di libertà decisionale dell’ente, si sono espresse le Sezioni Riunite della Corte dei conti, con deliberazione n. 11 del 17 aprile 2012 resa su questione di massima in funzione nomofilattica, le cui conclusioni si riportano: “a) I limiti alla spesa per i contratti del personale temporaneo o con rapporto di lavoro flessibile, introdotti dall'art. 9 comma 28 del DL n. 78 del 31 maggio 2010, convertito nella legge n. 122 del 30 luglio 2010, così come modificato dall'art. 4, comma 102, della legge n. 183 del 12 novembre 2011 (legge di stabilità per il 2012) costituiscono principi di coordinamento della finanza pubblica nei confronti degli enti di autonomia territoriale. Gli enti locali sono tenuti pertanto a conformarsi ai principi suddetti e applicano direttamente la norma generale così come formulata, suscettibile di adattamento solo da parte degli enti di minori dimensioni per salvaguardare particolari esigenze operative. b) L’adattamento della disciplina sostanziale è deferito alla potestà regolamentare degli enti locali a condizione che ne vengano rispettati gli intenti; l’espressione della predetta potestà deve in ogni caso essere idonea a contenere efficacemente la spesa per le assunzioni a tempo determinato, riportandola nei limiti fisiologici connessi alla natura dei rapporti temporanei. c) Nel solo caso in cui l’applicazione diretta potrebbe impedire l’assolvimento delle funzioni fondamentali degli enti e non esistano altri possibili rimedi organizzativi per fronteggiare la situazione, è quindi possibile configurare un adeguamento del vincolo attraverso lo specifico strumento regolamentare. A tale riguardo si segnala come possibile ambito di adeguamento, la considerazione cumulativa dei limiti imposti dalla norma ai due diversi insiemi di categorie di lavoro flessibile individuati. d) Resta comunque ferma l’esigenza che vengano raggiunti gli obiettivi di fondo della disciplina e che venga assicurata la riduzione di spesa nell’esercizio finanziario per le forme di assunzione temporanea elencate.” Ciò stante, l’applicazione di tale norma alle società deve avvenire in maniera distinta, senza consolidamento tra ente locale e società partecipata. Quest’ultima rispetterà la norma in questione calcolando tale limite riferendosi al proprio personale in servizio. Ne consegue che non sussiste la possibilità di cedere capacità assunzionale tra l’ente e la società partecipata, dovendosi applicare le norme in modo autonomo da parte di ciascun soggetto. A ciò si aggiunga che l’applicazione del limite in questione deve necessariamente essere coordinato con la norma di cui all’art. 4, comma 10, del d.l. 95/2012, convertito dalla L. 27/2012, il quale prevede che, a decorrere dall'anno 2013 le società controllate direttamente o indirettamente dalle pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001, che abbiano conseguito nell'anno 2011 un fatturato da prestazione di servizi a favore di pubbliche amministrazioni superiore al 90 per cento dell'intero fatturato, “possono avvalersi di personale a tempo determinato ovvero con contratti di collaborazione coordinata e continuativa nel limite del 50 per cento della spesa sostenuta per le rispettive finalità nell'anno 2009” In riferimento alla spesa derivante dall’assunzione di ausiliare del traffico, questa Sezione, con deliberazione n. 139/2012, si è espressa su un quesito teso a conoscere se nel personale destinato all’esercizio delle funzioni fondamentali di polizia locale rientri anche quello avente qualifica di “ausiliario del traffico” ai sensi dell’art. 17, comma 132, della L. 127/1997 che recita: “I comuni possono, con provvedimento del sindaco, conferire funzioni di prevenzione e accertamento delle violazioni in materia di sosta a dipendenti comunali o delle società di gestione dei parcheggi, limitatamente alle aree oggetto di concessione. (…)”. A tal proposito la Sezione ha stabilito: “Alcune delle funzioni appena descritte, esercitate dai cosiddetti ausiliari del traffico, parrebbero rientrare tra i servizi di polizia stradale come enucleati dall’art. 11 del codice della strada, a sua volta il servizio di polizia stradale è compreso nell’ambito del servizio di polizia locale citato dall’art. 21, comma 3, lettera b) della L. 42/2009. Pertanto l’assunzione di personale da parte del comune con qualifica di ausiliario del traffico può ritenersi rientrante nella disposizione normativa di cui trattasi (D.L. 216/2011, convertito in L. 14/2012, all’art. 1, comma 6bis).” Da ciò si deduce che la spesa di personale derivante dall’assunzione di un ausiliare del traffico può farsi rientrare nell’applicazione dell’art. 9, comma 28 e, precisamente, nella parte in cui stabilisce che: “A decorrere dal 2013 gli enti locali possono superare il predetto limite per le assunzioni strettamente necessarie a garantire l'esercizio delle funzioni di polizia locale, di istruzione pubblica e del settore sociale; resta fermo che comunque la spesa complessiva non può essere superiore alla spesa sostenuta per le stesse finalità nell'anno 2009.” In risposta al quinto quesito, la norma di cui all’art. 9 del d.l. 78/2010, convertito dalla L. 122/2010, contiene una serie di disposizioni limitative indirizzate al contenimento delle spese in materia di pubblico impiego; le stesse, per espressa previsione del comma 29 del medesimo articolo, si applicano anche alle società controllate direttamente o indirettamente da amministrazioni pubbliche. Questa norma va coordinata, a sua volta, con l’art. 4, comma 9, del d.l. 95/2012, convertito dalla L. 135/2012, che prevede che “A decorrere dall'entrata in vigore del presente decreto e fino al 31 dicembre 2015, alle società di cui al comma 1 si applicano le disposizioni limitative delle assunzioni previste per l'amministrazione controllante. Resta fermo, sino alla data di entrata in vigore del presente decreto, quanto previsto dall'articolo 9, comma 29, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122. Salva comunque l'applicazione della disposizione più restrittiva prevista dal primo periodo del presente comma, continua ad applicarsi l'articolo 18, comma 2, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 , convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133”. Lo stesso art. 4 del d.l. 95/2012 appena citato, difatti, dispone specifici limiti di tenore analogo ad alcuni commi dell’art. 9 del d.l. 78/2010 citato, nei commi 10 e 11 in riferimento all’assunzione a tempo determinato e al trattamento economico complessivo dei singoli dipendenti delle società. Pertanto a tali società si applicano le disposizioni dell’art. 4 del d.l. 95/2012, convertito dalla L. 135/2012, nonché, per le diverse società destinatarie dell’art. 9 comma 29 del d.l. 78/2010 citato, le disposizioni dell’art. 9, in quanto compatibili. In risposta al sesto quesito, in linea con gli orientamenti sopra esposti, la violazione del patto di stabilità interno da parte di un ente locale determina conseguenze sanzionatorie applicabili al solo ente locale. Del resto la separazione delle due sfere sanzionatorie è avvalorata dal fatto che altre norme determinano l’assoggettamento al patto di stabilità interno anche delle società, in maniera separata dall’ente di appartenenza, o di aziende speciali ed istituzioni. Si pensi nel primo caso all’art. 18, comma 2bis d.l. 112/2008, convertito in L. 133/2008 più volte citato, nonché, per le aziende speciali e le istituzioni, al comma 5bis dell’art. 114 TUEL, anch’esso già citato.

Corte dei Conti

 
Note Legali
L'utilizzazione dei contenuti di Gazzetta Amministrativa da parte di altre testate, siti internet, giornali, televisione, ecc., è consentita esclusivamente con indicazione della fonte "www.gazzettaamministrativa.it" e contestuale link o collegamento alla pagina di pubblicazione del contenuto di volta in volta attenzionato.

Con richiesta di parere il sindaco del Comune di Pietrasanta, chiede di sapere: 1. se, in virtù dell’art. 18, comma 2bis dl 112/2008, convertito in L. 133/2008, e dell’art. 3bis, comma 6 del dl 138/2011, introdotto dall’art. 25, comma 1 dl 1/2012 convertito dalla L. 27/2012, l’adeguamento da parte ... Continua a leggere

«:::::::::GA:::::::::»
mercoledì 1 aprile 2015 18:01

COMPARTO REGIONI – AUTONOMIE LOCALI – Quesito su modalità di fruizione della festività del Santo Patrono nel caso di servizio associato relativo a più comuni

ARAN - Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni

close icon

Nell’ambito di un servizio associato di polizia municipale relativo a tre comuni, l’unico dipendente di polizia municipale, titolare di posizione organizzativa, ha diritto in occasione della festività del santo patrono ad usufruire della giornata di recupero su ogni singolo comune visto che i dipendenti degli altri uffici nell’occasione della festività usufruiscono della giornata non lavorativa in quanto “festiva”?

ARAN - Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni

 
Note Legali
L'utilizzazione dei contenuti di Gazzetta Amministrativa da parte di altre testate, siti internet, giornali, televisione, ecc., è consentita esclusivamente con indicazione della fonte "www.gazzettaamministrativa.it" e contestuale link o collegamento alla pagina di pubblicazione del contenuto di volta in volta attenzionato.

Nell’ambito di un servizio associato di polizia municipale relativo a tre comuni, l’unico dipendente di polizia municipale, titolare di posizione organizzativa, ha diritto in occasione della festività del santo patrono ad usufruire della giornata di recupero su ogni singolo comune visto che i dipen ... Continua a leggere

«:::::::::GA:::::::::»
mercoledì 1 aprile 2015 18:00

COMPARTO REGIONI – AUTONOMIE LOCALI – Quesito su fruizione delle ferie immediatamente dopo il periodo di assenza per malattia.

ARAN - Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni

Un dipendente assente per malattia, alla fine del predetto periodo, deve necessariamente rientrare in servizio o può, senza che vi sia ripresa dell’attività lavorativa, fruire immediatamente delle ferie subito dopo il termine del periodo di malattia?

«:::::::::GA:::::::::»
mercoledì 21 maggio 2014 11:39

COMPARTO REGIONI-AUTONOMIE LOCALI – Quesito su assenza di un dipendente che deve presenziare ad un’udienza per causa di lavoro promossa dal medesimo contro il proprio ente e permessi retribuiti per “particolari motivi personali o familiari”.

ARAN - Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni

close icon

Al fine di una corretta applicazione dei permessi retribuiti per particolari motivi personali o familiari previsti dall’art. 19, comma 2 del CCNL 6/7/1995, si chiede se possa rientrare in tale previsione anche l’assenza di un dipendente per presenziare ad un’udienza per una causa di lavoro promossa dal dipendente stesso contro il proprio ente datore di lavoro?

ARAN - Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni

 
Note Legali
L'utilizzazione dei contenuti di Gazzetta Amministrativa da parte di altre testate, siti internet, giornali, televisione, ecc., è consentita esclusivamente con indicazione della fonte "www.gazzettaamministrativa.it" e contestuale link o collegamento alla pagina di pubblicazione del contenuto di volta in volta attenzionato.

Al fine di una corretta applicazione dei permessi retribuiti per particolari motivi personali o familiari previsti dall’art. 19, comma 2 del CCNL 6/7/1995, si chiede se possa rientrare in tale previsione anche l’assenza di un dipendente per presenziare ad un’udienza per una causa di lavoro promossa ... Continua a leggere

«:::::::::GA:::::::::»
 
 
Chiudi Messaggio
Questo sito utilizza i cookie per assicurarti la migliore esperienza di navigazione. Per saperne di più accedi alla Informativa sulla Privacy. Procedendo nella navigazione, acconsenti all'uso dei cookie.