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domenica 2 novembre 2014 08:28

Promozione della cultura e della lingua italiana all'estero: entra in vigore il 1.1.2015 il nuovo Regolamento sulla concessione di premi e contributi

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del decreto del Ministero degli Affari Esteri e della cooperazione internazionale in G.U. n. 254 del 31.10.2014

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E' stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 254 del 31.19.2014 il decreto n. 159/2015 del Ministero degli Affari Esteri e della cooperazione internazionale contenente il "Regolamento recante norme sulla concessione di premi e contributi per la divulgazione del libro italiano e per la traduzione di opere letterarie e scientifiche, nonche' per la produzione, il doppiaggio e la sottotitolatura di cortometraggi e lungometraggi e di serie televisive, destinati ai mezzi di comunicazione di massa." Per scaricare il regolamento che entrerà in vigore il 1 gennaio 2015 cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del decreto del Ministero degli Affari Esteri e della cooperazione internazionale in G.U. n. 254 del 31.10.2014

 
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giovedì 10 luglio 2014 12:35

Ministero del Lavoro: Avviso pubblico premi Prof. Massimo D’Antona

segnalazione del Prof. Stefano Olivieri Pennesi

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Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha emanato un Avviso pubblico, a seguito di un protocollo d’intesa stipulato con la Fondazione omonima, per l’attribuzione di Premi di studio alla memoria del prof. Massimo D’Antona. Detta iniziativa è stata intrapresa per l’attribuzione, agli studenti, di riconoscimenti economici per premiare le migliori tesi di laurea (con esclusione delle triennali) o di dottorato, in materia di “Diritto del Lavoro”. Il valore dei due premi distinti, messi a bando, è di 4.000 € lordi, ciascuno da assegnarsi, a cura di una commissione appositamente nominata con decreto del Ministro del Lavoro, per le tesi di laurea e dottorato, svolte in materia gius-lavoristica, discusse nel periodo compreso tra il 1° aprile 2012 e il 31 maggio 2014. Le domande dovranno pervenire, materialmente ed improrogabilmente, entro le ore 24.oo del 31 luglio 2014 presso il: Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Direzione Generale per le politiche attive e passive (ex Direzione Generale per le politiche per l’orientamento e la formazione – Divisione I°) Palazzina C 1° piano via Fornovo 8 – 00192 Roma. Per ulteriori informazioni e approfondimenti visionare il sito web della Fondazione Prof. Massimo D’Antona onlus.

segnalazione del Prof. Stefano Olivieri Pennesi

 
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Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha emanato un Avviso pubblico, a seguito di un protocollo d’intesa stipulato con la Fondazione omonima, per l’attribuzione di Premi di studio alla memoria del prof. Massimo D’Antona. Detta iniziativa è stata intrapresa per l’attribuzione, agli stude ... Continua a leggere

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lunedì 25 marzo 2013 14:31

L’obbligo della P.A. di esaminare le memorie e i documenti presentati dagli interessati nel corso dell’iter procedimentale non impone un’analitica confutazione in merito ad ogni argomento utilizzato dagli stessi

TAR Campania

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Conformemente alla consolidata giurisprudenza, che l’obbligo di esaminare le memorie e i documenti presentati dagli interessati nel corso dell’iter procedimentale non impone un’analitica confutazione in merito ad ogni argomento utilizzato dagli stessi, essendo sufficiente uno svolgimento motivazionale che renda, nella sostanza, percepibile la ragione del mancato adeguamento dell’azione dell’amministrazione alle deduzioni difensive dei privati (Cons. St., sez. VI, 7 gennaio 2001, n. 17).

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sabato 9 febbraio 2013 08:44

La stazione appaltante, in presenza di una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà non ritualmente resa perché per esempio priva di sottoscrizione, non può ricavare le attestazioni in essa contenute dagli altri documenti presentati dall’impresa

Consiglio di Stato

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L’art. 38 d.P.R. n. 445 del 2000 prevede che: “Le istanze e le dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà da produrre agli organi della amministrazione pubblica o ai gestori o esercenti di pubblici servizi sono […] sottoscritte e presentate unitamente a copia fotostatica non autenticata di un documento di identità del sottoscrittore”. E’ evidente, quindi, che in assenza di sottoscrizione la dichiarazione sostitutiva non produce effetti perché risulta priva di un elemento essenziale. Non si tratta di una semplice dichiarazione incompleta: la mancanza della sottoscrizione, anche se relativa solo al secondo dei due fogli di cui essa si compone, rende la dichiarazione presentata inimputabile e dunque totalmente inidonea ad attestare le circostanze in essa menzionate. Con riferimento a tali attestazioni, quindi, la dichiarazione deve considerarsi mancante e tale, pertanto, da determinare l’esclusione dalla gara. Non vale in senso contrario obiettare che nel caso di specie le attestazioni contenute nel foglio privo di sottoscrizioni potevano essere ricavate aliunde, dagli altri documenti presentati dall’impresa. Anche ad ammettere tale possibilità, ciò non incide sulla cogenza dell’obbligo dichiarativo espressamente sanzionato a pena di esclusione. A tale conclusione si giunge non in forza di un ingiustificato formalismo, ma, al contrario, in applicazione del fondamentale principio della par condicio tra i partecipanti che verrebbe violato ove le imprese che hanno presentato dichiarazioni complete e regolari venissero trattate nello stesso modo del concorrente che, a causa di una negligenza facilmente evitabile, non ha, invece rispettato, nel rendere la dichiarazione, le chiare previsioni della lex specialis e delle disposizioni normative in essa richiamate. Del resto, non si può pretendere che la stazione appaltante, in presenza di una dichiarazione non ritualmente resa, debba ricavare le attestazioni in essa contenute dagli altri documenti presentati dall’impresa. In tal modo, infatti, verrebbe frustrato la stessa esigenza sostanziale sottesa alla previsione della lex specialis che impone l’obbligo dichiarativo: quello di consentire alla stazione appaltante di avere, attraverso la richiesta di una dichiarazione specifica ed omnicomprensiva, un’immediata e certa assunzione di autoresponsabilità da parte di ciascun concorrente in ordine alla mancanza di cause di esclusione, anche al fine di evitare complesse verifiche preliminari in ordine alla sussistenza dei requisiti per partecipare, così accelerando e semplificando lo svolgimento della procedura. In questo quadro, è evidente che la mancata sottoscrizione della dichiarazione (o, come nel caso di specie, di uno dei due fogli di cui essa si componeva), non rappresenta una mera irregolarità sanabile, ma integra pienamente la violazione di una puntuale e non irragionevole previsione espressamente sanzionata a pena di esclusione.

Consiglio di Stato

 
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sabato 1 novembre 2014 10:43

Appalti: in G.U. il manuale sulla qualificazione per l'esecuzione di lavori pubblici di importo superiore a 150.000 euro

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del comunicato A.N.AC. in Gazzetta ufficiale n. 251 del 28.10.2014

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E' stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 251 del 28.10.2014 il comunicato dell'Autorità Nazionale Anticorruzione relativo al "Manuale sulla qualificazione per l'esecuzione di lavori pubblici di importo superiore a 150.000 euro." Per scaricare il comunicato cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del comunicato A.N.AC. in Gazzetta ufficiale n. 251 del 28.10.2014

 
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lunedì 4 febbraio 2013 14:18

Il Giudice non può sindacare le valutazioni delle commissioni giudicatrici sulle prove di concorso salvo in caso di irragionevolezza, irrazionalità, arbitrarietà o travisamento dei fatti

Consiglio di Stato

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Le valutazioni delle commissioni giudicatrici sulle prove di concorso costituiscono espressione dell’ampia discrezionalità riconosciuta all’organo straordinario dalla legge per poter effettivamente selezionare, tra tutti i partecipanti al concorso, i candidati migliori, e non possono essere sostituite dalle valutazioni del giudice amministrativo, impingendo nel merito dell’azione amministrativa, salvo che essa non sia ictu oculi inficiata da irragionevolezza, irrazionalità, arbitrarietà o travisamento dei fatti (Consiglio Stato, IV, 14 aprile 2010, n. 2112). Da questo canone ermeneutico deriva che l’illegittimità della valutazione, proprio perché deve emergere ictu oculi, può essere pronunciata dal giudice attraverso il solo confronto tra l’elaborato eseguito dal candidato e il giudizio espresso dalla commissione. Ammettere che il giudice della legittimità possa addentrarsi nell’accertamento della disparità di trattamento esclude in radice l’immediata percezione dell’illegittimità perché in tale operazione valutativa il presupposto diventa inevitabilmente la prova sostenuta dagli altri candidati, valutata favorevolmente dalla commissione. In tale attività il giudice della legittimità si sostituisce in toto (e in palese violazione dei limiti della propria giurisdizione) nelle funzioni e nelle competenze alla commissione esaminatrice.

Consiglio di Stato

 
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sabato 2 novembre 2013 12:17

Contratti Pubblici: allineamento in rettifica operato dall'AVCP ad 40.000 euro della soglia minima per le comunicazioni ex art. 7, comma 8, decreto legislativo n. 163/2006

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del comunicato AVCP - G.U. n. 254 del 29.10.2013

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E' stato pubblicato sulla G.U. il comunicato dell'Autorità per la Vigilanza sui Contratti pubblici di lavori, servizi e forniture con il quale - al fine di omogeneizzare le soglie di comunicazione dei dati e di versamento dei contributi di cui alle «Istruzioni relative alle contribuzioni dovute, ai sensi dell'art. 1, comma 67, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, dai soggetti pubblici e privati, in vigore dal 1° gennaio 2011 - con riferimento alla trasmissione dei dati dei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture si e' proceduto a rettificare il comunicato dell'Autorità del 29.4.2013. In particolare la rettifica concerne gli appalti pubblicati successivamente al 29.10.2013 (data di pubblicazione in Gazzettta Ufficiale del Comunicato) la cui soglia dei 150.000 euro prevista dall'art. 7, comma 8 del decreto legislativo 163/2006 viene aggiornata al valore di 40.000 euro. Pertanto: 1. Per i contratti di lavori, servizi e forniture, di importo pari o superiore a 40.000, dovranno essere inviati: per i settori ordinari, i dati relativi all'intero ciclo di vita dell'appalto; per i settori speciali fino all'aggiudicazione compresa, secondo le specifiche indicate nel richiamato Comunicato del 4 aprile 2008. Per le medesime fattispecie di importo inferiore a 40.000 euro, sara' necessaria la sola acquisizione dello SmartCIG. 2. Per i contratti parzialmente esclusi di cui articoli 19, 20, 21, 22, 23, 24 e 26 del decreto legislativo 163/2006 di importo pari o superiore a 40.000 euro, dovranno essere inviati i dati fino alla fase di aggiudicazione compresa, secondo le specifiche indicate nel Comunicato del 14 dicembre 2010. Per le medesime fattispecie di importo inferiore a 40.000 euro, sara' necessaria la sola acquisizione dello SmartCIG. 3. Per i contratti relativi alle fattispecie di seguito elencate, ferme restando le modalita' di trasmissione dei dati di cui al Comunicato del 14 dicembre 2010, viene precisato che: i dati relativi agli accordi quadro e fattispecie consimili di importo pari o superiore a 40.000 euro, dovranno essere comunicati relativamente alla fase di aggiudicazione ed eventuale stipula del contratto; i dati relativi ai contratti discendenti dagli accordi quadro e fattispecie consimili di importo pari o superiore a 40.000 euro, dovranno essere comunicati: per i settori ordinari e speciali secondo le indicazioni di cui al punto 1; per i contratti parzialmente esclusi, secondo le indicazioni di cui al punto 2. Per le medesime fattispecie di importo inferiore a 40.000 euro, sarà necessaria la sola acquisizione della SmartCIG.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del comunicato AVCP - G.U. n. 254 del 29.10.2013

 
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E' stato pubblicato sulla G.U. il comunicato dell'Autorità per la Vigilanza sui Contratti pubblici di lavori, servizi e forniture con il quale - al fine di omogeneizzare le soglie di comunicazione dei dati e di versamento dei contributi di cui alle «Istruzioni relative alle contribuzioni dovute ... Continua a leggere

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sabato 19 novembre 2011 11:56

La cultura del sospetto salva talvolta il settore degli appalti pubblici dalle infiltrazioni della criminalità organizzata

Consiglio di Stato

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Il Consiglio di Stato ha ritenuto sufficiente l’accertamento di meri elementi di sospetto per far scattare il meccanismo di salvaguardia del sistema attraverso l’inibizione dell’accesso al rapporto contrattuale o alla gara per l’impresa sospettata di contiguità mafiosa. Quanto al riferimento alla cultura del sospetto come regola da preferire a quella della legalità, secondo i Giudici di Palazzo Spada è affermazione non pertinente, in quanto l'informativa antimafia atipica e' una forma di tutela anticipata volta a prevenire l’inquinamento del territorio attraverso possibili infiltrazioni della malavita organizzata ed il giudizio espresso dal Comune nell’ambito dell’informativa antimafia atipica non riguarda la singola persona, nel caso il rappresentante legale della società, ma l’affidabilità nel suo complesso dell’aggiudicatario per i rapporti di contiguità con la criminalità organizzata, desumibile anche da condotte che di per sé non realizzano necessariamente fattispecie penalmente rilevanti. Esse in breve assolvono la funzione di accrescere il bagaglio conoscitivo della p.a. ai fini di un più ponderato esercizio dei propri poteri discrezionali nel corso del procedimento di evidenza pubblica, integrando una forma anticipatoria della soglia di difesa sociale nel campo del contrasto alla criminalità organizzata nel settore dei pubblici appalti di opere e servizi.

Consiglio di Stato

 
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Il Consiglio di Stato ha ritenuto sufficiente l’accertamento di meri elementi di sospetto per far scattare il meccanismo di salvaguardia del sistema attraverso l’inibizione dell’accesso al rapporto contrattuale o alla gara per l’impresa sospettata di contiguità mafiosa. Quanto al riferimento alla c ... Continua a leggere

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mercoledì 15 ottobre 2014 21:30

Appalti: elaborato dall'A.N.AC. il primo modello per l’affidamento degli appalti di lavori pubblici nei settori ordinari d’importo superiore a 150.000 euro

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del comunicato A.N.AC. del 13.10.2014

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É stato pubblicato il Bando-tipo n. 2 del 2 settembre 2014 ‘Affidamento di lavori pubblici nei settori ordinari: procedura aperta per appalto di sola esecuzione lavori, contratti di importo superiore a euro 150.000 euro, offerta al prezzo più basso’. Il modello, predisposto a seguito della consultazione pubblica degli operatori del mercato e previa acquisizione del parere del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, consiste in uno schema di disciplinare di gara accompagnato da una nota illustrativa. La pubblicazione ha lo scopo di guidare e semplificare la complessa attività di predisposizione della documentazione di gara da parte delle stazioni appaltanti e di ridurre il contenzioso connesso, soprattutto, alla previsione nei bandi di cause di esclusione che non trovano fondamento normativo nell’art. 46, comma 1-bis, del Codice. Trascorsi 12 mesi, durante i quali le stazioni appaltanti potranno formulare osservazioni e commenti, il modello sarà sottoposto a verifica di impatto della regolazione come previsto dall’apposito Regolamento dell’Autorità. Per scaricare il bando-tipo cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del comunicato A.N.AC. del 13.10.2014

 
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É stato pubblicato il Bando-tipo n. 2 del 2 settembre 2014 ‘Affidamento di lavori pubblici nei settori ordinari: procedura aperta per appalto di sola esecuzione lavori, contratti di importo superiore a euro 150.000 euro, offerta al prezzo più basso’. Il modello, predisposto a seguito della consult ... Continua a leggere

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venerdì 18 maggio 2012 22:40

Decadenza del titolo edilizio: l’inizio dei lavori non è configurabile per effetto della sola esecuzione dei lavori di scavo di sbancamento

Consiglio di Stato

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La pronuncia di decadenza del titolo edilizio è espressione di un potere strettamente vincolato; ha una natura ricognitiva, perché accerta il venir meno degli effetti del titolo edilizio in conseguenza dell’inerzia del titolare, ovvero della sopravvenienza di una nuova e diversa strumentazione edilizia, e assume pertanto decorrenza ex tunc; inoltre il termine di durata del titolo edilizio non può mai intendersi automaticamente sospeso, essendo al contrario sempre necessaria, a tal fine, la presentazione di una formale istanza di proroga, cui deve comunque seguire un provvedimento da parte della stessa Amministrazione che ha rilasciato il titolo edilizio e che accerti l’impossibilità del rispetto del termine ab origine fissato, e solamente nei casi in cui possa ritenersi sopravvenuto un factum principis, ovvero l’insorgenza di una causa di forza maggiore (cfr. al riguardo, ex plurimis, Cons. Stato, sez. IV, 10 agosto 2007, n. 4423 e 18 giugno 2008 n. 3030). Ai fini poi della sussistenza dei presupposti per la decadenza dalla concessione edilizia, l’effettivo inizio dei lavori deve essere valutato non in via generale ed astratta, ma con specifico e puntuale riferimento all’entità ed alle dimensioni dell’intervento edilizio così come programmato e autorizzato, e ciò al ben evidente scopo di evitare che il termine per l’avvio dell’edificazione possa essere eluso con ricorso a lavori fittizi e simbolici, e quindi non oggettivamente significativi di un effettivo intendimento del titolare della concessione stessa di procedere alla costruzione (cfr. sul punto, ad es., Cons. Stato, Sez. V, 16 novembre 1998 n. 1615). Sempre in tal senso, l’inizio dei lavori idoneo ad impedire la decadenza della concessione edilizia può ritenersi sussistente quando le opere intraprese siano tali da evidenziare l’effettiva volontà da di realizzare il manufatto l’opera, non essendo a ciò sufficiente il semplice sbancamento del terreno e la predisposizione degli strumenti e materiali da costruzione (così Cons. Stato, Sez. V, 22 novembre 1993 n. 1165); ovvero, detto altrimenti, l’inizio dei lavori non è configurabile per effetto della sola esecuzione dei lavori di scavo di sbancamento e senza che sia manifestamente messa a punto l’organizzazione del cantiere e sussistendo altri indizi che dimostrino il reale proposito di proseguire i lavori sino alla loro ultimazione (cfr. Cons. Stato, Sez. IV, 3 ottobre 2000 n. 5242), con la conseguenza che la declaratoria di decadenza della licenza edilizia per mancato inizio dei lavori entro il termine fissato è illegittima solo se sono stati perlomeno eseguiti “lo scavo ed il riempimento in conglomerato cementizio delle fondazioni perimetrali fino alla quota del piano di campagna entro il termine di legge” ( Cons. Stato, Sez. V, 15 ottobre 1992 n. 1006) o se lo sbancamento realizzato si estende un’area di vaste dimensioni (Cons.Stato, Sez. V, 13 maggio 1996 n. 535).

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giovedì 5 dicembre 2013 19:15

Interventi per il contenimento della spesa pubblica: il vostro contributo alla spending review con la diffusione degli applicativi gratuiti del Governo "Amministrazione Trasparente" ed "Albo Pretorio on line"

segnalazione a cura del Prof. Avv. Enrico Michetti

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nell'incontro tenutosi presso il MEF in data 04/12/2013 tra il Commissario Straordinario per la spending review Dott. Carlo Cottarelli ed il Prof. Avv. Enrico Michetti, sono stati presentati i risultati conseguiti nell'anno in corso in termini di riduzione della spesa pubblica dal progetto Gazzetta Amministrativa della Repubblica Italiana. Da un punto di vista squisitamente economico, a seguito di un indagine di mercato, si e' peraltro evidenziato con riferimento ai soli costi minimi un risparmio per la spesa pubblica, per il 2013, pari a 56 milioni di euro. Una diffusione capillare, poi, sull'intero territorio nazionale, determinerebbe, sempre con riferimento ai soli costi minimi, un risparmio annuo a regime di circa 455 milioni di euro ai quali andranno aggiunti i risparmi derivanti dall'abbattimento dei costi del contenzioso amministrativo, contabile e tributario. Un ruolo rilevante in termini di contenimento della spesa pubblica è stato determinato dagli applicativi gratuiti (Albo Pretorio on line ed Amministrazione Trasparente) messi a disposizione dal Governo Italiano per il tramite della Gazzetta Amministrativa della Repubblica Italiana a tutti gli Enti gravati dalla vigente normativa. Gli applicativi di cui sopra potranno essere facilmente scaricati visitando la sezione Albo e Trasparenza. Gli applicativi MIPA peraltro, sono gli unici aggiornati in tempo reale con le modifiche normative e giurisprudenziali. Lo staff è a disposizione delle P.A. per l'immediata attivazione del servizio ai n. Tel. 06.3242351- 06.3242354 o mail servizi@gazzettaamministrativa.it, info@gazzettaamministrativa.it Invitiamo tutti i nostri utenti a contribuire all'abbattimento della spesa pubblica diffondendo e comunicando a tutte le Pubbliche Amministrazioni l'opportunità di poter usufruire gratuitamente dell'Amministrazione Trasparente e dell'Albo Pretorio on line.

segnalazione a cura del Prof. Avv. Enrico Michetti

 
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lunedì 29 luglio 2013 16:32

Concorso pubblico: nessuna illegittimità delle operazioni concorsuali se è omessa l'indicazione nel verbale dell’orario di inizio e/o chiusura dei lavori della commissione

a cura del Prof. Avv. Enrico Michetti

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Il provvedimento di esclusione dalle prove orali di un pubblico concorso non è censurabile con riferimento al tempo medio impiegato dalla commissione esaminatrice per la valutazione di ciascun elaborato, questo il principio ormai consolidato richiamato nella presente sentenza dal Consiglio di Stato. La vicenda che origina il presente contenzioso investe il concorso notarile ove un partecipante si duole della mancata indicazione a verbale dell’orario di chiusura della correzione degli elaborati desumendo e da ciò l’insufficienza dei tempi presumibilmente impiegati dalla Commissione, e pertanto l’omessa correzione integrale delle prove ovvero la mancanza di collegialità nella correzione stessa. A tale conclusione parte istante perviene attraverso una serie di passaggi logici che ad avviso del Consiglio di Stato si palesano meramente congetturali, basati su una personale ricostruzione dei tempi medi necessari per la correzione dei temi in rapporto al tempo complessivo che sarebbe stato a disposizione della Commissione, senza però fornire alcuna prova concreta dello specifico pregiudizio che il singolo candidato avrebbe patito per effetto del vizio ipotizzato (quand’anche sussistente). L'appello e' stato rigetto in quanto il Collegio ha riaffermato, appunto, il consolidato indirizzo giurisprudenziale secondo cui il provvedimento di esclusione dalle prove orali di un pubblico concorso non è censurabile con riferimento al tempo medio impiegato dalla commissione esaminatrice per la valutazione di ciascun elaborato né costituisce vizio del procedimento, ma al limite mera irregolarità non necessariamente sintomatica della fretta con cui è stata eseguita la correzione degli elaborati, la circostanza che il verbale non contenga alcuna indicazione dell’orario di chiusura della seduta in cui gli elaborati stessi sono stati esaminati (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 5 settembre 2007, nr. 4655). Tale orientamento corrisponde a un insegnamento consolidato negli anni, nel senso dell’irrilevanza, al fine di lamentare l’illegittimità delle operazioni concorsuali, della omessa indicazione nel verbale dell’orario di inizio e/o chiusura dei lavori della commissione (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 12 novembre 1993, nr. 1001; Cons. Stato, sez. V, 19 luglio 1989, nr. 431; Cons. Stato, sez. VI, 5 luglio 1985, nr. 392; Cons. Stato, sez. VI, 20 ottobre 1978, nr. 1048).

a cura del Prof. Avv. Enrico Michetti

 
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mercoledì 3 luglio 2013 15:33

L'Erasmus diventa plus, dal 2014 si ampliano le opportunità per studenti universitari, scuole professionali, ma anche formatori, insegnanti, tirocinanti e giovani lavoratori

Presidenza del Consiglio dei Ministri

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Si chiamerà Erasmus plus o Erasmus +, avrà un budget di circa 16 miliardi di euro e sosterrà per 7 anni, dal 2014 al 2020, le attività di mobilità e cooperazione per oltre 4 milioni di persone. L'accordo sul Nuovo programma europeo a supporto dell'istruzione, la formazione, gioventù e sport è stato annunciato dalla Presidenza irlandese e ha ricevuto il via libera 'formale' dal recente Consiglio europeo del 27 e 28 giugno, durante il quale i capi di Stato e di governo dei Ventisette hanno stabilito che il programma "dovrà essere pienamente operativo da gennaio 2014". Il Dipartimento delle Politiche Europee precisa che Erasmus + riunisce in un unico programma attività precedentemente oggetto di una serie di programmi separati e comprende anche azioni nel nuovo settore di competenza europea, lo sport. Nello specifico saranno finanziate opportunità di studio, formazione, insegnamento e volontariato internazionali. Destinatari del programma saranno studenti universitari e delle scuole professionali, ma anche formatori, insegnanti, tirocinanti e giovani lavoratori. Erasmus, che ha spento 25 candeline nel 2012, è uno dei fiori all'occhiello dell'Unione Europea, uno straordinario programma di mobilità che ha permesso a più di 230mila studenti ogni anno di muoversi e studiare in un Paese UE diverso dal proprio. Ora, con Erasmus +, le aspettative si alzano: secondo le prime proiezioni, il numero di persone che riceverà una borsa di studio dall'UE sarà quasi il doppio rispetto al passato, moltiplicando così le opportunità di formazione e di lavoro per i giovani europei.

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lunedì 11 novembre 2013 19:00

Sanità: nuovo sito per ricercare i migliori ospedali per patologia

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del comunicato di Linea Amica del 11.11.2013

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Si chiama www.Doveecomemicuro.it e contiene i dati di 1.233 strutture sanitarie (ospedali e case di cura accreditate) italiane suddivise per specialità in base a 50 indicatori selezionati, tra gli altri, dal Ministero della Salute e l' Agenzia Nazionale per i servizi Sanitari Nazionali (Agenas). Un vero e proprio motore di ricerca per scegliere dove curarsi per determinate patologie. Il progetto è realizzato da esperti del mondo sanitario, coordinati dal Dipartimento di Sanità Pubblica dell'università Cattolica di Roma. Il sito, chiarisce Linea Amica, è facile da usare: la ricerca si effettua sulla parte del corpo e il problema di salute di proprio interesse oppure inserendo criteri di distanza geografica. I risultati della ricerca saranno contrassegnati da una simbologia (semaforo rosso, giallo e verde) che permette di sintetizzare i dati di qualità. Una legenda aggiuntiva, basata sulla misurazione "a tacche" valuterà la performance della singola struttura rispetto agli standard internazionali di qualità dell'assistenza.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del comunicato di Linea Amica del 11.11.2013

 
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martedì 10 dicembre 2013 19:45

Revisione dei prezzi: se il differimento nella consegna dei lavori consegua ad una espressa richiesta formulata dall’impresa, il periodo di differimento non può essere computato ai fini della determinazione della durata superiore all’anno e quindi per rendere applicabile il meccanismo della revisione prezzi

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV

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La Quarta Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza in esame ha statuito che, ogni volta che un differimento nella consegna dei lavori consegua ad una espressa richiesta in tal senso formulata dall’impresa, il periodo di differimento – interponendosi tra momento in cui l’offerta acquista carattere di certezza ed irrevocabilità (quale dies a quo del termine annuale) e futura scadenza del detto termine – non può essere computato ai fini della determinazione della durata (eventualmente) superiore all’anno, e quindi ai fini di rendere applicabile il meccanismo della revisione prezzi. Per un verso, appare evidente che il differimento, e dunque il tempo intercorrente tra consegna dei lavori che l’amministrazione intenderebbe effettuare e data di effettiva consegna per effetto del rinvio richiesto dall’impresa, consegue ad una espressa manifestazione di volontà di quest’ultima (e dunque, come afferma la sentenza appellata, “a interessi propri dell’appaltatore”). Per altro verso, l’accoglimento dell’istanza di rinvio non può essere interpretata invece che come un mero riconoscimento di una esigenza dell’impresa, al contrario come una (ulteriore e distinta) esigenza dell’amministrazione, il che renderebbe rilevante il periodo dovuto al ritardo ai fini del computo del termine annuale. Né, infine, ciò che rappresenta un riconoscimento di una esigenza dell’impresa può determinare, da un lato, in capo all’impresa stessa l’insorgere del diritto ad ottenere la revisione prezzi; dall’altro lato, in capo all’amministrazione, la possibile insorgenza di una obbligazione per fatto ad essa imputabile. In definitiva, se nell’ambito di un rapporto contrattuale le parti hanno inciso sul regolamento dei propri interessi, determinando la variazione anche solo di elementi relativi all’esecuzione del contratto, la (nuova) pattuizione, ai sensi dell’art. 1366 c.c., deve essere interpretata secondo buona fede, e, dunque, non può giungere a determinare un “capovolgimento” delle posizioni contrattuali e l’insorgenza di un diritto in capo ad una parte (non derivante dalla volontà stessa delle parti, ma da integrazione eteronoma non pattuita e/o comunque esplicitata), con corrispondente insorgenza di obbligo a carico dell’altra.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV

 
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domenica 16 giugno 2013 17:24

L’approvazione della pianta organica delle Farmacie, con la contestuale offerta ai Comuni delle sedi in prelazione, è un atto immediatamente lesivo, prima ancora della pubblicazione del bando del concorso

Consiglio di Stato

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L’approvazione della pianta organica delle Farmacie, con la contestuale offerta delle sedi in prelazione, è un atto immediatamente lesivo, prima ancora della pubblicazione del bando del concorso. Ad avviso del Consiglio di Stato, infatti, quando sarà emanato il bando, quest’ultimo non potrà metter a concorso che le sedi che in quel momento saranno disponibili, e quelle offerte in prelazione ai Comuni non lo saranno più. Rispetto all’emanando bando di concorso, l’offerta in prelazione ai Comuni non è un atto endoprocedimentale, ma un mero presupposto di fatto che concorre con altri a determinare il numero delle sedi disponibili per concorso. Si potrebbe dire, al più, che dopo aver impugnato la delibera in oggetto, gli interessati avranno l’onere di impugnare anche il successivo bando di concorso, pena l’improcedibilità del ricorso già proposto.

Consiglio di Stato

 
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sabato 16 novembre 2013 08:45

Scuola: 15 milioni di euro per potenziare le connessioni wireless

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del comunicato MIUR del 13.11.2013

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Il Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca ha firmato il decreto che spiega alle scuole come accedere al finanziamento di 15 milioni di euro (5 per il 2013 e 10 per il 2014) previsto dal decreto legge 'L'Istruzione riparte' per il potenziamento delle loro connessioni wireless. I fondi serviranno per realizzare o ampliare infrastrutture di rete. L'obiettivo principale dello stanziamento è incrementare l'uso di contenuti digitali in aula da parte degli insegnanti e, soprattutto, degli studenti per innovare e rendere più interattiva la didattica. Potranno candidarsi al finanziamento tutte le scuole secondarie statali. Sarà data la priorità nell'assegnazione dei fondi a quelle di II grado. Gli Istituti potranno mettersi in rete fra loro per ottenere risorse. Sarà possibile candidarsi al finanziamento di una delle seguenti tipologie di progetto: ampliamento dei punti di accesso alla rete WiFi, potenziamento del cablaggio fisico, realizzazione o adeguamento dell’infrastruttura di rete (Lan/Wlan) di edificio o campus. ll finanziamento sarà proporzionato al tipo di progetto presentato, come spiega nel dettaglio l'Avviso pubblicato sul sito del Miur in contemporanea con il decreto ministeriale. Ogni scuola potrà presentare un solo progetto. Le istituzioni scolastiche interessate potranno presentare la loro domanda di partecipazione, con progetto allegato, esclusivamente on line dal 6 dicembre 2013 al 16 dicembre 2013. Per maggiori informazioni cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del comunicato MIUR del 13.11.2013

 
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martedì 8 novembre 2011 11:50

Contante oltre euro 2.500 non comporta l'automatico accertamento per riciclaggio

Ministero dell’Economia e delle Finanze

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Le operazioni di prelievo e/o di versamento di denaro contante richieste da un cliente di importo superiore ad euro 2.500 non concretizzano automaticamente una violazione dell'articolo 49 D.lgs n. 231/07 e, pertanto, non comportano l'obbligo di effettuare la comunicazione al Ministero dell'economia e delle finanze, ai sensi dell'art. 51. Tale comunicazione è obbligatoria solo qualora vi siano concreti elementi che inducano a ritenere violata la disposizione normativa.

Ministero dell’Economia e delle Finanze

 
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domenica 20 ottobre 2013 09:46

Appalti pubblici: niente soccorso istruttorio, ma esclusione anche se non e' prevista dagli atti di gara, per l'impresa che omette la dichiarazione di essere in regola con le norme sul diritto al lavoro dei disabili

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato

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L’esclusione dalla gara per la mancata dichiarazione di “essere in regola con le norme disciplinanti il diritto al lavoro dei disabili ovvero di non essere assoggettato agli obblighi di cui alla L. n. 68/99 s.m.i. in materia di assunzioni obbligatorie”), e' comminabile anche a prescindere da una puntuale previsione in tale senso da parte degli atti di gara, promanando direttamente dalla legge con effetti eterointegrativi degli atti di gara medesimi. In tal senso depongono sia l’art. 17 della L. n. 68/1999, sia l’art. 38, lett. l, del D.Lgs. 163/2006. Il primo,infatti, espressamente prevede che “le imprese, sia pubbliche sia private, qualora partecipino a bandi per appalti pubblici o intrattengano rapporti convenzionali o di concessione con pubbliche amministrazioni, sono tenute a presentare preventivamente alla stesse la dichiarazione del legale rappresentante che attesti di essere in regola con le norme che disciplinano il diritto al lavoro dei disabili, pena l’esclusione”. Pertanto, in base al dato testuale , è chiara la necessità che la dichiarazione in esame debba essere presentata “preventivamente” , e non depositata in via successiva attraverso una specifica integrazione documentale. Parimenti l’art. 38, lett. l, del Codice degli appalti – recependo la previsione anzidetta - sanziona con l’esclusione l’impresa che non abbia presentato “la certificazione di cui all'articolo 17 della legge 12 marzo 1999, n. 68”. Ed in proposito, la giurisprudenza della Sezione ha avuto occasione di rilevare più volte come la dichiarazione de qua costituisca “un requisito di partecipazione fondamentale, la cui omissione costituisce causa di esclusione per la forza cogente derivante dalla legge, e perciò anche ove non richiamata dalla singola lex specialis” (Cons. Stato, Sez. V, 13 febbraio 2013, n. 857, che richiama Cons. Stato, V, 10 gennaio 2012 n. 31; id. 24 marzo 2011 n. 1712; id. 21 maggio 2010 n. 3213; id., 10 gennaio 2007 n. 33; id., 6 luglio 2002 n. 3733). Per quanto sopra precisato,va poi ribadita l’impossibilità di fare ricorso, nel caso di specie, all’istituto del soccorso istruttorio di cui all’art. 46 del Codice dei Contratti. Ed infatti, ai sensi di detto articolo, le stazioni appaltanti “invitano, se necessario, i concorrenti a completare o a fornire chiarimenti in ordine al contenuto dei certificati, documenti e dichiarazioni presentati”, ma solo “nei limiti previsti dagli articoli da 38 a 45”. In altri termini, la possibilità di integrazione postuma è esclusa per le dichiarazioni e le certificazioni previste dai richiamati articoli, tra cui, appunto, la dichiarazione inerente il rispetto della normativa in tema di diritto al lavoro dei disabili.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato

 
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L’esclusione dalla gara per la mancata dichiarazione di “essere in regola con le norme disciplinanti il diritto al lavoro dei disabili ovvero di non essere assoggettato agli obblighi di cui alla L. n. 68/99 s.m.i. in materia di assunzioni obbligatorie”), e' comminabile anche a prescindere da una pu ... Continua a leggere

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lunedì 16 giugno 2014 19:26

Contenzioso Tributario: -3% ricorsi presentati nel 2013 e -7,35% quelli pendenti nella Relazione sul monitoraggio dello stato della Giustizia Tributaria

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del comunicato MEF n. 145 del 16.6.2014

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Il Ministero dell'Economia e delle Finanze ha pubblicato la Relazione sul monitoraggio dello stato del contenzioso tributario e sull’attività delle Commissioni tributarie. Nel 2013 si registra una diminuzione del 3% (-7.937) dei ricorsi complessivamente pervenuti alle Commissioni tributarie, che sono passati da 264.751 nel 2012 a 256.814 nel 2013. Tale riduzione è dovuta principalmente al minor numero, in termini assoluti, di controversie presentate presso le Commissioni tributarie provinciali; in termini percentuali, il calo dei ricorsi presentati rispetto all’anno precedente è pari a circa il 3% nel primo grado di giudizio (da 209.173 a 202.107), ed a circa il 2% nel secondo grado di giudizio (da 55.578 a 54.707). Il contenzioso relativo al primo grado, avente come controparte l’Agenzia delle entrate, nelle controversie di valore inferiore o uguale a 20 mila euro, registra una diminuzione di circa il 22% rispetto al 2012. Tale riduzione è attribuibile agli effetti prodotti dall’entrata in vigore dell’istituto del reclamo/mediazione, che ha consentito per la prima volta il raggiungimento di un valore assoluto del numero dei ricorsi presentati in primo grado inferiore alle centomila unità. Il totale dei ricorsi definiti nel 2013 mostra un leggero aumento dello 0,5% (pari a 307.059), rispetto al 2012 (pari a 305.611), dovuto all’immissione nelle funzioni di circa 500 nuovi giudici tributari. Il 2013 evidenzia una diminuzione del numero complessivo delle controversie pendenti presso le Commissioni tributarie di primo e secondo grado del 7,35% (da 683.974 nel 2012 a 633.729 nel 2013). Analizzando il grado di anzianità degli stessi, i dati mostrano che il 59,38% (pari a 376.298) è in giacenza da meno di 2 anni, il 31,80% (pari a 201.555) lo è da un periodo compreso tra i 2 e i 5 anni e l’8,82% (pari a 55.876) da più di 5 anni. Il valore complessivo dei ricorsi presentati nel 2013 è di poco superiore a 35 miliardi di euro e quello medio è pari a circa 138 mila euro; il totale delle controversie definite nel 2013 è di poco superiore a 36 miliardi di euro e il loro valore medio è pari a circa 118 mila euro. Nel primo grado di giudizio circa il 77% dei ricorsi è di valore inferiore o uguale a 20 mila euro, il cui valore complessivo è pari a circa 711 milioni di euro, mentre solo l’1,2% delle controversie totali è superiore a 1 milione di euro, il cui valore complessivo è pari a circa 19,2 miliardi di euro. Per quanto riguarda gli appelli definiti nel secondo grado di giudizio, circa il 63% è di valore inferiore o uguale a 20 mila euro, il cui valore complessivo è pari a circa 207 milioni di euro, mentre il 2,1% delle controversie totali è di valore superiore a 1 milione di euro, il cui valore complessivo è pari a circa 8 miliardi di euro. Sia in primo che in secondo grado, gli esiti completamente favorevoli nei confronti dell’ufficio sono maggiori, in percentuale sul totale, rispetto a quelli completamente favorevoli al contribuente; in particolare si osserva il 40,82% contro il 30,66% nel primo grado di giudizio e il 41,81% contro 37,11% nel secondo grado. Le istanze di sospensione presentate in primo grado risultano in diminuzione di circa il 2% (pari a circa 123.000), rispetto al dato del 2012, che è in linea con la riduzione dei ricorsi pervenuti. In secondo grado, invece, si registra un aumento di circa il 30% delle richieste di sospensione riguardanti le sanzioni. In primo grado circa il 60% dei ricorsi pervenuti presenta un’istanza di sospensione. L’analisi del tempo medio per un processo tributario rileva che nel 2013 esso è durato in media 1.043 giorni (2 anni e 10 mesi) nelle Commissioni tributarie provinciali e 730 giorni (2 anni) nelle Commissioni tributarie regionali. La Commissione tributaria centrale registra al 31 dicembre 2013 una diminuzione delle controversie in pendenza di giudizio di circa il 78% (pari a circa 13.500), rispetto al 2012. Infine si rileva che l’età media del corpo giudicante è pari a circa 62 anni, in diminuzione rispetto a quella registrata nel 2012 che è stata pari a circa 65 anni. Il calo è imputabile alla immissione dei nuovi giudici compresi nella fascia di età 40-50 anni, avvenuta nel corso del 2013.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del comunicato MEF n. 145 del 16.6.2014

 
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Il Ministero dell'Economia e delle Finanze ha pubblicato la Relazione sul monitoraggio dello stato del contenzioso tributario e sull’attività delle Commissioni tributarie. Nel 2013 si registra una diminuzione del 3% (-7.937) dei ricorsi complessivamente pervenuti alle Commissioni tributarie, che s ... Continua a leggere

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sabato 17 maggio 2014 17:35

Danno erariale: la mancanza della funzione 'dirigenziale' non esclude la responsabilità per omessa comunicazione alla Funzione Pubblica degli incarichi di collaborazione o consulenza conferiti dal Comune

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza della Corte dei Conti

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La sentenza in esame riguarda la violazione della normativa precedente al Dlgs. n. 33/2013 che prevede la pubblicazione on line degli atti delle P.A., in quanto afferisce al D.lgs n. 165/2001 in ordine al quale la Procura Regionale ha chiesto la condanna del dipendente di un Comune per il danno conseguente all’omesso adempimento di quanto previsto dall’art. 53, comma 15, D. Lgs. n. 165/2001 il quale prevede che “Le amministrazioni che omettono gli adempimenti di cui ai commi da 11 a 14 non possono conferire nuovi incarichi fino a quando non adempiono. I soggetti di cui al comma 9 che omettono le comunicazioni di cui al comma 11 incorrono nella sanzione di cui allo stesso comma 9”. In particolare, per quello che qui riguarda, il precedente comma 14, premesso che la norma ha la finalità di assoggettare a puntuale e costante verifica la corretta applicazione di quanto indicato nell’art. 1, commi 123 e 127 della legge 23.12.1996 n. 662, impone alle amministrazioni pubbliche di comunicare al Dipartimento della Funzione Pubblica, entro il 30 giugno di ogni anno, i compensi percepiti dai propri dipendenti per incarichi esperiti anche nello svolgimento di compiti d’ufficio e, semestralmente, l’elenco dei collaboratori esterni. Il dipendente, ad avviso del Requirente, quale funzionario responsabile dell’U.O. “Sistemi Informativi” del Comune di Anagni (FR), non avrebbe ottemperato a tali obblighi sino a quando, sollecitato dall’apposito Ispettorato per la funzione pubblica dell’omonimo Dipartimento (con riferimento agli anni 2008/2009), non vi ha adempiuto inviando una specifica comunicazione e annessa tabella (nota n. 10928/gen del 3 giugno 2013). Nelle more l’Ente aveva affidato, nello stesso periodo e secondo la prospettazione accusatoria, incarichi rientranti nel novero di quello soggetti alla restrittiva disciplina ex art. 7 del D.Lgs. n. 165/2001, per un totale di €. 57.738,40. La difesa del convenuto, in via preliminare, contesta la ritenuta legittimazione passiva opponendo che lo stesso non è mai stato in possesso né della qualifica dirigenziale né di quella di funzionario, ponendosi quindi al di fuori dell’ipotesi contenuta nell’ art. 1, comma 127 della legge n. 662/1996, come modificata dall’art. 3, comma 54 della legge n. 244/2007, “Le pubbliche amministrazioni che si avvalgono di collaboratori esterni o che affidano incarichi di consulenza per i quali è previsto un compenso sono tenute a pubblicare sul proprio sito web i relativi provvedimenti completi di indicazione dei soggetti percettori, della ragione dell’incarico e dell’ammontare erogato. In caso di omessa pubblicazione, la liquidazione del corrispettivo per gli incarichi di collaborazione o consulenza di cui al presente comma costituisce illecito disciplinare e determina responsabilità erariale del dirigente preposto. Copia degli elenchi è trasmessa semestralmente alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della funzione pubblica”. La norma che precede, ancorché abrogata per effetto del D.Lgs. n. 33/2013, in quanto sostituita nella sua sostanza dall’art. 15 di quest’ultimo testo e malgrado la condivisione di quanto affermato dal P.M. in udienza - secondo il quale sarebbe stata auspicabile una sua migliore coordinazione con le norme prima evocate - appare sufficientemente chiara nello stabilire l’illegittimità degli incarichi conferiti in assenza della prescritta pubblicazione di quelli attribuiti nell’anno o nel semestre precedente. Appare altresì chiara nel prevedere che siffatto, illegittimo conferimento costituisce ipotesi di responsabilità erariale per il “dirigente” preposto che ha omesso – è evidente dal testo – la prescritta comunicazione. La difesa contesta, come detto, la mancanza della qualifica dirigenziale in capo al convenuto e, in tesi, la riconducibilità al medesimo della responsabilità che precede. Il Collegio non condivide l’assunto difensivo. Il richiamato art. 3, comma 54 del D. Lgs. n. 244/2007, testualmente prevede che l’omessa pubblicazione degli incarichi di consulenza e collaborazione (di cui all’art. 7, co. 6 del D. Lgs. n. 165/2001) configura ex se un illecito disciplinare e costituisce fonte di “responsabilità erariale del dirigente preposto”. La difesa del ricorrente, come detto, richiamando la lettera della norma, ne invoca l’inapplicabilità in ragione del mancato possesso di qualifica dirigenziale. Appare però sufficientemente chiaro al Collegio che la locuzione usata dal Legislatore non possa intendersi in stretta ed esclusiva aderenza al dato letterale, né vi è dimostrazione alcuna che lo stesso Legislatore abbia voluto ricondurre quella fattispecie di responsabilità ai soli soggetti in possesso della qualifica dirigenziale, limitandone così (e irragionevolmente) l’applicabilità. “ Dirigente preposto”, secondo la costruzione semantica che questo Collegio reputa corretta, ha riguardo a colui che è responsabile, in posizione apicale, di una struttura che, per l’appunto, dirige quale “preposto”. In questo senso la responsabilità attiene a tutti coloro che, per la propria posizione nel complesso organizzatorio della struttura, o plesso di essa, hanno il potere funzionale di assumere decisione e interagire con altri organi in posizione di autonomia, non conoscendo, al di sopra di loro e nello stesso ufficio, posizioni gerarchicamente sovraordinate. Che questa sia stata la posizione dell’ingegnere - dipendente comunale - nell’ufficio da lui diretto, ovvero Unità Operativa Sistemi Informatici del Comune di Anagni, non vi è dubbio perché è con atto a sua firma che l’Ente ha riscontrato la richiesta del Dipartimento della Funzione Pubblica; atto nel quale egli stesso si qualifica “Il Responsabile”. Il convincimento del Collegio è, allora, quello che – in disparte la qualificazione del livello contrattuale – l’ingegnere svolgeva una funzione pienamente riconducibile alla responsabilità attribuita dall’art. 3, comma 54 del D- Lgs. n. 244/2007. Affermato che il convenuto ha pieno titolo giuridico per rispondere di “responsabilità erariale”, la valutazione dev’essere allora compiuta sulla sussistenza di tutti gli elementi che concretizzano tale tipo di responsabilità, con particolare riguardo, nel caso di specie, sia alla concretizzazione di un danno alle pubbliche finanze dell’Ente sia alla condotta del soggetto attore (vista nel suo grado di riprovevolezza) sia all’esistenza di idoneo legame etiologico. Quanto al primo, non v’è dubbio che un danno si sia concretizzato, poiché la disposizione di cui all’art. 53, commi 14 e 15 del D. Lgs. n. 165/2001, nella parte in cui dispone che gli incarichi, senza il preventivo adempimento di pubblicità, non possono essere conferiti, ha natura di norma di ordine pubblico, posta a tutela della trasparenza e correttezza dell’azione amministrativa, oltreché presidio al legittimo impiego di somme di pertinenza pubblica. Come tale, gli incarichi conferiti (e i correlati contratti e impegni finanziari) per quello che qui rileva sono affetti da nullità, secondo il principio generale rappresentato dalla disposizione ex artt. 1343 e 1418 c.c. (v. Corte Cost. n. 290/2001). Non avrebbe ragione, volendo opinare in senso contrario, porre un preciso e radicale limite al conferimento da un lato e riconoscerne, dall’altro, una qualche validità. Semmai va scrutinata, secondo la regola generale della compensatio lucri cum danno, se gli incarichi illegittimamente conferiti abbiano prodotto una qualche utilità all’Ente danneggiato. In questo senso va premesso che, prendendo in esame gli incarichi che residuano dalla modifica della domanda del P.M., ossia quello conferito, per €. 340,00 (senza motivazione) e quello svolto per €. 2080,00, per la realizzazione di un regolamento comunale, ritiene il Collegio che detti incarichi avrebbero potuto essere svolti dagli uffici comunali, non essendoci prova alcuna dell’impossibilità di questi ad assolvere ai relativi oneri. Dubbio che invece, anche per l’assenza di adeguata prova contraria, può ravvisarsi per l’attività promozionale del vino cesanese non essendoci agli atti affermazione e dimostrazione che il Comune avrebbe potuto correntemente svolgere un’attività che, normalmente, non rientra tra i normali compiti amministrativi dell’Ente ma, semmai, di appositi uffici per il turismo o pro-loco. Quanto all’utilità prodotta, non essendoci in atti alcuna prova contraria, il Collegio, presuntivamente, ne ammette un parziale soddisfacimento, valutabile secondo criteri equitativi. Alla luce di quanto precede, pertanto, il danno addebitabile, di cui all’atto di citazione e alla modifica della domanda intervenuta in udienza, può essere individuato in €. 2.000,00 (euro duemila/00), addebitabile sicuramente alla mancanza di adeguata diligenza dell’ingegnere il quale, per grado di cultura, funzione svolta e professionalità acquisita, avrebbe dovuto essere pienamente consapevole degli obblighi a lui imposti dalla normativa. La mancata, puntuale ottemperanza a detti obblighi non può che essere valutata come colpa grave del medesimo e, per l’effetto, ritenere come addebitabile il danno che ne è conseguito, del quale la condotta del convenuto non rappresenta solo l’antecedente storico – come detto dalla difesa – ma assolutamente anche la premessa logico-giuridica della realizzazione. Danno che, tuttavia, il Collegio ritiene che debba anche ascriversi, in parte, agli organi comunali preposti al conferimento di detti incarichi e che avrebbero potuto preventivamente chiedere assicurazione all’ingegnere circa l’avvenuto adempimento dei presupposti legali per il loro conferimento, così come rientrante nella sua sfera di doverosa responsabilità. Non averlo fatto significa aver concorso, con l’odierno convenuto, alla realizzazione dell’evento dannoso. Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza della Corte dei Conti

 
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La sentenza in esame riguarda la violazione della normativa precedente al Dlgs. n. 33/2013 che prevede la pubblicazione on line degli atti delle P.A., in quanto afferisce al D.lgs n. 165/2001 in ordine al quale la Procura Regionale ha chiesto la condanna del dipendente di un Comune per il danno con ... Continua a leggere

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martedì 13 marzo 2012 13:58

L'omessa impugnazione della graduatoria definitiva del concorso ai pubblici impieghi vanifica l'impugnazione del provvedimento di esclusione

Consiglio di Stato

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Per un principio generale nei procedimenti di tipo concorsuale, l'impugnazione del provvedimento endoprocedimentale lesivo deve successivamente estendersi agli ulteriori atti pregiudizievoli quale l'approvazione definitiva della graduatoria di concorso ai pubblici impieghi, determinandosi altrimenti l'inutilità dell'eventuale decisione di accoglimento del ricorso proposto contro l'esclusione. (Consiglio Stato, Sezione V, 8 settembre 2008, n. 4241). Fermo restando quindi l'onere di impugnazione immediata dell’atto endoprocedimentale di carattere direttamente ed autonomamente lesivo, rimane l'onere di estendere il gravame anche al provvedimento conclusivo del procedimento concorsuale, ovverosia l'atto di approvazione della graduatoria finale da parte del concorrente escluso (Consiglio Stato, Sezione V, 29 luglio 2003, n. 4320). Diversamente opinando, dovrebbe riconoscersi effetto caducante e non meramente viziante all'eventuale annullamento del provvedimento endoprocedimentale, tesi che risulta seguita in giurisprudenza da orientamento di segno decisamente minoritario (C.G.A., 29 agosto 2005, n. 574) e che la Sezione non ritiene condivisibile, non ravvisandosi un rapporto di presupposizione-consequenzialità immediato, diretto e necessario tra l’atto endoprocedimentale impugnato e l’approvazione della graduatoria finale. La determinazione conclusiva andava pertanto ritualmente impugnata nel termine decadenziale decorrente, ex art. 41 c. 2 c.p.a. (o ex art 9 del d. P.R. n. 1199/1971 in caso di ricorso straordinario al Capo dello Stato), dalla scadenza del termine di pubblicazione, non essendone richiesta comunicazione personale nei confronti dei concorrenti per cui era già stata disposta l'esclusione, né in base al bando, né in base a quanto stabilito dalla commissione di gara con verbale del 6.12.2001 (con riguardo alle modalità di comunicazione dell’esito della prova orale), né in base alla disciplina generale dell'efficacia del provvedimento amministrativo di cui all'art. 21 bis della l. n. 241/1990, il quale limita la regola della c.d. “recettizietà” ai soli atti limitativi della sfera giuridica dei privati - tra cui rientra l'esclusione - ma non l'approvazione della graduatoria finale per i soggetti già esclusi, atto generale soggetto ad impugnazione dalla scadenza del periodo di pubblicazione legale.

Consiglio di Stato

 
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