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venerdì 27 gennaio 2012 15:23

Riconoscimento del trattamento pensionistico privilegiato e dell'equo indennizzo per infermità dipendente da causa di servizio

Consiglio di Stato

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Il procedimento per l’attribuzione dell'equo indennizzo e quello per la concessione del trattamento pensionistico privilegiato, pur avendo autonomia funzionale, hanno a presupposto l’unicità dell'accertamento, relativo al medesimo fatto patogenetico ed alla sussistenza di un nesso eziologico tra il fatto di servizio e l'infermità del dipendente; di conseguenza è illegittimo il provvedimento che neghi l'equo indennizzo, in forza di una valutazione dell'infermità diversa da quella posta a base del provvedimento di liquidazione di pensione privilegiata.

Consiglio di Stato

 
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Il procedimento per l’attribuzione dell'equo indennizzo e quello per la concessione del trattamento pensionistico privilegiato, pur avendo autonomia funzionale, hanno a presupposto l’unicità dell'accertamento, relativo al medesimo fatto patogenetico ed alla sussistenza di un nesso eziologico tra il ... Continua a leggere

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domenica 13 gennaio 2013 19:39

Pensione del dipendente pubblico: sulle controversie relative all’an ovvero al quantum del trattamento di pensione decide la Corte dei Conti

TAR Calabria

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Nel caso di specie il giudice rileva come trattandosi di pensione di dipendente pubblico, la controversie relative all’an ovvero al quantum del trattamento di pensione, sono di stretta competenza e giurisdizione della Corte dei Conti. La giurisdizione della Corte dei conti, infatti, si esercita nella materia delle pensioni dei dipendenti pubblici secondo il combinato disposto degli artt. 13 e 62 del R.D. 12 luglio 1934, n. 1214. La giurisdizione speciale si fonda non tanto sul carattere pubblico o privato del rapporto d'impiego, quanto sul rilievo che il trattamento pensionistico dei soggetti che si trovano nelle condizioni prima indicate continua a gravare, in tutto o in parte, sul bilancio pubblico se le amministrazioni pubbliche sono tenute a riversare le contribuzioni previste dalla legge. La giurisdizione della Corte dei conti ora indicata non è venuta meno per effetto dell'art. 68 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, che ha devoluto alla giurisdizione del giudice ordinario, in funzione di giudice del lavoro, tutte le controversie relative ai rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni, fatta eccezione delle controversie specificamente indicate.

TAR Calabria

 
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domenica 9 giugno 2013 09:47

La giurisdizione esclusiva in materia di pensioni dei pubblici dipendenti si estende alle controversie relative ad atti di recupero di ratei di pensione erogati e non dovuti

Consiglio di Stato

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Le Sezioni unite della Corte di cassazione hanno più volte affermato che spettano alla giurisdizione esclusiva della Corte dei conti tutte le controversie concernenti la sussistenza del diritto, la misura e la decorrenza del diritto a pensione dei dipendenti pubblici nonché quelle che involgono la soluzione di questioni comunque incidenti sul contenuto del diritto e sull’ammontare del trattamento e che prevale, ai fini della giurisdizione, il contenuto oggettivo del rapporto, ossia la sussistenza del diritto ad una pensione di un certo ammontare; è, dunque, il contenuto pubblicistico del rapporto dedotto in giudizio l’elemento di discrimine della giurisdizione, anche se la vicenda specifica riguardi non già il pagamento della pensione ma la restituzione di somme percepite allo stesso titolo e la regola non soffre deroga neppure, ad esempio, nel caso in cui si contesti l’esperibilità, ai fini del recupero, del procedimento di riscossione adottato (v., per tutte: 23 giugno 1993, n. 6952; 16 novembre 2007, n. 23731; 18 giugno 2008, n. 16530). Il Consiglio di Stato, in più occasioni, ha affermato che ogni contestazione in ordine alla legittimità o meno del discusso recupero di ratei di pensione deve avvenire a mezzo del rimedio devoluto alla giurisdizione esclusiva della Corte dei conti e che la giurisdizione esclusiva in materia di pensioni dei pubblici dipendenti si estende alle controversie relative ad atti di recupero di ratei di pensione erogati e non dovuti, venendo in discussione l’an o il quantum del trattamento pensionistico (cfr. IV 25 giugno 2010, n. 4108; V, 23 novembre 2010, n. 8156; in tema di demarcazione tra la giurisdizione amministrativa e quella contabile cfr. ad esempio, recentemente, Cons. Stato, VI, 21 dicembre 2012, n. 6641 e IV, 15 febbraio 2013, n. 923).

Consiglio di Stato

 
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martedì 17 giugno 2014 12:21

Pensione: nessun recupero, a seguito di conguaglio tra trattamento provvisorio e definitivo, della prestazione pensionistica indebitamente erogata se l'errore in cui è incorsa l'amministrazione non era percepibile dal pensionato ed è trascorso un lungo lasso temporale

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza della Corte dei Conti Sez. Puglia del 16.6.2014

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La Corte dei Conti, Sez. Giurisdizionale della Regione Puglia con la sentenza del 16.6.2014 e' stata chiamata a risolvere il giudizio avente ad oggetto il recupero, a seguito di conguaglio tra trattamento provvisorio e definitivo, di prestazioni pensionistiche indebitamente erogate. Tale materia è stato oggetto di notevoli contrasti giurisprudenziali per il coinvolgimento, nel relativo procedimento, del pensionato, quale soggetto economicamente debole del rapporto previdenziale. L’art. 2033 del codice civile disciplina il pagamento indebito non supportato da idonea giustificazione causale giuridicamente rilevante accordando al solvens la ripetizione di quanto pagato, indipendentemente da ogni altra considerazione circa la scusabilità dell’errore e la buona fede dell’accipiens. Nell’ambito previdenziale, invece, la giurisprudenza ha introdotto, progressivamente, il principio della tutela dell’affidamento ingenerato nel privato in buona fede dalla legittimità del provvedimento pensionistico provvisorio adottato, da valutarsi in concreto, tenendo conto delle peculiarità di ciascuna fattispecie; in particolare il lasso temporale intercorso tra la fruizione della prestazione pensionistica indebitamente erogata e il momento in cui ne è chiesta la ripetizione, nonché l’assenza di dolo dell’interessato nella causazione dell’errore o la riconoscibilità di quest’ultimo con l’ordinaria diligenza. All’uopo, sono stati richiamati gli insegnamenti espressi dalla Corte Costituzionale nelle sentenze n. 431/1993, n. 240/1994 e n. 166/1996 secondo i quali “...diversamente dalla generale regola codicistica di incondizionata ripetibilità dell’indebito, trova applicazione [nella materia pensionistica] la diversa regola, propria di tale sottosistema, che esclude la ripetizione in presenza di una situazione di fatto ... avente come minimo comune denominatore la non addebitabilità al percipiente dell’erogazione non dovuta”, nonché quelli della Corte di Giustizia Europea secondo cui “il principio di tutela dell’affidamento fa parte del diritto comunitario” (ex multis 3 maggio 1978, C 112/77). Ciò ha consentito di superare l’iniziale orientamento negativo delle Sezioni Riunite di questa Corte espresso nella sentenza n. 1/1999/QM ove si sosteneva l’incondizionata ripetibilità dell’indebito, negando rilievo alla buona fede dell’accipiens, nonché al lasso temporale trascorso tra l’adozione del decreto provvisorio e quello definitivo di pensione. Le citate Sezioni Riunite, infatti, nella sentenza n. 7/2007/QM nel mutare il precedente orientamento hanno stabilito che “in assenza di dolo dell’interessato, il disposto contenuto nell’art. 162 del d.p.r. n. 1092 del 1973, concernente il recupero dell’indebito formatosi sul trattamento pensionistico provvisorio, deve interpretarsi nell’ambito della disciplina sopravvenuta contenuta nella legge n. 241 del 1990, per cui, a decorrere dall’entrata in vigore di detta legge n. 241 del 1990, decorso il termine posto per l’emanazione del provvedimento definitivo sul trattamento di quiescenza, non può più effettuarsi il recupero dell’indebito, per il consolidarsi della situazione esistente, fondato sull’affidamento riposto nell’Amministrazione”, affidamento avente carattere “oggettivo” e non legato allo stato “soggettivo” di buona fede, “per sua natura variabile in relazioni alle mutevoli circostanze individuali di ciascun rapporto pensionistico, e, come tale, inidoneo a orientare con i necessari criteri di uniformità e di certezza sia le aspettative del privato, sia la condotta della pubblica amministrazione, sia, infine, l’operato del giudice di tale rapporto”. Il principio di cui sopra è stato, recentemente, rielaborato dalla Sezioni Riunite che nella sentenza n. 2/2012/QM, depositata il 02.07.2012, dopo avere richiamato anche quanto contenuto nella sentenza n. 7/2011/QM, hanno sostenuto: “Lo spirare di termini regolamentari di settore per l’adozione del provvedimento pensionistico definitivo non priva, ex se, l’amministrazione del diritto-dovere di procedere al recupero delle somme indebitamente erogate a titolo provvisorio; sussiste, peraltro, un principio di affidamento del percettore in buona fede dell’indebito che matura e si consolida nel tempo, opponibile dall’interessato in sede amministrativa e giudiziaria. Tale principio va individuato attraverso una serie di elementi quali il decorso del tempo, valutato anche con riferimento agli stessi termini procedimentali, e comunque al termine di tre anni ricavabile da norme riguardanti altre fattispecie pensionistiche, la rilevabilità in concreto, secondo l’ordinaria diligenza, dell’errore riferito alla maggior somma erogata sul rateo di pensione, le ragioni che hanno giustificato la modifica del trattamento provvisorio e il momento di conoscenza, da parte dell’amministrazione, di ogni altro elemento necessario per la liquidazione del trattamento definitivo”. L’organo di nomofilachia, prendendo spunto anche dai recenti interventi normativi sul corpo della legge n. 241/1990, ha inteso puntualizzare rispetto al precedente orientamento che l’affidamento del percipiente, legittimante nella sussistenza delle altre circostanze l’irripetibilità dell’indebito pensionistico, non si configura in maniera “automatica” e “presuntiva” alla scadenza del termine procedimentale previsto dalla legge n. 241/1990 e dai regolamenti attuativi di settore per l’adozione del provvedimento pensionistico definitivo. Ne consegue che l’interesse del privato al mantenimento di una situazione giuridica di vantaggio, quale quella conseguente ad un indebito pagamento pensionistico, è meritevole di tutela se da un lato l’errore in cui è in corsa l’amministrazione non è facilmente percepibile con l’ordinaria diligenza perché in tale ipotesi, a prescindere dal decorso del tempo, non vi può essere alcun affidamento da tutelare; dall’altro se la situazione giuridica di vantaggio si è protratta per un considerevole lasso temporale che giustifica l’affidamento, lasso temporale da valutare, come sopra già ricordato, “anche con riferimento agli stessi termini procedimentali, e comunque con riferimento al termine di tre anni ricavabile da norme riguardanti altre fattispecie”, sempre che l’amministrazione non “fosse già in possesso, ab origine, degli elementi necessari alla determinazione del trattamento pensionistico”. Nella fattispecie in esame, rileva il lungo tempo trascorso; infatti con la determina del 07.04.2004 con la quale era stato liquidato il trattamento pensionistico spettante al sig. G. C., veniva annullata e sostituita dalla determina n. LE012011582183 solo il 17.10.2O12. L’Inps, al quale il ricorso è stato regolarmente notificato, non ha in alcun modo confutato le circostanze di fatto dedotte dal ricorrente. Facendo applicazione dei principi sopra esposti, stante il lungo lasso temporale trascorso (con l’ampio superamento del termine triennale, tra il 2004 e il 2012) e la buona fede del pensionato che con l’ordinaria diligenza non avrebbe potuto percepire l’errore in cui è incorsa l’amministrazione nella liquidazione della pensione provvisoria deve essere dichiarata l’irripetibilità dell’indebito di cui è causa, con la conseguenza che l’istante ha diritto alla restituzione delle somme mensilmente trattenute. Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza della Corte dei Conti Sez. Puglia del 16.6.2014

 
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La Corte dei Conti, Sez. Giurisdizionale della Regione Puglia con la sentenza del 16.6.2014 e' stata chiamata a risolvere il giudizio avente ad oggetto il recupero, a seguito di conguaglio tra trattamento provvisorio e definitivo, di prestazioni pensionistiche indebitamente erogate. Tale materia ... Continua a leggere

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lunedì 23 aprile 2012 11:08

Notizie utili sulla pensione

INPS

Come calcolare la pensione, come riscuoterla, come cambiare l'Ufficio pagatore, come delegare la riscossione, come ottenere un prestito con la pensione, queste ed altre le informazioni rese dall'Inps per fare chiarezza.

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domenica 23 marzo 2014 08:13

Inps, le nuove opportunità per i giovani per costruirsi una pensione

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della Campagna informativa Inps marzo 2014

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La pensione si costruisce con i contributi versati nel corso dell’intera vita lavorativa ed è per questo che l'Inps ha realizzato un video che illustra le prestazioni Inps rivolte ai giovani, ai lavoratori saltuari e a coloro che hanno appena perso il lavoro. Nella sezione Multimedia Video/Campagne informative è stato pubblicato un Video che illustra le prestazioni Inps rivolte ai giovani, i quali possono cominciare a costruirsi la propria pensione con il riscatto della laurea o con i voucher per il lavoro accessorio o, se iscritti ad esempio alla Gestione separata, sapere a quale tipo di ammortizzatore sociale hanno diritto per legge, se perdono il lavoro. L’Inps offre l’opportunità, anche a chi non ha ancora iniziato a lavorare, di riscattare gli anni di studio universitario. Anche i lavori saltuari e discontinui se pagati con i buoni lavoro contribuiscono alla pensione: dei 10 euro di valore di ogni ora di lavoro, 2,5 servono a finanziare la copertura assicurativa Inps e Inail. Nella sezione Inps facile del sito dell’Istituto sono disponibili le Guide ‘Come fare per riscattare la laurea’ e ‘Come fare per Utilizzare i buoni lavoro’. L’INPS gestisce poi forme assicurative destinate a chi sta iniziando un’attività lavorativa parasubordinata o autonoma. E’ il caso della Gestione separata – un fondo a cui sono iscritti i collaboratori a progetto (i cosiddetti co.co.pro.) e i lavoratori senza cassa di categoria. Anche chi un lavoro l’ha appena perduto può trovare all’Inps tutele contro la disoccupazione, come l’Aspi, l’Assicurazione sociale per l’impiego - cha dà diritto anche alla contribuzione figurativa valida per il diritto e la misura della pensione - e l’indennità per i co.co.pro. I servizi possono essere richiesti on line, direttamente dal portale dell’Inps.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della Campagna informativa Inps marzo 2014

 
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La pensione si costruisce con i contributi versati nel corso dell’intera vita lavorativa ed è per questo che l'Inps ha realizzato un video che illustra le prestazioni Inps rivolte ai giovani, ai lavoratori saltuari e a coloro che hanno appena perso il lavoro. Nella sezione Multimedia Video/Campa ... Continua a leggere

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domenica 24 marzo 2013 08:05

Conosci la tua pensione: in arrivo il "Calcolatore della pensione", il "Simulatore della pensione" e "l’Estratto Conto Integrato"

Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

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Sono i tre nuovi servizi in corso di attivazione con i quali si avvia un percorso verso una maggiore trasparenza e una più completa informazione sul futuro previdenziale dei lavoratori italiani. Il percorso è scandito da un calendario preciso, articolato in tre distinte fasi: la prima riguarda l’operazione 'Estratto Conto Integrato'; la seconda è il rilascio del servizio 'Calcolatore della pensione; la terza sarà la definizione del servizio 'Simulatore della pensione. 1) L’Estratto Conto Integrato (ECI): In Italia esiste una platea stimata di 5-6 milioni di lavoratori che hanno contributi previdenziali versati in differenti gestioni Inps o presso diverse Casse previdenziali. Per assicurare una completa informazione (e un possibile controllo) dello stato della loro contribuzione previdenziale è stato avviato il progetto 'Estratto conto integrato' (ECI), che fornirà la visione completa della contribuzione previdenziale individuale, con un’unica operazione di consultazione. L’ECI potrà essere consultato sui portali degli enti che forniscono le informazioni previdenziali al Casellario dei Lavoratori Attivi, istituito presso l’Inps (Inps, Enasarco e Casse previdenziali degli ordini professionali). Ciascun contribuente potrà verificare la propria posizione contributiva on line, con accesso personalizzato, sul portale dell’ultimo Ente in cui risulta iscritto. Il servizio è interattivo e permette la segnalazione di eventuali problemi e incongruenze, che vengono indirizzate all’ente di competenza. 2) Il "Calcolatore della pensione": a partire dal prossimo mese di aprile sarà attivata sul sito dell’Inps (tra i servizi online) una procedura denominata 'Calcolatore della pensione' che consentirà agli iscritti all’Inps di conoscere in via previsionale la data del proprio pensionamento e l’importo presuntivo della pensione; 3. Il "Simulatore della pensione": per i lavoratori più giovani, per i quali la lontananza dal momento della pensione non consente di formulare ipotesi sufficientemente attendibili di calcolo della pensione (troppe le variabili: l’evoluzione retributiva individuale, gli anni e la continuità del lavoro, la scelta del periodo di pensionamento, etc.), è in corso di realizzazione una procedura che consentirà comunque di eseguire una simulazione del calcolo della propria pensione. Il rilascio del servizio avverrà entro la fine del corrente anno. Partendo dall’estratto conto dei contributi effettivamente versati all’Inps, il 'Simulatore della pensione' fornirà ai lavoratori più giovani uno strumento in grado di elaborare differenti scenari previdenziali (sulla base di profili codificati) proiettando ipotesi collegate all’atteso futuro lavorativo. I lavoratori più giovani avranno così a disposizione, entro la fine dell’anno, uno strumento fondamentale di educazione al risparmio previdenziale e di grande valore formativo, che potrà fornire indicazioni utili per compiere con maggiore consapevolezza le scelte che si troveranno a dover compiere nel loro futuro lavorativo e nell’eventuale scelta di forme di integrazione previdenziale.

Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

 
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martedì 11 giugno 2013 17:07

Amministrazione trasparente: risposta del direttore al quesito sull'interpretazione degli art 26 e 27 dlgs n. 33/2013

Gazzetta Amministrativa

Online la risposta del Prof. Avv. Enrico Michetti al quesito formulato dal comune di Salsomaggiore Terme sulla corretta pubblicazione dei dati afferenti concessioni e attribuzioni di importo superiore aad euro mille. Per accedere al parere cliccare sul titolo sopra linciato.

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venerdì 11 ottobre 2013 16:24

Obblighi di trasparenza anche per i Fondi Pensione

nota del Prof. Stefano Olivieri Pennisi a circolare Covip n. 5854/2013

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La COVIP – Commissione di vigilanza sui fondi pensione – con propria nota Circolare n.5854 del 16 settembre 2013 ha inteso rappresentare l’esigenza dell’istituzione di idonei siti internet dei “fondi pensione preesistenti” al fine di incrementare i livelli di trasparenza a maggior beneficio nei rapporti con gli iscritti. Tale esigenza scaturisce anche dal percorso di efficientamento verso gli standard di trasparenza introdotti in applicazione del d.lgs. n.252/2005 inerente la disciplina delle forme pensionistiche complementari. La suddetta Circolare Covip è rivolta ai fondi pensione preesistenti, in possesso di autonoma soggettività giuridica, con almeno 1.000 aderenti, che sono tenuti ad istituire obbligatoriamente, qualora non sia già presente, un sito internet dove devono essere pubblicati opportunamente: lo Statuto, il Bilancio d’esercizio, nonché tutta la documentazione da ritenersi rilevante ai fini di una puntuale informativa sia agli iscritti che ai possibili aderenti al fondo. I fondi in liquidazione sono esclusi da tale obbligo. Infine viene segnalata nella Circolare in argomento come data ultimativa per la realizzazione dei siti internet, inderogabilmente il 30 settembre 2014. Per accedere al testo della circolare cliccare su "Accedi al Provvedimento".

nota del Prof. Stefano Olivieri Pennisi a circolare Covip n. 5854/2013

 
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La COVIP – Commissione di vigilanza sui fondi pensione – con propria nota Circolare n.5854 del 16 settembre 2013 ha inteso rappresentare l’esigenza dell’istituzione di idonei siti internet dei “fondi pensione preesistenti” al fine di incrementare i livelli di trasparenza a maggior beneficio nei rap ... Continua a leggere

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giovedì 26 gennaio 2012 12:45

La controversia relativa alla ricostruzione del rapporto di servizio con effetti, oltre che sul rapporto pensionistico, anche sull’indennità premio di servizio posta a carico dell’amministrazione rientra nella giurisdizione del giudice amministrativo

Consiglio di Stato

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La controversia relativa alla ricostruzione del rapporto di servizio con effetti, oltre che sul rapporto pensionistico, anche sull’indennità premio di servizio posta a carico dell’amministrazione rientra nella giurisdizione del giudice amministrativo La giurisdizione della Corte dei conti in materia pensionistica è limitata a quanto concerne con immediatezza, anche nella misura, il sorgere, il modificarsi o l'estinguersi totale o parziale del diritto a pensione in senso stretto, restandone esclusa ogni questione connessa con il rapporto di pubblico impiego, la cui cognizione spetta al giudice amministrativo anche laddove la definizione di dette questioni produca ripercussioni sul rapporto pensionistico (cfr., ex multis, Consiglio Stato , sez. VI, 22 settembre 2008 , n. 4554). Pertanto, in applicazione di dette coordinate ermeneutiche, deve affermarsi la giurisdizione del giudice amministrativo con riguardo al presente ricorso, presentato da un dipendente in servizio al fine di contestare la legittimità della determinazione amministrativa che aveva negato il riconoscimento di un servizio prestato presso altra amministrazione, in quanto il petitum sostanziale riguarda in via diretta la ricostruzione del rapporto di servizio con effetti, oltre che sul rapporto pensionistico, anche sull’indennità premio di servizio posta a carico dell’amministrazione.

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venerdì 12 settembre 2014 12:03

COMPARTO SANITA’ – Quesito su condizioni per la corresponsione dell’indennità di rischio radiologico

ARAN Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni

Quali sono le condizioni per la corresponsione dell’indennità di rischio radiologico nel settore sanitario?

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lunedì 11 novembre 2013 19:03

Indennità di disoccupazione: nuovi moduli per la domanda

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del comunicato di Linea Amica del 11.11.2013

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Nuovi moduli Inps per richiedere l'indennità Aspi e mini-Aspi al fine di rendere esplicita l'immediata disponibilità da parte del disoccupato. Lo stabilisce la circolare Inps n.154 del 28 ottobre 2013. Per velocizzare i tempi di lavorazione delle pratiche, il lavoratore anzichè rilasciare tale dichiarazione al Centro per l'impiego relativo alla propria zona di residenza, può renderla al momento della presentazione della domanda di indennità nell'ambito dell'Aspi. Per questo, l'Inps ha provveduto ad aggiornare la modulista per la presentazione della domanda telematica Aspi e mini-Aspi da parte dei cittadini, Patronati e call-center. Nello specifico, l'utente deve: indicare che si è già recato al Centro per l'impiego per attestare lo stato di disoccupazione oppure, ed è questa la novità, rendere la dichiarazione di immediata disponibilità direttamente all'Inps compilando i campi appositi dei nuovi moduli. A loro volta, i Centri per l'impiego devono accreditarsi presso l'Inps con uno specifico Pin per poter consultare le dichiarazione rese dai beneficiari delle prestazioni.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del comunicato di Linea Amica del 11.11.2013

 
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domenica 20 ottobre 2013 09:24

Personale del corpo forestale: le maggiorazioni dell'indennità di aeronavigazione e volo spettano esclusivamente ai percettori della sola indennità operativa di base

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato

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L’art. 11, comma 1, del D.P.R. n. 395/1995 dispone che al personale del corpo forestale interessato sono estese le indennità di aeronavigazione, di volo, di pilotaggio e di imbarco nelle stesse misure vigenti per i militati delle Forze armate impiegati nelle medesime condizioni operative. Ciò premesso, il Collegio con le sentenza in esame ha ritenuto di aderire all'indirizzo giurisprudenziale che si è da tempo consolidato - con riferimento a casi nell’ambito delle forze armate o delle diverse forze di polizia - a partire dalle sentenze della IV Sezione del Consiglio di Stato 16 marzo 2004, n. 1349 e 23 aprile 2004 n. 2379 (richiamata anche dalla difesa erariale), 15 luglio 2008, n. 3548. Nello stesso senso anche la sentenza del C.G.A. 26 luglio 2006, n. 449; e i pareri del Cons. Stato, Sez. III, 8 marzo 2005, n. 9873 e 6 aprile 2004; Sez. I, 11 febbraio 2004, n. 5566. In particolare il Collegio fa riferimento, ai sensi dell’art. 74, del c.p.a. alla recente sentenza della IV Sezione del 21 maggio 2013 n. 2737, che ha ribadito tale indirizzo richiamando tutta la giurisprudenza sopra riportata. Tale coerente indirizzo giurisprudenziale ha avuto modo di chiarire definitivamente come l'art. 5, comma 2, del D.P.R. n. 394/1995 abbia introdotto "...uno specifico beneficio riservato ai militari che, in precedenza impiegati in attività di servizio compensate con speciali indennità operative di importo superiore a quella di base...cessino da tali peculiari incarichi subendo una decurtazione di reddito. Il meccanismo previsto dall'art. 5, comma 2, (c.d. indennità di trasferimento) disvela lo scopo perequativo di attenuare l'improvvisa decurtazione reddituale che subirebbe questa ben individuata categoria di personale..." (così Sez. IV, 15 luglio 2008, n. 3548). Il suddetto indirizzo giurisprudenziale è fondato su una attenta e sistematica ricostruzione della normativa pro tempore applicabile: - l’art. 5 del D.P.R. 31 luglio 1995, n. 394 (recante "Recepimento del provvedimento di concertazione del 20 luglio 1995 riguardante il personale delle Forze armate (Esercito, Marina e Aeronautica)"), dopo aver sostituito, al primo comma, la tabella I della legge 23 marzo 1983, n. 78 (recante "Aggiornamento della legge 5 maggio 1976, n. 187, relativa alle indennità operative del personale militare"), concernente la misura della indennità operativa di base di cui all'art. 2 della legge citata, al secondo comma dispone che: "Per il personale che anche anteriormente all'entrata in vigore del presente decreto abbia prestato servizio nelle condizioni di cui agli articoli 3, 4, 5 e 6, primo, secondo e terzo comma, e 7 della legge 23 marzo 1983, n. 78, le misure di cui alla tabella riportata al comma 1 del presente articolo, sono maggiorate, per ogni anno di servizio effettivo prestato con percezione delle relative indennità e per un periodo complessivo di 20 anni, secondo le percentuali indicate nella Tabella VI annessa alla legge 23 marzo 1983, n. 78"; - tenuto conto che la maggiorazione ivi prevista riguarda l'indennità operativa di base, e considerato che essa, per espresso disposto dell'art. 2 della legge n. 78/1983, compete "...salvo i casi previsti dagli articoli 3, 4, 5, 6, primo, secondo e terzo comma, e 7...", già la formulazione della disposizione palesa la riferibilità della maggiorazione soltanto a coloro che percepissero la prima (indennità operativa di base) avendo in passato goduto di indennità operative speciali, quali appunto quelle di cui alle disposizioni ivi richiamate, tra le quali, appunto la indennità di aeronavigazione (art. 5 della legge) e l' indennità di volo (art. 6 della legge). L'inciso "anche anteriormente" vale soltanto a estendere il beneficio della maggiorazione dell'indennità operativa di base a quanti già prima dell'entrata in vigore del provvedimento di concertazione di cui al D.P.R. n. 394/1995 fossero cessati dal particolare impiego che dava titolo all'indennità speciale operativa, e quindi non soltanto a quanti venissero destinati ad altri servizi senza diritto a indennità operative speciali in epoca successiva a tale data; - l'alternatività tra indennità operativa di base e indennità operative speciali, salve le espresse eccezioni stabilite dalla stessa legge, era disposta, in modo inequivoco, dall'art. 17 della legge n. 78/1983, a tenore del quale: "Le indennità previste dai precedenti articoli 2, 3, 4, 5, 6 e 7, salvo il diritto di opzione per il trattamento più favorevole e le eccezioni stabilite dalla presente legge non sono cumulabili fra loro...". Non avrebbe senso, perciò, attribuire la maggiorazione a coloro che già percepiscono una speciale indennità maggiorata, superiore a quella operativa di base; – rileva inoltre la disposizione di cui al D.P.R. 16 marzo 1999, n. 255, in base alla quale il personale militare che cambi condizione di impiego può optare tra l’indennità speciale spettante nella nuova posizione e “qualora più favorevole” l’indennità operativa di base maggiorata ex art. 5, comma 2, D.P.R. n. 394 del 1955”. Ne consegue che chi passa ad un nuovo impiego deve necessariamente optare tra l’uno e l’altro trattamento, restando esclusa la possibilità del cumulo; - infine la legge finanziaria per il 2004, all’articolo 3, comma 72, che detta l’interpretazione autentica dell’articolo 5, ha espressamente previsto che le maggiorazioni di cui al comma 2 spettano esclusivamente ai percettori della sola indennità operativa di base di cui alla Tabella riportata al comma 1 del medesimo articolo 5.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato

 
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L’art. 11, comma 1, del D.P.R. n. 395/1995 dispone che al personale del corpo forestale interessato sono estese le indennità di aeronavigazione, di volo, di pilotaggio e di imbarco nelle stesse misure vigenti per i militati delle Forze armate impiegati nelle medesime condizioni operative. Ciò preme ... Continua a leggere

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domenica 2 novembre 2014 09:08

Indennità di funzione negli Enti Locali: è il Consiglio Comunale l’organo legittimato alla determinazione delle indennità di funzione. Non è legittimo determinare l’indennità degli assessori in misura egualitaria, senza distinzione tra ruoli istituzionali (vicesindaco o semplici assessori) e senza la riduzione per lavoro dipendente

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della delibera della Corte dei Conti

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La Corte dei Conti, Sezione Regionale di Controllo per il Piemonte con Delibera n. 198/2014/SRCPIE/PAR depositata in data 22.10.2014 ha risposto al quesito formulato da Comune di Montaldo Dora (TO) in ordine alla corretta interpretazione dell’articolo 1, comma 136, della legge n. 56/2014.In particolare, il Sindaco del comune di Montalto Dora precisava quanto segue:- che il Comune, con popolazione superiore ai 3.000 abitanti, ha ora 12 consiglieri e 4 assessori;- che il precedente gettone di presenza per le sedute del Consiglio Comunale, ammontante ad € 16,27, è stato rideterminato in € 9,49 (= 16,27 x 7:12);- che, per quanto riguarda la Giunta Comunale, in applicazione del DM n. 119/2000 e della legge n. 266/2005, verrebbero quantificate le seguenti indennità mensili di funzione:a) Sindaco ​€ 976,10 (€ 1.952,21:2 in quanto lavoratore dipendente);b) Vice Sindaco ​€ 195,22 (20% dell’indennità teorica del Sindaco : 2 in quanto lavoratore dipendente);c) 2 Assessori​€ 292,83 ciascuno (15% dell’indennità teorica del Sindaco);d) 1 Assessore​€ 146,41 (15% dell’indennità teorica del Sindaco : 2 in quanto lavoratore dipendente);- che il Comune ha operato la riduzione del 10% ai sensi della legge n. 266/2005Fatte tali premesse, il Sindaco si interroga se tale “determinazione sia quella esatta”. Chiede, inoltre, se vi sia o meno la possibilità, da parte della Giunta Comunale, di attribuire a tutti e 4 gli Assessori, in considerazione del medesimo impegno individuale, un’indennità di pari misura per ognuno, dividendo in tal modo lo stesso importo totale di € 927,29 (pari alla somma delle indennità dei 4 Assessori).La Corte dei Conti in riposta al quesito afferente la possibilità per la Giunta Comunale di rideterminare le indennità degli Assessori, ferma l’invarianza complessiva della spesa, in deroga a quanto previsto dal DM 4 aprile 2000, n. 119, ha evidenziato quanto segue: In particolare, va ricordato che ai sensi dell’articolo 4 del citato decreto, “al vicesindaco di comuni con popolazione superiore a 1.000 e fino a 5.000 abitanti, è corrisposta un'indennità mensile di funzione pari al 20% di quella prevista per il sindaco”, mentre “agli assessori di comuni con popolazione superiore a 1.000 e fino a 5.000 abitanti è corrisposta un'indennità mensile di funzione pari al 15% di quella prevista per il sindaco”.Ciò premesso, l’intenzione del Comune istante sarebbe quella di determinare l’indennità dei propri assessori in misura egualitaria, senza distinzione tra ruoli istituzionali (vicesindaco o semplici assessori) e senza la riduzione per lavoro dipendente (si ricorda, infatti, che, ai sensi dell’articolo 82 del TUEL, l’indennità di funzione è dimezzata per i lavoratori dipendenti che non abbiano richiesto l'aspettativa).Sul punto, la Sezione osserva che le normative in tema di determinazione dell’indennità di funzione si pongono nell’ottica di contenimento della spesa pubblica per le funzioni latamente politiche e, pertanto, devono ritenersi norme inderogabili sotto il profilo del tetto di spesa da esse fissato.Detto in altri termini, se la normativa richiamata (in particolare, il decreto ministeriale 119/2000 e l’articolo 82 del TUEL) fissa dei limiti massimi al valore dell’indennità di funzione erogabile agli amministratori, è evidente che sarebbe del tutto legittima una determinazione di valore inferiore, mentre sarebbe del tutto illegittima una determinazione in spregio dei limiti normativi.Né a diversa conclusione può indurre il recente articolo 1, comma 136, della legge n. 56/2014 a mente del quale “I comuni interessati dalla disposizione di cui al comma 135 provvedono, prima di applicarla, a rideterminare con propri atti gli oneri connessi con le attività in materia di status degli amministratori locali, di cui al titolo III, capo IV, della parte prima del testo unico, al fine di assicurare l'invarianza della relativa spesa in rapporto alla legislazione vigente, previa specifica attestazione del collegio dei revisori dei conti”. Com’è evidente dal tenore letterale della disposizione, il riferimento all’invarianza della spesa non costituisce un principio di carattere generale ma si ricollega alla previsione contenuta nel comma 135, relativa alla rideterminazione (eventualmente in aumento) del numero di consiglieri comunali e assessori.Stante l’incremento di consiglieri comunali, infatti, è necessario rideterminare in riduzione le indennità di funzione al fine di rispettare il tetto complessivo di spesa previgente. Ma tale tetto complessivo, si ribadisce, si ricollega alla fattispecie specifica di cui al comma 135, senza in alcun modo incidere sui limiti individuali già fissati dall’articolo 82 TUEL e dal DM 119/2000.In ultimo, va ricordato che l’organo legittimato alla determinazione delle indennità di funzione è il Consiglio Comunale, trattandosi di spese che impegnano i bilanci per gli esercizi successivi (art. 42, comma 2, lett. I del TUEL).La Corte nel parere in esame ha inoltre ribadito la vigenza della rideterminazione in pejus delle indennità di funzione operata dall’articolo 1, comma 54, legge n. 266/2005.In particolare sul tema della permanente vigenza della riduzione del 10% delle indennità degli amministratori prevista dalla legge n. 266/2005 la corte ha evidenziato che "Come noto, detta norma ha disposto, tra l’altro, che “per esigenze di coordinamento della finanza pubblica, sono rideterminati in riduzione nella misura del dieci per cento rispetto all’ammontare risultante alla data del 30 settembre 2005 i seguenti emolumenti: a) le indennità di funzione spettanti ai sindaci, ai presidenti delle province e delle regioni, ai presidenti delle comunità montane, ai presidenti dei consigli circoscrizionali, comunali, provinciali e regionali e delle comunità montane, ai componenti degli organi esecutivi e degli uffici di presidenza dei consigli dei citati enti(…..)”.Sul punto, la Sezione richiama la recente pronuncia della Sezione Autonomie n. 24/QMIG/2014 del 15 settembre 2014, vincolante per la scrivente Sezione ai sensi dell’articolo 6, comma 4, legge n. 213/2012.La citata deliberazione, con un percorso motivazionale da intendersi qui richiamato, ha confermato le indicazioni già rese dalle Sezioni Riunite in sede di controllo con la pronuncia n. 1 del 12 gennaio 2012, secondo cui “dal coordinamento delle disposizioni contenute nella legge finanziaria per il 2006, con quelle successivamente intervenute in materia, emerge un quadro in base al quale gli importi spettanti agli interessati restano cristallizzati a quelli spettanti alla data di entrata in vigore del d.lgs. 112 del 2008, in quanto immodificabili in aumento a partire dalla predetta data”.Coerentemente con le predette premesse le citate Sezioni Riunite, in punto di diritto, hanno precisato che “all’attualità, l’ammontare delle indennità e dei gettoni di presenza spettanti agli amministratori e agli organi politici delle Regioni e degli Enti locali, non possa che essere quello in godimento alla data di entrata in vigore del citato DL 112 del 2008, cioè dell’importo rideterminato in diminuzione ai sensi della legge finanziaria per il 2006”.D’altra parte, a fondamento di tali argomentazioni, milita la normativa sopravvenuta che, informata ad una logica di costante riduzione dei costi della rappresentanza politica, offre argomenti positivi a sostegno del carattere strutturale, e non meramente transitorio o eccezionale, delle riduzioni previste dall’art. 1 comma 54 della Legge Finanziaria 2006.Sotto tale profilo, la Sezione delle Autonomie n. 24/2014 richiama “il disposto di cui all’art. 1 comma 136 della recente Legge 56/2014 a mente del quale i Comuni che versino nella ipotesi prevista dal precedente comma 135, ovvero l’aumento del numero dei consiglieri e del numero massimo di assessori, devono provvedere “a rideterminare con propri atti gli oneri connessi con le attività in materia di status degli amministratori locali, di cui al Titolo III, capo IV, della parte prima del Testo Unico, al fine di assicurare l’invarianza della relativa spesa in rapporto alla legislazione vigente, previa specifica attestazione del Collegio dei revisori dei conti””.Ciò posto, va ribadita la vigenza, sotto un profilo strutturale, della rideterminazione in pejus delle indennità di funzione operata dall’articolo 1, comma 54, legge n. 266/2005."

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della delibera della Corte dei Conti

 
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La Corte dei Conti, Sezione Regionale di Controllo per il Piemonte con Delibera n. 198/2014/SRCPIE/PAR depositata in data 22.10.2014 ha risposto al quesito formulato da Comune di Montaldo Dora (TO) in ordine alla corretta interpretazione dell’articolo 1, comma 136, della legge n. 56/2014.In partico ... Continua a leggere

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martedì 7 ottobre 2014 14:00

Indennità per ferie non godute: al lavoratore assunto a tempo determinato, che non abbia potuto godere delle ferie per fatto del datore di lavoro o per forza maggiore, spetta l’indennità, a condizione che esso fornisca la relativa prova

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 2.10.2014

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La Quinta Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza in esame ha confermato la statuizione del TAR secondo cui al lavoratore assunto a tempo determinato, che non abbia potuto godere delle ferie per fatto spettante al datore di lavoro o per forza maggiore, spetta l’indennità relativa, a condizione che esso fornisca la relativa prova, il che nel caso di specie non è avvenuto. Considerato il carattere irrinunciabile del diritto alle ferie, garantito anche dall'art. 36 della Costituzione, la loro mancata fruizione deve infatti ritenersi, in mancanza di prova certa circa la sussistenza di una causa non imputabile al lavoratore, conseguenza di una scelta dell'interessato, che impedisce il riconoscimento della richiesta sostituzione con la relativa indennità (Consiglio di Stato, sez. III, 12 febbraio 2013 n. 838), a nulla valendo la mancata contestazione della circostanza da parte dell’Amministrazione, atteso che, secondo i criteri generali, l'onere probatorio si ripartisce esclusivamente facendo riferimento alla posizione processuale, sicché esso resta a carico, rispettivamente, di chi vuole far valere un diritto, ovvero di chi ne contesti l'esistenza, l'estinzione o la modifica, senza nemmeno che a tale difetto di prova possa supplire la valutazione equitativa del giudice (Cassazione civile, sez. lav., 3 febbraio 2005, n. 2144). Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 2.10.2014

 
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La Quinta Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza in esame ha confermato la statuizione del TAR secondo cui al lavoratore assunto a tempo determinato, che non abbia potuto godere delle ferie per fatto spettante al datore di lavoro o per forza maggiore, spetta l’indennità relativa, a condizion ... Continua a leggere

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martedì 15 gennaio 2013 22:38

Sanità: diritto alla indennità di rischio radiologico

Consiglio di Stato

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Come di recente più volte affermato da questa Sezione (da ultimo con la sentenza n. 6471 del 17 dicembre 2012), il diritto degli interessati alla liquidazione delle differenze retributive a titolo di indennità per il rischio radiologico poteva essere riconosciuto per il solo periodo quinquennale antecedente la notifica degli atti interruttivi del decorso della prescrizione breve. Infatti, dopo l’entrata in vigore dell’art. 2 della legge 7.8.1985, n. 428, che ha elevato da due a cinque anni il termine prescrizionale delle rate di stipendio e delle differenze arretrate dei dipendenti pubblici, ed ha quindi equiparato il regime dei crediti degli stessi alla disciplina generale sui crediti di lavoro di cui all'art. 3048, n. 4, c.c., per giurisprudenza oramai costante, tutti gli emolumenti corrisposti ai pubblici dipendenti in funzione dell'esercizio dell'attività lavorativa sono soggetti alla prescrizione quinquennale (Consiglio di Stato, sez. III, n. 5246 dell’8 ottobre 2012; sez. VI, 15 luglio 2010, n. 4553), senza alcuna distinzione per l'ipotesi che il credito retributivo sia contestato o comunque richieda un formale atto di accertamento da parte dell'Amministrazione (Consiglio di Stato, sez. V, n. 4251 dell’8 settembre 2008), non assumendo più alcun valore la distinzione giurisprudenziale fondata sul presupposto (legislativo, normativo o provvedimentale) che aveva costituito in precedenza il discrimine tra l'applicazione del termine quinquennale e quello decennale.

Consiglio di Stato

 
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Come di recente più volte affermato da questa Sezione (da ultimo con la sentenza n. 6471 del 17 dicembre 2012), il diritto degli interessati alla liquidazione delle differenze retributive a titolo di indennità per il rischio radiologico poteva essere riconosciuto per il solo periodo quinquennale an ... Continua a leggere

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domenica 6 luglio 2014 08:15

Indennità di supercampagna: l'indennità non va riconosciuta a tutto il personale militare, ma soltanto a quello impiegato presso strutture aventi un particolare grado di preparazione e di addestramento operativo

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Lazio Sez. I bis del 26.6.2014

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Nella controversia in esame i ricorrenti sottufficiali hanno chiesto la corresponsione della indennità di supercampagna che sarebbe stata riconosciuta dalla giurisprudenza amministrativa ai reparti, anche se distaccati, inquadrati nel medesimo modo e svolgenti le medesime funzioni di quelli che tale indennità percepiscono. Il tutto in analogia con quanto previsto dall’art. 5, co. 9, del D.P.R. 394/95. Il TAR ha rigettato il ricorso precisando che per costante giurisprudenza di questo Tribunale, anche molto recente, non e' possibile la corresponsione della indennità cd. di supercampagna prevista dal DPR n. 360/1996 (cfr. sentenza Tar Lazio, sez. I bis,15 maggio 2014 n. 5143; 16 aprile 2014 n. 4101; 17 febbraio 2014 n. 1903) al di fuori dai casi previsti. Tale indennità, ai sensi dell’art. 4, comma 2, del citato DPR n. 360/1996, spetta al personale applicato alle strutture individuate con decreto del Ministero della Difesa che devono mantenere un costante livello operativo ed addestrativo. Sostengono i ricorrenti che l’attività da loro svolta è omologa a quella di altri reparti cui è riconosciuta la predetta indennità impiegati nella stessa aera aeroportuale. In particolare, fanno riferimento al 155° Gruppo Volo Piacenza, in forza al 50° Stormo di Piacenza come pure la 115^ Squadriglia radar Remota di Capo Mele, cui essi appartengono. Nel ricorso prospettano pertanto essenzialmente tale circostanza e richiamano una norma contenuta nel provvedimento di concertazione delle Forze Armate del 20.7.1995, in particolare l’art. 5, comma 9, del DPR n. 394/95 “L'indennità di cui all’art. 3, comma 1, della legge n. 78 del 1983 compete anche al personale che, nella posizione di forza amministrata, è impiegato in maniera continuativa nelle stesse condizioni ambientali, addestrative ed operative dei soggetti che sono in forza effettiva organica presso gli Enti ed i Reparti elencati nel medesimo art. 3. Tale indennità non è corrisposta al personale beneficiario del trattamento economico di missione ovvero impiegato presso gli anzidetti Enti e Reparti per un periodo inferiore a trenta giorni” . In realtà, la giurisprudenza ha costantemente affermato che il successivo DPR n. 360/1996, che ha disciplinato concretamente l’indennità di supercampagna prevista dall’art. 3 della legge n. 78/83, attribuisce un ulteriore aumento percentuale all’indennità operativa di base (cosiddetta di campagna) solo al personale in servizio presso specifiche strutture di pronto intervento che comunque devono essere comprese in un contingente massimo di unità indicato con decreto del Ministero della Difesa su proposta del Capo di Stato Maggiore della difesa di concerto con il Ministero del Tesoro. L’Amministrazione, nell’individuazione di tale personale esercita un potere discrezionale sorretto da una specifica istruttoria che tende ad individuare le organizzazioni militari che hanno le caratteristiche e la priorità per lo stesso riconoscimento. Il personale che rientra nelle medesime strutture ha dunque diritto alla maggiorazione prevista, ferma restando la distinzione tra l’indennità di supercampagna e la più generale indennità di campagna (ciascuna di esse ha peraltro diversa fonte normativa e forme autonome di applicazione). Pertanto, l’indennità di supercampagna non può essere invocata dal personale come quello ricorrente in servizio in unità di supporto o in forza amministrata. A tale personale spetta invece l’indennità di campagna. In altre parole, l'indennità di supercampagna non va riconosciuta a tutto il personale militare, bensì soltanto a quello impiegato presso strutture aventi un particolare grado di preparazione e di addestramento operativo. L'individuazione concreta di detto personale è affidata a scelte di natura tecnico discrezionale che riguardano il merito delle scelte operative militari, come tali insindacabili dal giudice amministrativo se non nei casi di manifesta illogicità e abnormità. Nel caso di specie, d’altra parte, non risulta irragionevole, né fonte di disparità di trattamento, l'esclusione dalla percezione dell'indennità rivendicata. Non emerge infatti alcun supporto normativo per consentire l'estensione dell'indennità di supercampagna a personale come quello ricorrente in servizio in unità di supporto o in forza amministrata, atteso che tale evenienza viene a porsi in contrasto con la specifica norma di riferimento, che opera una netta selezione dei soggetti beneficiari (cfr. TAR Lazio, sez. I, n. 10828/2013). Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Lazio Sez. I bis del 26.6.2014

 
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Nella controversia in esame i ricorrenti sottufficiali hanno chiesto la corresponsione della indennità di supercampagna che sarebbe stata riconosciuta dalla giurisprudenza amministrativa ai reparti, anche se distaccati, inquadrati nel medesimo modo e svolgenti le medesime funzioni di quelli che tal ... Continua a leggere

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domenica 24 novembre 2013 06:24

Ritardata corresponsione delle somme spettanti a titolo di stipendio o di pensione: la Corte Costituzionale dichiara costituzionalmente illegittime le norme della Regione Siciliana che riconoscono al dipendente regionale il diritto di percepire in via cumulativa interessi in misura legale e rivalutazione monetaria

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza della Corte Costituzionale n. 265/2013 in Gazzetta Ufficiale n. 47 del 20.11.2013

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E' stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 47 del 20.11.2013 la sentenza della Corte Costituzionale con la quale è stata dichiarata l'incostituzionalità dell'art. 30, commi 1 e 2, della Legge della Regione siciliana 15 giugno 1988, n. 11. Le disposizioni censurate prevedono che: «Al personale dell'Amministrazione regionale in servizio o a riposo, per i periodi di tempo intercorrenti dal primo del mese successivo alla maturazione del diritto e fino alla data di liquidazione delle competenze economiche spettanti a titolo di stipendio o di pensione, sono dovuti gli interessi nella misura legale nonche' la rivalutazione monetaria del valore del credito [...]» (comma 1) e che: «Le disposizioni del precedente comma si applicano anche per le somme erogate o da erogare al personale in servizio o a riposo ai sensi della legge regionale 29 ottobre 1985, n. 41 [...]» (comma 2). Le norme in questione riconoscono al dipendente regionale il diritto di percepire in via cumulativa interessi in misura legale e rivalutazione monetaria nel caso di tardiva corresponsione delle somme da esse contemplate. Il legislatore regionale nell'attribuire ai dipendenti regionali il diritto a percepire in via cumulativa interessi in misura legale e rivalutazione monetaria in caso di pagamento tardivo del debito di lavoro contemplato dalle disposizioni censurate, esse hanno disciplinato il profilo, prettamente civilistico, dell'adempimento di un particolare tipo di obbligazione pecuniaria e delle conseguenze del suo inadempimento, iniziativa preclusa alla legge regionale (sentenza n. 82 del 1998). In tal modo le norme censurate hanno travalicato il limite del diritto privato - vigente fin dal momento di emanazione della norma - fondato sull'esigenza, connessa al precetto costituzionale di eguaglianza, di garantire l'uniformita' nel territorio nazionale delle regole che disciplinano i rapporti privatistici e, come tali, si impongono anche alle Regioni a statuto speciale (sentenza n. 189 del 2007). Per approfondire la lettura della sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza della Corte Costituzionale n. 265/2013 in Gazzetta Ufficiale n. 47 del 20.11.2013

 
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E' stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 47 del 20.11.2013 la sentenza della Corte Costituzionale con la quale è stata dichiarata l'incostituzionalità dell'art. 30, commi 1 e 2, della Legge della Regione siciliana 15 giugno 1988, n. 11. Le disposizioni censurate prevedono che: «A ... Continua a leggere

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venerdì 29 agosto 2014 17:11

Concessione di pubblici servizi: la giurisdizione nelle controversie concernenti indennità, canoni od altri corrispettivi

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 28.8.2014

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Secondo i consolidati criteri di riparto della giurisdizione, in materia di concessioni di pubblici servizi, le controversie concernenti indennità, canoni od altri corrispettivi, non attratte nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo perché riservate alla giurisdizione del giudice ordinario, sono solo quelle a contenuto meramente patrimoniale, e cioè quelle nelle quali non venga in rilievo il potere della P.A. a tutela di interessi generali; ove, invece, si realizzi detta ultima ipotesi, perché la controversia coinvolge la verifica dell’azione autoritativa della P.A. sul rapporto sottostante, ovvero la verifica dell’esercizio di poteri discrezionali di cui essa gode nella determinazione di indennità, canoni o altri corrispettivi, la controversia rientra nella giurisdizione del giudice amministrativo (cfr. Cass. civ., SS.UU., 25 marzo 2010, n. 7160, che richiama le precedenti, 13 febbraio 2007, n. 3046, 22 agosto 2007, n. 17829, 31 gennaio 2008, n. 2273, 27 marzo 2008, n. 7946, 18 novembre 2008, n. 27333; vedi anche, idem, 20 giugno 2012, n. 10149, invocata dalla sentenza oggi appellata, pronuncia nella quale la Corte regolatrice fa riferimento al criterio di riparto consistente nel riguardare o meno la controversia una verifica dell’azione autoritativa dell’Amministrazione - anche se poi ne trae conclusioni poco condivisibili, trascurando che alcune “modalità applicative”, in quel caso in tema di regressione tariffaria, costituiscono pur sempre esercizio di discrezionalità e non riguardano il mero accertamento tecnico dei presupposti fattuali economico-aziendali sull’an e sul quantum del corrispettivo; cfr., infine, di recente, Cons. Stato, III, 18 luglio 2013, n. 3919). Può aggiungersi che le pronunce di questa Sezione altresì richiamate nella sentenza appellata (n. 192/2013 e n. 2379/2013), facendo riferimento al medesimo criterio di riparto, hanno declinato la giurisdizione in relazione a controversie nelle quali si faceva questione della sola debenza dei compensi richiesti (al di fuori, cioè, di alcuna verifica dell’azione autoritativa o dell’esercizio di poteri discrezionali). In conclusione, sussistendo la giurisdizione del giudice amministrativo, va annullata la sentenza appellata e va rimessa la causa in primo grado per l’esame del ricorso, ai sensi dell’art. 105, comma 1, cod. proc. amm..

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 28.8.2014

 
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Secondo i consolidati criteri di riparto della giurisdizione, in materia di concessioni di pubblici servizi, le controversie concernenti indennità, canoni od altri corrispettivi, non attratte nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo perché riservate alla giurisdizione del giudice or ... Continua a leggere

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domenica 15 giugno 2014 11:30

Riliquidazione del trattamento di fine rapporto: i provvedimenti di liquidazione dell’indennità di buonuscita Inpdap ai sensi dell'art. 30 del d.P.R. n. 1032/1973 non possono essere modificati, revocati o rettificati decorso un anno dalla data di emanazione

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. VI del 30.5.2014

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La sentenza di primo grado impugnata dall'INPDAP innanzi al Consiglio di Stato ha accolto il ricorso sulla base dell’art. 30 D.P.R. 29 dicembre 1973, n. 1032 il quale prevede che “i provvedimenti di liquidazione dell’indennità di buonuscita, nelle ipotesi in cui vi sia stato errore di fatto o sia stato omesso di tener conto di elementi risultanti dagli atti oppure vi sia stato errore nel computo dei servizi o nel calcolo del contributo di riscatto o nel calcolo dell’indennità di buonuscita o dell’assegno vitalizio, possono essere modificati, revocati o rettificati “non oltre il termine di un anno dalla data di emanazione” (secondo comma). L'Istituto di previdenza non contesta la circostanza, dedotta dal ricorrente, che il trattamento previdenziale già riconosciutogli ha subito una decurtazione di circa trentuno milioni di lire, a ben sette anni di distanza dal provvedimento con cui l’INPADP aveva originariamente liquidato all’interessato l’indennità di buonuscita. A sostegno della decisione il giudice di primo grado ha richiamato la giurisprudenza che ha riconosciuto la perentorietà del “termine di un anno previsto dall’art. 30 T.U. 29 dicembre 1973 n. 1032 per revocare o modificare il provvedimento di liquidazione dell’indennità di buonuscita” (Cons. St., VI, 4 aprile 2000 n. 1945; da ultimo, T.A.R. Liguria, 20 febbraio 2006 n. 153). Il Consiglio di Stato ha rigettato il ricorso in appello è infondato alla luce della giurisprudenza di questo Consiglio (Sezione IV, 27 dicembre 2006, n. 7925) secondo la quale: “L’art. 30 del d.P.R. 29 dicembre 1973 n. 1032, secondo cui i provvedimenti di liquidazione dell’indennità di buonuscita Inpdap non possono essere modificati, revocati o rettificati decorso un anno dalla data di emanazione, non preclude all’amministrazione di svolgere le proprie difese in sede giudiziale, ove ne sussistano i presupposti e le condizioni, dovendosi escludere soltanto iniziative volte ad eludere, anche in maniera indiretta, il limite derivante dal menzionato disposto legislativo”. Va pertanto ribadito che la fattispecie in esame risulta disciplinata in maniera esclusiva dall’art. 30 cit., risultando inapplicabile qualsiasi altra norma, il quale pone un termine perentorio per la revoca o la modifica del provvedimento di liquidazione; né suddetto termine può essere eluso, come nel caso in esame, allorquando l’appellato sia stato riammesso in servizio, consentendo quindi una sorta di compensazione in sede di riliquidazione dell’indennità. Per scaricare la sentenza cliccare su " Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. VI del 30.5.2014

 
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La sentenza di primo grado impugnata dall'INPDAP innanzi al Consiglio di Stato ha accolto il ricorso sulla base dell’art. 30 D.P.R. 29 dicembre 1973, n. 1032 il quale prevede che “i provvedimenti di liquidazione dell’indennità di buonuscita, nelle ipotesi in cui vi sia stato errore di fatto o sia s ... Continua a leggere

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lunedì 1 ottobre 2012 13:12

Gazzetta Amministrativa vs Giustizia Amministrativa

G.A. Sport "In forma"

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La G.A. con qualche giorno di ritardo, causa grave sconforto, da la notizia della disfatta della propria rappresentativa calcistica in occasione dell'incontro d'esordio contro gli allenatissimi magistrati amministrativi. Dopo un primo tempo a reti inviolate la rappresentativa amaranto della G.A. capitanata dal Prof. Enrico Michetti era costretta a capitolare una prima volta. Poi la stanchezza, e qualche infortunio rendevano ancor più pesante la sconfitta. I magistrati capitanati dal valente Giudice Giuseppe Rotondo con grande correttezza e spirito olimpico prontamente hanno proposto alla rappresentativa della G.A. la rivincita. «i»Foto e video dell'evento disponibili cliccando sul titolo della notizia.«/i»

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La G.A. con qualche giorno di ritardo, causa grave sconforto, da la notizia della disfatta della propria rappresentativa calcistica in occasione dell'incontro d'esordio contro gli allenatissimi magistrati amministrativi. Dopo un primo tempo a reti inviolate la rappresentativa amaranto della G.A. ca ... Continua a leggere

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