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domenica 20 ottobre 2013 10:37

Giudizi elettorali: il ricorso contro l’atto di proclamazione degli eletti va notificato solo all’ente al quale l’elezione di riferisce e, quali controinteressati, ai candidati, con esclusione degli uffici elettorali temporanei e dell’Amministrazione statale (Ministero dell’Interno e della Prefettura)

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato

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Siamo nel Comune di Grotteria e la vicenda giudiziaria riguarda le elezioni del maggio 2012 ove la lista posizionata al secondo posto con un solo voto di scarto rispetto alla lista risultata vincitrice ha impugnato le operazioni elettorali ed il verbale di proclamazione degli eletti, notificandolo, una volta emesso il relativo decreto di fissazione d’udienza da parte del primo giudice, oltre che al Comune ed ai controinteressati, anche alla Prefettura. Il TAR dichiarava improcedibile il ricorso in quanto depositato presso la Segreteria del Tribunale il il decimo giorno successivo al perfezionamento dell’ultima notifica diretta alla Prefettura. Non essendo la Prefettura parte necessaria del giudizio, per essere tempestivo, il deposito avrebbe dovuto essere effettuato mantenendo, quale dies a quo per il computo del termine, la data dell’ultima notifica diretta ad uno dei soggetti specificatamente indicati dal comma 3 del richiamato art. 130 c.p.a. (ossia, per quanto nella specie rileva, “l’ente della cui elezione si tratta” e le “altre parti che vi hanno interesse, e comunque ad almeno un contro interessato”), tra i quali non sarebbe ricompreso il Prefetto. Osserva il Consiglio di Stato come dalla lettura sistematica degli artt. 129 e 130 c.p.a. emerga chiaramente che il legislatore, diversamente dal caso dell’impugnazione degli atti di esclusione dal procedimento preparatorio per le elezioni, non abbia inteso assegnare alla Prefettura la qualità di parte necessaria nel giudizio relativo alle operazioni elettorali. Nell’art. 129 , infatti, viene chiaramente indicato che il ricorso deve essere notificato “all’ufficio che ha emanato l’atto impugnato, alla Prefettura e, ove possibile, agli eventuali controinteressati”, mentre, nell’art. 130, laddove vengono individuati i destinatari del ricorso, la Prefettura non compare. Quest’ultima disposizione, invero, prevede che il ricorso debba essere notificato entro dieci giorni dalla data della comunicazione del decreto di fissazione d’udienza ed unitamente a quest’ultimo : “a) all'ente della cui elezione si tratta, in caso di elezioni di comuni, province, regioni; b) all'Ufficio elettorale centrale nazionale, in caso di elezioni dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia; c) alle altre parti che vi hanno interesse, e comunque ad almeno un controinteressato”. Se il legislatore avesse voluto ricomprendere anche la Prefettura tra i destinatari del ricorso avverso la proclamazione degli eletti, lo avrebbe espressamente stabilito, così come avvenuto per il ricorso ex art. 129 c.p.a. Del resto, il fatto che tra i controinteressati non possa annoverarsi anche la Prefettura trova conferma nella previsione dell’ottavo comma dell’art. 130 c.p.a., secondo cui “in caso di elezioni relative a comuni, province o regioni, la sentenza è comunicata anche al Prefetto”. Infatti,se la Prefettura fosse stata considerata parte necessaria del giudizio, non avrebbe avuto senso prevede una comunicazione straordinaria diretta al Prefetto, già notiziato della sentenza in via ordinaria, ai sensi dell’art. 89 c.p.a. (...) Per consolidata giurisprudenza della Sezione, la legittimazione passiva debba essere attribuita esclusivamente all'Amministrazione cui vanno giuridicamente imputati i risultati della consultazione elettorale oggetto della lite (nella specie, il Comune di Grotteria) e non all'Amministrazione statale (tra cui rientra il Prefetto) o agli organi, quali l'Ufficio elettorale, che abbiano svolto compiti, anche di primaria importanza, nel procedimento elettorale, ma che sono destinati a sciogliersi subito dopo effettuata la proclamazione degli eletti e che non sono portatori di un interesse giuridicamente apprezzabile al mantenimento dei propri atti ( cfr. Cons. Stato, Sez. V, 21 dicembre 2012, 6608). Inoltre il Collegio non ha ritenuto sussistere nel caso di specie neppure l’errore scusabile. Invero, perché si configuri un errore scusabile capace di rimettere in termini la parte che vi sia incorsa, è necessario che sussistano oggettive ragioni di incertezza su questioni di diritto o gravi impedimenti di fatto. Nel caso di specie, non sussiste alcuna delle due ipotesi. Per un verso,infatti,gli appellanti non hanno addotto alcun grave impedimento di fatto e per altro verso, come sopra osservato, la disposizione de qua è chiaramente formulata e non sussiste alcuna oggettiva incertezza sulla sua interpretazione o portata applicativa. Invero, fin dalla decisione della Adunanza Plenaria di questo Consiglio n. 16 del 31 luglio 1996, è stato chiarito che gli organi “abilitati a dichiarare, con efficacia costitutiva, i risultati finali del procedimento elettorale, per la loro posizione di neutralità, non sono portatori di un interesse giuridicamente apprezzabile al mantenimento dei loro atti; pertanto, il ricorso avverso le operazioni elettorali non deve essere loro notificato”. E, parimenti, la giurisprudenza successiva ha costantemente ed in modo unanime individuato quali parti necessarie, nei giudizi elettorali aventi ad oggetto l’atto di proclamazione degli eletti, solo l’ente al quale l’elezione di riferisce e a cui vanno imputati i risultati elettorali e, quali controinteressati, i candidati all’elezione medesima, con esclusione degli uffici elettorali, di carattere temporaneo, e dell’Amministrazione statale, ossia del Ministero dell’Interno e della Prefettura (in tal senso, ex plurimis, Cons. Stato, Sez. V, 18 gennaio 2013, n. 278, che richiama Cons. Stato, Sez. V, 12 febbraio 2008, n. 496 e 16 ottobre 2006, n. 6135).

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato

 
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Siamo nel Comune di Grotteria e la vicenda giudiziaria riguarda le elezioni del maggio 2012 ove la lista posizionata al secondo posto con un solo voto di scarto rispetto alla lista risultata vincitrice ha impugnato le operazioni elettorali ed il verbale di proclamazione degli eletti, notificandolo, ... Continua a leggere

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martedì 4 febbraio 2014 21:11

Elezioni comunali: definiti i nuovi modelli di schede elettorali

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del decreto del Ministero dell'Interno 24.1.2014 - G.U. n. 27 del 3.2.2014

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E' stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto del Ministero dell'Interno del 24 gennaio 2014 che determinano i modello delle schede per il primo turno di votazione e per il turno di ballottaggio dell'elezioni comunali. Per accedere al testo del decreto cliccare su "Accedi al provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del decreto del Ministero dell'Interno 24.1.2014 - G.U. n. 27 del 3.2.2014

 
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sabato 17 novembre 2012 20:23

Giudizio elettorale: nel caso di elezione degli organi comunali la parte necessaria è solo il Comune e, pertanto, il termine di dieci giorni per il deposito del ricorso in segreteria decorre dalla notificazione al Comune

TAR Calabria

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Per consolidato orientamento giurisprudenziale nei giudizi elettorali avanti al giudice amministrativo “l'individuazione della pubblica amministrazione, cui spetta la qualità di parte necessaria, va effettuata in base al criterio di imputazione dei risultati della consultazione elettorale medesima e non con riferimento al criterio dell'imputazione formale. Pertanto, nel caso di elezione degli organi comunali, la parte necessaria è solo il Comune, dovendosi escludere ogni legittimazione passiva di tipo formale (sotto il profilo cioè dell'emissione degli atti impugnati) in capo ad organi diversi dall'ente di cui sopra, quali l'ufficio elettorale centrale, la commissione elettorale mandamentale, il Ministero dell'interno, il prefetto o l'ufficio centrale circoscrizionale” (Tar Reggio Calabria, 2 marzo 2007 n. 201 e giurisprudenza ivi citata; conf. Tar Reggio Calabria, 9 agosto 2006 n. 1390; da ult. anche Tar Piemonte, 28 luglio 2010 n. 3136). D’altronde è pacifico in giurisprudenza, già sotto il vigore della previgente normativa che l’attuale c.p.a. si limita a riprendere e codificare, che il previsto termine di dieci giorni per il deposito del ricorso notificato abbia natura perentoria (così, da ult., Cons. St., V, 28 maggio 2010 n. 3402) ed è ovvio che esso debba farsi decorrere dall’ultima notifica utile, tale essendo la notifica ad una parte che la legge individua come tale. Ragionando in termini diversi, si consentirebbe alla parte ricorrente, con effettuazione di notifiche non prescritte, di procrastinare a tempo indeterminato il deposito del ricorso, in un giudizio che invece il legislatore da sempre ha improntato alla massima celerità. Conclusivamente il termine di dieci giorni per il deposito del ricorso in segreteria decorre dalle ultime notificazioni prescritte, che, nel caso di elezioni comunali, vanno effettuate nei confronti del Comune.

TAR Calabria

 
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venerdì 4 maggio 2012 13:26

Elezione diretta del sindaco e del consiglio comunale: istruzioni per le operazioni degli uffici elettorali di sezione

Ministero dell'Interno

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Il Ministero dell'Interno, Dip. affari interni e territoriali, con la Pubblicazione n. 14 della serie «Elezioni comunali, provinciali e regionali» dal titolo "Elezione diretta del sindaco e del consiglio comunale Istruzioni per le operazioni degli uffici elettorali di sezione" intende agevolare il delicato compito dei presidenti e dei componenti degli uffici elettorali di sezione nello svolgimento delle operazioni di votazione e di scrutinio.

Ministero dell'Interno

 
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giovedì 19 aprile 2012 08:18

Elezioni Amministrative 2012: il Ministero dell'Interno fornisce tutte le informazioni sull'appuntamento elettorale del 6 e 7 maggio 2012

Ministero dell'Interno

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In vista dell'appuntamento elettorale del 6 e 7 maggio 2012 il Ministero dell'Interno si e' premurato di fornire tutte le informazioni sull’elezione diretta dei sindaci e dei consigli comunali e circoscrizionali precisando che l'eventuale turno di ballottaggio per l’elezione diretta dei sindaci, invece, avrà luogo nei giorni 20 e 21 maggio. Sono poi indicati gli oltre 700 i comuni, appartenenti a regioni a statuto ordinario, interessati al voto e indicate le agevolazioni previste per gli elettori per i viaggi aerei, ferroviari, via mare e autostradali.

Ministero dell'Interno

 
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lunedì 20 febbraio 2012 04:26

Riduzione dei consiglieri e degli assessori comunali e provinciali: il Ministero dell'Interno fornisce chiarimenti ed esemplificazioni per il calcolo dei tagli

Ministero dell'Interno

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In considerazione delle prossime consultazioni amministrative il Ministero dell'Interno ha ritenuto opportuno richiamare l'attenzione sul disposto normativo ai sensi del quale, a decorrere dal 2011, e per tutti gli anni a seguire, si applica la riduzione del 20 per cento del numero dei consiglieri comunali e provinciali ai singoli enti per i quali ha luogo il primo rinnovo del rispettivo consiglio, con efficacia dalla data del medesimo rinnovo. A tal fine viene precisato che "l'entità della riduzione è determinata con arrotondamento all'unità superiore", non computando, rispettivamente, il sindaco e il presidente della provincia e viene allegata alla nota anche una tabella esemplificativa. Inoltre per gli enti che vanno a rinnovo dal 2011, e per gli anni a seguire, va rideterminato il numero massimo degli assessori comunali e provinciali, sulla base della nuova composizione consiliare e con efficacia dalla data del rinnovo, in misura pari a un quarto del numero dei consiglieri del comune e della provincia, computando, in tal caso, rispettivamente il sindaco o il presidente della provincia, con arrotondamento all'unità superiore. In ogni caso, tale numero, ai sensi dell'art. 47, comma 1, del T.U.O.E.L. n 267/2000, non può superare comunque le 12 unità. Il Ministero, anche su tale punto, ha allegato alla sua nota una tabella esplicativa.

Ministero dell'Interno

 
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In considerazione delle prossime consultazioni amministrative il Ministero dell'Interno ha ritenuto opportuno richiamare l'attenzione sul disposto normativo ai sensi del quale, a decorrere dal 2011, e per tutti gli anni a seguire, si applica la riduzione del 20 per cento del numero dei consiglieri ... Continua a leggere

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sabato 10 maggio 2014 15:08

Elezioni: le preferenze di genere nella circolare dei Servizi elettorali del Ministero dell'Interno n. 23/2014

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della circolare dei Servizi elettorali del Ministero dell'Interno n. 23/2014

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Nella Gazzetta Ufficiale n. 95 del 24 aprile 2014 è stata pubblicata la legge 22 aprile 2014, n. 65, concernente: “Modifiche alla legge 24 gennaio 1979, n. 18, recante norme per l'elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia, in materia di garanzie per la rappresentanza di genere, e relative disposizioni transitorie inerenti alle elezioni da svolgere nell'anno 2014”. Tale legge, al comma 2, contiene una serie di norme concernenti la formazione e presentazione delle liste di candidati, l'esame delle liste stesse e l'espressione del voto di preferenza stabilendo, tra l'altro, che in ogni lista i candidati dello stesso sesso non potranno eccedere la metà, con arrotondamento all'unità nel caso di un numero dispari di componenti della lista. Ai sensi del comma 3 dello stesso articolo, tuttavia, tali disposizioni saranno applicabili solo a partire dalle elezioni dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia del 2019. Viceversa, in occasione delle elezioni europee del prossimo 25 maggio, sarà applicabile la disposizione transitoria prevista dall'articolo 1, comma 1, della medesima legge. Ai sensi di tale disposizione, atteso che l'elettore può esprimere fino a un massimo di tre preferenze per candidati della stessa lista votata – e qualora vengano espresse tre preferenze per candidati dello stesso genere - la terza preferenza deve essere annullata in sede di scrutinio. Ovviamente, nel caso in cui, in occasione delle elezioni europee del 2014, l'elettore esprima solo due preferenze, queste possono legittimamente riguardare anche candidati del medesimo genere. Nel fare riserva di successive istruzioni sugli adempimenti dei seggi elettorali, come di consueto, si prega di portare sin da ora il contenuto della presente a conoscenza dei sindaci e segretari comunali, affinché ne rendano edotti tutti i presidenti degli uffici elettorali di sezione.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della circolare dei Servizi elettorali del Ministero dell'Interno n. 23/2014

 
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Nella Gazzetta Ufficiale n. 95 del 24 aprile 2014 è stata pubblicata la legge 22 aprile 2014, n. 65, concernente: “Modifiche alla legge 24 gennaio 1979, n. 18, recante norme per l'elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia, in materia di garanzie per la rappresentanza di genere ... Continua a leggere

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domenica 28 luglio 2013 10:36

Poliziotto riceveva 50.000 lire per non fare una multa, il TAR di fatto lo riammette in servizio. Dopo dieci anni il Consiglio di Stato ribalta il giudizio e premia l'ostinazione del Ministero dell'Interno sentenziando che "si tratta di condotta assai grave, realizzata durante lo svolgimento dei compiti di servizio, che pienamente giustifica il provvedimento di destituzione"

a cura del Prof. Avv. Enrico Michetti

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Il Consiglio di Stato annulla la sentenza del TAR che aveva consentito la riammissione in servizio del Poliziotto che si era fatto consegnare soldi dal conducente di un autocarro per evitare il verbale per mancato funzionamento del cronotachigrafo e per sovraccarico. Assolto dal Giudice Penale per intervenuta prescrizione del reato, ma per il Giudice Amministrativo la gravità della condotta realizzata durante lo svolgimento dei compiti di servizio giustifica pienamente il provvedimento di destituzione essendo peraltro irrilevante il comportamento tenuto dall’incolpato successivamente alla sua, peraltro non giustificata alla luce del presente giudizio, riammissione in servizio. Per dieci anni nonostante la gravità del comportamento ascritto, il Polizotto ha continuato ha svolgere il servizio di Stato. Siamo nel lontano 2003 quando il Capo della Polizia emette apposito decreto con il quale preso atto delle risultanze del giudizio penale a carico dell’Assistente Capo, conclusosi con la sentenza di proscioglimento per intervenuta prescrizione del reato di cui all’art. 640 c.p., ritenuto comunque che questi non desse garanzie di esercitare le delicate funzioni assegnategli, lo destituiva dall’Amministrazione della Pubblica Sicurezza a decorrere dal 30.1.2003. Un lungo contenzioso che a colpi di vizi procedurali, di violazioni di termini istruttori, grazie anche alla caparbietà del Ministero dell'Interno, si è concluso con una sentenza che accerta definitivamente la correttezza del provvedimento di destituzione.

a cura del Prof. Avv. Enrico Michetti

 
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Il Consiglio di Stato annulla la sentenza del TAR che aveva consentito la riammissione in servizio del Poliziotto che si era fatto consegnare soldi dal conducente di un autocarro per evitare il verbale per mancato funzionamento del cronotachigrafo e per sovraccarico. Assolto dal Giudice Penale per ... Continua a leggere

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giovedì 9 maggio 2013 16:36

Elezioni amministrative 2013: tutte le agevolazioni per i viaggi aerei, ferroviari, autostradali e via mare a favore di chi deve spostarsi per votare il 26 e 27 maggio

Ministero dell'Interno

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Il Ministero dell'Interno, in vista delle elezioni amministrative del 26 e 27 maggio 2013 e delle elezioni comunali in Sicilia del 9 e 10 giugno 2013, rende note le principali condizioni relative alle agevolazioni di viaggio che saranno applicate dagli enti e società competenti, a favore degli elettori che si recheranno a votare presso il proprio comune di iscrizione elettorale. In particolare: 1. Agevolazioni aeree: E’ prevista per gli elettori un’agevolazione di viaggio, nella misura del 40%, per l’acquisto del biglietto aereo di andata e ritorno alla sede elettorale di iscrizione, per i viaggi aerei effettuati sul territorio nazionale. L’importo massimo rimborsabile non può essere superiore a 40 euro per il viaggio di andata e ritorno per ogni elettore. A questa iniziativa ha aderito esclusivamente la società Alitalia che applicherà le agevolazioni esclusivamente ai biglietti rilasciati per viaggi di andata e ritorno. 2. Agevolazioni per i viaggi ferroviari: La Società Trenitalia S.p.A. e la Società “Nuovo Trasporto Viaggiatori S.p.A.” (N.T.V.) hanno stabilito alcune agevolazioni, applicabili ai viaggi degli elettori residenti in Italia ed ai viaggi degli elettori residenti all’estero, che prevedono la riduzione del prezzo del biglietto fino al 70%. 3. Agevolazioni autostradali: Le Concessionarie autostradali aderiranno alla richiesta di gratuità del pedaggio, sia all’andata che al ritorno, per i soli elettori residenti all’estero, su tutta la rete nazionale. 4. Agevolazioni per i viaggi via mare: Le società di navigazione “Compagnia Italiana di Navigazione” e “Compagnia delle Isole” applicheranno, nell’ambito del territorio nazionale, le consuete agevolazioni a favore degli elettori residenti in Italia e di quelli provenienti dall’estero che dovranno raggiungere il comune nelle cui liste elettorali sono iscritti, per poter esercitare il diritto di voto. Per tali elettori verrà applicata la riduzione del 60% sulla “tariffa ordinaria”. Le condizioni previste per usufruire di tutte le agevolazioni sopraelencate sono consultabili cliccando sul titolo sopra linkato.

Ministero dell'Interno

 
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lunedì 5 marzo 2012 12:14

Elezioni comunali: per le schede nulle non serve alcuna motivazione della declaratoria di nullità bastando la sola verbalizzazione dei reclami

Consiglio d Stato

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L’art. 54 del d.P.R. 570/60 detta una serie di prescrizioni in ordine al trattamento ed alla verbalizzazione delle schede nulle, al pari di quelle cosiddette bianche e di quelle contestate, ma nulla specifica in ordine ad una prescritta motivazione sulla declaratoria di nullità; vi è soltanto l’obbligo della verbalizzazione di tutti i reclami e delle relative decisioni del presidente di seggio ed anche qui, nel caso di specie, non vi è stato alcun reclamo da parte dei componenti del seggio o dei rappresentanti di lista sulla declaratoria di nullità. Quindi giustamente la sentenza impugnata, in assenza di contestazioni specifiche, ha affermato che i ricorrenti non hanno adempiuto all’onere loro incombente di specificare vizi concreti dell’operazione di declaratoria di nullità; la conclusione che la censura si concretizzasse nell’espediente per provocare un inammissibile generale riesame delle operazioni di scrutinio in sede giurisdizionale è quindi del tutto condivisibile.

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giovedì 23 febbraio 2012 09:38

E' valida la notificazione anche se effettuata dall'ufficiale giudiziario incompetente

Consiglio di Stato

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Per pacifico orientamento giurisprudenziale la notifica dell’ufficiale incompetente non è affetta da nullità, ma da mera irregolarità che al più assume rilievo nei confronti dell’ufficiale giudiziario incompetente ma è ininfluente sulla ritualità della eseguita notificazione (Cons. Stato, sez. IV, 31 maggio 2007, n. 2849).

Consiglio di Stato

 
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giovedì 7 marzo 2013 18:59

Il Ministero dell'Interno condannato dal Consiglio di Stato a risarcire i danni per aver acquistato macchine fotocopiatrici da una Società che in sede di gara non aveva offerto il prezzo più basso

Consiglio di Stato

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Il caso concreto può essere così riassunto: il Ministero dell’interno ha inoltrato una richiesta di offerta – RDO, per mezzo del Mercato elettronico della P.A. – MEPA, a fornitori abilitati ad operare nel sistema di e – procurement, al fine d’acquistare al prezzo più basso due macchine fotocopiatrici, una in b/n e l’altra a colori, da adibire alle attività della Scuola superiore dell’Amministrazione dell’interno – SSAI. A tale procedura ha partecipato, tra le altre imprese, pure la Xerox s.p.a.proponendo il miglior ribasso, ma nonostante ciò, ha aggiudicato la fornitura alla KMI s.r.l., corrente in Fiumicino (RM), onde la Xerox s.p.a. ne ha impugnato gli atti innanzi al TAR del Lazio che con sentenza breve n. 10302/2012, ha sì accolto il ricorso di detta Società, ma limitatamente alla domanda d’annullamento e non anche a quella sull’efficacia del contratto, a causa del difetto di prova sull’avvenuta stipulazione di quest’ultimo. Nel giudizio innanzi al Consiglio di Stato, accertata la predetta stipulazione, ma anche l’avvenuta esecuzione della fornitura, il Collegio ha provveduto sulla domanda risarcitoria per equivalente statuendo che ai fini del calcolo dell’utile d’impresa ritraibile dall’appalto, va proposta una somma non inferiore al 12% e non superiore al 16% dell’importo onnicomprensivo del corrispettivo richiesto da Xerox nella propria offerta (IVA esclusa); la scelta tra il minimo e il massimo sarà fatta, nell’àmbito delle trattative di cui al citato art 34, comma 4, sulla base delle dimostrazioni che saranno date dall’avente diritto riguardo ai margini di utile corrispondente al prezzo offerto in gara. Sugli importi così calcolati, vanno offerti pure la rivalutazione dalla data dell’illegittima aggiudicazione fino al deposito della presente sentenza e, da quel momento fino all’effettivo soddisfo, gli interessi legali sulla somma rivalutata.

Consiglio di Stato

 
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Il caso concreto può essere così riassunto: il Ministero dell’interno ha inoltrato una richiesta di offerta – RDO, per mezzo del Mercato elettronico della P.A. – MEPA, a fornitori abilitati ad operare nel sistema di e – procurement, al fine d’acquistare al prezzo più basso due macchine fotocopiatri ... Continua a leggere

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giovedì 10 luglio 2014 17:58

Elezioni di secondo grado dei consigli metropolitani, dei presidenti delle province e dei consigli provinciali: la circolare del Ministero dell'Interno sulle Linee guida per lo svolgimento del procedimento elettorale

segnalazione del dott. Gianmarco Sadutto della circolare del Ministero dell'Interno

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La Circolare del Ministero dell’Interno n. 32/2014 fornisce le linee guida per lo svolgimento del procedimento elettorale stabilito con Legge 7 aprile 2014 n. 56. L’art. 1 della suddetta Legge, infatti, ha dettato, tra l’altro, una serie di norme per la costituzione, con procedimento elettorale di secondo grado, sia dei consigli delle città metropolitane, sia dei presidenti e dei consigli delle province non costituite in città metropolitane. Dal Tavolo di lavoro istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri con le associazioni rappresentative delle Autonomie locali è emersa l’esigenza di fornire un contributo da parte del Ministero dell’Interno, almeno per la prima applicazione della legge, attesa l’opportunità di adottare criteri uniformi sul territorio nazionale di tutti i relativi procedimenti elettorali.​ Le linee guida fornite non superano l’organizzazione concreta delle consultazioni ed ogni onere finanziario correlato resta a far capo all’Ente territorialmente interessato. Il Ministero in primo luogo per le operazioni di voto consiglia, con riferimento ai consigli metropolitani ed ai presidenti e consigli delle province (non costituiti in città metropolitane) nelle quali gli organi elettivi sono scaduti, la giornata di Domenica 28 dalle ore 8 alle ore 20. Le procedure introduttive hanno il loro preludio con l’indizione dei comizi elettorali, il sindaco del comune capoluogo, è tenuto a provvedervi (in qualità di sindaco metropolitano). I comizi per l’elezione dei presidenti e dei consigli provinciali vengono convocati con provvedimento del presidente della provincia o del commissario straordinario. Il termine stabilito per l’adozione del suddetto provvedimento è il 40° giorno antecedente quello della votazione (ad esempio, entro il 19 agosto 2014 nel caso ipotizzato di svolgimento delle elezioni il 28 settembre c. a. ). E’ necessario, poi, sia per le elezioni dei consigli comunali, sia per le elezioni dei presidenti e consigli provinciali, costituire un ufficio elettorale apposito “presso l’amministrazione provinciale o presso la sede della provincia”. Nell’ambito di questo ufficio dovrà costituirsi, in aggiunta, un seggio elettorale composto da un dirigente, o da un funzionario della provincia, che lo presiede e coordina. Fondamentale è poi l’individuazione del corpo elettorale. Questo è costituito dai sindaci e dai consiglieri comunali in carica. Non possono farvi parte gli ex amministratori elettivi dei comuni, nelle ipotesi in cui il comune risulti commissariato. I segretari comunali, per adempiere correttamente, dovranno far pervenire all’ufficio elettorale costituito presso la provincia, apposita attestazione con l’elenco e le generalità complete del sindaco e di ciascun consigliere comunale in carica alla data del 35° giorno antecedente al voto. Sulla base di quest’ultime si formerà la lista sezionale degli aventi diritti al voto. Terminata questa fase iniziale si passa alla “presentazione delle liste dei candidati ai consigli metropolitani o provinciali e delle candidature a presidente di provincia”. Le modalità di presentazione di liste e candidati sono disciplinata dalla legge n. 56/2014. Tra le varie prescrizioni si rammenta che: “ sono eleggibili a consigliere metropolitano o a consigliere provinciale i sindaci e i consiglieri in carica dei comuni della provincia. Limitatamente alle prime elezioni di ciascun presidente e consiglio provinciale sono eleggibili anche i consiglieri provinciali uscenti”. Non godono dell’elettorato passivo né i presidenti né consiglieri provinciali che, per motivi diversi, si sono dimessi dalla carica prima della fine del mandato. Per eleggere il presidente della provincia sono eleggibili i sindaci della medesima e anche i consiglieri uscenti, solo per la prima applicazione della legge. Le liste dei candidati dovranno essere sottoscritte dagli aventi diritto al voto (5% metropolitane, 15% provinciali). I candidati non possono sottoscrivere le liste o le candidature a presidente, né della propria lista o candidatura, né di altre liste o candidature concorrenti per la medesima elezione. Tutte le liste dovranno avere un contrassegno elettore di forma circolare. L’Ufficio elettorale deve svolgere numerose verifiche sulle candidature. L’esame delle liste e candidature a presidente sarà terminato entro il 18° giorno antecedente quello della votazione, comunicandone l’esito ai delegati delle liste o dei candidati a presidente. Queste liste esaminate dovranno essere pubblicate nel sito internet della provincia entro l’8° giorno antecedente quello della votazione. Sulla propaganda e le affissioni si applica la legge n. 212 del 1956 e successive modificazioni. Nelle città metropolitane con maggior numero di elettori si possono creare delle “sottosezioni” per adempiere alle operazioni di voto e scrutinio. L’elettore riceverà una scheda di voto, a seconda della fascia demografica di appartenenza, ed esprimerà un voto avente per legge un diverso “indice di ponderazione” ( un diverso valore). Per un’opportuna differenziazione, le schede di voto avranno anche l’indicazione sulla parte esterna della fascia demografica cui appartiene il comune dell’amministratore. Per le modalità relative ai rappresentanti di lista, al materiale in dotazione ai seggi, autenticazione delle schede di votazione, alle modalità di votazione e alle operazioni di scrutinio si rimanda al testo della circolare scaricabile cliccando si "Accedi al Provvedimento". Infine, alla proclamazione dei risultati provvede per legge, l’ufficio elettorale in base ai verbali e alle tabelle di scrutinio redatti a conclusione delle operazioni del seggio centrale e dalle eventuali sottosezioni. L’Ufficio dovrà provvedere al calcolo dell’indice di ponderazione del voto degli elettori dei comuni di ciascuna fascia demografica, tenendo conto ovviamente dei dati del censimento ufficiale della popolazione e seguendo tutti i vari passaggi dell’iter di calcolo stabilito dall’Allegato A alla legge.

segnalazione del dott. Gianmarco Sadutto della circolare del Ministero dell'Interno

 
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La Circolare del Ministero dell’Interno n. 32/2014 fornisce le linee guida per lo svolgimento del procedimento elettorale stabilito con Legge 7 aprile 2014 n. 56. L’art. 1 della suddetta Legge, infatti, ha dettato, tra l’altro, una serie di norme per la costituzione, con procedimento elettorale d ... Continua a leggere

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lunedì 30 aprile 2012 07:26

Elezioni amministrative del 6 e 7 maggio 2012

Ministero dell'Interno

Come si vota, la data per l'eventuale ballottaggio e le altre utili informazioni diramate dal Ministero dell'Interno sulle elezioni amministrative del 6 e 7 maggio 2012.

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domenica 10 marzo 2013 15:53

Elezioni Comunali, no ai simboli fascisti. Il Consiglio di Stato conferma la legittimità dell'esclusione della lista che presenta il "fascio" come simbolo del movimento, "Fascismo e Libertà" la dizione letterale e il richiamo ideologico al disciolto partito fascista

Consiglio di Stato

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Il diritto di associarsi in un partito politico, sancito dall’art. 49 Cost., e quello di accesso alle cariche elettive, ex art. 51 Cost., trovano un limite nel divieto di riorganizzazione del disciolto partito fascista imposto dalla XII disposizione transitoria e finale della Costituzione. Detto precetto costituzionale, fissando un’impossibilità giuridica assoluta e incondizionata, impedisce che un movimento politico formatosi e operante in violazione di tale divieto possa in qualsiasi forma partecipare alla vita politica e condizionarne le libere e democratiche dinamiche. Va soggiunto che l’attuazione di tale precetto, sul piano letterale come sul versante teleologico, non può essere limitata alla repressione penale delle condotte finalizzate alla ricostituzione di un’associazione vietata ma deve essere estesa ad ogni atto o fatto che possa favorire la riorganizzazione del partito fascista. Tale essendo il quadro costituzionale entro il quale si iscrive la disciplina che regola il procedimento elettorale e che fissa i poteri delle commissioni elettorale, si deve ritenere che gli articoli 30 e 33 del d.P.R. n. 570/1960 fissino i casi di esclusione e di correzione dei contrassegni e delle liste elettorali presupponendo implicitamente la legittimazione costituzionale del movimento o partito politico alla stregua della XIII disposizione di attuazione e transitoria della Costituzione. In altri termini la normativa in parola, nello stabilire i casi di ricusazione dei contrassegni e delle liste, si riferisce a situazioni in astratto assentibili sul piano della superiore normativa costituzionale senza fungere da garanzia per situazioni già vietate, in via preliminare e preventiva, dall’ordinamento costituzionale. L’impossibilità che il movimento o l’associazione a cui si riferisce il simbolo o la lista partecipi alla vita politica postula quindi, in via implicita ma necessaria, il potere della Commissione di ricusare la lista o i simboli attraverso i quali si persegue il fine originariamente vietato dall’ordinamento giuridico. In conformità questo Consiglio di Stato, con parere della sez. I, 23 febbraio 1984, n. 173/94, ha sottolineato l’impossibilità che un raggruppamento politico partecipi alla competizione elettorale sotto un contrassegno che si richiama esplicitamente al partito fascista bandito irrevocabilmente dalla Costituzione. La disciplina recata dagli artt. 30 e seguenti del d.P.R. 16 maggio 1970, n. 570 va quindi letta e integrata alla luce della disciplina costituzionale che, dettando un requisito originario per la partecipazione alla vita politica, fonda il potere implicito della Commissione di ricusare le liste che si pongano in contrasto con detto precetto. Tanto premesso si deve concludere per la legittimità del provvedimento impugnato con cui la Commissione elettorale, facendo uso di un potere attribuito dal sistema normativo, ha disposto l’esclusione della lista sulla scorta di un’adeguata motivazione in merito al contrasto con la disciplina costituzionale, in ragione del simbolo del movimento (il fascio), della dizione letterale (acronimo di Fascismo e Libertà) e del richiamo ideologico al disciolto partito fascista.

Consiglio di Stato

 
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venerdì 16 marzo 2012 11:13

Amministrative 2012: criteri per l’attribuzione del premio di maggioranza

Ministero dell'Interno

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Il riconoscimento è previsto in favore della lista o gruppo di liste collegate al candidato sindaco eletto nei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti. In vista delle prossime elezioni comunali del 6 e 7 maggio, una circolare del Dipartimento per gli affari interni e territoriali – Direzione centrale dei servizi elettorali - la n.8 del 2012, richiama l’attenzione su alcune pronunce giurisdizionali intervenute in relazione a contenziosi insorti in merito all’esatta attribuzione del cosiddetto premio di maggioranza in favore della lista o gruppo di liste collegate al candidato sindaco eletto nei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti. In particolare, in base a quanto sancito da una sentenza del Consiglio di Stato, è stato evidenziato che il criterio di arrotondamento deve, per analogia, trovare applicazione anche alla disposizione contenuta nell’art. 71, comma 3, del d.lgs. n. 267/2000, relativa al numero minimo di candidati (non inferiore ai tre quarti), da comprendere nelle liste per le elezioni dei consigli comunali dei comuni sino a 15.000 abitanti, dovendosi ritenere tassativa, in assenza di espressa disposizione relativa all’arrotondamento, la soglia indicata dalla legge. Pertanto, in applicazione del principio di arrotondamento fissato dall’Alto Consesso, è stato precisato che, nei comuni sino a 15.000 abitanti, ciascuna lista deve comprendere il seguente numero di candidati: a) almeno 5 e non più di 6, nei comuni con popolazione fino a 3.000 abitanti; b) almeno 6 e non più di 7, nei comuni con popolazione da 3.001 a 5.000 abitanti; c) almeno 8 e non più di 10, nei comuni da 5.001 a 10.000 abitanti; d) almeno 12 e non più di 16, nei comuni con popolazione da 10.001 a 15.000.

Ministero dell'Interno

 
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giovedì 14 marzo 2013 14:26

Piacenza, ribaltata la sentenza del TAR, ritorna il Sindaco Sandra Ponzini. Il Consiglio di Stato sancisce che l’art. 73, decimo comma, del d. lgs. 18 agosto 2000, n. 267, deve essere interpretato nel senso che qualora la coalizione collegata al candidato sindaco eletto non raggiunga il 60 per cento dei voti debba comunque esserle attribuito il 60 per cento dei seggi, arrotondando il risultato all’unità superiore quando il calcolo relativo non dia un numero intero

Consiglio di Stato

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Con ricorso al Tribunale amministrativo dell’Emilia Romagna, Parma, il sig. Marco Colosimo nella duplice qualità di cittadino elettore iscritto nelle liste elettorali del Comune di Piacenza e di candidato nella lista Piacenza Viva, unitamente al sig. Matteo Monfasani in qualità di elettore, impugnavano l’atto di proclamazione degli eletti al Consiglio comunale di Piacenza a seguito delle operazioni elettorali svoltesi nei giorni 6 e 7 maggio 2012 e 20 e 21 maggio 2012 per il turno di ballottaggio, unitamente ad ogni altro atto presupposto e connesso, deducendo violazione di legge ed eccesso di potere nonché violazione dell’art. 73, comma 10 del d. lgs. n. 267 del 2000, assumendo che l’arrotondamento del numero di seggi da assegnare alle liste collegate al candidato sindaco eletto sig. Dosi, dovesse essere effettuato per difetto. Conseguentemente, secondo i ricorrenti, il seggio in questione andava attribuito alla lista Piacenza viva, collegata al candidato sindaco Andrea Paparo e, dunque, doveva risultare eletto consigliere il candidato Marco Colosimo, risultato maggior suffragato della lista con 114 preferenze. Con sentenza n. 266 in data 10 luglio 2012, il Tribunale amministrativo dell’Emilia Romagna, sede di Parma, accoglieva il ricorso sulla base di quanto affermato da questo Consiglio di Stato con la sentenza della Quinta Sezione 21 maggio 2012, n. 2928, per l’effetto annullando gli atti impugnati limitatamente alla nomina della signora Sandra Ponzini in luogo del signor Marco Colosimo. Avverso la predetta sentenza la signora Sandra Ponzini ha proposto ricorso che e' stato accolto dal Consiglio di Stato. Si legge nella parte motiva che il Collegio non ignora il contrasto giurisprudenziale formatosi in seno alla stessa Quinta Sezione del Consiglio di Stato in ordine all’interpretazione dell’art. 73, decimo comma, del d. lgs. 18 agosto 2000, n. 267, ai sensi del quale: “qualora un candidato alla carica di sindaco sia proclamato eletto al primo turno, alla lista o al gruppo di liste a lui collegate che non abbia già conseguito, ai sensi del comma 8, almeno il 60 per cento dei seggi del consiglio, ma abbia ottenuto almeno il 40 per cento dei voti validi, viene assegnato il 60 per cento dei seggi, sempreché nessuna altra lista o altro gruppo di liste collegate abbia superato il 50 per cento dei voti validi. Qualora un candidato alla carica di sindaco sia proclamato eletto al secondo turno, alla lista o al gruppo di liste ad esso collegate che non abbia già conseguito, ai sensi del comma 8, almeno il 60 per cento dei seggi del consiglio, viene assegnato il 60 per cento dei seggi, sempreché nessuna altra lista o altro gruppo di liste collegate al primo turno abbia già superato nel turno medesimo il 50 per cento dei voti validi. I restanti seggi vengono assegnati alle altre liste o gruppi di liste collegate ai sensi del comma 8”. Si discute infatti se qualora il calcolo del 60 per cento dei seggi porti ad un numero non intero, come nel caso di specie, il necessario arrotondamento debba avvenire per difetto, e quindi all’unità inferiore, come ritenuto da C. di S., V, 21 maggio 2012, n. 2928, richiamata dal primo giudice, ovvero per eccesso, e quindi all’unità superiore, come affermato da C. di S., V, 1 marzo 2012, n. 1197, e 18 aprile 2012, n. 2260. Il Collegio condivide l’orientamento espresso dalle ultime due sentenze citate. Invero, appare decisivo il fatto che la norma della cui applicazione si discute usa la congiunzione “almeno” per indicare la percentuale minima dei seggi spettanti alla coalizione vincente. La norma infatti stabilisce che qualora la coalizione non abbia ottenuto “almeno” il 60 per cento dei seggi questa percentuale le deve essere comunque attribuita. La volontà del legislatore è quindi chiara nell’attribuire alla coalizione collegata al candidato sindaco eletto non meno del 60 per cento dei consiglieri spettanti al comune, per evidenti motivi di governabilità, che il legislatore ha ritenuto prevalenti. Di conseguenza, l’arrotondamento per difetto, preteso dall’odierno appellato, si pone in contraddizione con la volontà espressa dal legislatore. Deve essere poi sottolineato come le argomentazioni appena esposte, fondate sull’esegesi del testo, prevalgano sulle apprezzabili considerazioni logiche svolte nel precedente cui si è uniformato il primo giudice. Afferma, in conclusione, il Collegio che l’art. 73, decimo comma, del d. lgs. 18 agosto 2000, n. 267, deve essere interpretato nel senso che qualora la coalizione collegata al candidato sindaco eletto non raggiunga il 60 per cento dei voti debba comunque esserle attribuito il 60 per cento dei seggi, arrotondando il risultato all’unità superiore quando il calcolo relativo non dia un numero intero.

Consiglio di Stato

 
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Con ricorso al Tribunale amministrativo dell’Emilia Romagna, Parma, il sig. Marco Colosimo nella duplice qualità di cittadino elettore iscritto nelle liste elettorali del Comune di Piacenza e di candidato nella lista Piacenza Viva, unitamente al sig. Matteo Monfasani in qualità di elettore, impugna ... Continua a leggere

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lunedì 9 gennaio 2012 13:33

Termini processuali dimezzati in materia di appalti pubblici salvo che per la notificazione del ricorso

Consiglio di Stato

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Nella materia degli appalti pubblici tutti i termini sono dimidiati, con l’unica eccezione della proposizione del ricorso e la giurisprudenza, dopo un primo momento in cui sono emerse incertezze in ordine al termine “proposizione” del ricorso, si è poi decisamente orientata nel considerare come proposizione soltanto la notificazione dello stesso, mentre il deposito del ricorso nella segreteria del Tribunale adito è stato considerato ricadere nella dimidiazione dei termini.

Consiglio di Stato

 
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Nella materia degli appalti pubblici tutti i termini sono dimidiati, con l’unica eccezione della proposizione del ricorso e la giurisprudenza, dopo un primo momento in cui sono emerse incertezze in ordine al termine “proposizione” del ricorso, si è poi decisamente orientata nel considerare come pro ... Continua a leggere

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sabato 9 novembre 2013 21:43

Incandidabilita': Il Consiglio di Stato risponde al quesito se d.l. n. 235/2012 non può applicarsi a condanne intervenute precedentemente alla sua entrata in vigore

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato

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"Il d.l. n. 235/2012 non può applicarsi a condanne intervenute precedentemente alla sua entrata in vigore, sia perché, ex art. 11 delle disposizioni preliminari al c.c., la legge non ha effetto retroattivo e a nulla vale che detta norma sia entrata in vigore in epoca antecedente alle elezioni regionali perché nessuna legge sopravvenuta può far scaturire da pregresse sentenze di condanna conseguenze giuridiche pregiudizievoli; sia perché la incandidabilità riferita a dette sentenze è in contrasto con l’art. 25 della Costituzione, tenuto conto che, anche se la incandidabilità non potesse ritenersi strictu sensu una condanna comunque sarebbe incostituzionale la possibilità di prendere in considerazione sentenze precedenti alla entrata in vigore della legge che la prevede.Ai sensi degli artt. 7 e 17 del d.l. n. 235/2012 al fine di verificare ipotesi di incandidabilità doveva farsi riferimento alla normativa in vigore al momento ed abrogata da detto art. 17.L’unica condanna del ricorrente è divenuta irrevocabile oltre diciassette anni or sono e, a mente del dell’art. 13 del d. lgs. n. 235/2012 la durata della incandidabilità e riferita a periodi fissati solo con riferimento alle cariche di deputato, senatore o membro del Parlamento europeo, ma , per la collocazione della norma al capo V, riferito a disposizioni comuni, la esclusione della incandidabilità alle altre cariche è incostituzionale per violazione dell'art. 3 applicandosi a situazione analoghe discipline ingiustificatamente diverse.Peraltro, se non fosse applicabile alle candidature alle elezioni regionali la norma relativa alla durata della incandidabilità la riabilitazione non potrebbe essere l’unica causa anticipata dell’incandidabilità e non sarebbe chiaro rispetto a cosa è riferita la cessazione della incandidabilità per il periodo residuo, essendo insostenibile la tesi che residuo e anticipato si riferiscano alle cariche di senatore e membro del Parlamento europeo.Rileverebbe dalla combinazione di dette norme con l’art. 16 del d. lgs. n. 235/2012 e con l’art. 15, comma 1, del d. lgs. stesso lesione del principio di uguaglianza perché solo in tal caso sarebbe applicabile l’incandidabilità, per le sentenze ex art. 444 e ss. del c.p.p., alle sentenze successive alla entrata in vigore di detto d. lgs." Questo il motivo di doglianze del ricorrente che, peraltro, con il secondo ed il terzo motivo di gravame deduce la illegittimità del provvedimento impugnato per violazione e falsa applicazione degli artt. 7, 12, 15 e 16 del d. lgs. n. 235/2012, sollevando questione di costituzionalità con riferimento agli artt. 3 e 25 della Costituzione. Il Consiglio di Stato sul punto ha rilevato che "anche a voler prescindere dalla considerazione che, come recentemente affermato dall’A.P. con la sentenza n. 22 del 9 ottobre 2013, “la procedura disciplinata dall’art. 129 cod. proc. amm., in considerazione delle esigenze di certezza e di celerità immanenti all’assetto sostanziale connotante gli atti di esclusione dal procedimento per le elezioni comunali, provinciali e regionali, sia incompatibile con qualsiasi tipo di fase incidentale … che possa comportare il differimento dell'udienza o la sospensione del giudizio, poiché ogni esplicazione piena delle garanzie connesse ad eventuali fasi incidentali resta riservata alle impugnazioni degli atti successivi, secondo il rito disciplinato dagli artt. 130 ss. del cod. proc. amm.”, occorre rilevare che la Sezione ha già affrontato le questioni in esame con la sentenza n. 695 del 6 febbraio 2013, cui rinvia espressamente e dalle cui conclusioni non vi è motivo per discostarsi. E’ stato al riguardo rilevato, tra l’altro: a.- l’applicazione delle cause ostative di cui allo jus superveniens alle sentenze di condanna intervenute in un torno di tempo anteriore non si pone in contrasto con il dedotto principio della irretroattività della norma penale e, più in generale, delle disposizioni sanzionatorie ed afflittive, giacché la norma in esame non ha natura, neppure in senso ampio, sanzionatoria, penale o amministrativa. b.- il fine perseguito dal legislatore è quello di allontanare dallo svolgimento del munus publicum i soggetti la cui radicale inidoneità sia conclamata da irrevocabili pronunce di giustizia, così che la condanna penale irrevocabile viene in considerazione come mero presupposto oggettivo cui è collegato un giudizio di inidoneità morale a ricoprire la carica elettiva: la condanna stessa è dunque un requisito negativo ai fini della capacità di partecipazione alla competizione elettorale. - non è irragionevole il regime di favore previsto per le sole sentenze di patteggiamento. Ciò in definitiva esclude la pretesa violazione degli artt. 11 delle preleggi e 3 e 25 della Costituzione, rendendo comunque manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale, tanto più che, come pure rilevato nella già ricordata sentenza della Sezione, non è apprezzabile un profilo di irragionevolezza collegato alla mancata previsione, per le elezioni regionali, di un limite temporale analogo a quello fissato dall’art. 13 con riferimento alla incandidabilità alla carica di deputato, senatore e membro del Parlamento, stante la diversità di elezioni e di cariche che escludono l’insindacabilità dell’apprezzamento discrezionale operato sul punto dal legislatore". L’appello quindi e'stato deve respinto.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato

 
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"Il d.l. n. 235/2012 non può applicarsi a condanne intervenute precedentemente alla sua entrata in vigore, sia perché, ex art. 11 delle disposizioni preliminari al c.c., la legge non ha effetto retroattivo e a nulla vale che detta norma sia entrata in vigore in epoca antecedente alle elezioni regio ... Continua a leggere

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domenica 22 febbraio 2015 09:38

Processo amministrativo: i vizi della notificazione e l’effetto di sanatoria derivante dalla costituzione in giudizio dell'amministrazione intimata

segnalzione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. VI del 21.1.2015

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In vigenza dell’art. 17 del r.d. 642/1907, in tema di nullità del ricorso, si è ritenuto che il comma 3, secondo cui “La comparizione dell’intimato sana la nullità e la irregolarità dell’atto salvo i diritti acquisiti anteriormente alla comparizione”, fissasse un limite al principio della sanatoria per effetto del conseguimento dello scopo, nel senso che questo risultato si producesse nel solo caso in cui la costituzione del soggetto intimato fosse avvenuta prima della scadenza del termine decadenziale per la proposizione del ricorso (cfr. Cons. Stato, IV, n. 526/1979; V, n. 1218/1978 e n. 60/1998).In mancanza di un’esplicita disciplina della nullità della notificazione del ricorso nel processo amministrativo, un orientamento risalente riconduceva all’art. 17, comma 3, cit., anche la nullità della notificazione del ricorso, e riteneva che la comparizione della parte intimata non fosse idonea a sanare le irregolarità della notificazione, rientrando tra i diritti acquisiti fatti salvi dalla norma anche quello di chiedere la declaratoria di inammissibilità del ricorso per irrituale notificazione (cfr. Cons. Stato, IV, n. 947/1973 e n. 49/1971; V, n. 1258/1968).Un diverso orientamento, limitando l’ambito di applicazione dell’art. 17 ai vizi del ricorso, riteneva che la costituzione in giudizio della parte intimata con ricorso notificato irregolarmente sanasse in ogni caso il vizio di notifica, dovendosi applicare il principio generale dell’art. 156, comma 3, c.p.c., secondo il quale il conseguimento dello scopo cui l’atto è preordinato ne sana la nullità (cfr. Cons. Stato, IV, n. 1145/1977 e n. 435/1974).Il contrasto giurisprudenziale è stato affrontato dall’Adunanza Plenaria, la quale ha affermato che l’art. 17 è applicabile soltanto alla sanatoria dei vizi di nullità del ricorso, mentre l’invalidità della notificazione non è regolata nello speciale ordinamento del processo amministrativo e resta disciplinata dalle norme generali in materia di notificazioni di cui agli artt. 156 e 160, c.p.c., con la conseguenza che il vizio di notificazione del ricorso è sanato con effetto ex tunc dalla costituzione in giudizio dell’Amministrazione, e che non può ritenersi verificata la decadenza dei ricorrenti dall’impugnazione quando l’Amministrazione si sia costituita in giudizio, ancorché dopo la scadenza del termine (cfr. Cons. Stato, A.P., n. 52/1980). In questa prospettiva si è mossa la giurisprudenza successiva, ma sempre sulla base del presupposto della non applicabilità dell’art. 17, cit., all’ipotesi di invalidità della notificazione, e della correlata applicabilità degli artt. 156 e 160 c.p.c. (cfr. Cons. Stato, VI, n. 85/1986; V, n. 265/1985; IV, n. 531/1984; più recentemente, IV, n. 3019/2009; VI, n. 4094/2008 e n. 3233/2008).Non mancano, peraltro, pronunce nel senso che la comparizione in giudizio del destinatario di una notificazione nulla sana tale nullità, fatti salvi i diritti acquisiti anteriormente alla comparizione stessa, per cui, se quest'ultima si verifica dopo la scadenza del termine entro cui la regolare notificazione doveva essere effettuata, il ricorso non si salva dalla nullità (cfr. Cons. Stato, IV, n. 1737/1998; V, n. 1328/1996).14.2. Oggi, l’art. 44, comma 3, cod. proc. amm. (“Vizi del ricorso e della notificazione”), stabilisce che “La costituzione degli intimati sana la nullità della notificazione del ricorso, salvi i diritti acquisiti anteriormente alla comparizione, nonché le irregolarità di cui al comma 2”.La formulazione riproduce sostanzialmente quella dell’art. 17, comma 3, del r.d. 642/1907, e sembra logico interpretarla secondo il significato che la giurisprudenza ha attribuito a detta disposizione.Dunque, anche riguardo ai vizi della notificazione, l’effetto di sanatoria derivante dalla costituzione in giudizio dell'amministrazione intimata non opera più ex tunc, come (in assenza di una specifica disposizione che, riguardo ai vizi della notificazione, facesse salvi i diritti acquisiti) si riteneva in passato, ma ex nunc, cosicché restano ferme le eventuali decadenze già maturate, in danno del notificante, prima della costituzione in giudizio del destinatario della notifica.Ne consegue che la costituzione dell'Amministrazione intimata, avvenuta dopo la scadenza del termine di legge per la proposizione dell'azione di annullamento, non opera retroattivamente e non fa venir meno la possibilità di eccepire l’inammissibilità del ricorso.

segnalzione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. VI del 21.1.2015

 
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sabato 18 maggio 2013 09:22

E' sanabile con la costituzione in giudizio della parte, la notificazione del ricorso eseguita in un luogo diverso da quello prescritto, ma non privo di un astratto collegamento con il destinatario dell’atto

Consiglio di Stato

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La notificazione del ricorso eseguita in un luogo diverso da quello prescritto, ma non privo di un astratto collegamento con il destinatario dell’atto, determina la nullità non già dell’impugnazione in senso sostanziale, bensì della sola sua notificazione, la quale pertanto resta sanata con effetto ex tunc qualora la parte appellata si costituisca comunque in giudizio

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